.
Annunci online

in Italia è sempre tempo di elezioni
Anno zero il giorno dopo
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 12 dicembre 2008


Deprimente vedere sempre gli stessi economisti, portati di teatrino in teatrino e di canale in canale come madonne pellegrine, aggrapparsi allo loro vecchie fallimentari e fallite teorie e dispensare insipide e stantie ricette per una crisi di cui ancora stentano a comprendere ragioni, effetti e dimensioni. D'altra parte che altra offerta  pretendere da una televisione indietro anni luce rispetto ad Internet e al mondo reale? Niente altro che conformismo e ossequio dell'ovvio, dell'establishment liberista e del padrone.

Si, lo so, bisogna sbarcare il lunario, ma fa comunque sempre senso sentir parlare ancora di "più mercato e meno Stato" e di teorie liberiste come se fossero l'unico universo esistente. Poveracci, assomigliano a quei giapponesi che hanno continuato la guerra per decenni, nascosti nella jungla di qualche atollo del Pacifico, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con la non piccola scusante, come dice Marco Sarli, che "quelli - almeno - non avevano una radio che consentisse loro di ascoltare in diretta il drammatico discorso di resa del loro imperatore".

E' la tempesta perfetta, bellezze: il liberismo è stato spazzato via, il capitalismo, almeno per come l'abbiamo fin qui conosciuto, è arrivato al capolinea. Prendetene atto e girate pagina. Avete fallito. Guardatevi intorno: non lo vedete il fallimento del mercato, il fallimento del sistema finanziario, il fallimento della finanza creativa, il fallimento del sistema automobilistico, il fallimento del sistema immobiliare, 'sospesi nel vuoto del precipizio ma con le reti della protezione statale'?

E questo è solo e ancora l'inizio, l'effetto domino è appena partito. Arriveranno ancora altre tempeste che vanno al di là di qualsiasi immaginazione e di qualsiasi possibile intervento statale: la prossima guerra dei titoli pubblici, il terremoto dei mutui versione ARMS, il ciclone delle carte di credito, il buco nero di AIG che metterà a dura prova i bilanci della Federal Reserve non appena incomincerà l'ondata dei fallimenti, la caduta del dollaro (già in atto), le migliaia di miliardi di dollari di prodotti più o meno strutturati e di Credit Default Swaps (CDS) che affioreranno l'anno prossimo, il salvataggio in vista di altri colossi bancari in America e anche in Europa, la crescita esponenziale della disoccupazione e della rabbia sociale e chi più ne ha e più ne metta.

Gli ultimi dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti sono devastanti: nella prima settimana di dicembre c'è stato un incremento di 58mila unità rispetto alle previsioni su base mensile, 573mila. A questo punto è difficile fare proiezioni.  Nel mese di dicembre potrebbero arrivare a 600mila - 700mila, portando il totale dei disoccupati dai 4.429.000 di novembre a oltre 5 milioni (e avvertiamo come sempre che questi dati sono sempre calcolati per difetto).

Intanto gli ultimi strenui difensori del liberismo hanno affossato al Senato il piano di aiuti ai tre big dell'automobile, spalancando a GM e Chrysler le porte del tribunale fallimentare e a 6 milioni di lavoratori il baratro della disoccupazione e della perdita dell'assicurazione sanitaria anche per le loro famiglie con la prospettiva per molti di essi di perdere anche l'auto e la casa. In reazione oggi crollano anche le borse di tutto il mondo.

Tutto questo in nome della lotta contro il Socialismo che Barak Obama vorrebbe introdurre, secondo loro,  nello Stato a stelle e strisce. Berlusconi, che di marxisti-leninisti se ne intende, ma anche qualche economista di casa nostra farebbero la loro bella figura in mezzo a questi irriducibili che fingono di ignorare che larga parte del sistema finanziario statunitense è da mesi controllata da quello stesso Stato federale che loro vorrebbero ridotto ai minimi termini.

Sistema finanziario che torna a far parlare di sè, dopo aver incassato la prima tranche di aiuti per la bellezza di 350 miliardi di dollari e scalpita per gli altri 350 congelati da Obama. E' la Bank of America a rompere gli indugi e ad annunciare un piano di licenziamenti in tre anni per 35mila lavoratori, mentre intanto il top manager John Thain chiede un modesto bonus di 10 milioni di euro per aver salvato Merrill Lynch evitandole di condividere il destino di Lehman Brothers ma dimentica che le perdite di Merrill Lynch sono state socializzate (cioè pagate con i soldi dei contribuenti) e che senza la garanzia statale, Bank of America non avrebbe mai rilevato quel cadavere.

Dopo questa panoramica americana è ancora più deprimente guardare alle cose di casa nostra, dove il governo si muove secondo nessuna logica, ai limiti dell'immobilismo, e dove arrivano i dati sulla produzione industriale e vengono scoperti gli altarini. Il crollo della produzione, infatti, è stato fortissimo nei primi mesi dell'anno (quando non si parlava ancora di crisi finanziaria) e paradossalmente si è affievolito verso gli ultimi mesi. Che vuol dire? Che i nostri imprenditori e i nostri manager ben pagati erano già falliti e che ora approfittano della crisi per dare la colpa a una catastrofe planetaria ed evitare di dover fare le valige.
 
Così come è deprimente vedere il nostro premier, ridottosi a caricatura di un qualche ducetto vero del passato, straparlare di marxisti-leninisti, di costituzione e di questione morale e azzuffarsi con gli altri leader europei sulla questione del rispetto degli impegni su clima ed energia perdendo così una grande opportunità che invece negli Stati Uniti Obama ha colto: quella di gettare le basi della cosiddetta terza rivoluzione industriale basata sulla produzione di energia alternativa, una scelta che consentirebbe non solo la creazione di milioni di posti di lavoro, ma anche la realizzazione di un modello di sviluppo molto più sostenibile sia sul piano ecologico che sociale di quello attuale.



Links:
Sospesi nel vuoto
Il dollaro riprende a scendere
Unenployment Claims
The Politics and Economics of the Auto Bailout
Sfoglia novembre        gennaio
calendario
adv