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Don't worry, be happy

Gli Stati Uniti d'America hanno finalmente il nuovo Presidente. Barak Obama affronta la crisi economica con lo spirito giusto: sà e l'ha anche detto al popolo americano che la crisi è  grave e peggiorerà. Non ha la bacchetta magica e non farà miracoli ma è già pronto un piano di espansione fiscale di 825 miliardi di dollari, è in cantiere un programma di rifinanziamento del mercato immobiliare e siamo in attesa del nuovo piano di salvataggio delle banche, il TARP II, di cui il Congresso ha intanto sbloccato la seconda trance da 350 miliardi.

Sfortunatamente l'Europa resta a guardare. Non solo il nostro Premier, ma anche i suoi colleghi di Berlino, Parigi e Londra sembrano seguire la strategia del "don't worry, be happy", all'insegna della sottovulatazione della crisi e dell'attesa di non si sa che cosa. Eppure i dati sono sempre più impietosi ed allarmanti. Se poi avete ancora più pazienza leggete anche questo report sull'Italia.

L'economia americana non rappresenta che un quarto  dell'economia mondiale e se il piano di Obama avrà successo già forse dal prossimo anno sarà possibile vedere i primi segnali di ripresa negli Usa e questo potrà aiutare ad affrontare ma non a risolvere la recessione mondiale. Non basterà il successo di Obama, nè all'America nè al resto del mondo se non si muove anche l'Europa dove la crisi è molto più grave di quanto possiamo immaginare.


Pubblicato il 20/1/2009 alle 19.16 nella rubrica La crisi finanziaria.

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