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in Italia è sempre tempo di elezioni
Un breve promemoria per Tremonti
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 21 gennaio 2009


Sul Financial Times compare un'intervista al tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti che finisce per risultare il solito spot governativo, in stridente contrasto con i dati e le osservazioni che corredano l'articolo del quotidiano britannico.

Sembra di vivere nel Paese di bengodi a sentire Tremonti. Ecco alcune delle memorabili sentenze  dispensate dal ministro e che rimarranno scolpite nella Storia della nostra Repubblica.

I’m absolutely sure any kind of stimulus is useless in any case.

"Sono assolutamente sicuro che qualsiasi tipo di stimolo sia in ogni caso del tutto inutile." Ma sì tutti gli economisti del mondo sono degli idioti e tutti i governi del pianeta sono pazzi se danno loro retta. La recessione più grave dalla Grande Depressione è solo una malattia psicosomatica e, nel caso, meglio far crepare il malato che salvarlo spendendo quattrini. Tanto prima o poi dobbiamo tutti morire.

The Italian situation is 'not so bad'

"L'Italia non è messa poi così male." Già, come diceva Catalano, bisogna accontentarsi, perchè nella vita ti può sempre capitare qualcosa di peggio, anche un ministro dell'economia peggiore di Tremonti.

The Italian banking system is 'quite strong'. In other countries governments were obliged to finance banks. In Italy it is the opposite, they don’t want public money.

"Il sistema bancario italiano è solido. In altri paesi i governi sono stati obbligati a finanziare le banche. In Italia è il contrario, le banche non vogliono denaro pubblico." Infatti i nostri maggiori gruppi bancari sono talmente solidi che in pochi mesi hanno perso l'80% del loro valore e oggi sono prede potenziali delle banche di altri Paesi che si sono rafforzate con massicce iniezioni di fondi statali. Il ministro Tremonti sa benissimo che le banche italiane non vogliono aiuti statali se questo significa perdere il potere che hanno avuto finora: quello di tenere per le palle la politica e il capitalismo italiano, continuando a tosare a man bassa i clienti e scaricando su questi tutti gli errori e le truffe commesse.

[...] and the 38million people living in the industrial north of Italy are among the richest in Europe.

La Padania, come il paese della cuccagna. I 38 milioni di persone che vivono nel nord industriale d'Italia non lo sanno di essere tra i più ricchi d'Europa? E che se ne fa il ministro di Bengodi dei dati sulla caduta verticale di produzione industriale ed occupazione anche nella ricca Padania?

The deficit of the south of Italy is a “deficit of social structure”, an absence of civil education where the ruling classes cannot spend wisely.

"Il deficit del Sud Italia è dovuto a un 'deficit del sistema sociale', a un'assenza di educazione civica per cui le classi dirigenti non riescono a spendere saggiamente." Chissà, forse il ministro pensa davvero di risolvere l'eterna questione meridionale con un pò di educazione civica a scuola. Abbiate fede.


Don't worry, be happy
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 20 gennaio 2009


Gli Stati Uniti d'America hanno finalmente il nuovo Presidente. Barak Obama affronta la crisi economica con lo spirito giusto: sà e l'ha anche detto al popolo americano che la crisi è  grave e peggiorerà. Non ha la bacchetta magica e non farà miracoli ma è già pronto un piano di espansione fiscale di 825 miliardi di dollari, è in cantiere un programma di rifinanziamento del mercato immobiliare e siamo in attesa del nuovo piano di salvataggio delle banche, il TARP II, di cui il Congresso ha intanto sbloccato la seconda trance da 350 miliardi.

Sfortunatamente l'Europa resta a guardare. Non solo il nostro Premier, ma anche i suoi colleghi di Berlino, Parigi e Londra sembrano seguire la strategia del "don't worry, be happy", all'insegna della sottovulatazione della crisi e dell'attesa di non si sa che cosa. Eppure i dati sono sempre più impietosi ed allarmanti. Se poi avete ancora più pazienza leggete anche questo report sull'Italia.

L'economia americana non rappresenta che un quarto  dell'economia mondiale e se il piano di Obama avrà successo già forse dal prossimo anno sarà possibile vedere i primi segnali di ripresa negli Usa e questo potrà aiutare ad affrontare ma non a risolvere la recessione mondiale. Non basterà il successo di Obama, nè all'America nè al resto del mondo se non si muove anche l'Europa dove la crisi è molto più grave di quanto possiamo immaginare.


Grandi manovre bancarie anche in Italia
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 19 gennaio 2009


Dopo le americane Citigroup - tecnicamente fallita - e Bank of America è la volta di Royal Bank of Scotland, già nazionalizzata da Gordon Brown, ad annunciare consistenti perdite nel quarto e ultimo trimestre del 2008, ben 11,8 miliardi di dollari per la precisione, aggiungendo che "permangono significative incognite" sulle proprie attività. E' prevedibile dunque un ulteriore intervento statale mentre il pacchetto di azioni privilegiate già in mano del governo di Sua Maestà verrà trasformato in azioni ordinarie. Non sembra passarsela molto meglio Barclays che Venerdì scorso ha perso in una sola seduta di borsa il 25% del suo valore.

Fa discutere ora il piano per salvare il salvabile della fallita Citigroup. Lo schema non è nuovo, quello cioè di creare due entità, una good bank dove rimangono le attività di global banking e una bad bank dove confluiscono gli asset "tossici" e non strategici. Resta da vedere chi e a che prezzo vorrà comprare, in questo contesto di mercato, attività il cui valore potrebbe essere prossimo allo zero. La discussione è aperta soprattutto perchè questa soluzione precorre quella ipotizzata in un'intervista nella quale Sheila Bair, Presidentessa della Federal Deposit Insurance Corp, anticipa un fantomatico progetto del governo federale di creare una bad bank nella quale confluiscano le attività negative di tutte le entità finanziarie in difficoltà.

Il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, inorridisce a questa idea e pone alcune questioni:

"Le istituzioni finanziarie che vogliono liberarsi degli asset tossici - dice Krugman - possono farlo quando vogliono, mettendo questi asset in bilancio a valore zero o vendendoli al prezzo che riescono ad ottenere. Se invece creiamo appositamente un'istituzione nella quale convogliare quegli asset, la domanda da 700 miliardi di dollari è, a quale valore? Non ho ancora visto nessun criterio che possa spiegare come determinarne il prezzo - continua il premio Nobel - e tutta la faccenda assomiglia più che altro ad un riordinare le poltrone sul ponte del Titanic che affonda.

Con una soluzione del genere sembra quasi che ritorniamo all'idea che il valore della spazzatura sia molto superiore a quello che ognuno è disponibile a pagare per essa e che se fosse riscosso il 'giusto' prezzo (quale?) le banche tornerebbero ad essere 'sane', torneremmo cioè a quella ingegneria finanziaria che ha creduto possibile creare valore dal nulla. Paulson potrebbe essersene già andato ma i suoi epigoni continuerebbero a credere nella magia finanziaria. In altre parole - conclude Krugman - ci troveremmo di fronte ad un Hankie Pankie II." (Hankie Pankie è il nomignolo che Krugman affibia all'ancora per poche ore attuale Segretario del Tesoro, Hank Paulson)

A casa nostra invece non è difficile vedere sotto quella che sembra una perfetta calma piatta il ribollire di piani e strategie attraverso cui, approfittando della crisi finanziaria, si tenta di rimettere sotto il controllo statale il settore creditizio e quindi, tramite questo, ricostituire un nuovo blocco del potere economico-finanziario nelle mani del nuovo capo di Piazzetta Cuccia, Silvio Berlusconi. Sta tentando in tutti i modi di sfuggire a questo destino Alessandro Profumo, che non si vergogna di elemosinare prestiti per dare respiro a Unicredit, e se lo Sceicco va a Kakà, perchè non andare direttamente in Arabia a bussare al dorato portone di qualche Sceicco e Fondo sovrano, per trovare le risorse necessarie per sventare la manovra di una fusione tra Unicredit e Mediobanca?

Scrive Marco Sarli

[...] il matrimonio più smentito del secolo rischierebbe anche di mettere in discussione il fragile equilibrio esistente nella variegata compagine azionaria del gruppo editoriale Rizzoli-Corriere della Sera, da tempo oggetto delle brame di quel Partito del Nord che punta a porre sotto il suo controllo quell’intreccio industriale-bancario-assicurativo-editoriale a suo tempo definito Galassia del Nord, eliminando così l’unico elemento di disturbo, a causa della sua indubbia matrice laica, nei confronti del progetto che punta a realizzare un nuovo blocco di potere che potrebbe perpetuarsi per almeno un decennio, se non di più, ove la sua sponda politico parlamentare fosse in grado di portare a termine quel radicale programma di riforme costituzionali enunciate a suo tempo in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera gestito da tal Tassan Din per conto del duo Gelli-Ortolani, programma oggi ripreso e attualizzato dal Premier, Silvio Berlusconi.

Eh sì, è proprio questo il disegno che si sta realizzando nell'indifferenza del popolo italiano e nel silenzio di tutte le opposizioni.


Nuove ondate della crisi finanziaria
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 16 gennaio 2009


Lo sparuto ed esclusivo Club degli inguaribili ottimisti, a cui il nostro premier è probabilmente iscritto, hanno visto dei segnali positivi nei risultati trimestrali presentati da Jp Morgan: la banca statunitense ha infatti  registrato utili migliori delle attese sebbene in calo del 76% rispetto a un anno prima. Insomma si arriva a gioire perchè il paziente è morto di polmonite invece che di infarto fulminante. Ma ci pensa lo stesso Chairman e Chief executive della banca, Jamie Dimon, a definire i risultati "molto deludenti" e a spiegare che è solo grazie a profitti rivenienti dall'acquisizione di Washington Mutual che Jp Morgan riporta questo piccolo profitto nel quarto trimestre.

Non meno preoccupanti sono altre notizie, che non provengono solo dall'America, e che ci fanno capire che la crisi finanziaria è lungi dall'essere stata superata nonostante le ingenti iniezioni di denaro pubblico già immesso nel capitale di molte banche in difficoltà. A quanto pare Bank of America ha bussato alla porta del governo federale per avere altri miliardi di aiuti dimostrando di non aver affatto digerito le acquisizioni di Merryl Lynch e dell'altro gigante dei mutui, Countrywide Financial, mentre Citigroup sta tentando di salvarsi attraverso una drastica cura di dimagrimento che comporterà la cessione di un terzo dei suoi asset.

Nel vecchio continente, dopo Santander, altre due big che sembravano essere uscite indenni dalla crisi finanziaria sono in grande difficoltà: il colosso bancario HSBC, ha necessità di una nuova infusione di capitali per 30 miliardi di dollari, mentre Deutsche Bank ha reso noto di attendersi per gli ultimi tre mesi del 2008 una perdita di 4,8 miliardi di euro, che porterebbe il rosso del 2008 a circa 3,9 miliardi di euro. Si aggrava invece l'esposizione di Unicredit nella truffa Madoff attraverso il suo Fondo Pioneer, ad oggi arrivata alla cifra di 880 milioni di euro, mentre resta da verificare se a questa cifra debba essere aggiunta parte dell’esposizione da 2,1 miliardi euro della banca austriaca Bank Medici, di cui l'istituto guidato da Alessandro Profumo detiene il 25% attraverso la partecipazione della controllata Bank Austria.

Secondo il governatore della Banca d'Italia, Draghi, la recessione è destinata ad approfondirsi e prolungarsi, il Pil italiano crollerà del 3,5% nei primi due trimestri del 2009, del 2% nel terzo trimestre e del 1% nel quarto (la media si aggira dunque intorno al 2% nel 2009) prima di risalire di appena lo 0,5% nel 2010 ma avverte anche che "la dinamica del prodotto potrebbe essere ancora più negativa se prendessero corpo i rischi di un ulteriore indebolimento dell'economia mondiale". "Congetture"  e poi "non torniamo al medioevo", commenta Tremonti. "I dati della Banca d'Italia mi sembrano un po' esagerati" gli fa eco Berlusconi. Soli contro tutti continuano a fare orecchie da mercante a Bankitalia, Confindustria, Bce, Ocse, Commissione Europea e Fondo Monetario internazionale che non sono certamente centrali del comunismo internazionale e ci ammoniscono all'unisono. Il fatto è che Tremonti, nonostante le arie da erudito di filosofia e i complimenti di Blair per la sua cultura, rimane quello che è: un mediocre commercialista esperto in 740 creativi.

Un'ultima osservazione. Il debito pubblico, a ottobre pari a 1.670 miliardi, fermo l' attuale trend di crescita, potrebbe arrivare a 1750 miliardi a fine 2009. Questo significa che il costo per interessi non scenderà nel corso del 2009, anche in presenza di tassi prossimi allo zero. Tra l'altro, tassi prossimi allo zero non saranno sostenibili per molto, in presenza di una concorrenza agguerritissima da parte di altri Stati che come l'Italia hanno bisogno di fare cassa attraverso l'emissione di titoli di debito pubblico. E questa volta non è ipotizzabile un intervento del Fondo Monetario Internazionale che ci eviti la bancarotta come negli anni '70.

Se non sono stato molto chiaro e in caso non riusciste a prendere sonno potete sempre consultare le quote del mercato dei credit default swap su debito sovrano (contratti di assicurazione che scommettono sulla bancarotta di un Paese): probabilità del 18 per cento di un default della Grecia entro i prossimi cinque anni, per l’Irlanda del 15 per cento, per l’Italia del 14, mentre la Germania è data al 4 per cento e il Regno Unito al 10 per cento. E la Spagna?


Ancora sui private equity e altre cattive notizie
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 8 gennaio 2009


Si allarga l'allarme sui fondi di private equity di cui vi avevo già parlato in un recentissimo  post. E' il Financial Times ad anticipare che nelle prossime settimane i sottoscrittori di questi fondi riceveranno delle desolate lettere nelle quali verrà comunicato loro che le perdite riportate nel 2008 ammonteranno a un 20 - 30 per cento del valore investito e addirittura che...

[...] the actual losses could far exceed 30 per cent, since many of these companies were bought and taken private at the peak of the financial frenzy. In many deals – particularly ones struck in 2006 and 2007 – private equity firms paid a 25 per cent premium to public market levels to take their targets private.

Per garantire questi rendimenti e per ristrutturare e risanare le aziende acquisite, i fondi di PE sono ricorsi massicciamente al leveraggio (vedi nel glossario alla voce relativa leveraged buy-out), indebitandosi enormemente con le banche, per multipli di 3 o 4 volte il valore delle aziende stesse, per cui, secondo il FT, considerata anche la discesa del 40% del valore del mercato, in realtà le perdite potrebbero aggirarsi intorno al 60 per cento, innescando, aggiungo io, l'effetto a catena di cui ho già detto nel precedente post.

Sulle borse mondiali, dopo un rialzo durato solo due giorni ma che aveva subito dato fiato allo sparuto gruppetto degli inguaribili ottimisti, è poi scesa ieri come una doccia gelata la notizia della perdita negli USA, con riferimento al mese di dicembre, di 693 mila posti lavoro che fa, peraltro, seguito a una flessione di poco meno di 500 mila posti di lavoro nel mese di novembre, il che sta a dire che in soli due mesi sono stati distrutti poco meno di un milione e duecentomila posti di lavoro. Come descrive con una bella immagine Marco Sarli nel suo blog:

[...] la tempesta perfetta in corso oramai da diciassette mesi ci ha abituati a brevi fasi di bonaccia che in genere hanno solo preparato nuove, e spesso più alte, ondate [...]

Che la recessione sia destinata a peggiorare e che quindi non abbia ancora toccato il fondo - e  quasi tutti gli indicatori stanno li a dimostrarlo - non sono io o il partito dei catastrofisti, sempre più numeroso, a prevederlo, ma la stessa Federal Reserve che nel verbale dell'ultima riunione del 15 e 16 dicembre scrive che:

Amid the weaker outlook for economic activity over the next year, the unemployment rate was likely to rise significantly into 2010, to a level higher than projected at the time of the October 28-29 FOMC meeting.

Nel 2010 il livello della disoccupazione sarà più alto di quanto previsto ad Ottobre 2008 a causa dei più deboli risultati dell'economia attesi nel 2009, con il che è chiaro che la Fed non vede nessun inizio della ripresa prima della fine dell'anno.

Molto dipenderà dal piano di Barack Obama, che però rischia di non essere nè carne nè pesce, a causa dell'insano atteggiamento del neopresidente che sembra cercare a tutti i costi l'appoggio anche dei repubblicani. Il progetto di destinare il 40% dei fondi del piano di salvataggio ai tagli fiscali, se da una parte accontenta - per ora - i repubblicani, rischia di rendere insufficienti gli investimenti nelle opere pubbliche, mentre a loro volta i beneficiari dei tagli fiscali saranno portati molto probabilmente a risparmiarli piuttosto che a consumarli per incrementare la domanda.

La situazione, quanto a dimensione ed efficacia dei provvedimenti, non è migliore in Europa e peggio che peggio in Italia, dove la politica di Tremonti di rimanere in mezzo al guado, tra la sponda del rigore e quella di una politica fiscale espansiva si sta dimostrando la peggiore soluzione possibile perché i conti si deteriorano senza migliorare le prospettive dell'economia, come ci spiegano Tito Boeri e Pietro Garibaldi su Lavoce.info.

E, per finire in bellezza, a proposito di un'azione di governo “tempestiva, consistente, duratura, diversificata, contingente, collettiva e sostenibile“, come richiesto dal Fondo Monetario Internazionale, credo tutti abbiamo una domanda da fare al ministro: sa dirci che fine ha fatto il suo bonus-famiglia fantasma?

Ma non facciamo del disfattismo, la crisi è soprattutto psicosomatica e si cura con l’ottimismo, come dimostrano inequivocabilmente i dati sul ricorso alla cassa integrazione.


Depressione endogena
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 30 dicembre 2008


Il Fondo Monetario sollecita, ancora una volta, i governi del mondo a impedire che la recessione si trasformi in una depressione di portata globale, sviluppando con urgenza ampie, comuni e coordinate  iniziative di stimolo economico attraverso un aumento della spesa pubblica e politiche fiscali consistenti e mirate, evitando la trappola degli aiuti settoriali e del protezionismo (vedi anche Luca Iezzi su Repubblica, ma il titolo è inesatto).

Vista l'azione di governo, probabilmente per Tremonti quelli del Fondo Monetario saranno anche loro degli incompetenti come Draghi e quelli del Financial Stability Forum o magari gli economisti che fanno parte del Gruppo dei Trenta o comunque che non la pensano come lui (per la verità Tremonti è rimasto il solo a livello mondiale a pensarla come Tremonti), mentre per Berlusconi anche il Fondo Monetario sarà diventato un pericoloso covo di comunisti da combattere. Italiani, siate ottimisti, la Seconda Grande Depressione nemmeno vi sfiorerà, con questi due alla guida arriverete alla bancarotta direttamente.


Italy's cheese bailout
post pubblicato in Diario, il 14 dicembre 2008


Il nostro governo, accusato di immobilismo di fronte alla crisi economica e addirittura di aver varato una manovra da cui ci guadagna, sembrerebbe invece sostenere alla chetichella i produttori di parmigiano.

Secondo questo articolo apparso sul Wall Street Journal lo Stato italiano avrebbe comprato, per un totale di 50 milioni di euro, 100mila forme di parmigiano reggiano e altre 100mila di grana padano destinandole a opere di carità. Appare strano che il governo non sbandieri ai quattro venti con qualche spot la sua iniziativa nè che i giornali italiani ne parlino. E poi dove sono andate a finire quelle 200mila forme di parmigiano? In quali opere di carità?

Non vogliamo pensar male ed immaginare una delle solite truffe all'italiana. Piuttosto non è che il ministro Tremonti sta preparando una bella sorpresa di Natale ai possessori della social card? Si, l'attesa apertura dei Grandi Magazzini di Stato dove finalmente i poveri potranno spendere la loro finora inutile tessera?


Si scrive Bot, si legge "armi di distruzione di massa"
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 5 dicembre 2008


Il tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti fa marcia indietro dopo aver espresso, due giorni fa, preoccupazioni sul debito pubblico e sui titoli di Stato per giustificare la sua modesta manovra economica e dopo che il suo collega Sacconi aveva rincarato la dose evocando fantasmi di bancarotta all'Argentina. Ieri è tornato sull'argomento e, come ogni buon piazzista che si rispetti, ha tessuto le lodi della solidità dei nostri conti e della bontà dei nostri titoli di Stato per rassicurare gli investitori.

Il ministro Tremonti fa il suo mestiere, ma noi è da qualche tempo che, nel nostro piccolo, segnaliamo strane manovre speculative intorno al nostro debito pubblico. Abbiamo parlato di una Santa Alleanza tra Londra, Parigi e Berlino sempre più insofferenti delle evidenti anomalie presenti nel nostro paese, dalla politica economica seguita dal nostro governo a quella indecente concentrazione del potere economico nelle mani di Berlusconi, senza dimenticare l'ultima occasione di scontro, l'impudente e ottusa opposisizione del governo italiano al pacchetto ambientale fortemente voluto da Sarkozy.

E abbiamo parlato della crescente irritazione americana nei confronti di Berlusconi in influenti ambienti politici e di Wall Street, dove il potente miliardario Rupert Murdoch, editore tra l'altro anche della bibbia della finanza a stelle e strisce, il Wall Street Journal, conterà pur qualcosa.

Il problema non è dunque il nostro debito pubblico ma ha un nome e cognome e si chiama Silvio Berlusconi. Da qualche mese, mani forti, dietro le quali poi si muove anche la speculazione di chi non ha logiche politiche, stanno tenendo sotto pressione i nostri titoli di stato, come segnala lo spread sempre più ampio con il bund tedesco. Qualcuno sta scommettendo sulla bancarotta dell'Italia e della sua economia.

Prendiamo, come termometro, i famigerati Credit default swaps. I Cds sono contratti in cui, in cambio di una tariffa, una controparte garantisce la restituzione del debito, se il debitore fallisce e smette di pagare. Ebbene, all'inizio di novembre, il Cds in assoluto più trattato nel mondo era la protezione contro una bancarotta del governo italiano.

Come scrive oggi Maurizio Ricci su Repubblica 'il motivo maggiore di inquietudine è... la fragilità strutturale del debito. Nel 1995, il grosso dei titoli di Stato era nelle mani delle famiglie italiane, il "popolo dei Bot": il 40 per cento era nelle banche e solo il 10 per cento presso investitori esteri. Nel 2006, secondo gli ultimi dati disponibili del Tesoro, la situazione è completamente rovesciata: solo il 10 per cento dei Bot è in mano a famiglie italiane. Oltre il 30 per cento è nelle banche, il grosso (53 per cento) è, ormai, debito con l'estero.'

'L'incubo dei Bot ci accompagnerà per tutto il 2009, quando, asta dopo asta, il Tesoro si troverà a rinnovare i 200 miliardi di euro che, normalmente, rastrella sul mercato, in una situazione in cui il credito che circola resta asfittico e in cui paesi che, di solito, ricorrono poco al mercato vi entreranno, invece, in misura massiccia: gli analisti calcolano che, l'anno prossimo, i vari governi dell'eurozona chiederanno agli investitori prestiti complessivi per 2 mila miliardi.'

Una situazione ideale per chi volesse destabilizzare un governo che con le sue politiche e grazie a Berlusconi e al suo conflitto d'interessi (vedi guerra con Murdoch) si è già creato tanti nemici anche fuori dall'Italia, nelle cancellerie dei paesi più forti del mondo e negli ambienti finanziari internazionali. Purtroppo a pagare il conto di questa Armageddon finale non sarebbero solo Berlusconi e le sue aziende, ma tutta l'Italia.


Rischio Argentina o terrorismo di Stato?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 3 dicembre 2008


Il sospetto che ci fosse una ragione non detta dietro la dimessa manovra anti-crisi di Tremonti l'avevo avanzata e spiegata già nei miei pensieri proibiti ed ora con il contagocce il tre volte ministro dell'economia comincia a fare le prime ammissioni.

Non sarebbe tanto il patto di stabilità a preoccupare Tremonti quanto i titoli di Stato: secondo il ministro la politica italiana deve essere dettata dalla "prudenza" perché "il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatte da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie".

Il ministro Sacconi a sua volta va allo scoperto parlando di un rischio bancarotta per il Paese, certo "non probabile, ma non impossibile". Dice Sacconi: "non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensioni e stipendi e faremmo la fine dell'Argentina".

Uno lancia il sasso e l'altro alza il tiro: la sceneggiata continua. Per vincere le elezioni hanno montato ad arte il problema sicurezza ora cominciano a terrorizzare la gente con il rischio bancarotta per poter approvare provvedimenti che altrimenti sarebbero impopolari e scatenerebbero una rivoluzione.

Mercato Libero fa addirittura una lista di queste indicibili idee che frullano nella testa del tre volte ministro dell'economia per salvare l'Italia dalla evocata bancarotta:
1) Taglio spesa sociale (no a spese ospedaliere, no a spese per educazione)
2) Taglio spesa pensioni
3) Aumento tasse
4) Patrimoniale
5) Moratoria sul debito
6) Uscita dall'euro
7) Svendita del patrimonio

Se invece fosse vero che siamo alla frutta, allora il governo avrebbe il dovere di dire fino in fondo a tutti gli italiani come stanno veramente le cose e dovrebbe chiedere seriamente la collaborazione e il coinvolgimento dell'opposizione per varare insieme un piano per salvare l'Italia dalla bancarotta. Altrimenti sarebbe ancora una volta vero che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Scrive Luigi Guiso su Lavoce.info: "La strategia anti crisi dell'Italia è ispirata alla massima cautela: misure dell'ordine dello 0,3 per cento del Pil contro il 7 per cento di altri grandi paesi. Si dice per tener conto del debito pubblico. Ma altrettanto rigore non è stato dimostrato in altre vicende. E' una situazione paradossale in cui il governo non ha né una politica fiscale proporzionata alla recessione che stiamo attraversando né una di stabilizzazione strutturale del debito. Ci guadagna solo il ministro dell'Economia, che dall'ambiguità vede aumentare il suo potere."


Editto albanese contro i catastrofisti
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 3 dicembre 2008


La scorsa settimana, presentando il suo piano anti-crisi, il tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti aveva affermato che "L'Italia oggi è più solida di quanto possiamo immaginare".

Ieri il Giornale di Berlusconi ha accusato la sinistra di essere "catastrofista" perchè dipinge un paese in ginocchio. Ma non era stato proprio Berlusconi a descrivere un'Italia in ginocchio durante la campagna elettorale, quando il paese non era ancora ridotto così male come oggi, dopo sei mesi del suo governo? Qualcuno aveva forse notato che nel frattempo l'Italia si fosse rialzata?

Proprio lo stesso giorno in cui il Giornale attacca la sinistra, escono delle macabre notizie che il quotidiano si guarda bene dal riportare: il consumo di energia elettrica da parte dell'industria italiana è diminuita di un terzo negli ultimi due mesi, un chiaro segno della forza della recessione e "un colpo ai tentativi di questo governo di minimizzare la profondità della crisi" come scrive il Financial Times.

Terna, la compagnia che distribuisce l'energia sulla rete nazionale, ha registrato una caduta del 30 per cento dei consumi nei mesi di Ottobre e Novembre, ha dichiarato ieri il suo amministratore delegato Flavio Cattaneo. Meccanica e auto i settori più colpiti. Lo stesso ministro dei trasporti ha dovuto ammettere che le vendite di auto nel mese di Novembre sono scese del 29 per cento rispetto all'anno precedente.

In un paese normale i giornali farebbero titoli a tutta pagina su queste notizie e sulla previsione di quasi un milione di posti di lavoro in meno nel 2009, senza contare il mezzo milione di precari che verrà mandato a casa. Invece no, bisogna essere ottimisti e non criticare gli inesistenti o controproducenti provvedimenti del governo, altrimenti si viene invitati attraverso editti non più bulgari ma albanesi a cambiare mestiere.

In attesa che venga istituito anche il Minculpop e affidato a qualcuno meno molliccio di Bondi, possiamo continuare a leggere la verità sui giornali stranieri, come l'autorevole Financial Times, che oggi scrive che l'Italia è già in recessione dopo due trimestri di contrazione della produzione economica. Dopo un decennio di ritardo sui tassi di crescita europei - afferma il quotidiano britannico - la terza più grande economia della zona euro sta andando verso una recessione più profonda rispetto a quella dei paesi al suo medesimo livello. Italy is already in recession following two quarters of shrinking economic output. After a decade of lagging behind European growth rates, the eurozone’s third largest economy is heading towards a longer and deeper recession than its peers, according to analysts’ forecasts.

Gli analisti dicono che un sistema creditizio arretrato ha aiutato le banche italiane ad evitare il peggio della tempesta finanziaria ma che l'Italia in quanto secondo paese esportatore al mondo di prodotti industriali non può sfuggire alla tempesta che sta colpendo l'economia reale. Analysts say conservative lending practices have helped shelter Italian banks from the worst of the global financial storm, but Italy – with a large industrial sector as the world’s second largest exporter of capital goods – cannot escape the storm hitting the real economy.

Tito Boeri, professore di economia presso l'Università Bocconi, denuncia il "miserabile terzo di un punto del PIL" di stimolo previsto dal piano Tremonti che accusa per il suo lassismo fiscale nella precedente esperienza di governo di centro-destra nel periodo 2001-06 mentre ora adotta una politica del "goccia a goccia" quando invece i tagli fiscali sarebbero davvero necessari. Tito Boeri, professor of economics at Bocconi university, slammed the “miserable third of a point of GDP” stimulus, accusing Mr Tremonti of being fiscally lax during the previous 2001-06 centre-right administration, but now adopting a “drip drip” policy when tax cuts were really needed.

Conclude così il Financial Times prima che il suo direttore venga accusato di catastrofismo anche lui e invitato da Berlusconi a dimettersi e a cambiare mestiere. Abituato a comandare l'Italia come fosse una sua Azienda dove non ha nemmeno bisogno di discutere le sue decisioni in un consiglio di amministrazione il Cavaliere dovrà comunque farsene una ragione se c'è sempre meno gente disposta a credere che possa fare un secondo miracolo di Lazzaro.


Pensieri proibiti
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 29 novembre 2008


Il ministro Tremonti affronta la drammatica crisi economica come se stesse organizzando una scampagnata. Il piano del governo presentato ieri da un inedito quartetto composto da Berlusconi in versione Pinocchio, il suo tre volte ministro dell'economia e da due improbabili assistenti come Calderoli e La Russa che interpretavano la parte dei cavoli a merenda, è cupamente modesto, come sottolinea anche il Financial Times, inadeguato e privo delle risorse necessarie a far fronte a una crisi che sta diventando devastante. In poche parole, solo fumo e pochissimo arrosto. Il tre volte ministro dell'economia ha avuto persino l'ardire di definirlo 'un piano keynesiano' e in quel momento Keynes si è rigirato anche lui tre volte nella tomba.

Delle due l'una: o Tremonti sottovaluta la profondità della crisi o sa qualcosa che non vuole e/o non può dire, e cioè che la situazione è molto più grave di come appare anche allo più sprovveduto degli osservatori. Il sospetto è che ci sia qualcosa di terribilmente vero nella seconda ipotesi soprattutto dopo la notizia che in questi ultimi due giorni lo spread tra Bund e Btp è salito da 107 a 121 punti base (+13%). A Settembre lo spread era ancora intorno ai 70 punti, a fine Ottobre appena sotto i 100 punti. Oggi è a 127 punti base. Il dato indica la crescita della sfiducia dei mercati sulla solvibilità del nostro paese e che ci sono mani forti che stanno scommettendo contro la tenuta della nostra economia e dell'Italia all'interno dell'euro.

Non mi piacciono i teoremi complottisti ma di questa situazione, seppur al condizionale, ne avevo già dato conto. Il comportamento del duo Berlusconi-Tremonti è quanto mai sospetto in questo senso. Se tal ipotesi fosse vera allora il governo ha il dovere di dire fino in fondo come stanno veramente le cose per chiedere, in questo caso sì, la collaborazione di tutti, compresa l'opposizione e varare insieme un piano per salvare l'Italia dalla bancarotta. Altrimenti chiedere collaborazione per un piano da burletta approvato in dieci minuti è soltanto una presa in giro e una provocazione che giustamente va rispedita al mittente.


E Berlusconi dov'è?

Natale in casa Cupiello
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2008


Il mio amico Graziano Cupiello che fa il commerciante e come hobby colleziona ogni tipo di carta di credito, attende con trepidazione che per Natale gli arrivi a casa la social card spedita personalmente da Robin Tremonti.

Lui è dentro i parametri: 6.000 euro di reddito, una sola casa di proprietà (attico di 220 mq con vista panoramica e in pieno centro) e una solo auto (un Suv di cui non dico la marca per non fare pubblicità ma che gli consuma, si lamenta sempre, una media di 400 euro al mese di carburante).

Poveraccio, mi  consolo, sai che sorpresa quando cercherà di spenderla. Come, non lo sapete? Solo il 5 per cento della grande distribuzione ha aderito alla convenzione. E i poveri veri? Beh, per poter spendere quell'elemosina, dovranno aspettare che Babbo Natale Tremonti apra i Grandi Magazzini del Popolo.



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permalink | inviato da meltemi il 26/11/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Anatre zoppe e carrarmati di cartone
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 25 novembre 2008


La Federal Reserve ha stanziato oggi altri 800 miliardi di dollari per sbloccare il credito a favore dei consumatori e delle piccole imprese, acquisendo obbligazioni e titoli ipotecari emessi o garantiti in gran parte da Fannie Mae e Freddie Mac ed altre agenzie governative.

Mi risulta che anche Fannie Mae e Freddie Mac sono già state nazionalizzate e quindi le loro obbligazioni sono già in carico del debito del governo Americano così come per le altre agenzie, che sono, appunto, governative.

Perchè allora l'amministrazione Bush non dichiara che le obbligazioni sono già garantite dallo Stato e non vengono girate direttamente al Tesoro invece di farle gravare sul bilancio della Federal Reserve?

Non vi sembra uno strano gioco delle tre carte? Cosa si nasconde dietro questa mossa? Un teologo liberista ed esperto di finanza creativa come il tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti sarebbe in grado di rivelare l'arcano?


Solida come una valanga
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 21 novembre 2008


"Come sempre nella storia, capacità finanziaria e perspicacia politica sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d'affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l'inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro. Questa è la minaccia per il capitalismo (...) E' ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana!".

Questo passo di John K. Galbraith sembra magnificamente adattarsi alla situazione attuale e all'atteggiamento del nostro premier Silvio Berlusconi che continua a sprizzare ottimismo da tutti i pori e a parlare di economia e banche solide nelle dichiarazioni che concede tra una barzelletta e un nascondino con cucù finale. E' il pelo dell'imprenditore che viene fuori o un problema di demenza senile? Probabilmente c'è un mix tra i due fattori, ma il Cavaliere ha un piano ben preciso. Molto più sincero il suo per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti il quale parla di guerra tra mostri senza la possibilità di poter vedere a breve il "game over".

Mostri alimentati negli ultimi giorni da una serie di dati catastrofici che hanno colpito i mercati finanziari mondiali e che dimostrano a chi li interpreta con il loro vero significato che da questa crisi non c'è alcuna possibilità di uscita sino a quando qualcuno non capirà che "l'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente" (Robert Reich). Da questa crisi si può uscire solo con un grande redistribuzione del reddito  e fino a quando tutti coloro che negli ultimi anni hanno accumulato ricchezze costruite su debiti fondati sul niente non saranno disponibili a fare un passo indietro nulla potrà cambiare.

Questa è la peggiore crisi dalla grande depressione. Negli Stati Uniti sono stati persi 1,2 milioni di posti di lavoro dall'inizio dell'anno ma in realtà, come abbiamo già visto, sono molti di più di quanto non dicano oggi i dati ufficiali. E cosa accadrebbe se lasciassero fallire, come vorrebbero gli oltranzisti del liberismo, i tre big americani dell'automobile? Le stime più ottimistiche parlano di almeno 10 milioni di licenziamenti come effetto immediato ma il fallout di questa esplosione atomica farebbe il deserto nel resto del paese e poi del pianeta.

Altri dati, gli ultimi della serie? Una flessione record dei prezzi al consumo su base mensile (-1 per cento), un dato che fa peraltro seguito ad una maxi flessione del 2,8 per cento, sempre su base mensile, registrata il giorno prima dall’indice che misura i prezzi alla produzione e che si accompagna ad un ulteriore calo delle nuove case e dei cantieri edlizi a livelli che non si verificavano dal 1959, hanno letteralmente zittito la residua pattuglia di ottimisti ad oltranza che continuavano a vedere la ripresa dietro l'angolo.

Citigroup...troppo grande per fallire...ma anche troppo grande per essere salvato. Nell'ultima settimana Citigroup ha dimezzato il suo valore ed è di oggi la notizia che il colosso bancario americano potrebbe essere messo in vendita. Se accadesse quel che è accaduto con Lehman Brothers gli effetti sarebbero devastanti, non tanto negli Usa quanto nel resto del mondo perché ben 773 miliardi dei suoi depositi risiedono all'estero. I risparmiatori americani (100 miliardi di dollari depositati) sarebbero coperti dal loro fondo di garanzia ma chi salverebbe il resto del mondo?

Il messaggio lanciato dal G20 non poteva poi essere peggiore. Attendere Aprile per prendere delle decisioni comuni vuol dire arrivare quando la casa sarà già bruciata e le borse hanno reagito toccando in questi giorni i loro minimi storici. Ma più che per l'andamento delle borse il panico dovrebbe dilagare per due indici Usa del mercato del credito: il tasso di interesse per i Buoni del Tesoro a tre mesi è sceso fino allo 0,02% mentre per i junk bond ha superato il 20%, un chiaro segnale che siamo in piena emergenza.

Il problema è che dietro questa chiara volontà dilatoria dei governi e delle autorità monetarie non vi è inerzia ma un’insopprimibile voglia di fare da padroni in casa propria, non costretti da scelte sopranazionali e da criteri condivisi con gli altri partners: ognuno per sé e tutti per sé. Quale occasione migliore per un regolamento di conti interno tra potere economico e potere politico? E' quanto si configura nei paesi Europei ed anche in Italia dove Berlusconi sparge ottimismo a piene mani sapendo che in questa situazione a guadagnare dai provvedimenti che si profilano saranno solo lui ed i suoi amici.

Gli investimenti nelle infrastrutture significano altri soldi a Impregilo, Benetton, Ligresti e compagnia bella, consolidando il nuovo nucleo del capitalismo italiano sotto il controllo del Cavaliere. Come ai tempi di guerra, qualcuno, pochi, si arricchiranno con il mercato nero degli aiuti di Stato e i più saranno ridotti alla fame, perchè questo governo, a parte qualche elemosina, non ha nessuna intenzione di aiutare le piccole imprese, le famiglie, i lavoratori e i pensionati.

In realtà Berlusconi sa bene di dire una bugia quando dice che il nostro sistema bancario è solido e nello stesso tempo il suo ministro dell'economia predispone un piano che costringerà i maggiori gruppi bancari a perdere la loro autonomia e a fondersi insieme per sopravvivere e lo sa anche il mercato che deprime i valori di quelle banche facendoli arrivare ai propri minimi storici, giustificando così l'incombente intervento statale.

Un esempio per tutti, il Monte dei Paschi Siena, che vede il suo tier 1 (indice che misura la solidità di una banca ed è derminato dal rapporto tra patrimonio netto e impieghi) ridotto al 4,7%. Il gruppo senese necessiterebbe già oggi di una ripatrimonializzazione di almeno 2 miliardi per arrivare al 6%, ma il tre volte ministro dell'economia Tremonti è pronto a sfornare un decreto il 26 novembre con il quale alzerà l'asticella all'8% costringendo una banca che oggi capitalizza a mala pena 5 miliardi ad un aumento di capitale di altri 6 o 7 miliardi. E dove pensate che il Monte Paschi possa trovare quei capitali e a quali condizioni?


Berlusconi è vivo e gioca a nascondino
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 18 novembre 2008


Il Segretario del Tesoro americano, Henry Paulson e il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, questa mattina, davanti ad un'audizione del Congresso, hanno dichiarato che ci sono solo dei modestissimi segnali di miglioramento nella crisi finanziaria e che non basteranno i 700 miliardi di dollari stanziati per il cosiddetto piano di salvataggio di Wall Street per rimettere in moto l'economia nè è prevedibile quando sarà possibile uscire da questo cupo clima recessivo.

Più tardi ad un convegno organizzato dal WSJ, di nuovo Henry Paulson, si è "accapigliato" con altri due ex Segretari del Tesoro, Robert Rubin e Lawrence Summers, che fanno parte della squadra economica di Barack Obama, sulla efficacia o meno dei tagli fiscali alla classe media - eterno motivo di scontro tra repubblicani e democratici - , ma non ha potuto che convenire sulla necessità di mettere in campo un massiccio piano di stimoli fiscali, non temporanei, ma che coprano almeno l'arco dei prossimi due o tre anni.

Le due notizie confermano, se ce ne fosse bisogno, quanto grave sia la situazione e di come necessiti di interventi straordinari e massicci. Per questo il piano prima tenuto segreto come fosse un asso nella manica e poi strombazzato dal tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti come la Panacea della recessione in cui è entrata ufficialmente l'Italia, non sembra altro che un pannicello caldo messo ad un malato di broncopolmonite. Ha ragione Bersani a parlare di "carri armati di cartone pronti per la parata".

Il piano di Tremonti sembra ispirarsi a quella finanza creativa che ha inventato i derivati: non fa altro che reimpacchettare soldi vecchi, che c'erano già, cambiandone la destinazione. Lo stesso Brunetta è costretto ad ammetterlo quando dice che sono "fondi destinati a mille piccoli interventi che saranno invece rimessi insieme e destinati a pochi grandi investimenti".
 
In realtà degli 80 miliardi previsti dal piano, la metà sono stati stanziati dall'Unione Europea per spese triennali a favore di ambiente, sviluppo e ricerca. Altri 16 miliardi, di cui 12 provengono dall'UE e 4 da progetti di finanziamento, verranno dirottati in spese per infrastrutture, tra cui il ponte sullo Stretto. In un pacchetto a parte di 14 miliardi vengono "impacchettate", tutto compreso, le spese per gli eventuali salvataggi bancari, gli aiuti fiscali per le famiglie e altri tagli fiscali non meglio specificati.

Capisco che, nonostante il momento sociale ed economico sia drammatico, Berlusconi, purtroppo ormai irrimediabilmente affetto da demenza senile, non trovi di meglio che giocare a cucù con la Merkel ma da Tremonti mi aspettavo qualcosa di meglio di un copione per il Bagaglino. Ma evidentemente si è fatto contagiare anche lui.


Da sinistra: Henry Paulson, Robert Rubin e Lawrence Summers

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