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in Italia è sempre tempo di elezioni
Rischio Argentina o terrorismo di Stato?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 3 dicembre 2008


Il sospetto che ci fosse una ragione non detta dietro la dimessa manovra anti-crisi di Tremonti l'avevo avanzata e spiegata già nei miei pensieri proibiti ed ora con il contagocce il tre volte ministro dell'economia comincia a fare le prime ammissioni.

Non sarebbe tanto il patto di stabilità a preoccupare Tremonti quanto i titoli di Stato: secondo il ministro la politica italiana deve essere dettata dalla "prudenza" perché "il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatte da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie".

Il ministro Sacconi a sua volta va allo scoperto parlando di un rischio bancarotta per il Paese, certo "non probabile, ma non impossibile". Dice Sacconi: "non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensioni e stipendi e faremmo la fine dell'Argentina".

Uno lancia il sasso e l'altro alza il tiro: la sceneggiata continua. Per vincere le elezioni hanno montato ad arte il problema sicurezza ora cominciano a terrorizzare la gente con il rischio bancarotta per poter approvare provvedimenti che altrimenti sarebbero impopolari e scatenerebbero una rivoluzione.

Mercato Libero fa addirittura una lista di queste indicibili idee che frullano nella testa del tre volte ministro dell'economia per salvare l'Italia dalla evocata bancarotta:
1) Taglio spesa sociale (no a spese ospedaliere, no a spese per educazione)
2) Taglio spesa pensioni
3) Aumento tasse
4) Patrimoniale
5) Moratoria sul debito
6) Uscita dall'euro
7) Svendita del patrimonio

Se invece fosse vero che siamo alla frutta, allora il governo avrebbe il dovere di dire fino in fondo a tutti gli italiani come stanno veramente le cose e dovrebbe chiedere seriamente la collaborazione e il coinvolgimento dell'opposizione per varare insieme un piano per salvare l'Italia dalla bancarotta. Altrimenti sarebbe ancora una volta vero che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Scrive Luigi Guiso su Lavoce.info: "La strategia anti crisi dell'Italia è ispirata alla massima cautela: misure dell'ordine dello 0,3 per cento del Pil contro il 7 per cento di altri grandi paesi. Si dice per tener conto del debito pubblico. Ma altrettanto rigore non è stato dimostrato in altre vicende. E' una situazione paradossale in cui il governo non ha né una politica fiscale proporzionata alla recessione che stiamo attraversando né una di stabilizzazione strutturale del debito. Ci guadagna solo il ministro dell'Economia, che dall'ambiguità vede aumentare il suo potere."


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