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in Italia è sempre tempo di elezioni
Merci Silvio
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2009


«Merci Silvio»,  grazie Silvio, titola ironicamente Les Echos: i francesi ringraziano il premier Silvio Berlusconi per avere impedito in aprile un'acquisizione di Alitalia ben più onerosa per Air France-Klm.

Ora – sottolinea il quotidiano economico e finanziario d'Oltralpe - la compagnia franco-olandese fa un affare migliore, spende meno e ottiene «l'essenziale»: «con questa partecipazione del 25%, la compagnia franco-olandese si assicura posizioni di rilievo sul quinto mercato aereo europeo, uno dei più redditizi».

«Non male per un'operazione il cui prezzo, 300 milioni, resta tutto sommato ragionevole», scrive Les Echos. «Ci si può persino chiedere se Silvio Berlusconi non ha reso un insigne servizio ad Air France-Klm nell'aprile 2008, quando ha fatto fallire il progetto di acquisto di Alitalia per 1,5 miliardi di euro in nome dell' "italianità".»

Anche noi italiani ringraziamo Silvio perchè è vero che a nostro carico restano 3 miliardi e rotti di debiti, ma vuoi mettere la soddisfazione di farci ridere dietro da tutta la stampa d'oltralpe?


Una Santa Alleanza contro Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2008


Cresce l'insofferenza di Gran Bretagna, Francia e Germania per le sempre più evidenti anomalie presenti nel nostro paese, dalla politica economica seguita dal nostro governo a quella indecente concentrazione del potere economico nelle mani di Berlusconi attraverso Mediobanca e il controllo delle maggiori banche italiane, senza dimenticare l'ultima occasione di scontro, l'impudente opposisizione del governo italiano al pacchetto ambientale.

Ma non è che in qualche cancelleria europea vi sia qualcuno che vagheggia un rimpasto tra i paesi dell'eurozona? si chiede Marco Sarli in questi due articoli ( 1 ) - ( 2 ). Insospettisce il differenziale tra il BTP ed il Bund tedesco salito improvvisamente, tanto da apparire addirittura pilotato, da poche decine di punti base a 132 punti e che non può essere spiegato solo con una improvvisa caduta della fiducia internazionale sulla solvibilità del nostro paese.

Una controprova dell’esistenza di questo nuovo asse Londra-Parigi-Berlino e delle sue intenzioni potrebbe venire proprio dall’anello debole del nuovo blocco di potere, l’Alitalia, con un’offerta a sorpresa di qualche compagnia aerea, forse anglosassone, che verrebbe a rompere le uova nel paniere alla CAI di Colaninno! Fantapolitica? Forse, ma è già successo che l'Italia abbia pagato un prezzo per entrare nell'euro. Ora, grazie a Berlusconi, quale altro dovremo pagarne per restarci?


La Legge è uguale per tutti (quelli come Lui)
post pubblicato in Diario, il 9 ottobre 2008


Chi l'ha detto che il premier per evitare il processo Mills si è fatto una legge ad personam pensando solo a sè stesso? Il Cavaliere sa anche essere generoso e altruista e a colpi di decreto ha già iniziato la sua riforma della giustizia.

Nel provvedimento del governo per Alitalia si nasconde un articolo che potrebbe evitare le condanne per i crac Cirio e Parmalat. Lo ha svelato un'inchiesta di Report, il programma di RaiTre: se non c'è stato il fallimento delle società coinvolte negli scandali, i reati commessi dai manager non sono perseguibili. Il governo, così, salverebbe Tanzi, Geronzi e Cragnotti.

A questo punto, con un tale precedente, il ventilato decreto che prevede l'impunità anche per i ministri accusati di reato sarebbe in discesa. Il passo successivo potrebbe essere la riabilitazione, a futura memoria, dell'eroe della mafia Vittorio Mangano, meglio conosciuto come lo stalliere di Arcore.

Con la sua riforma della giustizia non c'è dubbio che il premier passerebbe dall'attuale 80 per cento di gradimento da parte degli italiani ad un ancora più rotondo e lusinghiero 90 per cento. Se poi liberasse anche quel poveraccio di Totò Reina non pensate che potrebbe rosicchiare altri due o tre punti?


Aggiornamento
Tremonti minaccia le dimissioni. "O va via l'emendamento" salva-manager o "va via il ministro dell'Economia" ha dichiarato Giulio Tremonti, parlando questa mattina davanti al Senato. "Quell'emendamento è fuori dalla logica di questo governo" ha aggiunto. Sarà, ma chi l'ha proposto? Non sarà nella logica del governo ma se è in quella del Cavaliere, che conta la logica dei suoi dipendenti? Staremo a vedere.

Processo Parmalat

Berlusconi ordina, l'Enac esegue?
post pubblicato in Diario, il 22 settembre 2008


In attesa che i suoi sondaggi gli dicano quanto potrà costargli, in termini di consenso elettorale, la scelta tra il fallimento di Alitalia e la figuraccia di dover ora dire sì ad una compagnia aerea internazionale dopo aver affossato la soluzione Air France, il Cavaliere, giocando d'anticipo, continua a ripetere e a far ripetere ai suoi dipendenti che non ci sono altre soluzioni e il fallimento sarà colpa della sinistra e della Cgil. Per drammatizzare ancor più la situazione e gonfiare le trombe della sua propaganda si è mobilitato uno stuolo di politici, sindacalisti, giornalisti, televisioni, enti e istituzioni.

Ecco così che anche l'Enac, l'ente regolatore del trasporto aereo in Italia, lancia il suo ultimatum: tre giorni di tempo per presentare un piano credibile per far volare Alitalia. E' davvero "bizzarro" che il suo presidente, Vito Riggio, così solerte nel minacciare la revoca della licenza ad Alitalia,  non abbia avuto analoghi comportamenti restrittivi in merito alla licenza di altri vettori, come per esempio Volare o Alpi Eagles, che hanno avuto problemi ben più seri di quelli della compagnia di bandiera e che per mesi interi hanno tenuto in ostaggio i passeggeri. Non sarà forse per l'educazione ricevuta dai gesuiti, al Gonzaga di Palermo, insieme a Marcello Dell'Utri ed altri compagni di studio eccellenti? Ad maiorem Dei gloriam.


Alitalia, il Financial Times accusa Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 22 settembre 2008


«La compagnia di bandiera sta per perdere le ali, e in gran parte perchè Silvio Berlusconi ha promesso di mantenerla italiana». Non è Di Pietro o Veltroni a dirlo. Nè Casini o il ministro ombra Bersani. L’ultimo attacco frontale al presidente del consiglio arriva dal prestigioso Financial Times e naturalmente in ragione della condotta mantenuta da Berlusconi sulla vicenda Alitalia.

Non solo il Financial Times preconizza un imminente fallimento dell’Alitalia, ma soprattutto ne attribuisce la responsabilità in buona misura alla condotta e alle promesse del premier di mantenere la compagnia in mani italiane. «Il nome Alitalia - scrive il quotidiano londinese - intelligentemente giustappone le parole Ali ed Italia. AliFrancia o AliGermania non avrebbero lo stesso accento. Ma ora la compagnia di bandiera sta per perdere le ali, e in gran parte perchè Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio italiano, ha promesso di mantenerla italiana».

«Sei mesi fa - si legge ancora nel commento - l’imprenditore diventato politico ha bloccato un’offerta di Air France-Klm e ha condotto la sua campagna elettorale sulla promessa di trovare un compratore patriottico. E dopo essere stato eletto lo ha puntualmente fatto cambiando qualche legge qui e là e e porgendo su di un piatto d’argento un’Alitalia ripulita e senza debiti alla Cai. Questo gruppo di imprenditori e banchieri italiani sono stati soprannominati “capitani coraggiosi” per aver adempiuto al loro dovere patriottico e avere messo sul piatto fino a un miliardo di euro. Ora anche il coraggio della Cai ha fallito. E, rumorose fino alla fine, solo tre delle nove organizzazioni sindacali dell’Alitalia hanno accettato l’offerta, che implicava orari più lunghi e il taglio di circa 3.000 posti di lavoro ma che assicurava anche una compagnia aerea redditizia. La Cai ha abbandonato la sua offerta e ora tutti i 19 mila lavoratori di Alitalia potrebbero perdere il posto di lavoro».

«Il presidente del Consiglio - prosegue il Financial Times -di fronte a un’umiliazione personale, rifiuta di credere a questo cambiamento degli eventi. Solo poche settimane fa sembrava che avrebbe potuto tirare fuori una soluzione e mandare al tappeto i sindacati italiani. Sarebbe potuto essere un magico momento alla Margaret Thatcher. Invece, Berlusconi si sta preparando a un fine settimana frenetico. Potrebbe provare a persuadere la Cai a tornare al tavolo delle trattative. O potrebbe - si legge ancora - racimolare altri fondi altrove. Qualsiasi cosa per guadagnare più tempo».

«Sfortunatamente - conclude il Financial Times nel suo commento - il tempo per l’Alitalia è scaduto molto tempo fa. L’ultimo utile d’esercizio risale al 1999. Perde 3 milioni di euro al giorno. E un mese fa aveva liquidità per soli 50 milioni, il che significa che i soldi stanno finendo adesso. Le autorità di controllo dei trasporti dicono che Alitalia potrebbe essere messa a terra presto. Questo è il problema di non avere un piano B e - sottolinea il Ft - di aver congelato potenziali acquirenti esteri nel nome di un incauto patriottismo».

Intanto è di stamattina la notizia che a Lufthansa interessa ancora Alitalia ed è pronta ad assumerne direttamente il controllo anche senza i capitani coraggiosi. Tutto è nelle mani del Cavaliere. Ma sarà disponibile Berlusconi a una figuraccia politica per evitare il disastro della compagnia di bandiera? Dovremo aspettare i suoi sondaggi ed incrociare le dita.


Dopo Alitalia ora tocca all'Italia
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2008


La cordata tricolore si è sciolta. Colaninno e i capitani coraggiosi tirano un sospiro di sollievo. Berlusconi dopo aver affossato Alitalia ha già iniziato la campagna d'autunno per affossare tutta l'Italia.



Nota alla foto: il Cavaliere ha già risposto visto che la figlia Marina, presidente Fininvest, è entrata a far parte proprio oggi del Consiglio d'amministrazione di Mediobanca.
Lehman Alitalia
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2008


E' quanto mai probabile che oggi salti il salvataggio di Alitalia e AirOne e la CAI ritiri l'offerta. Colpa del no dei sindacati? Niente affatto. Colpa della crisi finanziaria e del crac della Lehman Brothers. Si spiegherebbe così la rigida posizione assunta dalla cordata tricolore e l'ultimatum di Colaninno. Voi direte, che c'azzecca? C'azzecca, c'azzecca. E vi spiego il perchè.

Ruggero Magnoni, uomo d'oro della Lehman in Italia, da due giorni è disoccupato. La Sopaf, azienda del fratello Giorgio, è crollata in borsa. I Magnoni sono stati gli artefici dell'operazione Alitalia e del lancio nella mischia del loro amico Colaninno, il quale, a sua volta, senza l'amico di Lehman si trova spiazzato (leggi senza copertura finanziaria) e sta provando ad uscire dal gioco. Senza dover poi scomodare Rocco Sabelli, l'amministratore delegato della nuova compagnia aerea, che, visto l'insuccesso in borsa della sua Dataservice, avrebbe qualcos'altro di cui occuparsi con urgenza.

E se putacaso i sindacati accettassero l'accordo? Beh allora sarebbero cavoli amari per i nostri capitani coraggiosi perchè nel giro di pochi mesi, fors'anche settimane, avrebbero bisogno di un  cavaliere bianco che corra a salvarli. Ecco cosa ci si guadagna a fare favori a Berlusconi, uomo baciato dalla fortuna ma iettatore senza uguali.

Nota: Oggi vi raccomando questo articolo sulla crisi finanziaria


Robin Tremonti Airlines
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2008


Il premier sembra nel panico: "Se si va al fallimento si fermano per mesi i collegamenti aerei. Una figuraccia". Con una caduta verticale del consenso per il governo "del fare". Una situazione drammatica che pareva ormai scongiurata, dopo la formazione della cordata tricolore e l'approvazione di un decreto ritagliato su misura, e con tanti strappi alla regole sui fallimenti e sulla concorrenza, proprio per favorire la nuova Compagnia area italiana.

Berlusconi allora corre ai ripari e chiede un intervento diretto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, stranamente defilato in tutta questa vicenda. Il problema vero è trovare le risorse per provare a compensare le perdite retributive (fino a quasi il 30 per cento su stipendi che già sono inferiori del 20-30% rispetto alla concorrenza) dei piloti. Ci pensi Robin Tremonti con una delle sue idee creative a trovare le risorse prelevandole dalle tasche dei contribuenti che pagheranno così, oltre i debiti di Alitalia anche questo ulteriore sconto fatto alla cordata.

E se fallirà anche questo estremo tentativo? Niente paura. Scatterà il piano B, con la mobilitazione dei mezzi d'informazione, ormai tutti ai piedi del premier, per far credere agli italiani che la colpa è stata, come al solito, tutta di Prodi, della sinistra e dei sindacati.



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permalink | inviato da meltemi il 13/9/2008 alle 11:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Se non è truffa allora è imbroglio
post pubblicato in Diario, il 27 agosto 2008


In una ridda di voci e colpi di scena, nel giro di 24 ore (vedi post di ieri) si è andato delineando sempre più chiaramente il piano Alitalia con alcune importanti novità, tra le quali il rientro in gioco di Air France, ma in un contesto del tutto diverso. Forse non tanto una vera e propria truffa ma, come spiega Eugenio Scalfari nel suo editoriale, un imbroglio politico che cerca di far passare con una diversa apparenza e in condizioni peggiori la stessa sostanza che era stata già concordata nello scorso mese di marzo con Air France. Un'operazione d'immagine che però costerà ai contribuenti italiani un miliardo di euro come minimo, più il costo sociale degli esuberi, cioè dei licenziamenti che saranno più del doppio e poco meno del triplo di quanto sarebbe avvenuto in marzo. Nasce la nuova Compagnia aerea italiana.


La truffa del secolo
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2008


Si va delineando quella che tra qualche anno passerà alla storia come una delle più grandi truffe del secolo. Con la regia di Berlusconi e con tutta la stampa prostrata ai piedi di Sua Maestà, il piano è ormai pronto, ed è stato presentato alla cordata, il "nocciolino duro", composta da una decina di imprenditori disposti a investire (in realtà comprano a prezzi stracciati rifilando a noi i debiti della compagnia) in una newco che acquisisca le attività più redditizie di Alitalia.

Secondo le indiscrezioni, il piano prevede un'offerta di 1 miliardo per la parte sana della compagnia di bandiera e per il pacchetto di controllo di Air One con un numero ancora imprecisato di esuberi. Si tratterà comunque di alcune migliaia: nelle scorse settimane si parlava di 5-7mila dipendenti di troppo, secondo il piano.

La cordata tricolore  esce allo scoperto e pone le sue condizioni "politiche" per il salvataggio: un decreto normativo da approvare in tempi brevissimi (l'auspicio è già nel consiglio dei ministri di giovedì) che consenta non solo di dividere in due la società - attività sane da una parte, debiti e business in perdita dall'altra - ma anche di rivedere il contratto di lavoro dei dipendenti del gruppo per riportare i conti sotto controllo.

Carlo Toto girerebbe per circa 300 milioni la sua Air One alla newco e ne reinvestirebbe circa un centinaio, probabilmente con il ruolo di vicepresidente, all'insegna del prendi 3 e paghi uno.

Tra i salvatori della patria ma soprattutto di Berlusconi, le famiglie Fossati e Riva, Sintonia (gruppo Benetton), Aponte, la Fingen dei toscani Fratini (quelli che hanno lanciato i jeans Rifle), il gruppo Ligresti e i fondi Equinox e Clessidra, e poi Pirelli, Marcegaglia e Gavio. A buon rendere.

È opportuno a questo punto ricordare cosa prevedeva il piano Air France, quello che Berlusconi ha definito una svendita ed ha fatto fallire anche con la complicità del sindacato.

Un investimento immediato di due miliardi di euro. Questa cifra era la somma di 150 milioni di esborso per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni di rimborso delle obbligazioni emesse da quella società, più l'assunzione dei debiti che figurano nel bilancio della Compagnia di bandiera. Air France si era anche impegnata a ricapitalizzare l'azienda con un miliardo di capitale. E fanno tre. Tre miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento senza scaricare i costi sul contribuente italiano. Spinetta poi prevedeva di portare la società al profitto entro cinque anni col taglio degli esuberi (solo 2.100), il rinnovamento della flotta, l'abbandono di Malpensa e un investimento complessivo di 6,5 miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande gruppo che avrebbe compreso Air France, Klm, e la stessa Alitalia. L'impegno totale dell'acquisto e del rilancio contemplava dunque 10 miliardi di investimenti.

Ovviamente nessun giornale o televisione ricorda questi particolari insignificanti, queste "quisquilie", e quando qualcuno lo fa è sempre pronto il politico o il sindacalista di turno a fare disinformazione e a gettare polvere negli occhi del cittadino che vorrebbe vederci chiaro. Non ho dubbi che tutta l'operazione verrà presentata dal governo e dalla stampa con toni entusiasti e trionfalistici. A noi resteranno i debiti e una compagnia aerea ridimensionata e ridotta a compagnia regionale, pronta, nel giro di pochi mesi, ad essere preda di qualche compagnia aerea internazionale. Così la cordata tricolore potrà incassare anche i profitti della cessione senza aver speso quasi niente.



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permalink | inviato da meltemi il 26/8/2008 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
"il popolo ha fame? dategli brioches"
post pubblicato in Diario, il 1 agosto 2008


Al dialogo Silvio Berlusconi preferisce il monologo. Tanto che il suo interlocutore preferito è lui stesso: come al solito se la canta e se la suona. Questa volta lo fa dallo studio del Tg5 dove durante l'edizione serale parla a ruota libera del rapporto tra maggioranza e opposizione, della riforma della giustizia, della questione Alitalia, dell'inflazione, di Napoli. Di tutto quello che serve a dire che il governo sta facendo qualcosa. Poi come e con quali risultati è un'altra storia. Pronta la ricetta per inflazione, salari e stipendi: nessuna riforma urgente, ma una bella dose di ottimismo. Bisogna «sempre essere ottimisti», suggerisce il premier. «La crisi c'è in tutto il mondo» continua il Cavaliere. E' aumentata la domanda di materie prime e petrolio, spiega. Ma rassicura: «Ho sempre visto che a momenti di crisi si alternano momenti di espansione e sviluppo». Come direbbe Chance Giardiniere, dopo l'inverno viene la primavera, lasciamo lavorare la natura. Allora cari lavoratori e pensionati, non vi preoccupate. Ottimismo. Fatevi una bella risata e i vostri portafogli si riempiranno da soli. E al supermercato fate un bel sorriso alla cassiera ché tanto a pagare il conto passerà Berlusconi.


Grease
post pubblicato in Diario, il 26 luglio 2008


Quando si dice avere un diavolo per capello. Il Cavaliere sembra perdere pezzi d'asfalto dalla testa, in realtà non ha usato abbastanza bitume per tenere ferme le sue protesi artificiali simil-capelli. Chissà, forse stava pensando al suo geniale slogan per Alitalia, "Amo l'Italia, volo Alitalia". Per il suo caso gli suggeriamo anche noi un vecchio slogan degli anni '60: "Anch' io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti".



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Oltre 4mila licenziamenti per Alitalia
post pubblicato in Diario, il 29 giugno 2008


Berlusconi deve ancora materializzare la cordata fantasma ma intanto è riuscito a raddoppiare il numero degli esuberi in Alitalia. Il piano dell'advisor prevede infatti oltre 4 mila licenziamenti, il doppio di quelli previsti dal piano Air France. Spinetta aveva parlato di esorcismo ma il Cavaliere  fa miracoli!



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Re Silvio IV, il liquidatore
post pubblicato in Diario, il 13 giugno 2008


Come dice Brunelli sull'Unità.it, l'Italia è una Repubblica monocratica fondata sulla promozione pubblicitaria di una sola persona. Il suo nome è Re Silvio IV. Dal baciamano al papa tedesco, al duetto tra il vescovo di Napoli ("A maronna v'accumpagne") e un Cavaliere meneghino ("L'è un laurar de la Madona"), fino alla posa fotografica in cui mostra a Bush il bicipite muscoloso, l'intento è sempre quello: essere al centro della scena e autopromuoversi usando, come solo lui sa fare, fotografi e cameramen frementi e orde di giornalisti che sbavano ai suoi piedi.

Immagini, battute e aneddoti che ricordano le barzellette del ventennio sul Duce, del quale Re Silvio ha fatto propri anche gli slogan. Risultati? Forse notevoli in popolarità presso i suoi adepti ma scarsi nel concreto. Insomma il prodotto è avariato, anche se in pochi lo fanno notare.

Dopo due mesi di annunci e proclami roboanti questo governo non ha ancora affrontato il problema dei problemi (il potere d'acquisto di stipendi e pensioni), sta affossando definitivamente Alitalia, ma in compenso si è dato un gran daffare, anche se finora con alterne fortune, sui temi che angustiano da sempre il Cavaliere: togliere poteri alla magistratura, salvare le sue televisioni, impedire le intercettazioni telefoniche, cancellare i processi in cui è imputato.

Nella sua ultima visita a Napoli, questa volta sommersa dai rifiuti anche in centro, Re Silvio ha ribadito che userà il pugno di ferro ma intanto la situazione è peggiorata. Poi davanti a tv e giornali sbavanti ha promesso volontari da tutta Italia per raccogliere l'immondizia. Come se a Napoli di netturbini non ce ne siano già a sufficienza, e come se non sapessimo che la munnezza non si raccoglie perchè non si sa dove metterla.

Infine ieri si è inginocchiato davanti a Bush senza ottenere nulla. Gli ha promesso che l'Italia toglierà i caveat (quelle eccezioni che noi, Germania, Spagna e Francia hanno imposto alla Nato e che negano la possibilità di impiegare i contingenti di questi paesi fuori dai loro settori abituali) sull'Afghanistan. Gli ha poi anche assicurato che l'Italia manterrà le truppe in tutti i fronti aperti, come Kosovo e Libano, perché «è convinta che in tutti questi paesi», Iraq compreso, «bisogna far rinascere la democrazia». E in cambio? Re Silvio, che sogna di esibirsi su un palcoscenico internazionale, sperava nell'ingresso nel gruppo cosiddetto dei 5+1 che sta trattando con l'Iran sul nucleare. Ma neanche questo. «Sto considerando seriamente questa situazione», si è limitato a dire Bush, toccandogli il bicipite.


Berlusconi esorcista
post pubblicato in Diario, il 3 giugno 2008


Qualche giorno fa Jean-Cyril Spinetta, numero uno di Air France-Klm aveva detto che "Per Alitalia ci vuole l'esorcista: sembra proprio che non ci siano altre strade per salvare quella compagnia". Berlusconi non se lo fa ripetere due volte e, non essendo ancora riuscito a far materializzare le tanto evocate cordate italiane (più che a Ermolli dovrebbe rivolgersi a Jukas Casella), prova lui a esorcizzare la compagnia aerea di bandiera dichiarando che per il futuro "Alitalia avrà convenienza a trovare accordi con compagnie internazionali e Air France potrebbe essere una buona soluzione". Una formula che però sembra più una battuta comica che uno scongiuro destinato al successo. Infatti la situazione, da due mesi a questa parte, è andata peggiorando in maniera esponenziale e la difficoltà del mercato, per il caro-petrolio, ha messo in fuga gli altri investitori stranieri, mentre Spinetta sta ancora ringraziando sindacati e nuovo governo per lo scampato pericolo. A quanto pare il Cavaliere, più che all'Esorcista, sembra essersi ispirato all'Esorciccio.


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permalink | inviato da diarioelettorale il 3/6/2008 alle 20:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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