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Trote o delfini?

La vecchia astuzia di Bertoldo, sia pure in salsa padana? Il Carroccio annuncia a gola spiegata una novità, gli alleati (o il Tar, o la Corte costituzionale) lo bocciano, e il provvedimento sfuma ma intanto la credibilità cresce. E il consenso, almeno quello misurato dai sondaggi, aumenta. Si riassume in questi concetti un brillante articolo sul Corriere.it di Marco Cremonesi che scrive:

Secondo Nando Pagnoncelli di Ipsos, oggi la Lega sfiorerebbe l'11 per cento a livello nazionale: «Fortissima nei suoi territori tradizionali — spiega il sondaggista — ha ormai sfondato anche in Toscana e in Emilia».

Renato Mannheimer sottolinea l'efficacia semplice di questo metodo: «La gente si sente difesa, vede che la Lega è quella che non perde mai l'iniziativa, quella che comunque propone qualcosa. E resta distante da una politica romana vista come statica, bizantina, immobilista».

Mettiamoci il cuore in pace. L'Italia non è più la Patria di Santi, poeti, pittori, musicisti e navigatori ma è sempre più il paese dell'ignoranza, del razzismo, dell'egoismo e della furbizia, di chi non vorrebbe più pagare le tasse e vuole arrivare al successo come fanno le trote padane di Bossi. Tanto che, a quanto pare, abbiamo cominciato ad esportare questa cultura persino oltralpe: anche Sarkozy vorrebbe infatti il figlio come suo successore nel partito.

Ma forse Sarkozy junior non è una trota se e vero che ha rifiutato l'investitura paterna. Purtroppo quest'esito non ci rincuora su migliori destini italiani: in Francia almeno a scuola si impara ancora qualche sano principio. Qui la Gelmini invece sta distruggendo anche questa ultima speranza.


Pubblicato il 11/1/2009 alle 12.36 nella rubrica Diario.

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