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in Italia è sempre tempo di elezioni
Pirati
post pubblicato in Diario, il 28 agosto 2008


Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ospitato su una imbarcazione dei vigili del fuoco, ha fatto immersioni insieme alla sua compagna davanti all'isola di Giannutri, in un'area vietata anche alle barche, in cui sono possibili solo ricerche scientifiche. "Una colpevole leggerezza, pagheremo la multa", commenta il suo portavoce in serata.

La terza carica dello Stato è però in buona compagnia. "Cinque anni fa toccò a Massimo D'Alema", ricorda Umberto Mazzantini, portavoce locale di Legambiente. "Poi fu la volta del giornalista Ferruccio De Bortoli che, però, riconobbe subito l'errore". Tra i multati anche Stefania Craxi e Giorgio Faletti.

Giannutri come il triangolo delle Bermude? Per fortuna i comuni mortali sembrano non incappare in questa "dead zone" per VIP.

Per quel che riguarda l'ultimo episodio il presidente della Camera ha ammesso la sua colpa non chiarendo però una cosa importante: a che titolo usufruisce dei servigi dei Vigili del fuoco? Dopo il ripristino dei voli di Stato il contribuente italiano è chiamato a pagare anche gli hobby di chi si allena a fare il Berlusconi?




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Se non è truffa allora è imbroglio
post pubblicato in Diario, il 27 agosto 2008


In una ridda di voci e colpi di scena, nel giro di 24 ore (vedi post di ieri) si è andato delineando sempre più chiaramente il piano Alitalia con alcune importanti novità, tra le quali il rientro in gioco di Air France, ma in un contesto del tutto diverso. Forse non tanto una vera e propria truffa ma, come spiega Eugenio Scalfari nel suo editoriale, un imbroglio politico che cerca di far passare con una diversa apparenza e in condizioni peggiori la stessa sostanza che era stata già concordata nello scorso mese di marzo con Air France. Un'operazione d'immagine che però costerà ai contribuenti italiani un miliardo di euro come minimo, più il costo sociale degli esuberi, cioè dei licenziamenti che saranno più del doppio e poco meno del triplo di quanto sarebbe avvenuto in marzo. Nasce la nuova Compagnia aerea italiana.


La truffa del secolo
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2008


Si va delineando quella che tra qualche anno passerà alla storia come una delle più grandi truffe del secolo. Con la regia di Berlusconi e con tutta la stampa prostrata ai piedi di Sua Maestà, il piano è ormai pronto, ed è stato presentato alla cordata, il "nocciolino duro", composta da una decina di imprenditori disposti a investire (in realtà comprano a prezzi stracciati rifilando a noi i debiti della compagnia) in una newco che acquisisca le attività più redditizie di Alitalia.

Secondo le indiscrezioni, il piano prevede un'offerta di 1 miliardo per la parte sana della compagnia di bandiera e per il pacchetto di controllo di Air One con un numero ancora imprecisato di esuberi. Si tratterà comunque di alcune migliaia: nelle scorse settimane si parlava di 5-7mila dipendenti di troppo, secondo il piano.

La cordata tricolore  esce allo scoperto e pone le sue condizioni "politiche" per il salvataggio: un decreto normativo da approvare in tempi brevissimi (l'auspicio è già nel consiglio dei ministri di giovedì) che consenta non solo di dividere in due la società - attività sane da una parte, debiti e business in perdita dall'altra - ma anche di rivedere il contratto di lavoro dei dipendenti del gruppo per riportare i conti sotto controllo.

Carlo Toto girerebbe per circa 300 milioni la sua Air One alla newco e ne reinvestirebbe circa un centinaio, probabilmente con il ruolo di vicepresidente, all'insegna del prendi 3 e paghi uno.

Tra i salvatori della patria ma soprattutto di Berlusconi, le famiglie Fossati e Riva, Sintonia (gruppo Benetton), Aponte, la Fingen dei toscani Fratini (quelli che hanno lanciato i jeans Rifle), il gruppo Ligresti e i fondi Equinox e Clessidra, e poi Pirelli, Marcegaglia e Gavio. A buon rendere.

È opportuno a questo punto ricordare cosa prevedeva il piano Air France, quello che Berlusconi ha definito una svendita ed ha fatto fallire anche con la complicità del sindacato.

Un investimento immediato di due miliardi di euro. Questa cifra era la somma di 150 milioni di esborso per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni di rimborso delle obbligazioni emesse da quella società, più l'assunzione dei debiti che figurano nel bilancio della Compagnia di bandiera. Air France si era anche impegnata a ricapitalizzare l'azienda con un miliardo di capitale. E fanno tre. Tre miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento senza scaricare i costi sul contribuente italiano. Spinetta poi prevedeva di portare la società al profitto entro cinque anni col taglio degli esuberi (solo 2.100), il rinnovamento della flotta, l'abbandono di Malpensa e un investimento complessivo di 6,5 miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande gruppo che avrebbe compreso Air France, Klm, e la stessa Alitalia. L'impegno totale dell'acquisto e del rilancio contemplava dunque 10 miliardi di investimenti.

Ovviamente nessun giornale o televisione ricorda questi particolari insignificanti, queste "quisquilie", e quando qualcuno lo fa è sempre pronto il politico o il sindacalista di turno a fare disinformazione e a gettare polvere negli occhi del cittadino che vorrebbe vederci chiaro. Non ho dubbi che tutta l'operazione verrà presentata dal governo e dalla stampa con toni entusiasti e trionfalistici. A noi resteranno i debiti e una compagnia aerea ridimensionata e ridotta a compagnia regionale, pronta, nel giro di pochi mesi, ad essere preda di qualche compagnia aerea internazionale. Così la cordata tricolore potrà incassare anche i profitti della cessione senza aver speso quasi niente.



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I dentisti se la ridono
post pubblicato in Diario, il 25 agosto 2008


Dibattito alla Festa del PD. Bossi, Calderoli e Tremonti da una parte. Bersani e Chiamparino dall'altra. Si parla di federalismo e fisco. Tremonti interviene sull’evasione: «C’è un solo modo di eliminarla (voce dal fondo: "Fare i condoni"). Coinvolgere i comuni». Bersani fa il suo affondo: «Un dentista mi ha detto: ci avete fatto ballare, ma ora è finita». Casualmente quella dei dentisti è la stessa categoria professionale di Calderoli, che non raccoglie la stoccata e continua a sorridere con tutti i suoi 98 denti. Ne avrebbe bendonde, se gli fosse rimasto qualche paziente.


Danza del ventre
post pubblicato in Diario, il 25 agosto 2008


Prima di presentarsi alla Festa del PD con la claque e il figlio (Renzo, quello bocciato alla maturità scientifica), Umberto Bossi ha fatto una puntatina alla manifestazione di Miss Padania 2008 svoltasi a Diano Marina (Imperia, Liguria), che come tutti sanno si trova per l'appunto nel cuore della Padania. Le 15 ragazze iscritte al concorso hanno sfilato su un piccolo palco con una colonna sonora quasi tutta italiana e nord americana. Poi la sorpresa: le luci si ammorbidiscono e parte un ritmo maqsoum (uno dei sette ritmi della musica araba sui quali si balla lo sharqi) e le ragazze iniziano una danza del ventre. Sconcerto e qualche protesta («belin, cusse l'è sta cossa qui») tra i dirigenti leghisti che avevano accompagnato il leader della Lega. Che diamine, non basta essere invasi dagli immigrati, ora gli tocca pure essere contaminati dalla loro musica!


La svolta del chinotto
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2008


Così la chiamarono i biografi di Re Silvio: la «svolta del chinotto». Ove il chinotto assurge ad emblema di un radicale testa-coda etico, già profetizzato da Santa Santanché (Daniela): basta feste al Billionaire, basta lusso ostentato, basta ciclopiche barche cafonissime. Va in scena il «presidente poverello», che in maniche di camicia va a zonzo per un «anonimo centro commerciale» «all’insaputa dei giornalisti» (i quali però, curiosamente, c’erano tutti), facendosi fotografare con commesse tremanti dalla gioia per fermarsi, infine, in un bar d’angolo a bersi un volgare chinotto. Narrano fibrillanti d’entusiasmo i giornali e le agenzie che Re Silvio questo chinotto l’ha bevuto come un «uomo comune», snobbando - aveva confidato ispiratissima la Santanché - le feste al Billionaire, la glamour di piazzetta di Porto Rotondo, le «nottate sugli yacht con 400 persone e serate da 40 mila euro a botta». È che Re Silvio ha un modo tutto suo di affrontare la devastante congiuntura economica: finge di essere povero anche lui. Da quell’immenso pubblicitario che è, il premier ha messo a punto quest’estate la sua nuova, eclatante, soap opera: dopo un periodo penitenziale in Villa Certosa mano nella mano con la moglie, i figli e i nipotini (svariati servizi fotografici su Chi), ha acquistato una villetta «senza pretese nell’isoletta dei pescatori», ossia a Symi, nel Dodecanneso. Ieri l’altro l’improvvisata in una IperStanda alle porte di Olbia, dove l’atto più lussuoso è stato quello di comprare «19 fedi sarde per 30 euro ciascuna, più qualche ciondolo». Unica concessione all’immagine (temporaneamente?) dismessa del presidente-playboy, l’ammissione che fossero «pensierini per alcune sue amiche», come riferisce il commesso, prontamente intervistato dai cronisti di Sua Maestà. (Roberto Brunelli, da l'Unità di oggi)

Nessuno ha però notato che, ancora una volta, Re Silvio ha copiato, ma in grande (perchè Lui fa le cose sempre in grande), il suo avversario Walter Veltroni, in affitto in un piccolo appartamento per le vacanze e già fotografato le scorse settimane con l'ombrellone su una spiaggia libera come un qualsiasi mortale. Come al solito il nostro Segretario paga pegno, perchè non ha pensato di comprarsi una villetta "senza pretese" in qualche isola greca. Peccato, non riuscirà mai ad essere più povero di Re Silvio, neanche se, invece di chinotto, bevesse gassosa.


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permalink | inviato da meltemi il 23/8/2008 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Newsweak
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2008


Per due settimane i portavoce del PdL, i tg Rai e Fininvest di Berlusconi, tutta la stampa italiana ci hanno bombardato con «il riconoscimento tanto atteso della grande stampa americana al successo dei primi cento giorni di Berlusconi». Il riferimento è, come tutti sanno grazie a tanto battage pubblicitario, ad un articolo di Newsweek, l'unico mezzo d'informazione in tutto il mondo ad aver parlato bene del nostro premier in un articolo unico. Unico perchè l'autore è un fantasma, il testo è un falso, confezionato in Italia mettendo una dietro l'altra le dichiarazioni del solito Bonaiuti e la pubblicazione del pezzo un favore fatto da un pacchetto azionario ad un altro pacchetto azionario, come dice Furio Colombo nell'articolo qui sotto che riprendiamo da l'Unità. Comunque sia il settimanale americano non ci fa una gran bella figura e in questo caso ci sembra più appropriato chiamarlo Newsweak piuttosto che Nesweek. Sui mezzi di informazione italiani pronti, salvo rare eccezioni, a spacciare servilmente e acriticamente uno spot pubblicitario confezionato dall'ufficio stampa del presidente del consiglio come l'autorevole opinione della stampa americana stendiamo un velo pietoso. Questo, purtroppo, è lo stato dell'informazione in Italia.

Il caso del corrispondente fantasma

di Furio Colombo

Capisco che sia imbarazzante elogiare Berlusconi su un giornale americano (Newsweek) mentre l’autore dell’elogio, italiano, sta in Italia, e dunque non rappresenta l’opinione di quel grande Paese lontano. Capisco che lo sia ancora di più se la persona riteneva soltanto di eseguire un ordine ricevuto, da portare a termine ripetendo, frase per frase, i testi del dottor Bonaiuti. Capisco che ti auguri che la piccola vicenda (il favore di un pacchetto azionario a un altro pacchetto azionario) fili via liscia, ma poi vedi il tuo pezzo citato da tutta la stampa italiana come «il riconoscimento tanto atteso della grande stampa americana al successo dei primi cento giorni di Berlusconi». Capisco che ti auguri di non essere notato tra la folla, in modo da non essere professionalmente ricordato per questa impresa che è falsa o perché è falso l’autore (che in Rete risulta un medico bolognese del Sedicesimo secolo) o perché è falso il testo (non si tratta di una valutazione americana del “successo” di Berlusconi ma di un impasto fatto in casa).

Comunque, il merito di questo giornale è di avere, unico e solo, puntato il dito verso lo strano evento. Eppure siamo nel Paese che ha ventidue scuole di giornalismo (senza contare i masters).

Quel puntare il dito sul fantasma redivivo di Jacopo Barigazzi è stato fatto in sole tre righe, verso la fine dell’editoriale di domenica 17 agosto.

Le ripeto (mi ripeto e chiedo scusa) per comodità del lettore: «Se cercate in Rete troverete che Jacopo Barigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato a Bologna nel 1518». C’era, nel testo dell’Unità, un refuso. Ma non è questo che ha fatto saltare i nervi ai colleghi del Il Giornale . So che chi non segue Il Giornale, organo principe della vasta editoria di Berlusconi non ci crederà. Ma un certo Federico Novella (non ho verificato, ma spero che almeno lui esista) ha dedicato alle mie tre righe una pagina intera in cui l’autore di quelle tre righe (sì, le tre righe che avete appena letto e niente altro, sull’argomento) viene accusato di “delirio” (nel titolo) di un po’ di demenza, «un parente con manie che non preoccupano più, al massimo suscitano un mezzo sorriso».

E anche: «Chissà che cosa gli sarà scattato nella testa al Colombo furioso quando ha visto il prestigioso settimanale “Newsweek” che intitolava “Miracolo Berlusconiano”».

Ma c’è di più, sempre a proposito di quelle tre righe: «Veleni quotidiani che l’editorialista continua a propagare nelle sue lenzuolate in prima pagina. Talvolta mancando non solo di buon senso ma anche di buona educazione». Come dire: “Per Dio, qualcuno lo faccia smettere”. Infatti aggiunge (sia pure per riempire, secondo il mandato non facile, l’intera pagina): «pensavamo che le invettive di Furio Colombo potessero elevarsi. Oggi scopriamo che si sono elevate troppo».

Ah, dimenticavo che la pagina, oltre che da una grande fotografia del sottoscritto, è completata da un secondo lavoro giornalistico firmato Paolo Bracalini. Il suo contributo è offrire la seguente prova di vita umana e professionale dello “editorialista” senza volto che ha definito “miracolo berlusconiano” i cento giorni del Lodo Alfano, delle impronte digitali ai bambini Rom, dello “stato di emergenza nazionale” improvvisamente dichiarato (come in Pakistan) nell’Italia di Ferragosto: «Ho prove certe della mia esistenza, dice al telefono Jacopo Barigazzi corrispondente dall’Italia del settimanale americano». Non una parola di più. Non una notizia di più sull’avventuroso editorialista.

* * *

Come vedete, per l’Unità un successo di cui vantarsi, anche se giungesse più o meno a conclusione di un vivace lavoro per questo giornale. Infatti una intera pagina di quotidiano, impostata sugli insulti e la denigrazione più scomposta per rispondere a un dubbio di tre righe, è una clamorosa e un po’ incauta conferma di quel dubbio. Tanto più che - nell’intera pagina - tra “deliri” e insinuazioni di fastidiosa senilità (ma stiano attenti al loro padrone, anche lui ha superato da un po’ i settanta) solo una riga è dedicata alla prova di esistenza dello editorialista fantasma. E si tratta di una prova di esistenza “per telefono”. In un thriller commerciale non si potrebbe fare di meglio.

Quanto ai fatti:

Uno: non c’è traccia del nome Barigazzi (scritto con o senza refuso) tra i centodieci nomi di giornalisti di tutto il mondo, compresi i collaboratori, che appaiono nella gerenza di ogni numero del “Newsweek”.

Due: l’ufficio di corrispondenza di Parigi non indica corrispondenti italiani con il nome Barigazzi o con altri nomi.

Tre: alla associazione Stampa estera (con sede in Via Dell’Umiltà 83/c 00187 Roma) nessuno, tesoriere incluso, ha mai sentito parlare di un Jacopo Barigazzi.

Questo non vuol dire che non esista o il nome o la persona o - in qualche altra mansione o lavoro - la reincarnazione del medico esperto di crani, quando correva l’anno 1518.

Vuol dire - e questa è la notizia - che quando “Newsweek” ha dovuto fare un favore a Berlusconi, lo ha fatto al livello più schivo e marginale possibile, in modo quasi segreto, con una persona quasi inesistente. La benevola “grande stampa” e Tv italiana hanno fatto finta di celebrare un trionfo.


La Grande Depressione
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2008


Il presidente del Consiglio in un'intervista al settimanale "Tempi" non nasconde la gravità della situazione economica internazionale, ma rifiuta di parlare di recessione e tanto meno di paragonare il periodo che stiamo vivendo alla crisi del 1929: "Sento parlare da più parti di un 'nuovo '29', ma - afferma il premier - chi dice queste cose si ricorda cos'è stato il 1929, in America? Suicidi a catena di imprenditori ridotti sul lastrico, assalti agli sportelli delle banche, file di disoccupati per le strade, molte persone ridotte letteralmente alla fame".

Bene, ora sappiamo che finchè non vedremo suicidi di massa, assalti agli sportelli delle banche, file di disoccupati per le strade, persone morte per fame, questo governo non ha alcuna intenzione di prendere provvedimenti per combattere la crisi economica. Come appunto fecero le autorità americane che si mossero solo quando ormai era troppo tardi. Ma per Berlusconi la Storia non ci insegna niente, è lui che dà lezioni anche alla Storia.


Le Olimpiadi dei record
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 21 agosto 2008


Nelle Olimpiadi dei divieti non poteva mancare nemmeno il no del Comitato Olimpico alla richiesta della delegazione spagnola presente ai Giochi di Pechino di far indossare ai propri atleti una fascia nera al braccio in segno di lutto. All'aeroporto di Madrid 153 persone sono morte in un incidente aereo. L'intera Spagna è in lutto, eppure c'è chi ha deciso che a questo disastro non andava dedicato neanche uno di quei gesti che rappresentano un minimo di sensibilità in certe circostanze. Il comitato olimpico internazionale ha respinto la richiesta spagnola, il perché ufficiale ancora non si sa, ma è intuibile il motivo. Nulla deve turbare i Giochi dei record e le autorità cinesi.

La Cina ha speso migliaia di miliardi di dollari per questi giochi e il Cio ne tiene conto e ne tiene il conto (quanti di quei miliardi sono finiti nelle casse del Comitato olimpico?). I cinesi devono dimostrare  che i loro Giochi sono i più grandi di sempre e che la Cina è il paese numero 1 del pianeta. La Cina dei record. Tutto spiegabile allora: i pochi atleti trovati positivi all'antidoping, la pioggia dei record nel nuoto, addirittura anche l'ottavo oro regalato a Phelps per permettere a queste olimpiadi di battere quelle di Spitz (si è visto a occhio nudo che nei 100 farfalla è arrivato primo il nuotatore serbo e non lo statunitense, ma guarda caso il filmato subacqueo dell'arrivo è stato secretato).

La Cina deve dimostrare anche di essere il primo paese per allori olimpici ed ecco allora giurie, arbitri e giudici mettercela tutta per dare una mano agli atleti cinesi anche quando non ne hanno bisogno. Andando avanti nei giochi i cinesi poi si sono accorti che per superare gli americani non dovevano puntare solo all'oro con i loro pezzi da novanta. Ecco allora arrivare anche i bronzi e gli argento. Se qualcuno, soffrendo d'insonnia come me, ha seguito questa notte l'impresa, sotto una pioggia torrenziale, della Rigaudo (nella foto), bronzo nella 20 km di marcia, sa di cosa parlo. Per un pelo la cinesina arrivata al quarto posto non le ha soffiato la medaglia. L'azzurra marciava, la cinese correva, infischiandosene delle regole e della giuria che infatti non è mai intervenuta per penalizzarla. Ma ci sono altre decine di casi di cinesi sconosciuti proiettati improvvisamente sul podio. Passi pure anche questo: si sà, tutto il mondo è paese, e gli arbitraggi casalinghi sono normali in queste occasioni, ad ogni latitudine.

Ma che dire di ogni più piccolo dissenso soffocato sul nascere con arresti e sparizioni? Alla vigilia delle Olimpiadi le autorità cinesi avevano assicurato la possibilità di manifestare, previa autorizzazione naturalmente, in appositi spazi della città, tre parchi cittadini messi a disposizione allo scopo. Peccato che i pochi coraggiosi venuti dalla provincia magari solo per manifestare contro la corruzione di alcuni dirigenti locali del Partito comunista, si siano presentati per chiedere la prevista autorizzazione alla polizia, siano stati prelevati da questa e da allora non se ne sappia più niente. Forse è un altro record non voluto ma solo conseguenza del regime, ma queste Olimpiadi si avviano ad essere ricordate come quelle con meno manifestazioni di dissenso e di protesta di tutta la storia dei giochi olimpici. Ma anche quelle dei diritti negati. Non solo nel Tibet.

Volete altri record? Record di militari travestiti da volontari negli stadi, nelle strade, negli alberghi, sulla metropolitana, per tenere sotto controllo stranieri e pechinesi. Record di partigianeria nell'informazione della televisione cinese per la quale esistono solo i cinesi e che intervista solo i cinesi (unica eccezione, bontà loro, i mostri Phelps e Bolt), altrimenti primi piani solo per atleti in rigorosa divisa e bandiera rosse. Record di pubblico cinese utilizzato come coreografia e simbolo della grande Cina e di un popolo tutt'uno con il proprio regime, tutti debitamente forniti di bandiere e bandierine rosse e intonse (quante scritte e saluti, invece in quelle sgualcite e portate da casa delle altre nazioni). Record del tifo cinese solo per gli atleti di casa, cosa mai vista in altre Olimpiadi, nemmeno in quelle di Berlino del 1936, a cui, nel rapporto tra Cio e regime, queste di Pechino assomigliano molto.

Potevano essere le Olimpiadi dell'apertura della Cina al resto del mondo e alla democrazia ma grazie anche alla complicità dei paesi ricchi del mondo, interessati solo all'affare che rappresentano i giochi o a strumentalizzare le contraddizioni di questo immenso paese per equilibri di potere planetario, saranno ricordate solo per il record di spazzatura che tutti abbiamo contribuito a nascondere sotto il tappeto. Ma una cosa non riusciranno a cancellare: le storie di tante ragazze e ragazzi, atlete ed atleti, uomini e donne, venuti fin qui per un sogno. Le storie di anni di sacrifici, per molti di sofferenze, infortuni, malattie, vittorie e sconfitte per arrivare su un podio ma anche solo per tagliare un traguardo.



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Amicizie e cortine di ferro
post pubblicato in Diario, il 20 agosto 2008


Berlusconi telefona di nuovo (vedi precedente) a Putin. Una telefonata "lunga e cordiale" battono le agenzie. Ancora una volta il nostro premier ha offerto al primo ministro russo il suo indispensabile e imprescindibile aiuto per la Georgia, illustrandogli la sua idea. «Grazie Silvio ma guarda che hai frainteso: la Georgia non è una bella gnocca - gli ha spiegato Vladimir - e non ci serve una raccomandazione a Saccà».



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La perfida Albione
post pubblicato in Diario, il 18 agosto 2008


Il Tg2, tra differite di gare olimpiche e il caotico e irritante accavallarsi di dirette e siparietti in studio da Pechino, trova anche lo spazio per rispondere con un servizio al vetriolo all'articolo dell'Independent che avvisava i compatrioti britannici in vacanza nel Bel Paese dei molti divieti che sull'onda dell' "emergenza sicurezza" diverse città italiane hanno adottato. La perfida Albione secondo i giornalisti di Rai 2 non è da meno, visto che, se è vero che da noi sono vietati i castelli di sabbia su diverse spiagge, in alcune città inglesi è vietato ubriacarsi per strada e far volare via i palloncini colorati dei bambini. Il tentativo di contrattacco è goffo ma di sicuro effetto sulle inebetite vittime della propaganda berlusconiana. Il crimine di lesa maestà è vendicato e Berlusconi ringrazia per il patriottico servizio. A noi resta il dubbio se sia più libera l'informazione a Pechino o a Saxa Rubra.


Rosso nepalese
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2008


Anche se ha deposto le armi nel 2006 dopo 10 anni di guerra vera (e 13 mila morti), l'ex maestro di campagna Pushpa Kamal Dahal ha deciso di conservare il suo nome di battaglia. Prachanda, il «feroce». E' il primo guerrigliero maoista della storia a essere democraticamente eletto premier nella più giovane repubblica del mondo, quella del Nepal. Scherzo della storia o del fumo?



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il Papa manganellatore
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2008


Duro monito del Papa contro le nuove forme di razzismo. "Si tratta - ha detto prima della preghiera dell'Angelus - di manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali e economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale. Serve una reciproca accoglienza di tutti".

Prendendo spunto dalle lettura sacre del Profeta Isaia e dell'apostolo Paolo sull'accoglienza degli stranieri, il Papa ha sottolineato quanto sia importante "soprattutto nel nostro tempo, che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di intolleranza".

"Una delle grandi conquiste dell'umanità - ha sottolineato Benedetto XVI - è proprio il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi paesi nuove manifestazioni preoccupanti. Preghiamo - ha concluso il Papa - perché dovunque cresca il rispetto per ogni persona, insieme alla responsabile consapevolezza che solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera".

Qualcuno sa spiegarmi quanto siano differenti queste posizioni da quelle espresse nei giorni scorsi da Famiglia Cristiana sul nostro governo? Che ne pensa Giovanardi? Anche il Papa è un manganellatore?


Usain Bolt, il dio della velocità
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 16 agosto 2008


Rimettete gli orologi. Usain Bolt ha fermato il mondo per 9 secondi e 69 centesimi di secondo. I suoi avversari erano fermi, pietrificati, mentre Usain spiccava il volo per poi rallentare allargando le braccia prima del traguardo, come a dire a se stesso e al pubblico: guardate di cosa sono capace. Sembrava quasi potesse tornare indietro, dribblarli e vincere di nuovo. Un fenomeno mai visto sulle piste di atletica. Il più grande sprinter di tutti i tempi. Per noi ha ingannato lo spazio e il tempo. Un momento e un destino divini.



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Ferragosto in città
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2008


Il 50% degli italiani non va in vacanza a causa della crisi economica, problema che non occupa uno dei primi posti nelle priorità di questo governo. Chi è costretto a rimanere in città trasformate in forni crematori dal gran caldo e ancora non si rode il fegato per aver dato il voto a Berlusconi si consoli: poter vivere in immense caserme pattugliate dai (pochi) soldati e rese sicure come propaganda vuole è un gran privilegio. In realtà, a parte i topi d'appartamento, i criminali sono andati tutti in vacanza, chi a Porto Cervo e chi sul suo panfilo alla fonda in qualche caletta per VIP. Pensino poi al fastidio e al rischio che corre chi vorrebbe starsene tranquillo e spaparanzato sul pezzetto di spiaggia che ha pagato più di una suite dell'Hilton e invece all'improvviso gli sbarcano da motoscafi rombanti sulla riva Flavio Briatore ed Emilio Fede col solito codazzo di veline al seguito.

Per quel che mi riguarda, via dai formicai, via dalle spiagge dove orde di barbari con i pancioni bianchi danno la caccia ai poveri vucumprà. Dopo ferragosto mi aspettano una spiaggia deserta e poi qualche lunga passeggiata nel silenzio della montagna, ma non chiedetemi di spegnere la televisione sulle olimpiadi o di non avere con me il portatile. Lo riconosco, sono schiavo, ma pur sempre libero. Buon ferragosto.






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