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in Italia è sempre tempo di elezioni
il Padrone d'Italia (1a parte)
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2008


L'ingresso di Marina Berlusconi nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, già previsto da tempo e ufficializzato all'assemblea degli azionisti di domani, segna il definitivo ingresso di Berlusconi nei gangli vitali della finanza e dell'economia, primo importante traguardo ma anche nuovo punto di partenza del suo progetto di controllo del capitalismo italiano.

Tutto iniziò dopo la morte di Enrico Cuccia, il vecchio burattinaio, nella cui Mediobanca si riuniva il cosiddetto salotto buono del capitalismo italiano e si decidevano gli assetti del potere industriale e finanziario. Quel Cuccia che aveva sempre tenuto fuori dal vecchio salotto, raccontandolo per giunta anche in giro, il parvenu Silvio Berlusconi. Prima tappa del nuovo riassetto economico e finanziario il ritorno della famiglia Agnelli con l'Opa lanciata dalla Fiat su Montedison in contrapposizione a Mediobanca dopo il "golpe" realizzato nel 1993 da Cuccia e Romiti che, puntando sulle difficoltà finanziarie di Torino, avevano ipotecato il controllo futuro di tutto l'impero Fiat.

Scrive Ezio Mauro il 4 luglio 2001 su Repubblica: "Recuperato il comando interno, quando Agnelli ha alzato lo sguardo dall'azienda ha visto un panorama industriale e finanziario completamente mutato, in Italia. La nuova Mediobanca si muoveva tra velleità e tentazioni, dispetti e ambizioni, senza quel misto di autorità e rispetto che Cuccia aveva per gli altri poteri coevi". Tutt'attorno al santuario indebolito, il mondo in crescita e in tumulto dei piccoli imprenditori non ascoltava più le antiche parole d'ordine e non riconosceva i vecchi idoli del capitalismo. Anzi, si mostrava ogni giorno più insofferente alle oligarchie, alle grandi famiglie, al potere immutabile (e qualche volta immobile) dei salottieri senza più il salotto. Reti invisibili, inoltre, legavano sempre più questo capitalismo diffuso, senza dio e voglioso di contare a Silvio Berlusconi, percepito come un outsider - nonostante fosse consunstanziale al sistema di potere craxiano della prima Repubblica -, in parte corsaro in parte avventuriero, ma comunque estraneo a quel salotto che lo guardava a dire il vero con sufficienza".

Dovendo fare i conti con questo panorama e per recuperare la centralità perduta, Agnelli scende a patti e si allea con Berlusconi sostenendo il suo governo nel 2001. Dice ancora Ezio Mauro che "Berlusconi riesce a staccare tre dividendi dal grande riassetto: uno politico, già incassato con l'appoggio di Agnelli; l'altro di potere, disciplinando ben più sapientemente di D'Alema e Velardi il nuovo capitalismo dalla postazione di Palazzo Chigi; l'ultimo infine economico, sia pure indiretto, per le sue aziende che non resteranno fuori dalla torta". Ma questo per Berlusconi non è che l'inizio della strategia per mettere definitivamente sotto il suo controllo tutto il sistema di potere economico e finanziario. Il progetto è infatti molto più ambizioso.

La battaglia dalla Montedison si sposta subito all'Hdp, e cioè al controllo della Rizzoli e del Corriere della Sera, cuore e anima dell'identità imprenditoriale e di potere di Romiti. Siamo dentro la cittadella assediata di Mediobanca. Perché la guerra arriverà fino alla stanza chiusa del salotto. A Mediobanca stessa, e naturalmente al boccone più ambito, le Generali. Sullo sfondo, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, che muovendo e frenando le banche può influenzare i loro destini e soprattutto i destini dei pacchetti di Mediobanca in loro possesso. Energia, giornali, assicurazioni, forse persino le telecomunicazioni, vista la fragilità proprietaria e "politica" di Telecom: tutto torna in gioco.

Rientra in questa guerra di potere la stagione dei furbetti del quartierino, con gli intricati rapporti tra Fazio, Gnutti, Fiorani, Ricucci e il Cavaliere (che per la prima volta introduce il tormentone della cordata italiana per tenere fuori gli spagnoli del Banco Bilbao dalla BNL e gli olandesi di Abn Amro da Antonveneta). In ballo ci sono il controllo di BNL, della RCS e il progetto di una banca del Nord (frutto del matrimonio tra la Banca Popolare Italiana e Antonveneta) che avrebbe dovuto fare da contraltare alle banche che venivano considerate vicine alla sinistra e a Prodi, Banca Intesa di Bazoli e Unicredit di Profumo. Quel progetto salta perchè la magistratura milanese si mette di traverso e per l'inattendibilità dei suoi interpreti. Siamo già nel 2005 ma il Cavaliere ha pronto il piano B. Se la strategia dell'attacco diretto non ha successo si passa alla manovra dell'accerchiamento a tenaglia. (continua)


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