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L'insostenibile leggerezza delle borse

Che fosse effimera la risalita delle borse era prevedibile. Non posso trattenermi dal notare che Berlusconi con il suo incauto ottimismo continua a fare la figura di un pagliaccio a dimensione mondiale, oltretutto smentendo la sua vantata grande esperienza da imprenditore che dovrebbe masticare anche un pò di finanza (ma noi sappiamo bene come ha costruito il suo impero). Detto questo, cosa è successo, per cui dopo una giornata di forte rialzo le borse europee sono riandate giù chiudendo con solo qualche decimale in territorio positivo?

La legge di Wall Street. La borsa americana ha aperto timidamente con un segno positivo ma l'indice si è avviato decisamente al rosso dopo gli annunci di Bush e del suo segretario del tesoro Henry Paulson, che hanno cambiato all'ultimo momento il piano salva banche gettando il mercato nell'incertezza, a dimostrazione che nei momenti di panico la decisione è più importante di un piano ben fatto.

Questa mattina (da noi erano circa le 3 del pomeriggio) Paulson ha annunciato il cambiamento di programma. Dei 750 miliardi di dollari stanziati dal governo, 250 mld venivano dirottati all'acquisto di azioni in 9 istituzioni bancarie tra cui Citigroup, Goldman Sachs, Wells Fargo, Jp Morgan Chase, Bank of America, Merrill Lynch, Morgan Stanley, State street e Bank of New York Mellon.

In pratica l'amministrazione Usa sposta l'asse del piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, privilegiando azioni sul modello del piano britannico, piuttosto che acquistare sul mercato titoli tossici come era stato previsto in precedenza. Evidentemente il mercato non ha gradito forse perchè convinto che il nemico pubblico numero Uno restano quei titoli tossici di cui nessuno conosce l'esatto ammontare nè chi li abbia in pancia.

I sospetti di un fallimento che ancora aleggiano su Morgan Stanley, nonostante l'iniezione di capitali giapponesi, e su Goldman Sachs, il disimpegno di alcuni tra i più importanti hedge fund americani che hanno liquidato la maggior parte dei loro investimenti in azioni, e infine le preoccupazioni di una grave recessione corroborate dai dati sulla produzione industriale e le materie prime, hanno fatto il resto.

Ha ragione la cancelliera tedesca Angela Merkel a mettere in guardia contro l'eccessivo ottimismo di chi crede che la crisi sia superata. "La situazione -ha detto stamattina- rimane immutata e seria. Senza un sistema finanziario che funziona, al giorno d'oggi, le imprese non possono andare avanti". Peso e statura fanno la differenza, in tutti i sensi, se pensiamo al nostro premier stregone. La differenza tra una statista e un personaggio del Bagaglino. Domani comunque sarà un altro giorno (di passione).

Pubblicato il 14/10/2008 alle 17.41 nella rubrica La crisi finanziaria.

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