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in Italia è sempre tempo di elezioni
Arsenico e giovani galletti
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 3 agosto 2008


Fa ancora discutere il caso del fiorettista Andrea Baldini che ha preso un diuretico vietato dalla lista doping, il flurosemide. Forse voleva perdere anche lui peso, come la Bastianelli; forse quel farmaco aveva un uso più ricercato. I diuretici sono spesso usati per coprire l'assunzione di altre sostanze. Ma come in ogni trama per storie di doping che si rispetti viene invocato il classico "complotto". Sulla vicenda Baldini infatti apre una polemica durissima: "Non ho nessuna prova per parlare di un complotto ma posso dire con certezza che non ho mai assunto quel farmaco nè il medico federale me lo ha somministrato". E durante l'incontro con la stampa arriva a ventilare un sabotaggio del compagno di nazionale Andrea Cassarà, che prenderà il suo posto ai Giochi: "E' uno dei nomi più papabili, ma non posso puntare il dito contro nessuno. Non ho ricevuto nemmeno un sms da lui, fossi stato al suo posto l'avrei fatto". Il fiorettista spiega poi la sua versione dei fatti: "Io sono uno puntiglioso, mi sono informato e ho visto che questo farmaco può essere facilmente reperibile, è incolore e inodore, e dura nel corpo solo quattro ore. Quindi - conclude - devo averlo assunto involontariamente nel corso della gara al termine della quale ho fatto il test".

In tutti e tre i casi che hanno funestato lo sport italiano in queste ultime settimane (Riccò, Bastianelli, Baldini) ha colpito la giovane età degli atleti trovati positivi. La scorciatoia ormai si prende fin dai primi anni, non si aspetta più di essere vecchi e acciaccati. Il trattamento giusto può significare successi, medaglie, soldi. E accanto agli atleti il sottobosco di medici e dirigenti complici, spesso addirittura mandanti, che forniscono di tutto, capaci di trovare le sostanze più sofisticate e moderne prima ancora che arrivino nelle farmacie. C'è un mercato fiorente anche su Internet dove ormai si trova di tutto. Ma l'antidoping sta almeno trovando i colpevoli e smascherando i giochi truccati. In qualche caso può essersi trattato forse di leggerezza, ma non c'è niente di dimostrato: le regole sono chiare, ogni atleta è responsabile di tutto ciò che entra in una maniera o nell'altra nel suo corpo. Nel caso di Riccò il doping è stato addirittura clamoroso, quasi sfacciato, e la confessione del ciclista sconvolgente.

Questi episodi dovrebbero farci riflettere, non per criminalizzare questi ragazzi, ma in quanto specchio degli eccessi di questa società, che ci vuole sempre pronti, in forma, efficienti sul lavoro, competitivi. Tutto perchè magari dietro di noi c'è spesso un Brunetta qualsiasi ad incalzarci, a trattarci non da esseri umani ma come robot. Diciamolo, chi più chi meno siamo tutti dopati, ognuno di noi fa uso di una qualche sostanza chimica. Non parlo di medicine prescritte per curare una malattia ovviamente. Mi riferisco a prodotti per dimagrire, ansiolitici, antidolorifici usati alla prima avvisaglia di un piccolo mal di testa, per non parlare di quel che si fa e si assume per illudersi di non invecchiare. Senza dimenticare infine il dilagante incremento in tutti gli strati sociali dell'uso di droghe tradizionali, alcol, cocaina, amfetaminici. Che possibilità di successo ha allora lo sforzo di lottare per uno sport pulito se è tutta la società ad essere drogata? E' quanto si chiede Oliviero Beha in questo illuminante articolo pubblicato su l'Unità. 



Dacci oggi il nostro doping quotidiano

Nulla dies sine linea, diceva Plinio il Vecchio riferendosi al pittore Apelle (figlio di Apollo ecc.ecc. nella giaculatoria di noi ragazzi... ) che non faceva passare giorno senza dipingere almeno un po’. Nessun giorno senza doping, è invece la testatina aggiustata per l’occasione dopo l’ennesimo caso. Stavolta tocca al campione di fioretto Andrea Baldini, “scaricato” ieri in extremis dall’aereo a cinque cerchi per Pechino. Ier l’altro era capitato alla campionessa mondiale di bici su strada, Marta Bastianelli, subito prima a due giovani ciclisti, prima ancora al famoso Riccò forse in coppia con Piepoli.

Riccò si è liberato pare con una piena confessione. Ma cosa si è liberato? La coscienza, forse, non il suo corpo di atleta a base di epo (ovvero “cera”, l’epo di terza generazione) e neppure la psiche se ha aggiunto riferendosi ai più sofisticati controlli del Tour: «non pensavo proprio che mi beccassero». Siamo sicuri che uno così, che non sembra avvertire la soma della colpa etico-sportiva, alla faccia della lealtà e del resto in un settore ormai fatto solo di business, non sia pronto a ricominciare? E fino alla Bastianelli la stanca e distratta opinione pubblica aveva recintato nel ciclismo la “sporca faccenda”. Ma adesso ci si mette la scherma, e forse non è finita qui, mentre mischiate alle cronache sportive arrivano zaffate farmacologiche e terminologiche come il flurosemide (diuretico per Baldini) o la flenfluramina (stimolante per perdere peso per la Bastianelli).

Per carità, non è soltanto un problema italiano se contemporaneamente una pattuglia di atlete russe viene pesata, incartata e rimandata a casa invece che a Pechino per gli stessi motivi. Per carità, in qualche modo e misura (ma molto meno) il doping c’è sempre stato, e appunto viene immagazzinato ormai come una rubrica giornalistica, nulla dies senza doping...

Ma si tratta soltanto di sportivi professionisti, che più o meno razionalmente fanno strame dell’idea di sport per “fare meglio il loro lavoro” con un aiutino, o aiutone,e guadagnare di più? Non credo proprio. Nulla dies senza doping neppure per i dilettanti,gli amatori, i veterani che dovrebbero aver sale in zucca, che corrano a piedi o in bici, sollevino pesi, facciano palestra. E nulla dies senza qualche forma di doping neppure e soprattutto per i giovani, gli adolescenti, i bambini, ormai “rotti a tutto” fin dall’inizio in una complicità ambientale da parte di tecnici, medici, dirigenti, atleti più anziani e genitori distratti o correi, ecc., che ricorda la famosa “dazione ambientale” di Di Pietro per Tangentopoli e quel mischiume di corruzione/concussione i cui effetti sono anche oggi e sempre di più sotto i nostri occhi, naturalmente a condizione che li si voglia vedere.

Ma una società “sportiva” (ormai la virgolettatura è d’obbligo) dopata alle fondamenta rimanda a una società allargata che la contiene, la influenza e ne viene influenzata che invece è “fortunatamente” senza doping? Ma su, coraggio, forza con la lettura di una realtà davvero patente e cruenta per le vittime che miete. Nulla dies senza droga in Italia, ormai, per tutte le classi sociali, dai maggiori in grado le cui auree famiglie una volta erano più discrete nell’uso e abuso di cocaina mentre i loro nipoti di oggi ne fanno praticamente i testimonial, alle fasce più povere e disperate. Nulla dies senza droga, come sempre più impietosamente ci ricordano i dati Istat o le ricerche Eurispes e i relativi ministri degli Interni, siano Amato di centro-sinistra piuttosto che Maroni di centro-destra.

Nulla dies senza droga e droghe come testimoniano gli sballi in discoteca e gli ultimi ritrovati nel campo degli stupefacenti, termine questo ormai da aggiornare perché non meraviglia più nessuno, come il doping diventato una sorta di “priming”, di variabile dipendente e prioritaria nel praticare lo sport. Ma anche nulla dies senza droghe al volante, giacché una delle ragioni più ricorrenti per gli incidenti in auto e in moto è lo stadio di alterazione da droga degli autisti e dei piloti, a qualunque età ma con la soglia anagrafica sempre più bassa. Sapevate per esempio a proposito di anagrafe che in Italia i ragazzini, i più acerbi d’Europa, cominciano a bere alcolici ormai a undici anni? Che altro è tutto questo se non anche, ripeto anche, l’altra faccia di una mancanza di identità personale e professionale, di una fiducia in se stessi ai minimi termini, di una pressoché totale assenza di quella meritocrazia che almeno rimette ordine nelle cose e ridà loro valore?

Il doping nello sport, le droghe nella vita sono supplenti di tutto il resto e naturalmente forniscono gli estremi riconoscibili di una sconfitta del singolo e della collettività. È uno sconfitto Riccò, come gli altri, sono sconfitti i giovani che si perdono nella droga e fanno vittime a partire da loro stessi, è sconfitta una comunità in senso lato che ormai non ci faccia più caso e derubrichi doping e droga (due facce della stessa medaglia) a “prezzo da pagare”. Ma chi l’ha detto, e perché? E non è soltanto una questione morale o etica, di rapporto con sé, con gli altri, con le regole del gioco continuamente violate ma senza senso di colpa alcuno, ormai. È proprio una questione logistica, di sopravvivenza più generale. Con il doping lo sport muore, dunque tolleranza zero per l’antidoping. Benissimo.

Ma a che sarà servito se un metro più in là l’impiegato o il muratore che alza la propria soglia di sopportazione della realtà quotidiana con una dose seguiterà a venir assorbito/ignorato/usato come “uno nella norma”, da nulla dies senza droga?

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