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in Italia è sempre tempo di elezioni
In 20 per uscire dalla crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 14 novembre 2008


Cresce l'attesa per il summit di Washington del G20 che raccoglie i paesi più sviluppati e cosiddetti emergenti del mondo. Riusciranno i leader venuti dai quattro angoli della terra a superare le divisioni, i protagonismi, gli interessi divergenti di paesi in perenne competizione tra loro per il controllo economico e politico di immense aree geografiche, se non dell'intero pianeta, e a far fronte comune contro la crisi?

Probabilmente troveranno un minimo comun denominatore nel ribadire la gravità della crisi e la necessità di politiche coordinate contro la recessione, ma chi si aspetta l'indicazione precisa di soluzioni concrete e di nuove regole potrebbe rimanere profondamente deluso. Il summit inoltre nasce già sotto cattivi auspici per il protagonismo di alcuni leader ansiosi di mettere il proprio cappello sulle decisioni che eventualmente verrebbero adottate in questo tranquillo week end di paura.

Apro un inciso: non mi riferisco a quel premier da barzelletta che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Gli altri leader non lo stanno nemmeno ad ascoltare e poi, qualunque fosse il risultato del meeting, lui si approprierebbe comunque di ogni merito grazie alla stampa e alle televisioni nazionali che ormai gli fanno solo da cassa di risonanza non osando avanzare nemmeno la più velata delle critiche per non finire nella lista presidenziale dei coglioni (l'altro giorno li ha già avvisati, rimproverandoli di non mettere nella dovuta luce il suo ruolo internazionale).

Mi riferisco invece a chi conta: a Gordon Brown che sta telefonando da inizio settimana ai colleghi di mezzo mondo raccomandando la sua ricetta di tagli fiscali, spesa pubblica e ricapitalizzazioni e a Sarkozy, sempre imprevedibile e pronto ai colpi di mano, esaltato dal suo ruolo di Presidente UE, e che sembra avere un accordo sotterraneo con il russo Medved (altro che l'appoggio di Berlusconi alla Russia!) per fare lo sgambetto a Bush. Tant'è vero che Medved stesso oggi s'è sbilanciato dicendo che la Russia è pronta a parlare con un'unica voce insieme all'Europa.

Uno scherzo da bambini fare lo sgambetto a Bush soprattutto ora che è un'anatra zoppa e nonostante i suoi orgogliosi ma inutili tentativi di riprendersi il banco. Oggi è ruzzolato in una strenua e patetica difesa della sua amministrazione, insistendo, nella conferenza di presentazione del meeting alla stampa, sul fatto che la crisi è arrivata solo da pochi mesi e non è colpa sua nè del libero mercato, come se tutti non sapessero che la bolla finanziaria è nata dalle politiche di deregolamentazione selvaggia del mercato realizzate dalla destra repubblicana sin dai tempi di Regan.

Il fatto è che c'è un convitato di pietra in questo meeting, il neo eletto Barak Obama, e la sua assenza potrebbe rimettere in discussione, tra due mesi, qualsiasi decisione, benchè sia presente la sua "inviata speciale", Madeleine Albright, già potente segretario di Stato di Bill Clinton ed attualmente consigliera di Obama, esperta di politica estera e negoziatrice inflessibile. Ma il dato che non sia presente nessuno dei suoi autorevoli consiglieri economici è significativo.

L'auspicio è che comunque domani qualcosa cominci a muoversi, sperando che il meeting non si trasformi in uno sterile esercizio muscolare da parte di qualcuno che voglia ridisegnare già da subito la mappa geopolitica del pianeta. Non c'è più tempo per i vecchi giochi di potere o per nuovi venti freddi di guerra. La posta in gioco, non è retorica, è il destino dell'umanità.

In una lettera aperta pubblicata ieri, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha esortato i paesi del G20 ad evitare che il rallentamento economico provochi una "tragedia umanitaria" tra i poveri, in particolare nei paesi in via di sviluppo. "Se centinaia di milioni di persone perdono la loro vita e le loro speranze per il futuro sono deluse a causa di una crisi di cui non hanno assolutamente alcuna responsabilità, la crisi non rimarrà solo economica ma diverrà una crisi umanitaria", ha ammonito. Non dimentichiamolo mai.


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