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in Italia è sempre tempo di elezioni
Armi di disinformazione di massa
post pubblicato in Barack Obama, il 26 gennaio 2009


Scriveva Paul Krugman il 25 dicembra nel suo editoriale per il NYT che "il team di Obama dovrà fronteggiare l'opposizione politica che si appiglierà ad ogni segnale di corruzione od abuso - o li inventerà, se necessario - nel tentativo di screditare il programma dell'amministrazione".

Un assaggio di quel che aspetta il nuovo presidente e il suo team è la montatura che Fox News ha costruito in questi giorni distorcendo sfacciatamente ed estrapolandole dal loro contesto alcune dichiarazioni di Robert Reich, consigliere economico di Obama, a proposito del pacchetto di stimoli economici preparato dal governo.

Per diversi giorni, nelle rispettive trasmissioni di Fox News di cui sono ospiti o conduttori, i famosi mezzibusti americani Michelle Malkin, Sean Hannity e Rush Limbaugh hanno affermato o suggerito che Robert Reich, parlando ad un Forum, avrebbe proposto che dai posti di lavoro creati dal pacchetto di stimoli economici dovessero essere esclusi i maschi bianchi.

In realtà Reich ha ripetutamente dichiarato di sostenere un piano di stimoli che "includa le donne e le minoranze, e i disoccupati di lungo termine" in aggiunta ai lavoratori bianchi professionalmente preparati, non che fosse ad esclusione di questi.

Non sono servite le documentate repliche di Reich a fermare Fox News e la sua tesi propagandistica e ridicola che accusa Obama di razzismo nei confronti dei lavoratori di pelle bianca. Il metodo usato è quello in voga presso le destre ad ogni latitudine: spargi la quotidiana dose di veleni, inventati qualcosa che colpisca gli elettori nella pancia, che provochi reazioni di egoismo, rabbia e paura. Per le smentite c'è sempre tempo.


Barack be good
post pubblicato in Barack Obama, il 27 dicembre 2008


Nel suo commento settimanale sul New York Times, Paul Krugman, ironico e tagliente come sempre, non perde l'occasione per continuare a punzecchiare Bush e i suoi sostenitori, ma soprattutto per richiamare Obama alle sue grandi responsabiltà ricorrendo ad un parallelo tra la situazione attuale e quella del New Deal nella Grande Depressione. Quella che segue è la mia traduzione dell'articolo.  

I tempi sono cambiati. Nel 1996 il Presidente Bill Clinton, sotto la pressione della destra, dichiarò che "l'era dei 'grandi governi' (vedi nota 1 in fondo) è finita". Ma il Presidente eletto Barack Obama, cavalcando un'onda di avversione per quello che il conservatorismo ha realizzato, ha affermato che vuole "di nuovo un governo d'eccellenza".

Tuttavia prima che Obama faccia un governo d'eccellenza occorre che lo faccia buono. Per la verità, dovrebbe essere un goo-goo.

Nel caso vi chiedate cosa sia, goo-goo stà per "good government" (buon governo) ed è un modo di dire vecchio di un secolo che i riformatori opponevano alla corruzione e al clientelismo. Franklin Delano Roosevelt fu un goo-goo straordinario. Nello stesso tempo egli rese il governo molto migliore e più trasparente. Bisogna che Obama faccia la stessa cosa.

E' superfluo dirlo, ma l'amministrazione Bush è stato uno spettacolare esempio di non goo-gooismo, ma gli uomini di Bush (i bushini) non si sono dovuti preoccupare di governare bene ed onestamente. Infatti anche quando hanno fallito nel loro compito (cosa che è successa spesso) essi hanno potuto sempre rivendicare ogni fallimento come un successo della loro ideologia anti-governativa, la dimostrazione che il settore pubblico non può fare niente di buono.

L'amministrazione Obama, d'altra parte, si troverà davanti una situazione molto simile a quella che il New Deal affrontò negli anni '30 (vedi nota 2).

Come il New Deal, l'amministrazione entrante deve notevolmente espandere il ruolo del governo per salvare un'economia in sofferenza. Ma come anche il New Deal, il team di Obama dovrà fronteggiare l'opposizione politica che si appiglierà ad ogni segnale di corruzione od abuso - o li inventerà, se necessario - nel tentativo di screditare il programma dell'amministrazione.

Franklin Delano Roosevelt riuscì a navigare senza rischi tra queste acque così politicamente agitate, migliorando molto la reputazione del governo, espandendo anche notevolmente il suo ruolo. Come rileva uno studio pubblicato recentemente dal National Bureau of Economic Research "prima del 1932, l'amministrazione dell'assistenza pubblica era largamente considerata come politicamente corrotta," e i grandi programmi assistenziali del New Deal "offrirono un'opportunità unica per la corruzione nella storia della nazione." Tuttavia "nel 1940, i casi di corruzione e di maneggi politici erano considerevolmente diminuti."

Come fece Franklin Delano Roosevelt a fare di un 'grande governo' anche un governo trasparente?

Buona parte della risposta sta nel fatto che il controllo era incorporato sin dall'inizio nei programmi del New Deal. La Works Progress Administration (WPA), in particolare, aveva una potente e indipendente divisione investigativa votata alla verifica di ogni denuncia di frode. Questa divisione si comportò così diligentemente che nel 1940, quando una sottocommissione del Congresso investigò sulla WPA non riuscì a trovare nemmeno un caso in cui la divisione avesse tralasciato una singola seria irregolarità.

Franklin Delano Roosevelt si assicurò anche che il Congresso non deliberasse sovvenzioni a scopi clientelari: non c'erano dati identificativi nelle proposte legislative che determinavano i fondi da utilizzare da parte della WPA e per le altre misure d'emergenza.

Infine, ma non per ultimo, Franklin Delano Roosevelt stabilì un feeling con gli Americani, che  l'aiutò a condurre la sua amministrazione oltre le inevitabili battute d'arresto e i fallimenti che incontrarono i suoi tentativi di risanare l'economia.

Quali sono dunque le lezioni per il team di Obama?

Per primo, l'amministrazione del piano di risanamento economico deve essere del tutto trasparente. Pure considerazioni economiche potrebbero suggerire delle scorciatoie per rendere più rapido il trasferimento degli incentivi, ma le politiche che governano la situazione devono imporre grande cura di come vengono spesi i soldi. Ed il controllo è cruciale: gli ispettori generali devono essere forti ed indipendenti e gli informatori devono essere retribuiti, non puniti come negli anni dell'amministrazione Bush.

Secondo, il piano deve essere veramente esente da clientelismi. Il Vice Presidente eletto Joseph Biden ha promesso recentemente che il piano "non diventerà un albero di Natale"; occorre che la nuova amministrazione tenga fede a questa promessa.

Infine, l'amministrazione Obama e i Democratici in generale devono fare tutto il possibile per costruire un legame con la gente come quello di Franklin Delano Roosevelt. Non importa se Obama è stabilmente in vetta nei sondaggi fondati sulla pubblica speranza che egli avrà successo. E' necessario che abbia una solida base di supporto che rimanga anche quando le cose non andranno bene.

E devo dire che i Democratici hanno cominciato male su questo fronte. La tentata incoronazione di Caroline Kennedy a senatrice gioca proprio a favore di 40 anni di propaganda conservatrice che denuncia le "elite democratiche". E sicuramente non sono stato l'unico a sobbalzare davanti ai resoconti relativi alla lussuosa casa sulla spiaggia che Obama ha affittato, non perchè ci sia qualcosa di sbagliato se la famiglia del presidente eletto passa una bella vacanza, ma per un fatto simbolico, e queste non sono le immagini che dovremmo vedere quando milioni di Americani sono terrorizzati per il loro futuro economico.

Va bene, sono i primi giorni. Ma è proprio questo il punto. Per risanare l'economia occorrerà del tempo, e al team di Obama serve pensare adesso, quando ancora le speranze sono alte, su come accumulare e conservare abbastanza capitale politico per veder andare avanti l'opera.


Note:
1) "Big govern" nell'articolo in lingua originale, letteralmente 'grande governo', è un'espressione, intesa nel suo significato peggiorativo dai conservatori e dai liberisti, usata per descrivere un governo che attua delle ampie politiche di intervento pubblico e quindi eventualmente anche corrotto e invasivo della sfera privata.

2)Sull'impegno di Roosvelt per tenere sotto controllo corruzione e maneggi politici durante il New Deal consiglio la lettura di questo saggio (in inglese).


Braccio di ferro tra Barack Obama e l'anatra zoppa
post pubblicato in Barack Obama, il 10 dicembre 2008


Ci ha pensato la banca Goldman Sachs a gelare Wall Street rendendo noto uno studio secondo il quale siamo a metà del percorso della crisi finanziaria a livello mondiale (Italia inclusa), mentre alle banche resterebbe da mettere in conto ancora un terzo delle perdite complessive stimate in 1.800 miliardi di dollari. In buona sostanza, ci dice Marco Sarli dal suo Diario, dovremo attendere almeno l’estate del 2010 per vedere la fine della crisi creditizia, che, per la prima volta, vede attribuirsi una longevità di tre anni.

Lo studio, coordinato dal capo economista globale di Goldman Sachs, Richard Ramsden, non tiene però conto "del micidiale effetto domino in corso e degli effetti drammatici derivanti dai default aziendali da esso determinati sulla domanda effettiva e, quindi, sui bilanci delle banche e delle altre principali protagoniste del mercato finanziario globale".

Proprio nel giorno in cui la borsa tirava un sospiro di sollievo per il piano di investimenti in infrastrutture presentato da Barak Obama e per il salvataggio (quanto duraturo?) dei tre BIG dell'automobile, l’Herald Tribune è stata costretta a fare ricorso alla procedura fallimentare e lo storico New York Times ha dovuto dare in pegno il proprio grattacielo per ottenere i finanziamenti necessari per non incorrere nella stessa sorte della testata rivale. Chiaro ora cosa vogliano dire tempesta perfetta ed effetto domino?

Intanto Bush, Paulson e Bernspan tentano di barattare il salvataggio di Detroit con la possibilità di spendere quel che resta dei 700 miliardi di dollari del celebre piano di salvataggio. E' solo l'ultimo atto di un braccio di ferro che dura da settimane tra Barak Obama e il presidente uscente, l'anatra zoppa che risponde al nome di George W. Bush e che oppone, senza esclusione di colpi, il team di Obama e lo staff del Tesoro.

Da una parte Obama cerca di preservare questi circa 350 miliardi di dollari dei contribuenti americani per poterli utilizzare nel suo "New Deal" e dall'altra Bush, che anche in questo caso interpreta il ruolo del fantoccio manovrato da altri (il potente Segretario del Tesoro Paulson), li vorrebbe spendere  per completare il piano di salvataggio di Wall Street.

Ma perchè tanta ostinazione che riporta alla memoria la disastrosa transizione tra le amministrazioni di Herbert Hoover e Franklin D. Roosevelt? Il motivo ovviamente non dichiarato ce lo spiega senza molti peli sulla lingua sempre lo stesso Marco Sarli.

Paulson vuole portare a termine ad ogni costo la missione "di cercare di salvare in extremis il sistema finanziario statunitense da quel collasso che aveva in larga misura contribuito a determinare come numero uno incontrastato della potente e molto preveggente Goldman Sachs, forse ancora oggi candidata a fare la fine ingloriosa della rivale Lehman Brothers o di finire accorpata ad uno dei carrozzoni del credito al dettaglio quali Citigroup, Bank of America o Wells Fargo, una prospettiva davvero terrificante per gli strapagati partners di Goldman e che potrebbe essere ancora evitata grazie ad ulteriori e consistenti elargizioni di denaro degli incolpevoli e già abbondantemente massacrati contribuenti americani!
 
...il trio sopra menzionato non avrebbe alcuna vergogna nel portare a termine questa missione di salvataggio dopo avere fallito nelle campagne di guerra in Iraq ed in Afghanistan e dopo aver foraggiato abbondantemente quel Pachistan che, via servizi segreti al di sotto di ogni sospetto, è forse, insieme all’Arabia Saudita, il maggiore responsabile del terrorismo internazionale."

George W. Bush, Hank Paulson e Bernspan stanno facendo il possibile e l’impossibile per poter portare a termine la loro missione ma questa volta sarà difficile che la ciambella gli riesca col buco avendo trovato un Obama e un green-dream team davvero agguerriti e decisi a non lasciar realizzare l'ennesimo e finale disastro dell'amministrazione Bush.


Sant'Obama
post pubblicato in Barack Obama, il 22 novembre 2008


Berlusconi dichiara che Obama non può fare miracoli ma che noi italiani possiamo stare tranquilli perchè le nostre banche sono solide e subito le azioni dei maggiori gruppi bancari italiani crollano in borsa. Barak Obama designa il suo futuro Ministro del Tesoro e Wall Street nel giro di un'ora passa dal segno meno a +6,5% recuperando 500 punti. Sarà solo un fuoco di paglia ma è un piccolo segno che qualche miracolo Obama può anche farlo. Povero Silvio, meglio quando racconti barzellette e giochi a nascondino: pure i mercati l'hanno capito!


Sorry, Obama non è Berlusconi
post pubblicato in Barack Obama, il 12 novembre 2008


Uno dei principali interrogativi circa la nuova maggioranza democratica al Congresso era se avrebbe giocato  in difesa, mettendo da parte le idee più avanzate delle riforme promesse da Obama, soprattutto in materia di assistenza sanitaria. C'è infatti ancora un coro universale di voci, non solo in America, ma anche in Europa e qui in Italia, che non fa che ripetere la canzone che gli Stati Uniti è rimasto un paese di centro-destra sperando che i democratici ne siano intimoriti e facciano marcia indietro sui loro progetti più ambiziosi.

Ma ora Barak Obama sta sorprendendo persino i suoi sostenitori. Il senatore democratico Max Baucus, Presidente della Commissione Finanze del Congresso, ha infatti già presentato con il suo appoggio un dettagliato piano di assistenza sanitaria che addirittura assomiglia molto più alla proposta di Hillary Clinton che a quella di Obama stesso perché va nella direzione della piena assistenza per tutti gli americani. Si dice in giro, tra l'altro, che la proposta di Obama fosse più annacquata per motivi di tattica politica, ma che, ora che ha vinto le elezioni, il neo presidente è pronto a fare la cosa che ritiene più giusta e a sfidare senza paura lobby farmaceutiche e assicurazioni.

Un'ottima notizia per i riformisti e una bella sberla a quanti gufano contro anche dalle nostre parti. Dovranno rassegnarsi. Dovranno abituarsi a grandi cambiamenti. Già probabilmente dal prossimo anno gli Stati Uniti avranno un'assistenza sanitaria per tutti. Una vera rivoluzione per gli americani.


Bisogna saper perdere
post pubblicato in Barack Obama, il 6 novembre 2008


Secondo Karl Rove, capo di gabinetto del governo Bush fino all'agosto dello scorso anno, e ora commentatore e oracolo politico dalle colonne del Wall Street Journal, fondamentalmente sono stati quattro i fattori che hanno determinato il trionfo di Barak Obama: la fortuna, le circostanze, una campagna elettorale giocata su temi bipartizan e condita da speranza e ottimismo ad effetto (non lo dice ma possiamo riassumere tutto il concetto con la parola 'demagogia') e il consenso plebiscitario dei giovani. Insomma il destino cinico e baro e una propaganda che ha colpito le deboli menti di questi eterni bambini - per spirito o anagrafe - che sono gli americani.

Non lo sfiora l'idea che la spiegazione dell'ondata anti repubblicana forse farebbe meglio ad andare a cercarla in casa sua e in un partito a pezzi, distrutto da otto anni di amministrazione Bush, costretto ad affidarsi ad un falso eroe da baraccone e una ridicola e incompetente vice venuta dai ghiacci per fare fronte alla peggior crisi politica ed economica degli Stati Uniti dai tempi della Grande Depressione. Non c'è da arrampicarsi sugli specchi imprecando alla sfortuna o contro il gioco avversario per capirlo. Scemo!

Per Obama la vera lotta inizia domani
post pubblicato in Barack Obama, il 5 novembre 2008


Barack Obama sarà presidente degli Stati Uniti dal 20 gennaio 2009 ma riuscirà a realizzare dopo quella data il suo programma? I principali capitoli - l'assistenza sanitaria a costi accessibili, un'istruzione di alta qualità a partire dalla scuola elementare, la fine dalla dipendenza dal petrolio insieme ad un piano che riduca le emissioni di anidride carbonica, un più equo sistema fiscale, e il ritiro dall'Iraq - rappresentano una delle più ambiziose agende presidenziali che si ricordino, ma nemmeno una maggioranza democratica in entrambe le camere del Congresso, nemmeno sessanta seggi democratici al Senato, permetteranno di superare facilmente tutti gli ostacoli. Tanti ostacoli.

In primo luogo gli interessi e le lobby delle grandi corporation e dei gruppi finanziari che si daranno intensamente da fare per preservare lo status quo o per ottenere una quota sproporzionata degli aiuti che il governo sta distribuendo. Aziende farmaceutiche, compagnie assicurative, e le grandi catene ospedaliere cercheranno di controllare  ogni iniziativa che riguardi l'assistenza sanitaria.

Sindacati degli insegnanti, editori dei libri di testo, soggetti pubblici e privati che abbiano interessi nel settore dell'istruzione vorranno dire la loro su qualsiasi riforma scolastica. Produttori di carbone, etanolo, nucleare, tenteranno di imporsi nell'agenda energetica ed ambientalista. I grandi fornitori militari vorranno dire la loro sulla politica della difesa e lo Stato maggiore dell'esercito chiederà di mantenere alte le spese militari per quanto presto in Iraq si possano calmare i venti di guerra.

Wall Street poi farà di tutto per mantenere il controllo sul piano di salvataggio Bush-Paulson. I conservatori in campo fiscale, compreso un gruppo rinnovato e più numeroso di deputati e senatori democratici, preoccupato dal deficit pubblico gonfiato dal rallentamento della crescita e dall'enorme costo del piano di salvataggio di Wall Street, metteranno in lista di attesa ogni nuova proposta di spesa.

Esponenti del mondo economico, repubblicani, paladini del libero mercato, ospiti di trasmissioni radiofoniche e televisive, il Wall Street Journal e Fox News spargeranno una quotidiana e incessante dose di rabbia e veleno su qualsiasi cosa possa assomigliare anche lontanamente a una tassa che colpisce i ricchi o le grandi corporation.

Il programma di Obama potrà sopravvivere a tutto ciò solo se la crisi economica, approfondendosi, farà focalizzare su di sè l'attenzione dell'opinione pubblica, se Obama mobiliterà i suoi supporter, se sarà in grado di comunicare in modo chiaro e convincente la necessità di realizzare la sua agenda per il bene del paese e la sua vasta rete di attivisti politici e blogger volontari si trasformerà in un movimento per togliere la politica dalle mani delle lobby che normalmente muovono le cose a Washington. In altre parole la vera lotta per Barak Obama inizia domani.

Dal blog di Robert Reich,
Professore dell'Università di Berkeley, autore del libro "Supercapitalismo"



Una splendida vittoria
post pubblicato in Barack Obama, il 5 novembre 2008


Una splendida vittoria per Barack Obama. Una splendida vittoria della speranza.

In queste ore dilagano fiumi di retorica e tutti si scoprono obamiani, persino Berlusconi, che anzi ci vorrà far credere che Obama è berlusconiano. Non aggiungerò il mio inutile commento a questo diluvio di parole, chiudendo invece con quello ben più autorevole di un premio Nobel, Paul Krugman.

"Tenete a mente che la battaglia elettorale, nelle sue fasi finali, è stato davvero tra due diverse filosofie di governo. Questa non è stata come la campagna del 2004, combattuta essenzialmente su un inganno: Bush che corre sulla sicurezza nazionale e le questioni sociali, per poi sostenere che aveva il mandato di privatizzare la Sicurezza Sociale.

In queste elezioni, Obama ha difeso con orgoglio i valori progressisti e la superiorità delle politiche progressiste; John McCain, a sua volta, l'ha accusato di essere un socialista, un ridistributore. E il popolo americano ha dato il suo verdetto. Ora inizia il lavoro."




Le immagini della vittoria




La festa a Chicago


Supporter di McCain


La festa a Grant Park (Chicago)




New York, Times Square


New York, Harlem


Chicago




il reverendo Jesse Jackson


Chicago


New York


Clicca sulla mappa per i dettagli e gli aggiornamenti

Non il solito sondaggio
post pubblicato in Barack Obama, il 4 novembre 2008


Questo non è l'ultimo sondaggio sulla corsa presidenziale americana, ma l'ultimissima proiezione del Crystal Ball di Larry Sabato della University of Virginia's Center for Politics, un accuratissimo sito di analisi politiche ed elettorali e una vera autorità "scientifica" negli Stati Uniti in fatto di previsioni.

Secondo il Crystal Ball di Larry Sabato non ci sono dubbi sulla vittoria di Barak Obama bensì solo sulla sua dimensione. Se Barak Obama vince il voto popolare per 7 o 8 punti percentuali di distacco, allora il Senatore afro-americano conquisterà almeno anche due dei seguenti Stati: Arizona, Georgia, Indiana, Montana, North Dakota. (clicca sulla cartina per ingrandire)

Se Barack Obama invece vince con uno scarto solo del 3 - 4 per cento allora è possibile che McCain si trascini dietro un paio dei seguenti Stati: Florida, Missouri, North Carolina, Ohio.

Tuttavia il Crystal Ball prevede che Barack Obama si avvicinerà di più alla percentuale massima che a quella minima del voto popolare. Incrociamo le dita.


L'appello di Obama sul WSJ
post pubblicato in Barack Obama, il 3 novembre 2008


Dalle colonne del Wall Street Journal i due candidati alla Casa Bianca lanciano oggi uno degli ultimi appelli agli elettori. Involontariamente comico quanto afferma McCain: "Non possiamo sprecare i prossimi quattro anni come abbiamo fatto per molti degli ultimi otto: aspettando che  la fortuna cambi". Riporto sotto l'intervento tradotto in italiano di Barak Obama. Per quanto riguarda McCain, i volenterosi, se hanno lo stomaco, possono leggerselo in inglese.

John McCain: per cosa stiamo combattendo (english)

Barak Obama: il cambiamento di cui abbiamo bisogno (english)


Il cambiamento di cui abbiamo bisogno

Questo è un momento cruciale della nostra storia. Ci troviamo di fronte alla peggiore crisi economica dalla Grande Depressione - 760.000 lavoratori hanno perso il loro posto di lavoro quest'anno. Le imprese e le famiglie non possono ottenere credito. I valori delle case sono in calo, e le pensioni stanno svanendo. I salari sono inferiori a quelli che sono stati in un decennio, in un momento in cui i costi per l'assistenza sanitaria e l'istruzione non sono mai stati più elevati.

In un momento come questo, non possiamo permetterci altri quattro anni di aumenti della spesa, tagli fiscali mal progettati, o la completa assenza delle regole che anche l'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ritiene ora sia stato un errore. L'America ha bisogno di una nuova direzione. Ecco perché sto correndo per la presidenza degli Stati Uniti.

Domani, si può dare a questo paese il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Il mio avversario, il senatore McCain, ha servito il suo paese con onore. Egli può anche indicare le poche occasioni nel passato in cui ha preso le distanze dal suo partito. Ma nel corso degli ultimi otto anni, ha votato con il Presidente Bush il 90% delle volte. E quando si parla di economia, egli non può ancora dire al popolo americano una cosa importante che preferisca fare in modo diverso da George Bush.

Non arriva nessun cambiamento da un piano fiscale che non dà un centesimo di sollievo a più di 100 milioni di americani che fanno parte della classe media - un piano di cui anche la National Review e altre organizzazioni conservatrici lamentano gli scarsi risultati a favore della classe media. Non è  cambiare l'ulteriore incremento dei  5 trilioni di dollari di deficit che abbiamo raggiunto nel corso degli ultimi anni. Non è cambiare la presentazione di un piano per affrontare la crisi degli alloggi che mette a rischio altri 300 miliardi di dollari dei contribuenti - un piano che la redazione stessa di questo giornale, ha dichiarato: "solleva più domande che risposte".

Se c'è una cosa che abbiamo imparato da questa crisi economica, è che siamo tutti coinvolti. Dagli amministratori delegati agli azionisti, dagli imprenditori ai lavoratori, tutti noi abbiamo una compartecipazione l'uno nell'altro perché  più americani prosperano, più prospera l'America.

Ecco perché abbiamo avuto giganti dell'industria che hanno fatto della loro missione il pagare i propri dipendenti abbastanza da permettere loro di comprarsi i beni prodotti - uomini d'affari come Warren Buffett, di cui sono orgoglioso di avere il sostegno. Ecco perché la nostra economia non è stata solo la più grande creatrice di ricchezza al mondo - è stata anche la più grande generatrice di posti di lavoro nel mondo. E' stata la più alta marea della storia ad aver sostenuto le barche della classe media.

Per ricostruire il ceto medio, darò un taglio delle tasse al 95% dei lavoratori e alle loro famiglie. Se lavori, paghi le tasse, e guadagni meno di 200.000 dollari, otterrai una riduzione fiscale. Se si guadagnano più di 250.000 dollari, si potranno ancora pagare le tasse ad un'aliquota inferiore rispetto al 1990 - e le plusvalenze e le imposte sui dividendi saranno comunque di un terzo inferiori a quello che erano sotto la guida del Presidente Reagan.

Creeremo due milioni di nuovi posti di lavoro per ricostruire le nostre infrastrutture fatiscenti e posare le linee della banda larga per raggiungere ogni angolo del paese. Investirò 15 miliardi di dollari l'anno nel corso del prossimo decennio nel settore delle energie rinnovabili, con la creazione nel settore ambientale di cinque milioni di nuovi posti di lavoro ben pagati, che non possono essere esternalizzati, e potrà contribuire a porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio del Medio Oriente.

Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, non dobbiamo scegliere tra un sistema statale e quello insostenibile che abbiamo ora. Il piano del mio avversario prevede di farvi pagare le tasse sui vostri benefici sanitari per la prima volta nella storia. Il mio piano di assistenza sanitaria è finanziariamente sostenibile e accessibile per ogni americano. Se si dispone già di assicurazione sanitaria, l'unico cambiamento che vedrete sarà che pagherete un premio inferiore. In alternativa potrete ottenere lo stesso tipo di piano che i membri del Congresso ricevono per se stessi.

Per dare a ogni bambino un grado di istruzione in modo che possano competere in questa economia globale per i posti di lavoro del 21° secolo, investirò nella prima infanzia e assumerò un esercito di nuovi insegnanti. Ma chiederò anche norme più rigorose e maggiore responsabilità. E noi provvederemo a fare un accordo con tutti i giovani americani: se si impegnano a servire la vostra comunità o il vostro paese, faremo in modo che si possano permettere la loro istruzione.

E per quanto riguarda la sicurezza, porrò fine alla guerra in Iraq in modo responsabile così da porre fine ad una spesa di 10 miliardi al mese in Iraq, quando quel paese è seduto su un'enorme eccedenza. Per il bene della nostra economia, dei nostri militari e della stabilità in Iraq, è il momento per gli iracheni di accelerare. Porrò finalmente fine alla lotta contro Bin Laden e al Qaeda che ci hanno attaccato l'11 settembre, costruendo nuove partnership per sconfiggere le minacce del 21° secolo, e ripristinare la nostra autorità morale cosicchè l'America resti l'ultima, migliore speranza della Terra.

Nulla di tutto questo sarà facile. Non accadrà nell'arco di una notte. Ma credo che possiamo farlo  perché credo nell'America. Questo è il paese che ha permesso ai nostri genitori e nonni di credere che, anche se non potevano andare a scuola, risparmiando un pò ogni settimana, loro figlio avrebbe potuto; che, anche se non potevano avere una propria attività, lavorando sodo, loro figlio avrebbe potuto avviarne una. E in ogni momento della nostra storia, siamo sempre riusciti a vincere le nostre sfide, perché non abbiamo mai dimenticato la verità fondamentale che in America, il nostro destino non è scritto per noi, ma da noi.

Quindi, domani, vi chiedo di scrivere il prossimo grande capitolo della nostra storia. Vi prego di credere non solo nella mia capacità di portare avanti il cambiamento, ma anche nella vostra. Domani, potrete scegliere politiche che investono nella nostra classe media, creare nuovi posti di lavoro, e far crescere l'economia in modo tale che ognuno abbia la possibilità di avere successo. È possibile scegliere la speranza invece della paura, l'unità invece della divisione, la promessa del cambiamento piuttosto che il potere dello status quo. Se mi darete il vostro voto, non solo vinceremo insieme questa elezione, ma cambiaremo questo paese e cambiaremo il mondo.

Barak Obama


i 30 minuti che cambiarono il mondo
post pubblicato in Barack Obama, il 1 novembre 2008


Almeno spero che saranno ricordati così in futuro. Il video integrale ed originale di Barak Obama diffuso su sette televisioni in prima serata per ricostruire il Sogno americano. Nel filmato la storia di quattro famiglie messe in ginocchio dalla crisi.



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permalink | inviato da meltemi il 1/11/2008 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Destini incrociati
post pubblicato in Barack Obama, il 1 novembre 2008


Un dubbio amletico aleggia nei media e sulla stampa a stelle e strisce in questi ultimi giorni di campagna elettorale. La domanda è: a cosa assomiglierà il Partito repubblicano dopo le elezioni, premesso che McCain non eviti la sconfitta?

A cimentarsi nell'ardua previsione questa volta non è l'indovino per eccellenza, Karl Rove, che dalle colonne dell'autorevole Wall Street Journal ci tartassa quotidianamente con sconfortanti predizioni a cui nessuno presta fede, peggio che se provenissero da Cassandra in persona. Alcuni titoli: "Un viaggio freudiano nello Studio ovale", "Non fatevi condizionare dai sondaggi", "Il tema delle tasse funziona ancora", "Una predizione sulla Obamaconomics", "Obama non ha ancora vinto" e poi i due stupefacenti e iettatori vaticini, "Sarah Palin potrebbe fare la differenza" e soprattutto "Obama non può vincere contro la Palin". Per inciso, l'oracolo Rove ha ragione sul fatto che la Palin sta facendo la differenza, ma in negativo, visto che tutti i sondaggi degli ultimi giorni dicono che il 60% degli americani ritiene la Palin "inadeguata" e che la scelta della governatrice dell'Alaska come vicepresidente ha penalizzato non poco il vecchio McCain.

Ma torniamo alla domanda iniziale. Questa volta prova a rispondere dal New York Times, Paul Krugman, che, da economista qualificato e medagliato qual è, supporta la sua risposta con la forza dei numeri e l'aiuto di una vera autorità in previsioni, Larry Sabato, della University of Virginia's Center for Politics. Secondo le "matematiche" proiezioni di Sabato i repubblicani perderebbero al Senato 7 o 8 seggi con i democratici che salirebbero a 58-59 e i senatori dell'elefantino ridotti a 41 o 42. Alla Camera numeri ancora più impietosi: i repubblicani perderebbero tra i 26 e i 35 seggi che andrebbero a beneficio dei democratici che consoliderebbero così la loro maggioranza passando a 262-271 deputati contro i 164-173 dei repubblicani.

Dice Krugman che sicuramente, in base a queste proiezioni, almeno 15 dei repubblicani attualmente in carica perderanno il loro seggio. Alcuni di questi che verranno rimpiazzati sono di estrema destra ma - continua l'economista - "se ho fatto bene i miei calcoli", 10 dei 15 sono di centro-sinistra considerato che, secondo gli standard interni del partito, sono ritenuti "relativamente moderati". Il quadro è evidente. La sinistra interna sarà sempre meno rappresentata e questo sposterà ancor più a destra l'asse del partito repubblicano che perderà ulteriormente ogni rapporto con il resto del paese. Esiste già una "distacco repubblicano" dal paese in termini di percezione politica; questo allontanamento si rafforzerà con il ricambio del personale politico. Possiamo dire - conclude Krugman - che il Partito Repubblicano non sarà più un partito di tutta la nazione.


Sarah Palin veste Prada
post pubblicato in Barack Obama, il 23 ottobre 2008





Non avevo finito di raccontare ieri l'ennesimo scandalo sul conto di Sarah Palin (la governatrice dell'Alaska avrebbe pagato con denaro dei contribuenti dello Stato - circa 21 mila dollari - le spese di viaggio dei suoi figli) che nelle stesse ore ne arrivava un altro a tagliare le gambe al povero McCain distaccato di ben 12 punti nei sondaggi di oggi.

Ebbene il Comitato elettorale repubblicano avrebbe sborsato in nemmeno due mesi di campagna elettorale la bellezza di 150 mila dollari per la "mamma d'America"  e la sua famiglia, in scarpe, vestiti, parrucchieri e prodotti di bellezza. Per la precisione 50mila dollari sono stati spesi da Saks Fifth Avenue, 75mila da Neiman Marcus, 5mila dollari per capelli e trucco, e tra le spese per il suo clan, 196 dollari per un completino del piccolo Trig e altri 5mila in una boutique per uomo. L'entourage della Palin non ha saputo fare di meglio che giustificare queste spese folli con la necessità di adattare il guardaroba della governatrice alle differenze climatiche dei 50 Stati in cui si svolge la campagna elettorale.

Un bell'autogol per chi aveva impostato la propria immagine sul rigore e la semplicità contro la corruttela politica di Washington. Difficile far capire agli americani, alle prese con la crisi economica, l'evaporare dei propri risparmi, il crollo del proprio tenore di vita e in molti casi la perdita della casa o del lavoro o addirittura di entrambi, come si possa pensare di occuparsi di abiti e parrucchieri alla moda in un momento così difficile, spendendo tutti quei soldi, che equivalgono a tre anni di stipendio di un lavoratore della classe media.

E pensare che proprio ieri la Palin è ricomparsa in un comizio in Ohio accanto a McCain attaccando Obama in questo modo: "Dovete ascoltare molto bene le parole del nostro oppositore, perché sta nascondendo il suo vero programma: togliervi il denaro tanto faticosamente guadagnato". Parole buttate al vento, un boomerang. I repubblicani sono alla frutta e proprio colei che avrebbe dovuto conquistare le donne e gli indecisi sta affossando ogni residua speranza per McCain.

Nei sondaggi odierni il vantaggio accumulato da Obama tra le elettrici, ad esempio, è passato dai 16 ai 18 punti e quello tra gli indipendenti - un elemento chiave negli Stati indecisi e obiettivo principale della massiccia campagna pubblicitaria scatenata dai candidati - ha addirittura raggiunto i 30 punti (Obama al 59%, McCain al 29%). Come nel video, Obama può prendersela così comoda da interrompere per due giorni la sua campagna e volare alle Hawai a visitare la nonna malata. Tanto ci pensano i suoi avversari a rompersi la testa da soli!


Sarah Palin cura ogni particolare. Nella foto indossa un paio di occhiali da vista Kazuo Kawaskai (style series 704, color 34) dal costo di circa 375 dollari solo per la montatura a giorno.



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permalink | inviato da meltemi il 23/10/2008 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ben il banchiere
post pubblicato in Barack Obama, il 22 ottobre 2008


Quando la nave sta per affondare i topi scappano, ma questa volta trattandosi di un grosso topo la cosa ha fatto scalpore, soprattutto nel mondo finanziario, in quanto parlasi del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Ieri ha annunciato un ulteriore piano di aiuti per l'economia che equivale ad un abbandono della barca repubblicana e ad un aperto appoggio a Barak Obama e ai democratici.

Il capo della Fed ha dato infatti il via libera ad uno stanziamento straordinario di 300 miliardi di dollari che era quanto Obama e i democratici chiedevano mentre Bush e i repubblicani erano contrari. Ma non basta. Perchè Ben il banchiere ha affermato che questi aiuti dovrebbero "limitare gli effetti di lungo periodo" della crisi, rafforzando così l'opposizione democratica a permanenti tagli fiscali.

Apriti cielo. La cosa più gentile che gli hanno potuto dire è che con questo favore fatto ad Obama apparentemente si ricandida per altri quattro anni alla guida della Fed. Qualcun altro, più sensibile alla libertà di mercato, gli ha fatto notare anche come la Fed si fosse già ampiamente compromessa a causa dei suoi numerosi interventi su Wall Street e che questa poteva evitarsela a due settimane dalle elezioni. Altri, custodi della sacralità di istituzioni indipendenti come la Fed, si sono stracciati le vesti piangendo per la perdita di credibilità dell'America nel resto del mondo.

Ben il banchiere, avrebbe dovuto sapere che, nel suo ambiente, quelle dichiarazioni avrebbero fatto più scalpore delle opinioni di Joe lo stagnino, e che gli sarebbero valse la riprovazione generale. Ma evidentemente l'attaccamento alla poltrona di banchiere centrale è uguale ad ogni latitudine del mondo e spesso fa perdere il lume della ragione anche ai più saggi.


Chi dice Palin dice guai
post pubblicato in Barack Obama, il 22 ottobre 2008


Secondo un sondaggio commissionato dal Wall Street Journal e dalla rete televisiva americana NBC, il candidato Barak Obama ha distanziato, nella corsa presidenziale, di una percentuale a due cifre il suo avversario. A 13 giorni dalle elezioni, un numero sempre più crescente di elettori si sta orientando nella scelta verso il senatore dell'Illinois.

Complessivamente il sondaggio assegna a Obama il 52% dei voti favorevoli contro il 42% per il senatore McCain. I 10 punti di vantaggio sono cresciuti da un margine di sei punti per Obama di solo due settimane fa. Il rilevamento effettuato da Venerdì a Lunedì su un campione di votanti registrati nelle liste elettorali ha un margine di errore in più o in meno di 2,9 punti percentuali.

Anche secondo l'ultimo sondaggio Zogby il vantaggio di Barack Obama su John McCain arriva a 10 punti. Tutti gli istituti di rilevazione dell'opinione pubblica indicano unanimemente il distacco del senatore democratico sul repubblicano: l'istituto RealClearPolitics (che effettua una media dei sondaggi) valuta in circa 7 punti percentuali il vantaggio medio di Obama secondo tutte le ultime rilevazioni.

Significativo che la maggior parte degli intervistati ritenga McCain più pronto per la Casa Bianca di quanto non lo sia Barak Obama ma dicono di fidarsi maggiormente del giovane senatore dell'Illinois a causa dell'impreparazione della running mate di McCain, Sarah Palin.

La corsa contro il tempo del senatore McCain appare perciò sempre più disperata anche se il vecchio leone sta puntando tutte le sue carte sugli Stati in bilico per strapparli ai democratici e grazie alla particolare legge elettorale americana vincere le elezioni anche se con meno voti popolari, come successo già in passato ad esempio nel duello tra Bush e Gore.

A dare una mano a Obama arriva l'ennesimo scandalo sul conto di Sarah Palin. Secondo un'inchiesta dell'Associated Press riportata oggi da ABC News, la governatrice dell'Alaska ha pagato con denaro dei contribuenti dello Stato le spese di viaggio dei suoi figli. Dal dicembre 2006, quando è stata designata, la Palin avrebbe caricato sui conti dell'Alaska oltre 21 mila dollari in biglietti aerei e alberghi di lusso per portare le sue figlie in giro con lei. Un nuovo colpo alla credibilità già fragile della vice di McCain a pochissimi giorni dal voto.


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