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in Italia è sempre tempo di elezioni
La Befana di Berlusconi porterà mille euro agli italiani
post pubblicato in Diario, il 31 dicembre 2008


Come suol dirsi... se le suona e se le canta... e Berlusconi concede un'intervista di fine anno a sè stesso, cioè al suo Giornale, dove ribadisce che le sue priorità per il 2009 sono il federalismo, le intercettazioni telefoniche e la giustizia.

Per l'economia invece non c'è da preoccuparsi: l'anno nuovo porterà agli italiani un risparmio medio di "oltre mille euro" a testa, parola di Berlusconi. Saremo dunque tutti più ricchi e oltretutto, aggiunge il Cavaliere, "la profondità e l'estensione della crisi sono nelle mani dei cittadini consumatori".

Dunque se le fabbriche chiudono e le fila dei disoccupati crescono la colpa è tutta vostra cari Italiani, non certo sua. Anche quella di esservi scelti un siffatto premier. Ve lo meritate. Buon 2009.



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permalink | inviato da meltemi il 31/12/2008 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Depressione endogena
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 30 dicembre 2008


Il Fondo Monetario sollecita, ancora una volta, i governi del mondo a impedire che la recessione si trasformi in una depressione di portata globale, sviluppando con urgenza ampie, comuni e coordinate  iniziative di stimolo economico attraverso un aumento della spesa pubblica e politiche fiscali consistenti e mirate, evitando la trappola degli aiuti settoriali e del protezionismo (vedi anche Luca Iezzi su Repubblica, ma il titolo è inesatto).

Vista l'azione di governo, probabilmente per Tremonti quelli del Fondo Monetario saranno anche loro degli incompetenti come Draghi e quelli del Financial Stability Forum o magari gli economisti che fanno parte del Gruppo dei Trenta o comunque che non la pensano come lui (per la verità Tremonti è rimasto il solo a livello mondiale a pensarla come Tremonti), mentre per Berlusconi anche il Fondo Monetario sarà diventato un pericoloso covo di comunisti da combattere. Italiani, siate ottimisti, la Seconda Grande Depressione nemmeno vi sfiorerà, con questi due alla guida arriverete alla bancarotta direttamente.


il tramonto di una leggenda
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 29 dicembre 2008


Questo post meriterebbe di venire scolpito nella Storia di quella che verrà forse ricordata riduttivamente come la Seconda Grande Depressione Mondiale.

Stiamo vivendo

"il tramonto di una leggenda, il tramonto di tante leggende, il tramonto della sicurezza e della fiducia in questo sistema. Nello spazio di un istante il Tempo è stato in grado di  pennellare pagine epocali che contribuiranno a ridisegnare  la storia della finanza e dell'economia, in grado di mettere in discussione qualunque sicurezza o presunta Verità."

E' un post molto lungo, che attraversa la Storia degli ultimi anni di questo sistema al tramonto, per arrivare a comprendere meglio la dinamica della crisi che solo la conoscenza e la consapevolezza portano a osservare e comprendere sino in fondo ma mai abbastanza. Un post da salvare tra i Preferiti e consultare nei prossimi mesi come una bussola in un viaggio di cui non conosciamo nè la durata nè la meta.

"L'orizzonte resta sconosciuto anche se man mano che passa il tempo vanno delineandosi sempre più i contorni di un mondo, di un sistema che cerca la soluzione nel passato senza curarsi del futuro, delle nuove generazioni, un sistema che dovrà essere rifondato, non stravolto ma integrato da sistemi, idee, progetti che noi abbiamo già visitato nei nostri mondi alternativi, un social business che accompagni il capitalismo, lo umanizzi, lo indirizzi al servizio dell'uomo e dei suoi sogni, dei suoi progetti, perchè su questa terra c'è posto per tutti gli uomini e le donne, per i loro progetti, per i loro sogni, per la sua stessa Essenza,  solo se ognuno di noi saprà creare il cambiamento, saprà rinunciare al superfluo, diversamente sarà la fine di un sistema un tramonto infuocato per lasciare il posto all'alba che verrà."

Grazie Andrea.


Stati Disuniti d' America
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 29 dicembre 2008


Poco importa che il rublo abbia toccato il suo minimo storico nei confronti dell'euro e che addirittura perda sul dollaro o se riporterà probabilmente il suo primo deficit di bilancio negli ultimi dieci anni per un ammontare di circa 69 miliardi di dollari e se la produzione industriale in novembre è scesa dell' 8,9%, la Russia si prepara a diventare la prima potenza del mondo in coabitazione con la Cina.

E' quanto sostiene un professore in economia russo, tal Igor Panarin, secondo il quale nel 2010 gli Stati Uniti d'America cadranno a pezzi, ci sarà una guerra civile e gli USA si divideranno in sei Stati con la debita eccezione dell'Alaska che tornerà sotto la Russia. Musica per le orecchie del Cremlino e grande celebrità per il professore nel suo paese con pubblicazioni, conferenze organizzate dal governo e inviti a trasmissioni televisive e interviste sulla stampa per illustrare le sue teorie.

Che, per la verità, assomigliano più a delle profezie di Nostradamus che a delle teorie scientificamente argomentate, tanto che la reazione del mondo accademico internazionale non si è fatta attendere attraverso la voce di un altro economista di origine russe, Sergei Rogov, direttore di un Istituto di studi canadese-americano il quale ha commentato dichiarando che "le idee folli non sono normalmente discusse dalle persone serie".

Ciononostante Panarin insiste e continua a sostenere che ci sono tra il 55% e il 45% di probabilità che l'immigrazione di massa, il declino economico e la corruzione morale daranno il via in America ad una guerra civile e al collasso del dollaro. Tutto questo avverrà precisamente nel Giugno 2010 o al più tardi ai primi di Luglio, con la frantumazione del Paese in 6 pezzi e con l'Alaska che torna sotto il controllo russo. Sarah Palin non ha ancora rilasciato commenti. Che il pitbull dell'Alaska stia accarezzando l'idea di correre, alle prossime elezioni, per il Cremlino invece che per la Casa Bianca?

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L' Agenda 2009 di Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2008


Dunque il Presidente del Consiglio ha tracciato l'Agenda 2009 del governo e della maggioranza. Priorità alle riforme delle intercettazioni e della giustizia e subito dopo le elezioni amministrative ed europee del prossimo giugno. Poi ha corretto il tiro e per tranquillizzare Bossi ha aggiunto anche il federalismo al primo posto.

E l'economia? Forse il premier si è dimenticato che siamo di fronte alla peggiore crisi economica globale dopo la Grande Depressione, ovvero da ottant'anni a questa parte? Forse crede davvero che per qualche misteriosa ragione il nostro paese possa evitarla senza un piano di salvataggio per le imprese, i futuri disoccupati, i precari e le famiglie in discesa libera sotto la soglia di povertà?

No, non è una dimenticanza, se le sue reti televisive, durante queste feste, ci bombardano di interviste preconfezionate e di annunci che parlano di "boom degli acquisti" che dovrebbero tranquillizzare gli italiani e se il Cavaliere continua a ripetere che la soluzione della crisi "è dentro di noi" come se la crisi fosse una malattia psicosomatica.

Come quell' ubriaco della barzelletta che, entrato in autostrada nel senso di marcia inverso, pensava che tutti i guidatori che incontrava fossero dei pazzi, il nostro premier sta andando con il suo folle ottimismo verso uno scontro frontale.

Se c'è qualcuno che ancora si fida di un tal pilota, così tanto per rovinargli le feste, gli ricordiamo uno dei tanti scogli sui quali il suo governo andrà ad incagliarsi, mentre ai sani di mente non resta che sperare che Berlusconi mantenga fede almeno alla sua promessa di cambiare Paese se uscirà l'intercettazione di una qualche sua telefonata.



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Barack be good
post pubblicato in Barack Obama, il 27 dicembre 2008


Nel suo commento settimanale sul New York Times, Paul Krugman, ironico e tagliente come sempre, non perde l'occasione per continuare a punzecchiare Bush e i suoi sostenitori, ma soprattutto per richiamare Obama alle sue grandi responsabiltà ricorrendo ad un parallelo tra la situazione attuale e quella del New Deal nella Grande Depressione. Quella che segue è la mia traduzione dell'articolo.  

I tempi sono cambiati. Nel 1996 il Presidente Bill Clinton, sotto la pressione della destra, dichiarò che "l'era dei 'grandi governi' (vedi nota 1 in fondo) è finita". Ma il Presidente eletto Barack Obama, cavalcando un'onda di avversione per quello che il conservatorismo ha realizzato, ha affermato che vuole "di nuovo un governo d'eccellenza".

Tuttavia prima che Obama faccia un governo d'eccellenza occorre che lo faccia buono. Per la verità, dovrebbe essere un goo-goo.

Nel caso vi chiedate cosa sia, goo-goo stà per "good government" (buon governo) ed è un modo di dire vecchio di un secolo che i riformatori opponevano alla corruzione e al clientelismo. Franklin Delano Roosevelt fu un goo-goo straordinario. Nello stesso tempo egli rese il governo molto migliore e più trasparente. Bisogna che Obama faccia la stessa cosa.

E' superfluo dirlo, ma l'amministrazione Bush è stato uno spettacolare esempio di non goo-gooismo, ma gli uomini di Bush (i bushini) non si sono dovuti preoccupare di governare bene ed onestamente. Infatti anche quando hanno fallito nel loro compito (cosa che è successa spesso) essi hanno potuto sempre rivendicare ogni fallimento come un successo della loro ideologia anti-governativa, la dimostrazione che il settore pubblico non può fare niente di buono.

L'amministrazione Obama, d'altra parte, si troverà davanti una situazione molto simile a quella che il New Deal affrontò negli anni '30 (vedi nota 2).

Come il New Deal, l'amministrazione entrante deve notevolmente espandere il ruolo del governo per salvare un'economia in sofferenza. Ma come anche il New Deal, il team di Obama dovrà fronteggiare l'opposizione politica che si appiglierà ad ogni segnale di corruzione od abuso - o li inventerà, se necessario - nel tentativo di screditare il programma dell'amministrazione.

Franklin Delano Roosevelt riuscì a navigare senza rischi tra queste acque così politicamente agitate, migliorando molto la reputazione del governo, espandendo anche notevolmente il suo ruolo. Come rileva uno studio pubblicato recentemente dal National Bureau of Economic Research "prima del 1932, l'amministrazione dell'assistenza pubblica era largamente considerata come politicamente corrotta," e i grandi programmi assistenziali del New Deal "offrirono un'opportunità unica per la corruzione nella storia della nazione." Tuttavia "nel 1940, i casi di corruzione e di maneggi politici erano considerevolmente diminuti."

Come fece Franklin Delano Roosevelt a fare di un 'grande governo' anche un governo trasparente?

Buona parte della risposta sta nel fatto che il controllo era incorporato sin dall'inizio nei programmi del New Deal. La Works Progress Administration (WPA), in particolare, aveva una potente e indipendente divisione investigativa votata alla verifica di ogni denuncia di frode. Questa divisione si comportò così diligentemente che nel 1940, quando una sottocommissione del Congresso investigò sulla WPA non riuscì a trovare nemmeno un caso in cui la divisione avesse tralasciato una singola seria irregolarità.

Franklin Delano Roosevelt si assicurò anche che il Congresso non deliberasse sovvenzioni a scopi clientelari: non c'erano dati identificativi nelle proposte legislative che determinavano i fondi da utilizzare da parte della WPA e per le altre misure d'emergenza.

Infine, ma non per ultimo, Franklin Delano Roosevelt stabilì un feeling con gli Americani, che  l'aiutò a condurre la sua amministrazione oltre le inevitabili battute d'arresto e i fallimenti che incontrarono i suoi tentativi di risanare l'economia.

Quali sono dunque le lezioni per il team di Obama?

Per primo, l'amministrazione del piano di risanamento economico deve essere del tutto trasparente. Pure considerazioni economiche potrebbero suggerire delle scorciatoie per rendere più rapido il trasferimento degli incentivi, ma le politiche che governano la situazione devono imporre grande cura di come vengono spesi i soldi. Ed il controllo è cruciale: gli ispettori generali devono essere forti ed indipendenti e gli informatori devono essere retribuiti, non puniti come negli anni dell'amministrazione Bush.

Secondo, il piano deve essere veramente esente da clientelismi. Il Vice Presidente eletto Joseph Biden ha promesso recentemente che il piano "non diventerà un albero di Natale"; occorre che la nuova amministrazione tenga fede a questa promessa.

Infine, l'amministrazione Obama e i Democratici in generale devono fare tutto il possibile per costruire un legame con la gente come quello di Franklin Delano Roosevelt. Non importa se Obama è stabilmente in vetta nei sondaggi fondati sulla pubblica speranza che egli avrà successo. E' necessario che abbia una solida base di supporto che rimanga anche quando le cose non andranno bene.

E devo dire che i Democratici hanno cominciato male su questo fronte. La tentata incoronazione di Caroline Kennedy a senatrice gioca proprio a favore di 40 anni di propaganda conservatrice che denuncia le "elite democratiche". E sicuramente non sono stato l'unico a sobbalzare davanti ai resoconti relativi alla lussuosa casa sulla spiaggia che Obama ha affittato, non perchè ci sia qualcosa di sbagliato se la famiglia del presidente eletto passa una bella vacanza, ma per un fatto simbolico, e queste non sono le immagini che dovremmo vedere quando milioni di Americani sono terrorizzati per il loro futuro economico.

Va bene, sono i primi giorni. Ma è proprio questo il punto. Per risanare l'economia occorrerà del tempo, e al team di Obama serve pensare adesso, quando ancora le speranze sono alte, su come accumulare e conservare abbastanza capitale politico per veder andare avanti l'opera.


Note:
1) "Big govern" nell'articolo in lingua originale, letteralmente 'grande governo', è un'espressione, intesa nel suo significato peggiorativo dai conservatori e dai liberisti, usata per descrivere un governo che attua delle ampie politiche di intervento pubblico e quindi eventualmente anche corrotto e invasivo della sfera privata.

2)Sull'impegno di Roosvelt per tenere sotto controllo corruzione e maneggi politici durante il New Deal consiglio la lettura di questo saggio (in inglese).


La Seconda Grande Depressione è già scoppiata
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 26 dicembre 2008


Sarà forse perchè la parola d'ordine è infondere ottimismo e le sfuriate di Berlusconi contro la libertà di stampa condizionano comunque la nostra pavida e appecorata informazione, ma certe notizie, soprattutto economiche, che di questi tempi meriterebbero maggior risalto e di essere seguite con più attenzione e costanza, si fa fatica a trovarle con i dovuti approfondimenti o raccontate nella loro evoluzione quotidiana.

Probabilmente il Babbo Natale killer della California o la storia del ladro finlandese incastrato da una zanzara troveranno più lettori interessati e sono più consoni a questa mesta atmosfera natalizia, ma quello che sta avvenendo in Ucraina credo meriterebbe più spazio e non di occuparsene solo quando nel Parlamento di Kiev se le danno di santa ragione. Non solo perchè quelle vicende riguardano dei nostri vicini ma perchè interessano direttamente noi e tutta l'Unione Europea anche relativamente ai nostri approvigionamenti energetici.

Sono passate quasi del tutto inosservate le minacce della Russia di chiudere i rubinetti del gas all'Europa dal prossimo 1 gennaio se l'Ucraina non pagherà i suoi debiti con Mosca, quasi fossero semplicemente l'ennesima puntata di una soap-comedy senza fine o di un litigio condominiale pluridecennale. Ma questa volta potremmo davvero trovarci davanti all'ultima puntata.

L'Unione Europea ha liquidato la faccenda, tramite il suo portavoce Ferran Tarradellas, sottolineando che la situazione rispetto all'inverno di tre anni fa dovrebbe essere meno grave perché le condizioni climatiche sono migliori (?) e perché le riserve di gas dell'Unione europea e della stessa Ucraina sono molto alte. Ma non dimentichiamo che dall'Ucraina passa circa l'80% delle forniture di gas russe destinate all'Europa e che proprio il primo gennaio è la data ultima per la firma dei nuovi contratti tra i due paesi dell'ex Unione Sovietica e Mosca sarebbe intenzionata a chiedere più del doppio.

Scusate, ma se fossimo nei panni del Signor Taradellas o dei nostri governanti saremmo invece un pò preoccupati dall'evoluzione della situazione e dalle sue ripercussioni nell'euro-zona visto che l'Ucraina non ha i soldi per saldare i suoi debiti ed è sull'orlo della bancarotta. Ed è proprio qui che l'informazione si fa carente ed i potenti mezzi mediatici si sottraggono al loro dovere, per cui chi vuole informarsi è costretto ad andarsi a leggere dati e notizie in inglese su qualche sito per super esperti di economia.

Scopriamo così, grazie a Edward Hugh, che la situazione politica ed economica in Ucraina è più che drammatica e che un  default di Kiev potrebbe innescare un effetto domino con ripercussioni incalcolabili sulle banche e sulle economie europee. La cosa non è uno scherzo ed è, anzi, maledettamente seria. "Questo - sottolinea Paul Krugman - è il nuovo centro della crisi, il centro della crisi che si è trasferito dal mercato americano delle abitazioni alla periferia Europea", aggiungendo che "la Seconda Grande Depressione è arrivata... in Ucraina".

Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente deciso di aiutare l'Ucraina con un prestito di 16.4 miliardi di dollari sul quale i politici del paese non riescono però a mettersi d'accordo se accettare o meno le pesanti condizioni con le quali verrebbe erogato, mentre nello stesso tempo sale la temperatura dei rapporti con Mosca, creando un nuovo focolaio di instabilità nel cuore dell'Europa. E tanto per aggravare quest'incubo l'Ucraina è entrata in recessione sin dal mese di agosto e la Banca Mondiale prevede per il 2009 un Pil negativo di 4 punti percentuali.

clicca sul grafico per ingrandirlo

Il grafico sopra riferito alla produzione in Ucraina assomiglia molto a quello qui sotto relativo alla produzione negli Usa nel periodo della Grande Depressione

La contrazione della produzione è stata più forte nei settori del manifatturiero e delle costruzioni, mentre il settore finanziario ha visto una caduta del 14% dei depositi solo in Ottobre-Novembre. Ma il problema più grave con cui è alle prese l'Ucraina è la profonda divisione politica e la caduta di consenso del governo che ha creato una situazione di quasi pre-guerra civile. Lo scontro politico tra il Presidente Viktor Yushchenko  e il premier Yulia Timoshenko si riverbera addirittura all'interno della Banca centrale con la paralisi di ogni coerente politica monetaria.

L'Ucraina si trova così ad affrontare la crisi su tre fronti: finanziario, economico e politico, con una svalutazione galoppante (la sua valuta, l'hryvnia, ha perso nelle ultime due settimane il 50% rispetto al dollaro, costringendo la banca centrale a spendere 7,5 miliardi di dollari per il suo sostegno), una borsa che ha perso il 74% in un anno e i Credit Default Swap, che sono un indicatore della rischiosità di un paese, in costante ascesa, mentre all'orizzonte si profila, a causa della svalutazione delll'hryvnia, un'ondata di default per l'impossibilità di rimborsare mutui e prestiti da parte dei debitori.

Mi fermo qui in questa mia rapida panoramica generale mentre per gli ulteriori interessanti approfondimenti sull' argomento vi rimando all'esauriente articolo di Edward Hugh. Qui ce n'è abbastanza per chiedersi se non faremmo bene a non sottovalutare quanto avviene in questa vicina periferia d'Europa. Se non crediamo alle terribili conseguenze, in caso di una bancarotta ucraina, che si potrebbero abbattere sul nostro sistema bancario ed economico e ai rischi di un nuovo focolaio di guerra con la Russia, se non altro dovremmo preoccuparci almeno di non dover iniziare l'anno nuovo al buio e al freddo e al gelo.

Ucraina: impianto di compressione e stoccaggio del gas

Cospirazione democratica
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 23 dicembre 2008


In America, gli ultimi dei mohicani resistono ancora e stanno combattendo, asserragliati nei fortini  di radio e giornali compiacenti, la loro disperata battaglia a difesa di Bush e della destra. Via etere il noto commentatore politico conservatore Rush Limbaugh diffonde la sua teoria del complotto: secondo lui sarebbe stato il Partito Democratico a provocare, questa estate, la crisi finanziaria per far vincere le elezioni a Barak Obama.

Senonché la crisi era già scoppiata da almeno due anni, ed allora il Wall Street Journal deve intervenire indirettamente in soccorso della tesi del subdolo piano organizzato dai liberal, individuando in Clinton il responsabile della madre di tutte le crisi, la crisi dei mutui. Infatti fu il neo presidente eletto Bill Clinton nel 1997 a sostenere l’approvazione di un pacchetto di tagli fiscali per i proprietari di case.

Come possano fiorire tali teorie demenziali non è dato sapere, se non che non essendo prevista per esse una pena, ognuno può dire la sua ché tanto qualche cretino pronto a crederci ci sarà sempre, come stiamo ben sperimentando anche noi in Italia.

Commenta il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, con un pizzico di ironia, che anche "Bush favorì i proprietari di case" come anche sicuramente Bush era stato favorevole alla fedeltà coniugale. Ma "la sua influenza sui proprietari di case è probabilmente pari alla sua influenza sugli adulterii". La verità è che è stata l'opposizione di Bush alla regolamentazione della finanza all'origine di tutti i mali.


E perché no anche il Sabato fascista?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 22 dicembre 2008


All'insegna della formula cartesiana riadattata ai tempi moderni - "Appaio sui media, quindi esisto" - anche il ministro Sacconi si è definitivamente convertito alla moda degli spot governativi. Dopo l'inapplicabile e quindi inutile editto sul caso Englaro, il ministro rilascia un' intervista a Repubblica dove illustra la sua estemporanea ricetta anticrisi: "meno ore di lavoro e riduzione dei salari."

Il dado è tratto, sono sicuro che i tanti Bonanni e volontari della croce rossa che affollano i salotti televisi accorreranno in soccorso del ministro propinandoci insipidi dibattiti ma Tito Boeri spiega qui che non solo è improvvisata ma è anche, in fondo, una proposta inutile, visto che i contratti di solidarietà esistono già da più di un decennio.

Brindisi natalizi
post pubblicato in Diario, il 22 dicembre 2008


"Nel 2009 mi occuperò soprattutto di politica estera. Farò il turista in Brasile, India e Cina. Tanto a Roma rimane il vero presidente del Consiglio... Gianni Letta" (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

"L'intervento di Sacconi è stato preso 'inaudita altera parte' (senza che sia stata ascoltata l'altra parte, ndr)'". E poi aggiunge: "E, in questi casi, io ho sempre pensato che non debba essere l'esecutivo che se ne fa carico".  (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

"Quella del ministro Sacconi è la posizione del governo. Ho fiducia piena in Sacconi che aveva discusso della vicenda con Letta. Io non me ne sono occupato ma Sacconi è bravissimo, ha parlato a nome del governo ed apprezzo ciò che ha fatto. Io ho espresso una mia posizione personale ma non ho assoltuamente sconfessato Sacconi che aveva discusso di questo argomento con altri, a cominciare da Gianni Letta". (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

Ricordo che qualche tempo fa un politico (Giovanardi?) propose il test anti-droga per i parlamentari. Forse sarebbe necessario anche il test con l'etilometro.


i Re Magi in Borsa
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 22 dicembre 2008


Da Bernasconi Consult:

Purtroppo analisti e specialisti di Borsa prevedono un'inizio 2009 positivo e questo ci preoccupa - raramente la Borsa si comporta secondo le attese della massa. La settimana scorsa vi avevamo spiegato le ragioni della nostra incertezza:
"Il trend rialzista dai minimi di metà novembre é tuttora dominante ma é debole e fragile. Molti sono gli investitori che sui minimi dell'anno erano in panico ma non hanno venduto. Questi stanno aspettando la prossima buona occasione per diminuire le posizioni azionarie e sperano nel classico rally di gennaio. Anche noi con le nostre previsioni ci siamo uniti al branco e questo ci piace poco. È possibile che il mercato a gennaio ci riservi una sorpresa."

Borse in rialzo a Gennaio-Febbraio prima di un nuovo crollo a Marzo? Chi vivrà vedrà. Arrivederci nel 2009.


La prossima bolla
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 21 dicembre 2008


Dopo la bolla dei subprime, la bolla dei derivati, la bolla dei prodotti più o meno strutturati, la bolla finanziaria, e chi più ne ha più ne metta, è in arrivo anche la bolla del debito pubblico americano della cui esplosione sarebbe la Cina la prima a pagarne le conseguenze.

Ma se gli altri piangono noi non ci possiamo permettere ottimismo. Per chi l'avesse dimenticato ricordo sopra quale bomba ad orologeria siamo seduti.


Questa crisi è peggio di quella degli anni '30
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 20 dicembre 2008


Secondo l'autorevole centro di ricerca europeo del LEAP (Laboratoire Européen d’Anticipation Politique) questa crisi è peggiore di quella degli anni '30, della Grande Depressione. Nel suo Rapporto N°30 del 16 dicembre il centro di ricerca ritiene che quella che chiama "crisi sistemica globale" conoscerà nel marzo 2009 un nuovo punto di flessione simile a quella del settembre 2008.

Questo periodo sarà caratterizzato da una presa di coscienza generale dell’esistenza di tre processi destabilizzatori dell’economia mondiale, cioè:
1. la presa di coscienza della lunga durata della crisi
2. l'esplosione della disoccupazione in tutto il mondo
3. il rischio di un crollo brutale dell’insieme dei sistemi pensionistici a capitalizzazione

Questo punto di flessione sarà così caratterizzato da un insieme di fattori psicologici, cioè la percezione generale delle opinioni pubbliche in Europa, in America ed in Asia, che la crisi in corso è sfuggita al controllo di ogni autorità pubblica, nazionale o internazionale, che essa riguarda tutte le regioni del mondo anche se alcune saranno più colpite di altre, che tocca direttamente centinaia di milioni di persone del mondo 'sviluppato’ e che non fa che peggiorare man mano che le conseguenze si fanno sentire nell’economia reale.

I governi nazionali e le istituzioni internazionali non hanno che un trimestre per prepararsi a questa situazione che è potenzialmente portatrice di un rischio maggiore di caos sociale. I paesi meno attrezzati a gestire socialmente l'aumento rapido della disoccupazione ed il rischio che cresce sulle pensioni saranno i più destabilizzati da questa presa di coscienza delle opinioni pubbliche.

Secondo il LEAP la crisi influirà in modo differenziato sulle varie regioni del mondo. Tuttavia, contrariamente ai discorsi attuali degli stessi esperti che negavano l'esistenza di una crisi in gestazione tre anni fa, che negavano che fosse globale due anni fa e che negavano che fosse sistemica soltanto sei mesi fa, il LEAP attribuisce una durata minima di tre anni per questa fase di decantazione della crisi che non terminerà nella primavera del 2009, né nell’estate 2009, né all'inizio del 2010.


Sarà soltanto verso la fine del 2010 che la situazione inizierà a stabilizzarsi e migliorare un po' in alcune regioni del mondo, cioè in Asia e nella zona euro, come pure nei paesi produttori di materie prime energetiche, minerali o alimentari. Altrove, continuerà. In particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e nei paesi più legati a queste economie, dove essa si iscrive in una logica decennale.

Sarà soltanto verso il 2018 che questi paesi potranno vedere un ritorno reale alla crescita. D'altra parte, non si deve immaginare che il miglioramento di fine 2010 segnerà un ritorno ad una crescita forte. La convalescenza sarà lunga. Ad esempio, le borse impiegheranno un decennio per ritornare ai livelli del 2007, se mai vi ritorneranno un giorno.

Occorre ricordare che Wall Street impiegò 20 anni per ritornare ai livelli della fine degli anni '20. Ma, secondo il LEAP questa crisi è più profonda e duratura di quella degli anni‘30. Questa presa di coscienza della lunga durata della crisi gradualmente si concretizzerà nelle opinioni pubbliche, nel corso del trimestre a venire. Ed inizieranno immediatamente due fenomeni portatori d'instabilità socioeconomica: paura e panico per il domani e una più forte critica verso i dirigenti del paese.

Infine, nel quadro delle conseguenze della crisi che colpiranno direttamente decine di milioni di persone negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Giappone, nei Paesi Bassi ed in Danimarca, il LEAP stima che, alla fine del 2008, metà dei fondi pensione di questi paesi affronterà una drastica diminuzione delle rendite e una contrazione in valore del capitale. I regolatori nei vari paesi colpiti dovrebbero rapidamente affrontare questa questione che potrà avere drammatiche conseguenze per milioni di pensionati americani, giapponesi, olandesi e canadesi.

Molti si ingannano ancora sulla capacità di ricostituire il loro capitale in occasione di una prossima uscita dalla crisi. Nel marzo 2009, quando simultaneamente i gestori dei fondi pensione, i pensionati e i governi prenderanno coscienza che la crisi durerà, che essa coinciderà con l'arrivo massiccio dei "babyboomers" (i nati negli anni '50) alla pensione e che le borse hanno poche chance di ritrovare prima di molti anni i loro livelli del 2007, il caos s’innesterà in questo settore ed i governi si avvicineranno sempre più alla necessità d'intervenire per nazionalizzare tutti questi fondi.

L'Argentina, che ha preso questa decisione alcuni mesi fa apparirà allora come un precursore. Queste tendenze sono tutte già in corso. La loro congiunzione e la presa di coscienza da parte delle opinioni pubbliche delle conseguenze che portano con sé costituirà la grande scossa psicologica mondiale della primavera 2009, cioè che tutti saremo immersi in una crisi peggiore di quella del 1929 e che non vi sarà un'uscita possibile dalla crisi a breve termine.

Quest'evoluzione secondo il LEAP, avrà un impatto decisivo sulla mentalità collettiva mondiale dei popoli e dei governi e modificherà dunque considerevolmente il processo di decorso della crisi nel periodo che seguirà. Con più disillusioni e meno certezze, l'instabilità socio-politica globale aumenterà considerevolmente.

il Comunicato del LEAP (inglese) (francese) (italiano in formato PDF)

Bush esce di scena travestito da Babbo Natale
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 20 dicembre 2008


Quando ho scritto il precedente articolo sul prestito di 17,4 miliardi a General Motors e Chrysler annunciato ieri dal presidente George W. Bush non ero ancora a conoscenza di una delle durissime condizioni imposte alle due case automobilistiche e al Sindacato dei lavoratori, la potente UAW. Questa condizione è talmente indecente che devo tornarci sopra anche se, come vedremo alla fine e come sempre quando si parla di Bush, il fumo c'è ma senza l'arrosto. 

Alle restrizioni già note, tra cui il non pagamento dei dividendi agli azionisti e la riduzione di compensi, premi milionari e altri benefit (jet privati) di cui godono i top manager, Bush ha aggiunto una condizione sulla quale la scorsa settimana avevano insistito molto i senatori repubblicani prima di bocciare il provvedimento perchè il presidente su quel punto non aveva ceduto: l'applicazione ai lavoratori di condizioni salariali e normative a livelli comparabili con quelli che la Nissan applica ai propri dipendenti in alcune fabbriche aperte negli Stati del Sud, nel Tennessee in particolare.

In quelle fabbriche non vige un contratto di lavoro, non esiste il sindacato e le paghe sono a livelli giapponesi. Se ora vi dico che il capo di quei senatori repubblicani, Bob Corker è soprannominato "il Senatore della Nissan" invece di essere indicato come Senatore del Tennessee, avrete capito tutto. Bush, per non scontentare Corker e la sua lobby, questa volta ha ceduto, ponendo una condizione senza nessuna copertura legislativa.

Così Bush, da una parte accontenta GM e Chrysler salvandole, almeno per un mese, cioè giusto il tempo di lasciare la Casa Bianca e passare la palla ad Obama, mentre dall'altra non scontenta i suoi amici repubblicani proprio poco prima di andarsene via. E i lavoratori? Non si preoccupino, non rimarranno senza tutele. Sotto quella condizione indecente c'è una piccola clausola: quanto stabilito può essere "modificato" nelle trattative con l' UAW. Così ognuno ha avuto il suo regalo di Natale e George W. Bush potrà lasciare la Casa Bianca prima che arrivi la bolletta da pagare.


Bush lascia il cerino acceso ad Obama
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 19 dicembre 2008


Il presidente Bush è comparso in televisione in orario di apertura di Wall Street per annunciare il lieto evento e cioè la concessione di un prestito a General Motors e Chrysler di 17,4 miliardi di dollari per evitare la loro bancarotta. Bush ha motivato il prestito con la necessità non solo di salvare le due case automobilistiche ma anche di evitare un collasso che potrebbe avere conseguenze devastanti e inimmaginabili anche per i mercati e tutta l'economia americana.

Bush su questo è stato chiarissimo, come lo è stato sui tempi di erogazione e sulla nomina di Paulson, il suo ministro del Tesoro, a "Zar dell'auto" - una specie di plenipotenziario sovrintendente delle due industrie automobilistiche - almeno fino all'insediamento di Barak Obama, poi si vedrà. Più reticente invece, anzi muto, sul dove verranno presi i soldi per questo prestito, perchè su questo punto le cose si sono un pò ingarbugliate negli ultimi giorni, dopo la bocciatura da parte dei repubblicani al Senato della prima proposta di salvataggio e la sua decisione di aggirare queste resistenze attingendo direttamente al TARP, il fondo deliberato dal Congresso per il salvataggio di Wall Street.

Ci ha pensato Paulson a chiarirlo ma nello stesso tempo a sottolineare implicitamente lo scontro istituzionale che si prefigura nel prossimo futuro tra l'esecutivo e il potere legislativo. Infatti Paulson ha affermato che "con questo prestito il Tesoro ha totalmente speso la prima trance di 350 miliardi di dollari del TARP" ed ha aggiunto che "è necessario che il Congresso autorizzi la rimanenza - altri 350 miliardi - ma la Casa Bianca potrebbe anche attendere che prima della richiesta formale il presidente Bush lasci l'incarico". Ovvero il cerino acceso verrebbe passato nelle mani di Obama. Perchè parlo di cerino acceso?

Quei 700 miliardi di dollari stanziati dopo un lungo e sofferto braccio di ferro con il Congresso e di cui finora deputati e senatori avevano deliberato l'erogazione per la metà della cifra erano stati approvati per salvare Wall Street non l'industria automobilistica. Dopo il voto contrario del Senato il potere legislativo aveva addirittura bocciato il salvataggio del settore dell'auto e Bush, ovvero il potere esecutivo, ha deciso bellamente di infischiarsene delle regole democratiche e di andare avanti comunque, attingendo addirittura a fondi destinati e votati per un diverso utilizzo. E' vero che Paulson ha disposto a suo piacimento della prima tranche, utilizzando i fondi senza criteri trasparenti nè controlli, ma per questo è aperto già un contenzioso col Congresso. Ora il vulnus è anche più grave.

In America la Democrazia, nella forma e nella sostanza, è una cosa seria, non come da noi dove il Parlamento è ridotto ad anticamera dello studio della villa di Arcore e i cittadini sono trattati come dei coglioni. Il ragionamento che fanno gli Americani è il seguente. Possiamo anche essere contrari al salvataggio dei banchieri e preferire che venga salvata l'industria dell'auto ma quando i nostri rappresentanti hanno votato per la costituzione del TARP non hanno detto al presidente Bush qui ci sono 700 miliardi di fondi neri, usali come meglio ti pare. Gli hanno detto: ecco qua 700 miliardi dei contribuenti americani per Wall Street.

Se il TARP invece è costituito da fondi neri, allora tutto diventa arbitrario. Non siamo più una nazione fondata sulle leggi, pensano oggi molti Americani, siamo la nazione del Tesoro e della Casa Bianca che usano centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti a proprio piacimento. E allora perchè salvare le auto e non i giornali o meglio ancora i governi locali, che sono sotto di 100 miliardi e che per questo ci stanno tagliando i servizi, persino le scuole pubbliche?

Quello già in atto dunque non è solo uno scontro istituzionale ma uno strappo tra governo e paese reale che Obama e il suo team dovranno ricucire non solo con pacchetti di stimoli per l'economia da 800 miliardi di dollari ma rimettendo al primo posto il rispetto per la democrazia che Bush dopo i suoi otto disastrosi anni di governo non ha ancora finito di calpestare.

"Il nostro sistema di governo si basa sulla luce del sole, la trasparenza e la partecipazione. Esso si basa anche su un Congresso che esercita il suo dovere costituzionale di fare le leggi e su un Presidente che le mette in atto. Una crisi economica non deve essere un pretesto per far tornare indietro la nostra democrazia." (Robert Reich)


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