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in Italia è sempre tempo di elezioni
Le Olimpiadi dei record
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 21 agosto 2008


Nelle Olimpiadi dei divieti non poteva mancare nemmeno il no del Comitato Olimpico alla richiesta della delegazione spagnola presente ai Giochi di Pechino di far indossare ai propri atleti una fascia nera al braccio in segno di lutto. All'aeroporto di Madrid 153 persone sono morte in un incidente aereo. L'intera Spagna è in lutto, eppure c'è chi ha deciso che a questo disastro non andava dedicato neanche uno di quei gesti che rappresentano un minimo di sensibilità in certe circostanze. Il comitato olimpico internazionale ha respinto la richiesta spagnola, il perché ufficiale ancora non si sa, ma è intuibile il motivo. Nulla deve turbare i Giochi dei record e le autorità cinesi.

La Cina ha speso migliaia di miliardi di dollari per questi giochi e il Cio ne tiene conto e ne tiene il conto (quanti di quei miliardi sono finiti nelle casse del Comitato olimpico?). I cinesi devono dimostrare  che i loro Giochi sono i più grandi di sempre e che la Cina è il paese numero 1 del pianeta. La Cina dei record. Tutto spiegabile allora: i pochi atleti trovati positivi all'antidoping, la pioggia dei record nel nuoto, addirittura anche l'ottavo oro regalato a Phelps per permettere a queste olimpiadi di battere quelle di Spitz (si è visto a occhio nudo che nei 100 farfalla è arrivato primo il nuotatore serbo e non lo statunitense, ma guarda caso il filmato subacqueo dell'arrivo è stato secretato).

La Cina deve dimostrare anche di essere il primo paese per allori olimpici ed ecco allora giurie, arbitri e giudici mettercela tutta per dare una mano agli atleti cinesi anche quando non ne hanno bisogno. Andando avanti nei giochi i cinesi poi si sono accorti che per superare gli americani non dovevano puntare solo all'oro con i loro pezzi da novanta. Ecco allora arrivare anche i bronzi e gli argento. Se qualcuno, soffrendo d'insonnia come me, ha seguito questa notte l'impresa, sotto una pioggia torrenziale, della Rigaudo (nella foto), bronzo nella 20 km di marcia, sa di cosa parlo. Per un pelo la cinesina arrivata al quarto posto non le ha soffiato la medaglia. L'azzurra marciava, la cinese correva, infischiandosene delle regole e della giuria che infatti non è mai intervenuta per penalizzarla. Ma ci sono altre decine di casi di cinesi sconosciuti proiettati improvvisamente sul podio. Passi pure anche questo: si sà, tutto il mondo è paese, e gli arbitraggi casalinghi sono normali in queste occasioni, ad ogni latitudine.

Ma che dire di ogni più piccolo dissenso soffocato sul nascere con arresti e sparizioni? Alla vigilia delle Olimpiadi le autorità cinesi avevano assicurato la possibilità di manifestare, previa autorizzazione naturalmente, in appositi spazi della città, tre parchi cittadini messi a disposizione allo scopo. Peccato che i pochi coraggiosi venuti dalla provincia magari solo per manifestare contro la corruzione di alcuni dirigenti locali del Partito comunista, si siano presentati per chiedere la prevista autorizzazione alla polizia, siano stati prelevati da questa e da allora non se ne sappia più niente. Forse è un altro record non voluto ma solo conseguenza del regime, ma queste Olimpiadi si avviano ad essere ricordate come quelle con meno manifestazioni di dissenso e di protesta di tutta la storia dei giochi olimpici. Ma anche quelle dei diritti negati. Non solo nel Tibet.

Volete altri record? Record di militari travestiti da volontari negli stadi, nelle strade, negli alberghi, sulla metropolitana, per tenere sotto controllo stranieri e pechinesi. Record di partigianeria nell'informazione della televisione cinese per la quale esistono solo i cinesi e che intervista solo i cinesi (unica eccezione, bontà loro, i mostri Phelps e Bolt), altrimenti primi piani solo per atleti in rigorosa divisa e bandiera rosse. Record di pubblico cinese utilizzato come coreografia e simbolo della grande Cina e di un popolo tutt'uno con il proprio regime, tutti debitamente forniti di bandiere e bandierine rosse e intonse (quante scritte e saluti, invece in quelle sgualcite e portate da casa delle altre nazioni). Record del tifo cinese solo per gli atleti di casa, cosa mai vista in altre Olimpiadi, nemmeno in quelle di Berlino del 1936, a cui, nel rapporto tra Cio e regime, queste di Pechino assomigliano molto.

Potevano essere le Olimpiadi dell'apertura della Cina al resto del mondo e alla democrazia ma grazie anche alla complicità dei paesi ricchi del mondo, interessati solo all'affare che rappresentano i giochi o a strumentalizzare le contraddizioni di questo immenso paese per equilibri di potere planetario, saranno ricordate solo per il record di spazzatura che tutti abbiamo contribuito a nascondere sotto il tappeto. Ma una cosa non riusciranno a cancellare: le storie di tante ragazze e ragazzi, atlete ed atleti, uomini e donne, venuti fin qui per un sogno. Le storie di anni di sacrifici, per molti di sofferenze, infortuni, malattie, vittorie e sconfitte per arrivare su un podio ma anche solo per tagliare un traguardo.



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Usain Bolt, il dio della velocità
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 16 agosto 2008


Rimettete gli orologi. Usain Bolt ha fermato il mondo per 9 secondi e 69 centesimi di secondo. I suoi avversari erano fermi, pietrificati, mentre Usain spiccava il volo per poi rallentare allargando le braccia prima del traguardo, come a dire a se stesso e al pubblico: guardate di cosa sono capace. Sembrava quasi potesse tornare indietro, dribblarli e vincere di nuovo. Un fenomeno mai visto sulle piste di atletica. Il più grande sprinter di tutti i tempi. Per noi ha ingannato lo spazio e il tempo. Un momento e un destino divini.



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Precari del bon ton
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 14 agosto 2008


Preparano i campi da gioco, assistono gli atleti in gara, assecondano le necessità delle federazioni sportive, accolgono il pubblico in tribuna e gli ospiti del villaggio olimpico. Non li ha pagati nessuno, sono volontari che lavorano all'interno della grande macchina delle Olimpiadi 2008. C’è chi dice che siano un esercito anche loro, ma sono armati soltanto di un sorriso. Ritmi frenetici e tensione alle stelle, è dura la vita degli angeli dei Giochi, che consumano le proprie giornate e le energie negli stadi e dietro le quinte dove, nelle pause, improvvisano un letto in cerca di riposo.

Anche il municipio della capitale cinese ha mobilitato altre migliaia di "Volontari della Buona Educazione" che, invece di sventolare il libretto di Mao, tengono in tasca quello del bon ton. Il loro compito è quello di vigilare che tutti i sedici milioni di pechinesi si impegnino a trattar bene gli occidentali, ad essere gentili ed accoglienti con loro, a fare la coda, essere ben presentabili, non girare per strada in mutande e canottiera, non sputare, e così via. Sputare, tra l'altro, è un'abitudine cinese dura a morire: a Pechino le autorità l'hanno vietata, eppure persiste.

Qualcuno qui in Italia, con atteggiamento di superiorità, fa sorrisini di compatimento ma chi ci governa non è da meno quanto ad educazione? Tra dita medie alzate e canottiere, sventolio di mortadelle e sputacchiate in parlamento, non avrebbero anche loro bisogno di qualche lezioncina di bon ton alla pechinese?


Un menù particolare
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 13 agosto 2008


Dicono che i cinesi mangino tutto quello che ha quattro zampe, tranne i tavoli, e tutto quello che vola eccetto gli aerei. Esordisce così un reportage da Pechino di Leonardo Coen, pubblicato su Repubblica.it, che ci racconta quella che definire curiosità per gourmet sarebbe forse osare troppo. A Pechino esiste il ristorante Guolizhuang, specializzato in peni e testicoli: di capra, di serpente, di yak, di cavallo, di foca e di anatra (anche di cane, sebbene ci sia il divieto in tempo di Olimpiade). Preparati in tutte le salse. In realtà è una minicatena di ristoranti: ce ne sono altri quattro in Cina e da poco ha aperto una filiale in America, nella Chinatown di Atlanta.

Quando vi sedete al tavolo, una gentilissima cameriera porta il menu, chiede se è la prima volta che ci venite e poi comincia a spiegare in che cosa consistono le pietanze. Con una premessa: "I peni d'animale sono utilizzati nella medicina tradizionale cinese per curare i problemi di reni e dell'erezione. E' una pratica antichissima, millenaria". Però - aggiunge - perché questa terapia sia efficace, occorre mangiarli regolarmente. I prezzi sono molto alti, se paragonati a quelli degli altri ristoranti di Pechino, normali se ci riferiamo a quelli italiani. Per esempio, un pene di cane russo costa circa 16 Euro, ma ha proprietà davvero interessanti: "L'atto sessuale del cane russo dura 48 ore e la sua stagione degli amori dura sette mesi". Consigliato per il trattamento della libido, questo piatto è molto apprezzato per le sue presunte proprietà afrodisiache.

Ci sono poi alcune accortezze da seguire, e qui bisogna fidarsi degli "osti": la scelta dei piatti è legata anche all'età e al sesso del commensale. Le donne è meglio che evitino i cibi a base di testicoli, perché ricchi di ormoni e questo potrebbe alla lunga favorire la crescita della barba e la voce potrebbe assumere toni più profondi, quasi virili. In compenso, il pene fa bene anche alla pelle. Al termine della cena, avvolto in un nastro rosso, viene offerto un ossicino, che raffigura un pene di cane. Pare porti fortuna e protegga dalla cattiva sorte. Ultima curiosità: il ristorante Guolizhang è vietato ai minori di quindici anni.

Questo ora c'entra come i cavoli a merenda ma, dato per scontato che non sia dopata e molto sia dovuto, oltre che al talento esplosivo, alla dieta mediterranea, non possiamo non tributare i dovuti onori a Federica Pellegrini che trionfa nei 200 in 1'54"82, prima al mondo sotto l'1'55". Peccato che i giornalisti riescano sempre a rovinare tutto quando arriva, come un pene al tavolo del Guolizhang, l'inevitabile domanda se lo "star system", adesso, avrà la meglio su di lei, o se invece riuscirà a resistere alla morsa dello spettacolo. "Beh, - risponde con equilibrio - se ci sono riuscita finora... Diciamo che quest'anno darò un po' più spazio alla televisione, ma senza togliere tempo agli allenamenti". Cara Federica, ora goditi l'oro, ma per favore non tradirci con l'Isola dei famosi, hai visto anche tu che fine ha fatto Montano.

Bluff cinese
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 12 agosto 2008


Questa vicenda di Internet in Cina è un pò come la monnezza di Napoli. Nella città partenopea la spostano dal centro verso i paesi dell'hinterland e il premier si vanta di aver risolto il problema dei rifiuti, a Pechino le autorità dicono di aver tolto la censura sul web ma basta uscire dal villaggio olimpico per accorgersi che i siti permessi alla visione dei giornalisti sono sempre oscurati. Insomma un trucco che funziona grazie al matrix olimpico e al pervasivo controllo del governo. In molti si erano chiesti se l'allentamento della censura fosse una misura definitiva oppure se, una volta finita l'Olimpiade, tutto sarebbe tornato come prima. In realtà non è mai cambiato niente.

Intanto i giochi vanno avanti e noi italiani antileghisti ci consoliamo con qualche medaglia: argento nel tiro con l'arco a squadre (senza Robin Hood), oro nel judo, e oro nel fioretto con Valentina Vezzali da Jesi, compaesana di Federico II, nipote di Federico Barbarossa, nemico giurato di Alberto da Giussano e Umberto Bossi. Alè!



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L'altra metà del cielo
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 11 agosto 2008


Spopolano le donne alle Olimpiadi. Anche le nostre azzurre fanno la loro parte, il nostro setterosa nella pallanuoto, la Cuderzo nel ciclismo, Granbassi, Vezzali e Trillini  nel fioretto, la Quintavalle nel judo. Quattro donne nelle prime sei medaglie conquistate dalla Repubblica Popolare: in un'Olimpiade solo al femminile gli Usa sarebbero sorpassati dalla Cina. E mentre soffiano venti di guerra tra Russia e Georgia, due atlete, una russa e una georgiana si baciano e abbracciano sul podio, dando una lezione ai potenti della terra e regalando all'intera umanità una fiammella di speranza.


Olimpiadi e stampa libera
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 10 agosto 2008


Quello sotto in corsivo è un estratto di una corrispondenza da New York, Schiaffo a Berlusconi dalla NBC, a firma di Alessandra Farkas, pubblicata sul sito del Corriere ed è l'esempio di come una notizia vera e non censurabile viene servilmente e furbescamente utilizzata per costruirne un'altra falsa, solleticare i sentimenti patriottici dei lettori e provocare un moto di simpatia nei confronti del nostro premier. Tanto valgono i ringraziamenti della proprietà per non aver perso un euro degli aiuti pubblici che invece il governo ha tagliato alle piccole testate di partito (come l'Unità). E poi in ballo c'è il futuro riassetto televisivo e un canale Rai val bene una linea editoriale di sotterraneo appoggio a Berlusconi e di critica continua all'opposizione.

NEW YORK – Italia che conta poco, Italia da barzelletta. E’ questa l’immagine che milioni di americani hanno ricevuto venerdì sera nel guardare la cerimonia d'apertura dei Giochi di Pechino, trasmessa durante il prime time, - con una differita di ben 12 ore - dalla NBC. Che ha sborsato 894 milioni di dollari per ottenere i diritti in esclusiva per gli Stati Uniti. Quando, verso la fine dello show, i riflettori sono toccati all’Italia, il tono dei due presentatori Bob Costas e Matt Lauer è passato dal serio al faceto. «Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha rinunciato ad essere qui stasera insieme agli oltre 80 capi di stato», hanno spiegato ridacchiando i due mezzibusti della NBC, «Perché a Pechino fa caldo. Troppo caldo per lui». Dopo aver ironizzato sull’immensa fortuna di Berlusconi («il più ricco magnate italiano dei media che è anche primo ministro del Paese»), e sulla sua età («a 72 anni è troppo anziano per un viaggio del genere»), i due presentatori hanno concluso spiegando ai telespettatori che «se sei ricco e potente come lui, puoi permetterti di startene a casa a guardare la cerimonia. Comodamente seduto davanti alla tv».

Il tono da sfottò nei confronti del leader italiano era in netto contrasto con quello, serio e rispettoso, riservato agli altri leader presenti sul palco dei Vip – dal presidente francese Sarkozy a quello americano George W. Bush. Ma lo schiaffo in faccia all’Italia non ha risparmiato neppure gli atleti italiani, che sono stati mostrati per pochi secondi, alla stregua delle mini-delegazioni di paesi in via di sviluppo come Mali e Gabon, e al contrario di quelle di altri paesi europei quali Spagna, Germania, Inghilterra e Francia, cui Lauer e Costas hanno dedicato dettagliati ritratti, in elogio ai passati record dei loro atleti. Perché questo doppio binario? Perché umiliare così l’Italia? Che cosa hanno pensato milioni di italo-americani che hanno seguito la cerimonia da casa?

La giornalista non dà risposta a questi falsi interrogativi ma i lettori sono serviti. La meritata e facile ironia sul Cavaliere è diventata, per una distorta proprietà transitiva, una berlina per tutti gli italiani e un'offesa antipatriottica quasi da lavare col sangue. Rimane però il dato di fatto, l'amara verità che è anche la risposta agli interrogativi della Farkas. Che grazie al nostro presidente del consiglio tutto il mondo ride dell'Italia. Non la sfiora il dubbio che il mondo abbia ragione e gli italiani si meritino questo trattamento?



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Iniziano le olimpiadi, la guerra continua
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 9 agosto 2008




Nel giorno della fantasmagorica inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino, la Russia festeggia i giochi della pace bombardando la capitale della Georgia, Tbilisi, per "costringerli alla pace", Cuba concede il visto alla nostra pallavolista Aguero solo dopo la morte della madre e a Pechino un folle uccide un turista Usa e poi si ammazza. Insomma il mondo continua a girare come sempre.

Come nel ciclismo dove dopo un'annata eccezionale con le vittorie nel Tour e al Giro gli spagnoli vincono anche la medaglia d'oro con Samuel Sanchez, beffando sul traguardo il più vecchio dei partenti, il nostro Rebellìn (37 anni) e il campione uscente Bettini, rimasto fuori dalla fuga buona insieme al favorito Valverde, altro spagnolo.


Olimpiadi al via, continua la sfida sui diritti umani
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 8 agosto 2008


Tutto pronto per la grande cerimonia inaugurale. Il via alle 14 (ora italiana). Previste 15 mila comparse e coreografie straordinarie. Intanto l'organizzazione Reporters sans frontieres ha messo a segno un clamoroso blitz. Proprio alla vigilia di quella che si annuncia come la più grandiosa cerimonia d'apertura mai vista ai giochi olimpici, militanti dell'associazione internazionale che si batte per la libertà d'informazione e i diritti umani hanno "piratato" una frequenza radio FM di Pechino. Una voce di donna si è inserita nelle normali trasmissioni per chiedere ancora una volta la libertà di espressione in Cina. Prima in francese, poi in inglese, infine in cinese, la "hacker" radiofonica si è rivolta direttamente alle autorità cinesi dicendo: "Qualunque misura voi prendiate non arriverete all'obiettivo di fermare la libertà di parola". 

A proposito di diritti umani violati. Chissà se le organizzazioni umanitarie interverranno, come a Pechino, anche a Varese, in occasione dei mondiali di ciclismo, per il rispetto dei diritti umani degli immigrati e dei bambini rom in Italia, violati con le misure xenofobe e razziste volute dalla Lega e condivise dal governo. Sappiano comunque che in alcune città del nord rette dalle camicie verdi sono vietati gli assembramenti di oltre due persone, come in piazza Tienamen, e si organizzino quindi di conseguenza.


Campioni per i diritti umani
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 7 agosto 2008


Un testo forte e pacato da gente che conta nel mondo al capo della più grande potenza mondiale. Da Blanca Vlasic a Antonietta Di Martino; da Dayron Robles a Irving Saladino; da Dee Dee Trotter a Tero Pitkamaki. Questi e molti altri tra i più forti atleti al mondo (oltre centoventi in tutto), hanno firmato un appello al presidente cinese Hu Jintao perché "permetta una soluzione pacifica" della questione tibetana, protegga "le libertà di espressione, di religione e di opinione nel suo Paese incluso il Tibet", perché assicuri che i difensori dei diritti umani "non siano più intimiditi e imprigionati", per "fermare la pena di morte". "La Cina è al centro dell'attenzione del mondo. Le vostre decisioni su questi temi determineranno il successo delle Olimpiadi e l'immagine che il mondo avrà della Cina in futuro. Vi chiediamo, perciò, di rispettare i diritti umani in Cina in futuro per raggiungere una pace duratura e una riconciliazione". In testa all'appello hanno riportato una citazione della Carta Olimpica: "L'obiettivo delle Olimpiadi è di porre lo sport al servizio dell'armonioso sviluppo del'uomo con la visione di promuovere una società pacifica preoccupata di preservare la dignità umana".

Gli scettici potranno fare ora un sorrisino di compatimento, eppure l'appello, in questo momento e in tale contesto, assume un valore ed esplica un livello di pressione politica molto più forti di qualsiasi boicottaggio o delle tante manifestazioni in piazza Tienamen e difficilmente i dirigenti cinesi potranno far finta di niente, né potranno oscurare e reprimere in alcun modo questa iniziativa. E infatti la censura non è intervenuta. La lettera compare, seguita da tutte le firme fin qui raccolte sul sito tedesco (legato ad Amnesty international) "Sports for Peace" (www.sportsforpeace.de), visibile tranquillamente anche dalla Cina. Intanto la fiaccola olimpica è arrivata a Pechino e domani sarà la storica giornata dell'inaugurazione ufficiale.

IL TESTO DELL'APPELLO CON L'ELENCO DEI FIRMATARI

A proposito di boicottaggio. Dopo l'intempestiva richiesta di boicottaggio fatta ai nostri olimpionici da Gasparri e dalla Meloni, interviene, come se fosse piovuto sulla terra da un altro pianeta, il portavoce del PdL Capezzone, il quale sottolinea che dei diritti umani in Cina la politica deve occuparsi tutto l'anno, che i politici devono fare i politici e gli atleti gli atleti e che non si può chiedere ai nostri campioni, come fa la sinistra (proprio così!), di non sfilare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Lo ringraziamo per la sua accigliata lezioncina ma allo stesso tempo gli consigliamo, per la sua salute fisica e mentale ma anche se ci tiene a conservare il posto di lavoro, di non bere alcolici, non fare uso di sostanze stupefacenti e di coprirsi sempre la testa con un cappello quando rimane troppo tempo sotto il sole. Eviterebbe così di fare figuracce e di scambiare Gasparri e la Meloni per esponenti della sinistra.



Sulle Olimpiadi maggioranza divisa
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 5 agosto 2008


Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha invitato gli atleti italiani a disertare la cerimonia inaugurale dell'Olimpiade di Pechino per protesta contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina. Per i diritti umani in Italia ci penserà domani. E' infatti notorio che l'imitatore di Neri Marcorè riesce ad elaborare un solo pensiero al giorno.

Umberto Bossi, di ritorno dai mondiali in Lapponia, gli dedica una perlina di  saggezza padana: «Sono andati fin là, evidentemente vogliono sfilare. Mi sembra un po' ipocrita che uno vada là, per poi manifestare dissenso».

Anche Fini, tra una votazione sulla fiducia e l'altra, lo bacchetta decoubertianamente: «Considero le Olimpiadi - dichiara Fini - una festa di fratellanza tra i popoli e l'esperienza dimostra che, ogni qualvolta si sia dato corso al boicottaggio dei Giochi olimpici non si è raggiunto l'obiettivo che ci si prefiggeva».

Il Ministro degli Esteri Frattini fa sapere di rispettare le opinioni altrui ma che gli atleti italiani sfileranno regolarmente, mentre La Russa si è subito offerto di far sfilare l'Esercito al posto della delegazione italiana.

L'ultima parola spetterà comunque al premier che ha già messo al lavoro il fido Ghedini per dirimere la questione con un nuovo lodo sul quale chiederà un voto di fiducia del parlamento.

Qual è quello vero?

Arsenico e giovani galletti
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 3 agosto 2008


Fa ancora discutere il caso del fiorettista Andrea Baldini che ha preso un diuretico vietato dalla lista doping, il flurosemide. Forse voleva perdere anche lui peso, come la Bastianelli; forse quel farmaco aveva un uso più ricercato. I diuretici sono spesso usati per coprire l'assunzione di altre sostanze. Ma come in ogni trama per storie di doping che si rispetti viene invocato il classico "complotto". Sulla vicenda Baldini infatti apre una polemica durissima: "Non ho nessuna prova per parlare di un complotto ma posso dire con certezza che non ho mai assunto quel farmaco nè il medico federale me lo ha somministrato". E durante l'incontro con la stampa arriva a ventilare un sabotaggio del compagno di nazionale Andrea Cassarà, che prenderà il suo posto ai Giochi: "E' uno dei nomi più papabili, ma non posso puntare il dito contro nessuno. Non ho ricevuto nemmeno un sms da lui, fossi stato al suo posto l'avrei fatto". Il fiorettista spiega poi la sua versione dei fatti: "Io sono uno puntiglioso, mi sono informato e ho visto che questo farmaco può essere facilmente reperibile, è incolore e inodore, e dura nel corpo solo quattro ore. Quindi - conclude - devo averlo assunto involontariamente nel corso della gara al termine della quale ho fatto il test".

In tutti e tre i casi che hanno funestato lo sport italiano in queste ultime settimane (Riccò, Bastianelli, Baldini) ha colpito la giovane età degli atleti trovati positivi. La scorciatoia ormai si prende fin dai primi anni, non si aspetta più di essere vecchi e acciaccati. Il trattamento giusto può significare successi, medaglie, soldi. E accanto agli atleti il sottobosco di medici e dirigenti complici, spesso addirittura mandanti, che forniscono di tutto, capaci di trovare le sostanze più sofisticate e moderne prima ancora che arrivino nelle farmacie. C'è un mercato fiorente anche su Internet dove ormai si trova di tutto. Ma l'antidoping sta almeno trovando i colpevoli e smascherando i giochi truccati. In qualche caso può essersi trattato forse di leggerezza, ma non c'è niente di dimostrato: le regole sono chiare, ogni atleta è responsabile di tutto ciò che entra in una maniera o nell'altra nel suo corpo. Nel caso di Riccò il doping è stato addirittura clamoroso, quasi sfacciato, e la confessione del ciclista sconvolgente.

Questi episodi dovrebbero farci riflettere, non per criminalizzare questi ragazzi, ma in quanto specchio degli eccessi di questa società, che ci vuole sempre pronti, in forma, efficienti sul lavoro, competitivi. Tutto perchè magari dietro di noi c'è spesso un Brunetta qualsiasi ad incalzarci, a trattarci non da esseri umani ma come robot. Diciamolo, chi più chi meno siamo tutti dopati, ognuno di noi fa uso di una qualche sostanza chimica. Non parlo di medicine prescritte per curare una malattia ovviamente. Mi riferisco a prodotti per dimagrire, ansiolitici, antidolorifici usati alla prima avvisaglia di un piccolo mal di testa, per non parlare di quel che si fa e si assume per illudersi di non invecchiare. Senza dimenticare infine il dilagante incremento in tutti gli strati sociali dell'uso di droghe tradizionali, alcol, cocaina, amfetaminici. Che possibilità di successo ha allora lo sforzo di lottare per uno sport pulito se è tutta la società ad essere drogata? E' quanto si chiede Oliviero Beha in questo illuminante articolo pubblicato su l'Unità. 



Dacci oggi il nostro doping quotidiano

Nulla dies sine linea, diceva Plinio il Vecchio riferendosi al pittore Apelle (figlio di Apollo ecc.ecc. nella giaculatoria di noi ragazzi... ) che non faceva passare giorno senza dipingere almeno un po’. Nessun giorno senza doping, è invece la testatina aggiustata per l’occasione dopo l’ennesimo caso. Stavolta tocca al campione di fioretto Andrea Baldini, “scaricato” ieri in extremis dall’aereo a cinque cerchi per Pechino. Ier l’altro era capitato alla campionessa mondiale di bici su strada, Marta Bastianelli, subito prima a due giovani ciclisti, prima ancora al famoso Riccò forse in coppia con Piepoli.

Riccò si è liberato pare con una piena confessione. Ma cosa si è liberato? La coscienza, forse, non il suo corpo di atleta a base di epo (ovvero “cera”, l’epo di terza generazione) e neppure la psiche se ha aggiunto riferendosi ai più sofisticati controlli del Tour: «non pensavo proprio che mi beccassero». Siamo sicuri che uno così, che non sembra avvertire la soma della colpa etico-sportiva, alla faccia della lealtà e del resto in un settore ormai fatto solo di business, non sia pronto a ricominciare? E fino alla Bastianelli la stanca e distratta opinione pubblica aveva recintato nel ciclismo la “sporca faccenda”. Ma adesso ci si mette la scherma, e forse non è finita qui, mentre mischiate alle cronache sportive arrivano zaffate farmacologiche e terminologiche come il flurosemide (diuretico per Baldini) o la flenfluramina (stimolante per perdere peso per la Bastianelli).

Per carità, non è soltanto un problema italiano se contemporaneamente una pattuglia di atlete russe viene pesata, incartata e rimandata a casa invece che a Pechino per gli stessi motivi. Per carità, in qualche modo e misura (ma molto meno) il doping c’è sempre stato, e appunto viene immagazzinato ormai come una rubrica giornalistica, nulla dies senza doping...

Ma si tratta soltanto di sportivi professionisti, che più o meno razionalmente fanno strame dell’idea di sport per “fare meglio il loro lavoro” con un aiutino, o aiutone,e guadagnare di più? Non credo proprio. Nulla dies senza doping neppure per i dilettanti,gli amatori, i veterani che dovrebbero aver sale in zucca, che corrano a piedi o in bici, sollevino pesi, facciano palestra. E nulla dies senza qualche forma di doping neppure e soprattutto per i giovani, gli adolescenti, i bambini, ormai “rotti a tutto” fin dall’inizio in una complicità ambientale da parte di tecnici, medici, dirigenti, atleti più anziani e genitori distratti o correi, ecc., che ricorda la famosa “dazione ambientale” di Di Pietro per Tangentopoli e quel mischiume di corruzione/concussione i cui effetti sono anche oggi e sempre di più sotto i nostri occhi, naturalmente a condizione che li si voglia vedere.

Ma una società “sportiva” (ormai la virgolettatura è d’obbligo) dopata alle fondamenta rimanda a una società allargata che la contiene, la influenza e ne viene influenzata che invece è “fortunatamente” senza doping? Ma su, coraggio, forza con la lettura di una realtà davvero patente e cruenta per le vittime che miete. Nulla dies senza droga in Italia, ormai, per tutte le classi sociali, dai maggiori in grado le cui auree famiglie una volta erano più discrete nell’uso e abuso di cocaina mentre i loro nipoti di oggi ne fanno praticamente i testimonial, alle fasce più povere e disperate. Nulla dies senza droga, come sempre più impietosamente ci ricordano i dati Istat o le ricerche Eurispes e i relativi ministri degli Interni, siano Amato di centro-sinistra piuttosto che Maroni di centro-destra.

Nulla dies senza droga e droghe come testimoniano gli sballi in discoteca e gli ultimi ritrovati nel campo degli stupefacenti, termine questo ormai da aggiornare perché non meraviglia più nessuno, come il doping diventato una sorta di “priming”, di variabile dipendente e prioritaria nel praticare lo sport. Ma anche nulla dies senza droghe al volante, giacché una delle ragioni più ricorrenti per gli incidenti in auto e in moto è lo stadio di alterazione da droga degli autisti e dei piloti, a qualunque età ma con la soglia anagrafica sempre più bassa. Sapevate per esempio a proposito di anagrafe che in Italia i ragazzini, i più acerbi d’Europa, cominciano a bere alcolici ormai a undici anni? Che altro è tutto questo se non anche, ripeto anche, l’altra faccia di una mancanza di identità personale e professionale, di una fiducia in se stessi ai minimi termini, di una pressoché totale assenza di quella meritocrazia che almeno rimette ordine nelle cose e ridà loro valore?

Il doping nello sport, le droghe nella vita sono supplenti di tutto il resto e naturalmente forniscono gli estremi riconoscibili di una sconfitta del singolo e della collettività. È uno sconfitto Riccò, come gli altri, sono sconfitti i giovani che si perdono nella droga e fanno vittime a partire da loro stessi, è sconfitta una comunità in senso lato che ormai non ci faccia più caso e derubrichi doping e droga (due facce della stessa medaglia) a “prezzo da pagare”. Ma chi l’ha detto, e perché? E non è soltanto una questione morale o etica, di rapporto con sé, con gli altri, con le regole del gioco continuamente violate ma senza senso di colpa alcuno, ormai. È proprio una questione logistica, di sopravvivenza più generale. Con il doping lo sport muore, dunque tolleranza zero per l’antidoping. Benissimo.

Ma a che sarà servito se un metro più in là l’impiegato o il muratore che alza la propria soglia di sopportazione della realtà quotidiana con una dose seguiterà a venir assorbito/ignorato/usato come “uno nella norma”, da nulla dies senza droga?

Antidoping anche per gli onorevoli
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 1 agosto 2008


Dopo la campionessa di ciclismo su strada Marta Bastianelli un altro atleta è stato trovato positivo all'antidoping nella squadra azzurra per le Olimpiadi di Pechino. E' il fiorettista Andrea Baldini, leader della classifica di coppa del mondo e grande favorito per l'oro ai Giochi. Baldini è risultato positivo ad un diuretico. L'atleta sarà subito escluso dalla squadra azzurra. Politica e sport vanno spesso a braccetto e la notizia riaccende una speranza.

Grazie infatti alla sacrosanta lotta al doping, dopo questi ultimi casi, potrebbe riaprirsi la discussione sulla proposta di Casini, avanzata giusto un anno fa, di sottoporre anche i politici ai controlli antidoping. Alla luce di certe performance dei nostri onorevoli in decine e decine di sedute fiume per far approvare a colpi di fiducia leggi ad personam e manovre economiche a sorpresa, si insinua il dubbio e il tema diventa di attualità. Basta guardare Gasparri, per esempio, per non sospettare che si possa esser fatto con una bomba da cavallo.  All'epoca la proposta fu bocciata a riconferma che i politici si pongono sempre al di sopra del popolo che governano e alle leggi che emanano. Il Lodo Alfano è un altro esempio di questa cultura dell'immunità e dell'impunità. Ma la speranza è sempre l'ultima a morire, come si dice. In fondo ha confessato anche Riccò.



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Pechino allenta la censura
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 1 agosto 2008


Grazie alle Olimpiadi, alla costante pressione dell'opinione pubblica internazionale, alle proteste degli ultimi giorni il governo cinese ha fatto un gesto significativo, liberando l'accesso a molti siti Internet che erano stati sempre oscurati dalla censura: comprese le versioni cinesi della Bbc e di Wikipedia. La novità di oggi sembra dar ragione a coloro che pensano che questi Giochi avranno alla fine un effetto benefico sulla situazione dei diritti umani in Cina e sono contrari al boicottaggio. Anche se è presto però per cantare vittoria.

L'articolo di Federico Rampini su Repubblica


Olimpiadi blindate
post pubblicato in Olimpiadi 2008, il 31 luglio 2008


Iniziano le Olimpiadi dell'inquinamento e della censura, delle misure di massima sicurezza (ieri hanno annullato per questo motivo l'amichevole di calcio della nostra Olimpica con una squadra locale) e dei diritti umani negati. Particolarmente odiosa la censura su Internet: gli organizzatori delle Olimpiadi di Pechino 2008 hanno deciso di rendere impraticabile l'accesso ad alcuni siti internet ed hanno confermato che non torneranno indietro. Sull'argomento riporto una parte dell'articolo di Federico Rampini pubblicato oggi su Repubblica.it.

Gli utenti Internet in Cina si collegano alla rete globale passando attraverso sei "cancelli" di interconnessione che sono strettamente sorvegliati da agenzie statali. Esistono molti Internet Service Providers privati, ma essi possono operare solo collegandosi al World Wide Web attraverso quei sei cancelli, e pagando il pedaggio politico imposto dal governo. "In realtà - ha detto Xiao Qiang - Internet in Cina è piuttosto un grande Intra-net (rete a circuito chiuso, ndr) su scala nazionale, con accessi limitati all'Internet globale".

La componente più nota di questi controlli governativi è la censura, soprannominata dai dissidenti The Great Firewall of China (la Grande Muraglia di Fuoco della Cina), la cui funzione consiste nell'oscurare l'accesso ai siti indesiderati.

Sono "invisibili" per un utente che si trovi sul territorio cinese ben 19.000 siti stranieri sgraditi, che vanno da quelli della Bbc ad Amnesty International, da Wikipedia ai missionari cattolici di Asianews. Una censura più selettiva è quella che consiste nell'oscurare con precisione chirurgica solo quelle schermate che contengono alcune delle parole proibite contenute in un corposo "libro nero" del governo.

Per sorvegliare l'informazione che circola in rete il governo impiega trentamila tecnici a tempo pieno, assistiti da programmi di software che talvolta sono made in China, in altri casi sono stati forniti volontariamente dalle grandi società di software occidentali. Quei programmi filtrano le parole, cancellano, censurano, bloccano messaggi. Si è scoperto come uno di questi filtri si introduce di soppiatto all'insaputa degli utenti: il software Qq è il più diffuso per la messaggeria istantanea via Internet; la società cinese che produce Qq, la Tencent, su diposizione delle autorità ha incollato a quel software un programma (nome in codice ComToolKit. dll) che automaticamente blocca tutte le parole proibite.

Il Center for Internet and Society dell'università di Harvard lo ha definito "il più sofisticato sforzo in atto nel mondo" per controllare il cyberspazio. L'università di Berkeley è riuscita a estrarre il programma di software: contiene 1.041 parole sospette. Nella lista nera il 15% sono termini che hanno a che vedere con la pornografia e la pedofilia.

Il resto riguarda invece le libertà politiche e religiose, i diritti umani. Tra le 1.041 parole pericolose ci sono "democrazia", "libertà" e tutti i suoi composti e derivati (Free-China, Free-Net), "corruzione", "manifestazione", "sciopero", "Tibet indipendente", "Falun Gong". C'è anche la locuzione "figli di dirigenti del partito", forse per individuare tentativi di ricerca online sui patrimoni familiari, le aziende che possiedono, i consigli d'amministrazione di cui sono membri.

Le 1.041 parole sospette non vengono necessariamente censurate. Sono i campanelli d'allarme che fanno scattare i filtri della Grande Muraglia di Fuoco. Se un utente residente in Cina clicca troppe volte "Tibet libero" vede misteriosamente interrotta la connessione. Oppure si trova istradato per forza verso il sito ufficiale del governo che esalta "la pacifica liberazione del Tibet" da parte dell'esercito cinese nel 1950.


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permalink | inviato da meltemi il 31/7/2008 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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