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Soldiers in the city

Maggioranza e opposizione discutono se si tratti di misura propagandistica o meno. Intanto ieri mi hanno telefonato i miei amici canadesi preoccupati dopo aver visto in televisione le prime immagini dall'Italia con i soldati in assetto da combattimento nelle strade e ai posti di blocco fermare e perquisire giovani immigrati o dall'aspetto "irregolare". Ho avuto un bel daffare a spiegargli che no, non ci sono rischi di un colpo di stato e che non siamo sull'orlo di una guerra civile o in una situazione d'emergenza per il terrorismo ma che è tutta una sceneggiata del governo per tranquillizzare la popolazione colta da una "psicosi collettiva da percezione d'insicurezza indotta". Non sono riuscito a convincerli, loro che da tempo sono convinti che con Berlusconi l'Italia è avviata verso la china del fascismo. Non verranno a trovarmi per Natale come avevano programmato qualche mese fa. Forse è tutta una scusa, direte voi. Non credo, li conosco bene e il tono era sincero e commosso quando hanno chiuso la conversazione assicurandomi che, qualsiasi cosa accada qui, le porte della loro casa sono sempre aperte per me. Che abbiano ragione?


Pubblicato il 5/8/2008 alle 9.55 nella rubrica Diario.

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