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Le Olimpiadi dei record

Nelle Olimpiadi dei divieti non poteva mancare nemmeno il no del Comitato Olimpico alla richiesta della delegazione spagnola presente ai Giochi di Pechino di far indossare ai propri atleti una fascia nera al braccio in segno di lutto. All'aeroporto di Madrid 153 persone sono morte in un incidente aereo. L'intera Spagna è in lutto, eppure c'è chi ha deciso che a questo disastro non andava dedicato neanche uno di quei gesti che rappresentano un minimo di sensibilità in certe circostanze. Il comitato olimpico internazionale ha respinto la richiesta spagnola, il perché ufficiale ancora non si sa, ma è intuibile il motivo. Nulla deve turbare i Giochi dei record e le autorità cinesi.

La Cina ha speso migliaia di miliardi di dollari per questi giochi e il Cio ne tiene conto e ne tiene il conto (quanti di quei miliardi sono finiti nelle casse del Comitato olimpico?). I cinesi devono dimostrare  che i loro Giochi sono i più grandi di sempre e che la Cina è il paese numero 1 del pianeta. La Cina dei record. Tutto spiegabile allora: i pochi atleti trovati positivi all'antidoping, la pioggia dei record nel nuoto, addirittura anche l'ottavo oro regalato a Phelps per permettere a queste olimpiadi di battere quelle di Spitz (si è visto a occhio nudo che nei 100 farfalla è arrivato primo il nuotatore serbo e non lo statunitense, ma guarda caso il filmato subacqueo dell'arrivo è stato secretato).

La Cina deve dimostrare anche di essere il primo paese per allori olimpici ed ecco allora giurie, arbitri e giudici mettercela tutta per dare una mano agli atleti cinesi anche quando non ne hanno bisogno. Andando avanti nei giochi i cinesi poi si sono accorti che per superare gli americani non dovevano puntare solo all'oro con i loro pezzi da novanta. Ecco allora arrivare anche i bronzi e gli argento. Se qualcuno, soffrendo d'insonnia come me, ha seguito questa notte l'impresa, sotto una pioggia torrenziale, della Rigaudo (nella foto), bronzo nella 20 km di marcia, sa di cosa parlo. Per un pelo la cinesina arrivata al quarto posto non le ha soffiato la medaglia. L'azzurra marciava, la cinese correva, infischiandosene delle regole e della giuria che infatti non è mai intervenuta per penalizzarla. Ma ci sono altre decine di casi di cinesi sconosciuti proiettati improvvisamente sul podio. Passi pure anche questo: si sà, tutto il mondo è paese, e gli arbitraggi casalinghi sono normali in queste occasioni, ad ogni latitudine.

Ma che dire di ogni più piccolo dissenso soffocato sul nascere con arresti e sparizioni? Alla vigilia delle Olimpiadi le autorità cinesi avevano assicurato la possibilità di manifestare, previa autorizzazione naturalmente, in appositi spazi della città, tre parchi cittadini messi a disposizione allo scopo. Peccato che i pochi coraggiosi venuti dalla provincia magari solo per manifestare contro la corruzione di alcuni dirigenti locali del Partito comunista, si siano presentati per chiedere la prevista autorizzazione alla polizia, siano stati prelevati da questa e da allora non se ne sappia più niente. Forse è un altro record non voluto ma solo conseguenza del regime, ma queste Olimpiadi si avviano ad essere ricordate come quelle con meno manifestazioni di dissenso e di protesta di tutta la storia dei giochi olimpici. Ma anche quelle dei diritti negati. Non solo nel Tibet.

Volete altri record? Record di militari travestiti da volontari negli stadi, nelle strade, negli alberghi, sulla metropolitana, per tenere sotto controllo stranieri e pechinesi. Record di partigianeria nell'informazione della televisione cinese per la quale esistono solo i cinesi e che intervista solo i cinesi (unica eccezione, bontà loro, i mostri Phelps e Bolt), altrimenti primi piani solo per atleti in rigorosa divisa e bandiera rosse. Record di pubblico cinese utilizzato come coreografia e simbolo della grande Cina e di un popolo tutt'uno con il proprio regime, tutti debitamente forniti di bandiere e bandierine rosse e intonse (quante scritte e saluti, invece in quelle sgualcite e portate da casa delle altre nazioni). Record del tifo cinese solo per gli atleti di casa, cosa mai vista in altre Olimpiadi, nemmeno in quelle di Berlino del 1936, a cui, nel rapporto tra Cio e regime, queste di Pechino assomigliano molto.

Potevano essere le Olimpiadi dell'apertura della Cina al resto del mondo e alla democrazia ma grazie anche alla complicità dei paesi ricchi del mondo, interessati solo all'affare che rappresentano i giochi o a strumentalizzare le contraddizioni di questo immenso paese per equilibri di potere planetario, saranno ricordate solo per il record di spazzatura che tutti abbiamo contribuito a nascondere sotto il tappeto. Ma una cosa non riusciranno a cancellare: le storie di tante ragazze e ragazzi, atlete ed atleti, uomini e donne, venuti fin qui per un sogno. Le storie di anni di sacrifici, per molti di sofferenze, infortuni, malattie, vittorie e sconfitte per arrivare su un podio ma anche solo per tagliare un traguardo.


Pubblicato il 21/8/2008 alle 14.23 nella rubrica Olimpiadi 2008.

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