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Mondi paralleli



Lunedì 13 Ottobre alle 3 del pomeriggio nel quartier generale del Tesoro americano. Da un lato del tavolo il Segretario del Tesoro Henry Paulson, con a fianco il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke e quella che secondo molti potrebbe essere il prossimo ministro del Tesoro statunitense, l’attuale presidentessa del Federal Deposit Insurance Corporation, Sheila Bair. All'altro lato i top manager delle maggiori banche americane, convocati da ogni angolo del Paese e disposti in rigoroso ordine alfabetico, con la Bank of America ad un estremo del tavolo e la Wells Fargo di Warren Buffet all'altro estremo.

Per un'ora i nove banchieri, tenendosi sù con acqua e caffè, hanno ascoltato Paulson e Bernanke riferire del fosco quadro dell'economia americana e della crisi finanziaria in atto. Giunti al termine dell'incontro a ciascun banchiere è stato consegnato un documento dettagliato del piano governativo che prevedeva un'acquisizione di quote azionarie nelle loro banche per un valore di 125 miliardi di dollari ma anche l'imposizione di nuove restrizioni relative ai premi per i top manager e ai dividendi.

I partecipanti, tra i migliori negoziatori della nazione, si trovavano in una singolare posizione. Ad essi non era permesso trattare. Paulson ha chiesto che ciascuno di loro firmasse. Durante la discussione che è seguita, l'intervento più animato è venuto dal Presidente della Wells Fargo, Richard Kovacevich, che accalorandosi ha chiesto "dov'è la necessità di fare questo? Perchè mai è necessario per il governo acquistare quote azionarie nelle nostre banche?".  "Per il vostro bene e per il bene della nazione" ha risposto Paulson.

A questo punto il CEO di Morgan Stanley, John Mack, la cui banca era la più esposta del gruppo al vortice della crisi finanziaria, ha firmato per primo senza battere ciglio e Kenneth Lewis di Bank of America ha ammesso l'evidenza che ognuno presente al tavolo avrebbe fatto la sua parte dicendo: "Ognuno di noi che non abbia una sana paura dell'ignoto non può che essere d'accordo".

Questo racconto, ripreso dal Wall Street Journal, rende l'idea della rivoluzione che sta avvenendo più di tante dotte ma spesso fuorvianti dissertazioni di giornalisti, economisti e politici da cui siamo inondati, nostro malgrado, via radio, stampa e televisione, che parlano di tutto ma lasciano fuori dai loro ragionamenti, salvo qualche rara occasione, l'ovvia verità che a gestire l'uscita dalla crisi non possono essere i maggiori suoi responsabili senza che non paghino un prezzo per i loro errori.

Non deve assolutamente essere stato facile far digerire il piano a quei banchieri che, ad onta del fallimento sistemico in atto, mal sopportano le ingerenze dello Stato nei propri affari e che speravano veramente che i 700 miliardi del piano Bush-Paulson-Bernspan servissero soltanto a sbolognare una parte dei i titoli tossici attualmente sul loro groppone ad un prezzo multiplo di quello accettato da John Thain di Merrill Lynch, gli ormai famosi 22 centesimi per dollaro, un sacrificio che pure ha consentito a Merrill di non fare la fine di Lehman Brothers!

I nove banchieri non hanno sputato certo sui 25 miliardi di dollari che toccano alle banche maggiori fino ai 3 miliardi previsti per la banca di New York, ma non sopportano quelli che il Wall Street Journal definisce i dettagli e che loro considerano vere e proprie limitazioni al principio per loro sacro che gli affari li gestiscono loro, così come i premi, spesso correlati a effimeri risultati di breve periodo, mentre sono disponibilissimi a condividere le perdite con quello stesso Stato che nella loro visione esiste solo a tale scopo e non certo per insegnare loro come si fa il mestiere del banchiere.

Ma la festa è finita ed è arrivato il tempo, almeno in America, che chi ha sbagliato paghi o che, se non ha commesso reati, almeno non sia premiato! Risultato agevolato anche dall'imminente lezione per la presidenza USA e da una campagna elettorale dove ambo i contendenti, ma soprattutto McCain per le più che evidenti responsabilità del suo partito, hanno tutto l'interesse a dare in pasto all'opinione pubblica i banchieri, gli assicuratori, gli hedge funders e tutti gli altri rappresentanti del mondo della finanza universalmente considerati come i responsabili della più grave crisi finanziaria mai avvenuta!

Come in due mondi paralleli ma simmetrici negli Stati Uniti i banchieri che sbagliano vengono puniti mentre da noi sono premiati. In Italia il peso nell'intreccio di interessi tra banche e politica è rovesciato. Alla fine sono sempre le Banche a dettare le regole e a decidere questioni che dovrebbero essere di competenza del mondo economico o politico.

L'abbiamo visto con la vicenda Telecom e recentemente nel caso Alitalia con Passera advisor di Alitalia e contemporaneamente dei suoi compratori. O nei crack di cui è lastricata la strada dei nostri banchieri, da Cirio a Parmalat, dai bond argentini a Italease, in cui si è sempre realizzato quel singolare principio per cui si privatizzano i profitti e si sbolognano le perdite direttamente ai cittadini.

Nessuno ha mai pagato per quelle truffe. Anzi qualcuno, condannato o ancora accusato di decine di reati, ha fatto carriera e siede sulla poltrona che fu di Enrico Cuccia, chiamato persino a partecipare a riunioni del governo dove si decidono le sorti del nostro sistema economico e finanziario.

Ancora oggi autorevoli rappresentanti del governo, banchieri, giornalisti, commentatori della domenica continuano a raccontare la barzelletta che il nostro sistema è più solido perché meno evoluto, e anche a sinistra qualcuno ha finito per crederci. Ricordo che le grandi banche italiane, nonché le maggiori compagnie di assicurazioni, non si sono certo fatte legare all'albero maestro per resistere al canto delle seducenti sirene dell’investment banking e dei facili guadagni, vendendo ai propri clienti di tutto e di più, incassando alte commissioni (più il prodotto era a rischio e più alte le commissioni) con l'obbiettivo di raggiungere profitti di breve periodo ma di corto respiro per alimentare anche da noi il perverso meccanismo dei premi milionari per i top manager.

Pubblicato il 15/10/2008 alle 16.6 nella rubrica La crisi finanziaria.

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