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La truffa del secolo

Si va delineando quella che tra qualche anno passerà alla storia come una delle più grandi truffe del secolo. Con la regia di Berlusconi e con tutta la stampa prostrata ai piedi di Sua Maestà, il piano è ormai pronto, ed è stato presentato alla cordata, il "nocciolino duro", composta da una decina di imprenditori disposti a investire (in realtà comprano a prezzi stracciati rifilando a noi i debiti della compagnia) in una newco che acquisisca le attività più redditizie di Alitalia.

Secondo le indiscrezioni, il piano prevede un'offerta di 1 miliardo per la parte sana della compagnia di bandiera e per il pacchetto di controllo di Air One con un numero ancora imprecisato di esuberi. Si tratterà comunque di alcune migliaia: nelle scorse settimane si parlava di 5-7mila dipendenti di troppo, secondo il piano.

La cordata tricolore  esce allo scoperto e pone le sue condizioni "politiche" per il salvataggio: un decreto normativo da approvare in tempi brevissimi (l'auspicio è già nel consiglio dei ministri di giovedì) che consenta non solo di dividere in due la società - attività sane da una parte, debiti e business in perdita dall'altra - ma anche di rivedere il contratto di lavoro dei dipendenti del gruppo per riportare i conti sotto controllo.

Carlo Toto girerebbe per circa 300 milioni la sua Air One alla newco e ne reinvestirebbe circa un centinaio, probabilmente con il ruolo di vicepresidente, all'insegna del prendi 3 e paghi uno.

Tra i salvatori della patria ma soprattutto di Berlusconi, le famiglie Fossati e Riva, Sintonia (gruppo Benetton), Aponte, la Fingen dei toscani Fratini (quelli che hanno lanciato i jeans Rifle), il gruppo Ligresti e i fondi Equinox e Clessidra, e poi Pirelli, Marcegaglia e Gavio. A buon rendere.

È opportuno a questo punto ricordare cosa prevedeva il piano Air France, quello che Berlusconi ha definito una svendita ed ha fatto fallire anche con la complicità del sindacato.

Un investimento immediato di due miliardi di euro. Questa cifra era la somma di 150 milioni di esborso per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni di rimborso delle obbligazioni emesse da quella società, più l'assunzione dei debiti che figurano nel bilancio della Compagnia di bandiera. Air France si era anche impegnata a ricapitalizzare l'azienda con un miliardo di capitale. E fanno tre. Tre miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento senza scaricare i costi sul contribuente italiano. Spinetta poi prevedeva di portare la società al profitto entro cinque anni col taglio degli esuberi (solo 2.100), il rinnovamento della flotta, l'abbandono di Malpensa e un investimento complessivo di 6,5 miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande gruppo che avrebbe compreso Air France, Klm, e la stessa Alitalia. L'impegno totale dell'acquisto e del rilancio contemplava dunque 10 miliardi di investimenti.

Ovviamente nessun giornale o televisione ricorda questi particolari insignificanti, queste "quisquilie", e quando qualcuno lo fa è sempre pronto il politico o il sindacalista di turno a fare disinformazione e a gettare polvere negli occhi del cittadino che vorrebbe vederci chiaro. Non ho dubbi che tutta l'operazione verrà presentata dal governo e dalla stampa con toni entusiasti e trionfalistici. A noi resteranno i debiti e una compagnia aerea ridimensionata e ridotta a compagnia regionale, pronta, nel giro di pochi mesi, ad essere preda di qualche compagnia aerea internazionale. Così la cordata tricolore potrà incassare anche i profitti della cessione senza aver speso quasi niente.


Pubblicato il 26/8/2008 alle 12.40 nella rubrica Diario.

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