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in Italia è sempre tempo di elezioni
Presidente emerito
post pubblicato in Diario, il 9 novembre 2008


Il Von Clausewitz della Barbagia, alias Francesco Cossiga, è tornato ieri a dispensare suggerimenti a governo e polizia su come fermare il movimento degli studenti attraverso strategie poliziesche da paese sudamericano. Non so se le sue idee sulla infiltrazione e la provocazione avverso il campo "nemico" siano il frutto di un momento di lucidità o, al contrario, del più completo rincoglionimento senile, oppure una reminiscenza nostalgica dei suoi trascorsi più giovanili, ma sicuramente, invece di condannarlo e stigmatizzarlo per questo ennesimo, all'apparenza delirante intervento, dovremmo ringraziarlo.

Ringraziarlo perchè l'ex Presidente della Repubblica dice a suocera perchè nuora intenda mettendo in guardia i ragazzi del 2008 dai metodi che questo governo potrebbe usare contro di loro e in parte ha già usato, come dimostrano i fatti di Piazza Navona. Le sue teorie sull'infiltrazione, la provocazione, la paura e l'isolamento sociale sono da sempre alla base delle strategie degli stati polizieschi e totalitari contro i movimenti di dissenso democratico. Sono gli stessi strumenti che in Italia, con forme e gradi diversi di escalation, usarono i ministri degli interni contro gli operai, gli studenti e le rivolte sociali nei momenti più bui degli anni '50, '60 e '70.

Il Presidente Cossiga ha il merito di aver detto esplicitamente, chiaramente e coraggiosamente quello che questo governo sta pianificando ed è pronto ad attuare e che ha già sperimentato al G8 di Genova contro il movimento pacifista. Cile ed Argentina non sono poi così lontane. Ragazzi, ora siete avvertiti. Leggete bene i suoi consigli, studiateli per non cadere in quegli errori che vorrebbero voi commetteste e facciamone tutti tesoro. Grazie Presidente.


Sbagliare è umano, perseverare è diabolico
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2008


Non bastava la gaffe dell'aspirante comico. Visto il successo e non contento di essere stato una celebrità per lo spazio di un giorno su tutti i notiziari televisivi, le trasmissioni satiriche, la carta stampata, i blog e i giornali online del mondo intero, ha dovuto dare la replica nella conferenza stampa tenuta ieri a Bruxelles dopo il vertice dei paesi europei, quando ha interrotto stizzito un giornalista americano che gli chiedeva, giustamente, se non pensasse che la sua battuta su Obama avrebbe potuto guastare i rapporti Italia-Usa.


Anche il povero giornalista è finito nella lista degli imbecilli per la cui memorizzazione, a questo punto, il Cavaliere dovrà probabilmente affittare una intera server farm. Poi con voce stridula si è accomiatato spedendo altre frasi biliose all'indirizzo del malcapitato.

L'edificante scenetta ha fatto il giro del mondo e a questo punto nemmeno l'austero Wall Street Journal, che aveva finora pietosamente ignorato la battuta sull'abbronzatura di Obama, ha potuto evitare di dare il dovuto spazio al premier pagliaccio accompagnando il servizio con la foto che vedete qui sotto.

A proposito, ha proprio ragione Moni Ovadia quando dice che "far ridere e saper far ridere sono due cose differenti".




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permalink | inviato da meltemi il 8/11/2008 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Una Santa Alleanza contro Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2008


Cresce l'insofferenza di Gran Bretagna, Francia e Germania per le sempre più evidenti anomalie presenti nel nostro paese, dalla politica economica seguita dal nostro governo a quella indecente concentrazione del potere economico nelle mani di Berlusconi attraverso Mediobanca e il controllo delle maggiori banche italiane, senza dimenticare l'ultima occasione di scontro, l'impudente opposisizione del governo italiano al pacchetto ambientale.

Ma non è che in qualche cancelleria europea vi sia qualcuno che vagheggia un rimpasto tra i paesi dell'eurozona? si chiede Marco Sarli in questi due articoli ( 1 ) - ( 2 ). Insospettisce il differenziale tra il BTP ed il Bund tedesco salito improvvisamente, tanto da apparire addirittura pilotato, da poche decine di punti base a 132 punti e che non può essere spiegato solo con una improvvisa caduta della fiducia internazionale sulla solvibilità del nostro paese.

Una controprova dell’esistenza di questo nuovo asse Londra-Parigi-Berlino e delle sue intenzioni potrebbe venire proprio dall’anello debole del nuovo blocco di potere, l’Alitalia, con un’offerta a sorpresa di qualche compagnia aerea, forse anglosassone, che verrebbe a rompere le uova nel paniere alla CAI di Colaninno! Fantapolitica? Forse, ma è già successo che l'Italia abbia pagato un prezzo per entrare nell'euro. Ora, grazie a Berlusconi, quale altro dovremo pagarne per restarci?


Berlusconi in tournè al Cremlino
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2008


Se non altro ora sappiamo con precisione quale riforma dell'Università ha in mente Berlusconi con l'introduzione della Laurea del coglione. Tutti a studiare al Bagaglino e borse di studio ai più meritevoli. A lui naturalmente anche la prima laurea honoris causa.

Che altro dire su una incredibile battuta pronunciata da un capo di stato in un consesso internazionale con la notizia che rimbalza ai quattro angoli del mondo? Non resta che rassegnarci alla sua lenta e progressiva malattia.

Capirà anche Barack Obama, che non si offenderà ma che purtroppo si interrogherà sulla credibilità di un Paese che si fa governare da un simile buffone. Non è un caso che ieri il nuovo presidente americano abbia telefonato a tutti i capi di stato del G8, a tutti tranne che a Berlusconi. E immagino non per colpa della sua battuta sul colore della pelle ma per un altra ancor più infelice dichiarazione sfuggita a molti e con la quale il nostro premier ha espresso tutto il suo appoggio alla Russia sulla crisi della Georgia.

Dio ci salvi dagli imbecilli.



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permalink | inviato da meltemi il 7/11/2008 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bisogna saper perdere
post pubblicato in Barack Obama, il 6 novembre 2008


Secondo Karl Rove, capo di gabinetto del governo Bush fino all'agosto dello scorso anno, e ora commentatore e oracolo politico dalle colonne del Wall Street Journal, fondamentalmente sono stati quattro i fattori che hanno determinato il trionfo di Barak Obama: la fortuna, le circostanze, una campagna elettorale giocata su temi bipartizan e condita da speranza e ottimismo ad effetto (non lo dice ma possiamo riassumere tutto il concetto con la parola 'demagogia') e il consenso plebiscitario dei giovani. Insomma il destino cinico e baro e una propaganda che ha colpito le deboli menti di questi eterni bambini - per spirito o anagrafe - che sono gli americani.

Non lo sfiora l'idea che la spiegazione dell'ondata anti repubblicana forse farebbe meglio ad andare a cercarla in casa sua e in un partito a pezzi, distrutto da otto anni di amministrazione Bush, costretto ad affidarsi ad un falso eroe da baraccone e una ridicola e incompetente vice venuta dai ghiacci per fare fronte alla peggior crisi politica ed economica degli Stati Uniti dai tempi della Grande Depressione. Non c'è da arrampicarsi sugli specchi imprecando alla sfortuna o contro il gioco avversario per capirlo. Scemo!

Per Obama la vera lotta inizia domani
post pubblicato in Barack Obama, il 5 novembre 2008


Barack Obama sarà presidente degli Stati Uniti dal 20 gennaio 2009 ma riuscirà a realizzare dopo quella data il suo programma? I principali capitoli - l'assistenza sanitaria a costi accessibili, un'istruzione di alta qualità a partire dalla scuola elementare, la fine dalla dipendenza dal petrolio insieme ad un piano che riduca le emissioni di anidride carbonica, un più equo sistema fiscale, e il ritiro dall'Iraq - rappresentano una delle più ambiziose agende presidenziali che si ricordino, ma nemmeno una maggioranza democratica in entrambe le camere del Congresso, nemmeno sessanta seggi democratici al Senato, permetteranno di superare facilmente tutti gli ostacoli. Tanti ostacoli.

In primo luogo gli interessi e le lobby delle grandi corporation e dei gruppi finanziari che si daranno intensamente da fare per preservare lo status quo o per ottenere una quota sproporzionata degli aiuti che il governo sta distribuendo. Aziende farmaceutiche, compagnie assicurative, e le grandi catene ospedaliere cercheranno di controllare  ogni iniziativa che riguardi l'assistenza sanitaria.

Sindacati degli insegnanti, editori dei libri di testo, soggetti pubblici e privati che abbiano interessi nel settore dell'istruzione vorranno dire la loro su qualsiasi riforma scolastica. Produttori di carbone, etanolo, nucleare, tenteranno di imporsi nell'agenda energetica ed ambientalista. I grandi fornitori militari vorranno dire la loro sulla politica della difesa e lo Stato maggiore dell'esercito chiederà di mantenere alte le spese militari per quanto presto in Iraq si possano calmare i venti di guerra.

Wall Street poi farà di tutto per mantenere il controllo sul piano di salvataggio Bush-Paulson. I conservatori in campo fiscale, compreso un gruppo rinnovato e più numeroso di deputati e senatori democratici, preoccupato dal deficit pubblico gonfiato dal rallentamento della crescita e dall'enorme costo del piano di salvataggio di Wall Street, metteranno in lista di attesa ogni nuova proposta di spesa.

Esponenti del mondo economico, repubblicani, paladini del libero mercato, ospiti di trasmissioni radiofoniche e televisive, il Wall Street Journal e Fox News spargeranno una quotidiana e incessante dose di rabbia e veleno su qualsiasi cosa possa assomigliare anche lontanamente a una tassa che colpisce i ricchi o le grandi corporation.

Il programma di Obama potrà sopravvivere a tutto ciò solo se la crisi economica, approfondendosi, farà focalizzare su di sè l'attenzione dell'opinione pubblica, se Obama mobiliterà i suoi supporter, se sarà in grado di comunicare in modo chiaro e convincente la necessità di realizzare la sua agenda per il bene del paese e la sua vasta rete di attivisti politici e blogger volontari si trasformerà in un movimento per togliere la politica dalle mani delle lobby che normalmente muovono le cose a Washington. In altre parole la vera lotta per Barak Obama inizia domani.

Dal blog di Robert Reich,
Professore dell'Università di Berkeley, autore del libro "Supercapitalismo"



Una splendida vittoria
post pubblicato in Barack Obama, il 5 novembre 2008


Una splendida vittoria per Barack Obama. Una splendida vittoria della speranza.

In queste ore dilagano fiumi di retorica e tutti si scoprono obamiani, persino Berlusconi, che anzi ci vorrà far credere che Obama è berlusconiano. Non aggiungerò il mio inutile commento a questo diluvio di parole, chiudendo invece con quello ben più autorevole di un premio Nobel, Paul Krugman.

"Tenete a mente che la battaglia elettorale, nelle sue fasi finali, è stato davvero tra due diverse filosofie di governo. Questa non è stata come la campagna del 2004, combattuta essenzialmente su un inganno: Bush che corre sulla sicurezza nazionale e le questioni sociali, per poi sostenere che aveva il mandato di privatizzare la Sicurezza Sociale.

In queste elezioni, Obama ha difeso con orgoglio i valori progressisti e la superiorità delle politiche progressiste; John McCain, a sua volta, l'ha accusato di essere un socialista, un ridistributore. E il popolo americano ha dato il suo verdetto. Ora inizia il lavoro."




Le immagini della vittoria




La festa a Chicago


Supporter di McCain


La festa a Grant Park (Chicago)




New York, Times Square


New York, Harlem


Chicago




il reverendo Jesse Jackson


Chicago


New York


Clicca sulla mappa per i dettagli e gli aggiornamenti

Non il solito sondaggio
post pubblicato in Barack Obama, il 4 novembre 2008


Questo non è l'ultimo sondaggio sulla corsa presidenziale americana, ma l'ultimissima proiezione del Crystal Ball di Larry Sabato della University of Virginia's Center for Politics, un accuratissimo sito di analisi politiche ed elettorali e una vera autorità "scientifica" negli Stati Uniti in fatto di previsioni.

Secondo il Crystal Ball di Larry Sabato non ci sono dubbi sulla vittoria di Barak Obama bensì solo sulla sua dimensione. Se Barak Obama vince il voto popolare per 7 o 8 punti percentuali di distacco, allora il Senatore afro-americano conquisterà almeno anche due dei seguenti Stati: Arizona, Georgia, Indiana, Montana, North Dakota. (clicca sulla cartina per ingrandire)

Se Barack Obama invece vince con uno scarto solo del 3 - 4 per cento allora è possibile che McCain si trascini dietro un paio dei seguenti Stati: Florida, Missouri, North Carolina, Ohio.

Tuttavia il Crystal Ball prevede che Barack Obama si avvicinerà di più alla percentuale massima che a quella minima del voto popolare. Incrociamo le dita.


Una domenica bestiale
post pubblicato in Diario, il 4 novembre 2008


Il commissario Ue per gli affari economici Joacquim Almunia, presentando le “previsioni d'autunno”, ha definito la situazione attuale “lungi dall'essere tornata normale, con il rallentamento dell'economia al momento rapidissimo”. La Commissione Ue nel suo rapporto ha puntato in particolare il dito sugli indicatori di fiducia, che potrebbero fiaccare oltre misura i consumi.

Per quanto riguarda il nostro Paese, Almunia ha dichiarato che si trova in recessione dalla seconda metà del 2008, e che chiuderà l’anno corrente, ed il 2009, con una crescita pari a zero. Una leggera ripresa si avrà solo nel 2010, con un +0,6%. Indicazioni negative per il manifatturiero in arrivo dal fronte macro, con l'indice di produzione europeo (Pmi) che ad ottobre ha fatto registrare 41,1 punti, il risultato più basso da quando esiste questo tipo di rilevazione, e l’analogo indice statunitense (Ism), contrattosi a 38,9 punti (dai 43,5 precedenti).

Pessime notizie anche dal settore automobilistico. Negli stati Uniti in Ottobre le vendite auto sono scese in media del 32 per cento in meno che lo stesso mese lo scorso anno. General Motors ha riportato un calo del 45%, mentre le vendite della Ford sono cadute del 30% e per la Chrysler del 35%. Resi noti anche i dati negativi di Toyota e Honda, rispettivamente a -23% e -28%. In Italia la Motorizzazione ha immatricolato - nel mese di ottobre 2008 - 167.940 autovetture, con una variazione di -18,89% rispetto a ottobre 2007, durante il quale furono immatricolate 207.049 autovetture.

Mentre Berlusconi è troppo occupato a mettere a punto il suo nuovo look alla Barak Obama, nel frattempo forse avremmo bisogno di un governo vero e non di sciami di ministri che partecipano ai talk-show più frivoli e insulsi delle nostre televisioni.


Sul Titanic

L'appello di Obama sul WSJ
post pubblicato in Barack Obama, il 3 novembre 2008


Dalle colonne del Wall Street Journal i due candidati alla Casa Bianca lanciano oggi uno degli ultimi appelli agli elettori. Involontariamente comico quanto afferma McCain: "Non possiamo sprecare i prossimi quattro anni come abbiamo fatto per molti degli ultimi otto: aspettando che  la fortuna cambi". Riporto sotto l'intervento tradotto in italiano di Barak Obama. Per quanto riguarda McCain, i volenterosi, se hanno lo stomaco, possono leggerselo in inglese.

John McCain: per cosa stiamo combattendo (english)

Barak Obama: il cambiamento di cui abbiamo bisogno (english)


Il cambiamento di cui abbiamo bisogno

Questo è un momento cruciale della nostra storia. Ci troviamo di fronte alla peggiore crisi economica dalla Grande Depressione - 760.000 lavoratori hanno perso il loro posto di lavoro quest'anno. Le imprese e le famiglie non possono ottenere credito. I valori delle case sono in calo, e le pensioni stanno svanendo. I salari sono inferiori a quelli che sono stati in un decennio, in un momento in cui i costi per l'assistenza sanitaria e l'istruzione non sono mai stati più elevati.

In un momento come questo, non possiamo permetterci altri quattro anni di aumenti della spesa, tagli fiscali mal progettati, o la completa assenza delle regole che anche l'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ritiene ora sia stato un errore. L'America ha bisogno di una nuova direzione. Ecco perché sto correndo per la presidenza degli Stati Uniti.

Domani, si può dare a questo paese il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Il mio avversario, il senatore McCain, ha servito il suo paese con onore. Egli può anche indicare le poche occasioni nel passato in cui ha preso le distanze dal suo partito. Ma nel corso degli ultimi otto anni, ha votato con il Presidente Bush il 90% delle volte. E quando si parla di economia, egli non può ancora dire al popolo americano una cosa importante che preferisca fare in modo diverso da George Bush.

Non arriva nessun cambiamento da un piano fiscale che non dà un centesimo di sollievo a più di 100 milioni di americani che fanno parte della classe media - un piano di cui anche la National Review e altre organizzazioni conservatrici lamentano gli scarsi risultati a favore della classe media. Non è  cambiare l'ulteriore incremento dei  5 trilioni di dollari di deficit che abbiamo raggiunto nel corso degli ultimi anni. Non è cambiare la presentazione di un piano per affrontare la crisi degli alloggi che mette a rischio altri 300 miliardi di dollari dei contribuenti - un piano che la redazione stessa di questo giornale, ha dichiarato: "solleva più domande che risposte".

Se c'è una cosa che abbiamo imparato da questa crisi economica, è che siamo tutti coinvolti. Dagli amministratori delegati agli azionisti, dagli imprenditori ai lavoratori, tutti noi abbiamo una compartecipazione l'uno nell'altro perché  più americani prosperano, più prospera l'America.

Ecco perché abbiamo avuto giganti dell'industria che hanno fatto della loro missione il pagare i propri dipendenti abbastanza da permettere loro di comprarsi i beni prodotti - uomini d'affari come Warren Buffett, di cui sono orgoglioso di avere il sostegno. Ecco perché la nostra economia non è stata solo la più grande creatrice di ricchezza al mondo - è stata anche la più grande generatrice di posti di lavoro nel mondo. E' stata la più alta marea della storia ad aver sostenuto le barche della classe media.

Per ricostruire il ceto medio, darò un taglio delle tasse al 95% dei lavoratori e alle loro famiglie. Se lavori, paghi le tasse, e guadagni meno di 200.000 dollari, otterrai una riduzione fiscale. Se si guadagnano più di 250.000 dollari, si potranno ancora pagare le tasse ad un'aliquota inferiore rispetto al 1990 - e le plusvalenze e le imposte sui dividendi saranno comunque di un terzo inferiori a quello che erano sotto la guida del Presidente Reagan.

Creeremo due milioni di nuovi posti di lavoro per ricostruire le nostre infrastrutture fatiscenti e posare le linee della banda larga per raggiungere ogni angolo del paese. Investirò 15 miliardi di dollari l'anno nel corso del prossimo decennio nel settore delle energie rinnovabili, con la creazione nel settore ambientale di cinque milioni di nuovi posti di lavoro ben pagati, che non possono essere esternalizzati, e potrà contribuire a porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio del Medio Oriente.

Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, non dobbiamo scegliere tra un sistema statale e quello insostenibile che abbiamo ora. Il piano del mio avversario prevede di farvi pagare le tasse sui vostri benefici sanitari per la prima volta nella storia. Il mio piano di assistenza sanitaria è finanziariamente sostenibile e accessibile per ogni americano. Se si dispone già di assicurazione sanitaria, l'unico cambiamento che vedrete sarà che pagherete un premio inferiore. In alternativa potrete ottenere lo stesso tipo di piano che i membri del Congresso ricevono per se stessi.

Per dare a ogni bambino un grado di istruzione in modo che possano competere in questa economia globale per i posti di lavoro del 21° secolo, investirò nella prima infanzia e assumerò un esercito di nuovi insegnanti. Ma chiederò anche norme più rigorose e maggiore responsabilità. E noi provvederemo a fare un accordo con tutti i giovani americani: se si impegnano a servire la vostra comunità o il vostro paese, faremo in modo che si possano permettere la loro istruzione.

E per quanto riguarda la sicurezza, porrò fine alla guerra in Iraq in modo responsabile così da porre fine ad una spesa di 10 miliardi al mese in Iraq, quando quel paese è seduto su un'enorme eccedenza. Per il bene della nostra economia, dei nostri militari e della stabilità in Iraq, è il momento per gli iracheni di accelerare. Porrò finalmente fine alla lotta contro Bin Laden e al Qaeda che ci hanno attaccato l'11 settembre, costruendo nuove partnership per sconfiggere le minacce del 21° secolo, e ripristinare la nostra autorità morale cosicchè l'America resti l'ultima, migliore speranza della Terra.

Nulla di tutto questo sarà facile. Non accadrà nell'arco di una notte. Ma credo che possiamo farlo  perché credo nell'America. Questo è il paese che ha permesso ai nostri genitori e nonni di credere che, anche se non potevano andare a scuola, risparmiando un pò ogni settimana, loro figlio avrebbe potuto; che, anche se non potevano avere una propria attività, lavorando sodo, loro figlio avrebbe potuto avviarne una. E in ogni momento della nostra storia, siamo sempre riusciti a vincere le nostre sfide, perché non abbiamo mai dimenticato la verità fondamentale che in America, il nostro destino non è scritto per noi, ma da noi.

Quindi, domani, vi chiedo di scrivere il prossimo grande capitolo della nostra storia. Vi prego di credere non solo nella mia capacità di portare avanti il cambiamento, ma anche nella vostra. Domani, potrete scegliere politiche che investono nella nostra classe media, creare nuovi posti di lavoro, e far crescere l'economia in modo tale che ognuno abbia la possibilità di avere successo. È possibile scegliere la speranza invece della paura, l'unità invece della divisione, la promessa del cambiamento piuttosto che il potere dello status quo. Se mi darete il vostro voto, non solo vinceremo insieme questa elezione, ma cambiaremo questo paese e cambiaremo il mondo.

Barak Obama


Etica e falsa coscienza
post pubblicato in Diario, il 3 novembre 2008


Sono più di un milione e 600.000. Sono i profughi del Congo, in fuga da una guerra civile scatenata per il controllo delle immense ricchezze minerarie del paese. Ricchezze di cui il 99% della popolazione non gode i frutti ma viene spogliata dall'avidità senza limiti dei ras locali e dei paesi ricchi del mondo.

Epidemie di colera e diarrea hanno già ucciso decine di persone nei centri di accoglienza. A migliaia si muovono con ogni mezzo. Spesso senza scarpe, si riparano con un telo o una coperta. Hanno fame. Tendono la mano davanti ai villaggi ancora abitati. Alcuni hanno lo stomaco gonfio per le radici e l'erba ingoiate negli ultimi giorni. Molti non mangiano da un settimana. Avanzano stremati. Non sanno dove andare. Si fermano quando il corpo cede alla stanchezza, al dolore e alle ferite. Si accasciano al suolo. Crollano e dormono. Qualcuno non si sveglierà più.

Intanto il resto del mondo investito dalla crisi economica e finanziaria si interroga sul proprio destino. Persa ogni certezza del futuro, ora che viene toccata anche la nostra vita si torna a parlare di etica. La parola Etica è sulla bocca di tutti. Finanza etica ed economia socialmente compatibile diventano le nuove formule magiche dei convertiti dell'ultima ora: governi, politici, banchieri, speculatori pentiti. Il rischio è che ne distorcano il vero significato richiudendoci ancora nei nostri labirinti di egoismo ed avidità. Cosa intendono infatti per 'etica' di fronte a tragedie come quella del Congo di cui portano un pesante fardello di responsabilità?


Tremonti sbaglia ma anche il PD
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 2 novembre 2008


Il per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti, nonostante i moniti del governatore della Banca d'Italia e insensibile alle esigenze d'immagine di Berlusconi, continua testardamente per la sua strada.

Ha tre volte ragione il ministro ombra dell'opposizione, Bersani, quando rileva che la finanziaria di Tremonti è stata pensata ed approvata dal governo in 9 minuti e mezzo immaginando una economia in crescita ed espansione, quando invece era già chiaro ed ora è lampante e riconosciuto da Tremonti stesso che siamo in piena recessione. L'impostazione della finanziaria è dunque sbagliata e le ricette che prescrive Tremonti, ispirate alla filosofia dei tagli e del protezionismo, non solo sono controproducenti ma rischiano anche di uccidere il paziente, la nostra economia.

D'altra parte non mi convincono neanche le proposte del Partito Democratico che puntano molto sugli sgravi fiscali per le piccole e medie imprese, le famiglie ed i lavoratori. In una fase recessiva le imprese non investirebbero comunque con la domanda in calo e le famiglie non tornerebbero a spendere sapendo che gli sgravi sono temporanei.

Leggete queste considerazioni di Robert Reich, professore dell'Università di Berkeley, e riflettete.

"...L'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente.

... Anche con più sgravi fiscali per le imprese esse non investirebbero nell'acquisto di attrezzature quando la domanda è in calo e un pacchetto di stimolo fiscale temporaneo per le famiglie non otterrà che i consumatori ritornino nei centri commerciali, perchè i consumatori sanno che l'assistenza è temporanea. I problemi per la maggior parte dei consumatori sono di natura permanente.

Un'ulteriore riduzione di tasso potrebbe sbloccare i mercati del credito e dare accesso a prestiti meno onerosi ma non si tornerà più al credito facile di anni fà, creditori e debitori sono rimasti scottati e il valore delle abitazioni e altri beni sono caduti più velocemente delle riduzione dei tassi.

L'unico modo di mantenere l'economia nel lungo termine è quello di aumentare il salario minimo a due terzi degli americani, non di proteggere i posti di lavoro attraverso il protezionismo commerciale..."


i 30 minuti che cambiarono il mondo
post pubblicato in Barack Obama, il 1 novembre 2008


Almeno spero che saranno ricordati così in futuro. Il video integrale ed originale di Barak Obama diffuso su sette televisioni in prima serata per ricostruire il Sogno americano. Nel filmato la storia di quattro famiglie messe in ginocchio dalla crisi.



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permalink | inviato da meltemi il 1/11/2008 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Destini incrociati
post pubblicato in Barack Obama, il 1 novembre 2008


Un dubbio amletico aleggia nei media e sulla stampa a stelle e strisce in questi ultimi giorni di campagna elettorale. La domanda è: a cosa assomiglierà il Partito repubblicano dopo le elezioni, premesso che McCain non eviti la sconfitta?

A cimentarsi nell'ardua previsione questa volta non è l'indovino per eccellenza, Karl Rove, che dalle colonne dell'autorevole Wall Street Journal ci tartassa quotidianamente con sconfortanti predizioni a cui nessuno presta fede, peggio che se provenissero da Cassandra in persona. Alcuni titoli: "Un viaggio freudiano nello Studio ovale", "Non fatevi condizionare dai sondaggi", "Il tema delle tasse funziona ancora", "Una predizione sulla Obamaconomics", "Obama non ha ancora vinto" e poi i due stupefacenti e iettatori vaticini, "Sarah Palin potrebbe fare la differenza" e soprattutto "Obama non può vincere contro la Palin". Per inciso, l'oracolo Rove ha ragione sul fatto che la Palin sta facendo la differenza, ma in negativo, visto che tutti i sondaggi degli ultimi giorni dicono che il 60% degli americani ritiene la Palin "inadeguata" e che la scelta della governatrice dell'Alaska come vicepresidente ha penalizzato non poco il vecchio McCain.

Ma torniamo alla domanda iniziale. Questa volta prova a rispondere dal New York Times, Paul Krugman, che, da economista qualificato e medagliato qual è, supporta la sua risposta con la forza dei numeri e l'aiuto di una vera autorità in previsioni, Larry Sabato, della University of Virginia's Center for Politics. Secondo le "matematiche" proiezioni di Sabato i repubblicani perderebbero al Senato 7 o 8 seggi con i democratici che salirebbero a 58-59 e i senatori dell'elefantino ridotti a 41 o 42. Alla Camera numeri ancora più impietosi: i repubblicani perderebbero tra i 26 e i 35 seggi che andrebbero a beneficio dei democratici che consoliderebbero così la loro maggioranza passando a 262-271 deputati contro i 164-173 dei repubblicani.

Dice Krugman che sicuramente, in base a queste proiezioni, almeno 15 dei repubblicani attualmente in carica perderanno il loro seggio. Alcuni di questi che verranno rimpiazzati sono di estrema destra ma - continua l'economista - "se ho fatto bene i miei calcoli", 10 dei 15 sono di centro-sinistra considerato che, secondo gli standard interni del partito, sono ritenuti "relativamente moderati". Il quadro è evidente. La sinistra interna sarà sempre meno rappresentata e questo sposterà ancor più a destra l'asse del partito repubblicano che perderà ulteriormente ogni rapporto con il resto del paese. Esiste già una "distacco repubblicano" dal paese in termini di percezione politica; questo allontanamento si rafforzerà con il ricambio del personale politico. Possiamo dire - conclude Krugman - che il Partito Repubblicano non sarà più un partito di tutta la nazione.


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