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in Italia è sempre tempo di elezioni
Bologna, un'altra verità?
post pubblicato in Diario, il 4 agosto 2008


Vogliono far tornare indietro le lancette della storia per cancellare la parola "fascista" dalla lapide della strage di Bologna. Tutto è cominciato alla vigilia del 2 agosto con la lettera al ministro Angelino Alfano firmata dai deputati di AN Enzo Raisi, Italo Bocchino e da altri parlamentari del centrodestra (vedi qui il post e qui i commenti con la ricostruzione). Poi il giorno della strage sono risuonate le sinistre parole del presidente della Camera Fini sulle «zone d’ombra da dissolvere attorno all’accertamento della verità» sulla strage di Bologna. Il giorno dopo Cicchitto, Storace e la Lega rilanciano l’offensiva di Fini contro le sentenze sulla strage. Per coprire Mambro e Fioravanti si ferisce un’altra volta Bologna. Il sindaco Cofferati giudica «grave» che una carica istituzionale «pratichi il revisionismo» e «solleciti la riapertura di un processo sulla base di perplessità della pubblica opinione». Ma da destra il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto dà man forte al presidente della Camera sostenendo che a Bologna «è stato stabilito un teorema a senso unico secondo cui la strage doveva essere fascista e i colpevoli Mambro e Fioravanti». Il leghista Borghezio chiede addirittura una commissione parlamentare d’inchiesta. E Storace, da sempre dalla parte della coppia di stragisti, sferra un duro attacco a Rotondi che a Bologna ha difeso la verità sulla strage fascista.

Gianfranco Pasquino, su l'Unità, nota come sia curioso, da una parte, che proprio Gianfranco Fini si faccia sostenitore di una tesi al momento fragilissima. Proprio lui che ha fatto molto per allontanare la sua Alleanza Nazionale da un passato torbido, fatto anche di azioni teroristiche, si preoccupa oggi di un aggettivo che non dovrebbe più in nessun modo riguardare il suo partito tantomeno in proiezione futura. Perché attirare incautamente - si chiede Pasquino - l’attenzione su un’attribuzione che i giudici hanno ritenuto credibile e definitiva con 5 processi e dieci gradi di giudizio? Dall’altro, forse, è persino paradossale - continua Pasquino - che sia il capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera, Fabrizio Cicchitto, agli inizi degli anni Ottanta cacciato dal Psi ad opera di Craxi perché trovato iscritto alla loggia P2, ad avallare il messaggio di Fini, con tutta probabilità anche per conto di Berlusconi. Quand’anche esistesse una pista diversa da quella fascista, rimane il caso di ricordare che i giudici hanno condannato per depistaggio più di un agente dei servizi segreti, appartenenti alla P2. Perché mai i piduisti avrebbero dovuto "coprire" i palestinesi e le responsabilità di qualche residuale terrorista rosso?

Perchè dunque questo maldestro tentativo di spostare l'attenzione dai fatti accertati e di inquinarli? Il perchè sta tutto negli strettissimi rapporti tra il MSI dell'epoca e i neofascisti delle formazioni terroristiche di destra, una storia lunga e tormentata. Nel ’95 il problema viene sollevato dal gruppo Ds nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi. Nella relazione viene chiamato in causa Giulio Maceratini, in quegli anni capogruppo di An alla Camera, indicato come uno dei grandi elettori del presidente del partito Gianfranco Fini. «Risulta documentalmente - si legge - che anche in anni successivi a quelli della cosiddetta strategia della tensione il senatore Maceratini abbia continuato ad avere contatti e legami politici con personaggi della destra eversiva già inquisiti e, talora, condannati con sentenze definitive per episodi di terrorismo o ricostituzione del partito fascista». Il documento è ovviamente di parte, ma è ricco di riferimenti processuali. Parla degli esordi di Maceratini con Stefano delle Chiaie, Junio Valerio Borghese, Pino Rauti, a cavallo di organizzazioni coinvolte nella strategia della tensione come Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo. Legami e complicità che riguardano anche altri esponenti di spicco della destra e si sono protratti fino in tempi recenti. Nel 2006 il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino, difensore di un eversore di razza come Massimo Carminati, ventila l’invio di ispettori alla Procura di Bologna. Più intraprendente l’onorevole Enzo Fragalà. Una delle sue ultime battaglie è quella per far scontare in Spagna la pena detentiva a Carlo Cicuttini, condannato per la strage di Peteano (31 maggio 1972, tre carabinieri uccisi). Il motivo è semplice: in Spagna un’amnistia copre i reati commessi fino al 1977, trasferire Cicuttini equivarrebbe a concedergli la grazia. Nel 2002 è il ministro leghista Roberto Castelli a chiedere alla Procura di Venezia di accontentare il terrorista nero. Pochi mesi dopo arriva il secco no della Cassazione. Niente male per partiti che sulla questione della sicurezza costruiscono i loro successi.

Per carità, commenta Gigi Marcucci sempre su l'Unità, a chiunque può capitare di trovarsi col compagno di strada sbagliato. Ma se succede a un politico, e se l’amico di un tempo ha sulle spalle una mezza dozzina di ergastoli, è naturale che prima o poi ci si interroghi - senza voler accusare nessuno di complicità o connivenze - su sviste, distrazioni, sottovalutazioni: trasformatesi nel tempo in altrettanti motivi di imbarazzo politico. Soprattutto se l’amico si chiama Valerio Fioravanti e dichiara: «Ci fu una fase in cui ci offrirono tutte le poltrone possibili e immaginabili per far rientrare il nostro dissenso. Arrivarono al punto di offrire a Francesca, che aveva 18 anni, di entrare nel comitato centrale (del Msi)». E ancora. È il 1994, sta nascendo il primo governo Berlusconi. Mentre gli eredi del Msi, da pochi mesi diventato Alleanza nazionale, fanno per la prima volta il loro ingresso in un esecutivo della Repubblica, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, prossimi alla condanna definitiva per la strage del 2 agosto, vengono intervistati per il Corriere da Gian Antonio Stella e ricordano la comune militanza con Teodoro Buontempo, Gianfranco Fini, Francesco Storace, Maurizio Gasparri. «Vedere Storace andare a discutere alla Rai è fantastico», sorride Fioravanti. Come non comprendere allora l'imbarazzo di oggi e il tentativo di rifarsi una verginità?

Sarebbe meglio per tutti, piduisti compresi, se possono permetterselo, - conclude Pasquino - rivolgere l’attenzione alla ricerca non di altri, improbabili esecutori della strage fascista, ma dei mandanti. I molti deliberati depistaggi e il passare degli anni rendono sempre più difficile illuminare quello che rimane il punto oscuro della strage di Bologna: chi ha armato, autorizzato, coperto gli stragisti? Con quali motivazioni si è potuto dare mandato per l’esecuzione della più sanguinosa strage della storia italiana? I giudici possono con impegno e meticolosità produrre una verità. Lo hanno fatto. I politici di vertice dovrebbero avere il compito, non di spostare l’attenzione dai fatti accertati e di inquinarli, ma di sgombrare il campo dagli ostacoli tuttora frapposti all’individuazione dei mandanti. Perchè allora non rimuovono il "segreto di Stato"?


I nuovi storici della destra e la strage di Bologna
post pubblicato in Diario, il 1 agosto 2008


Si chiamano Raisi e Bocchino e vogliono riscrivere la storia cancellando le stragi fasciste. Tutto è nato da una lettera al Guardasigilli Angelino Alfano firmata dal deputato del Pdl Enzo Raisi e da altri parlamentari del centrodestra, tutti di AN, per chiedere al ministro della Giustizia di verificare «se effettivamente la Procura di Bologna stia attentamente e scrupolosamente indagando sulle importanti novità emerse nella Commissione bicamerale Mitrokhin e relative alla strage del 2 agosto 1980». La tesi della destra è che la strage di Bologna ebbe origine dal trasporto di esplosivo consentito ai palestinesi del Flp dal nostro Paese per ottenere in cambio che l'Italia restasse immune da attentati, rincara Italo Bocchino, presidente vicario del gruppo del Pdl, sempre di AN.

Che i nuovi storici della maggioranza si appiglino alla famigerata Mitrokhin la dice lunga sull'attendibilità loro e della fantasiosa tesi. Chi non ricorda la Mitrokhin, finita poi nel mirino della procura di Roma, il suo presidente Paolo Guzzanti e il sedicente agente segreto Scaramella? Con quella commissione Berlusconi voleva stravolgere la democrazia in Italia e dimostrare che Prodi fosse un agente del KGB, ma non poterono che coprirsi di ridicolo e di querele per diffamazione senza portare lo straccio di una prova. E ora vorrebbero riscrivere la storia della strage di Bologna sulla base delle infamie e falsità di quella commissione!

Incapace di farne una giusta questo governo riesce anche nell'impresa di scatenare una bufera sulle celebrazioni della strage. Prima Alfano rinuncia ad andare per non creare polemiche dopo l'iniziativa dei nuovi storici. Poi una intervista dell'assessore alla Sicurezza del comune di Bologna, Libero Mancuso, accende una nuova polemica. L'ex giudice definisce il ministro Rotondi, il rappresentante del governo per il 2 agosto al posto del collega Alfano, "una persona incolore". Rotondi scrive a Cofferati: "Sono stato offeso, valuterò se partecipare alla commemorazione". Il sindaco interviene e scrive a sua volta una lettera distensiva a Rotondi. Mentre l'Udc chiede le dimissioni dell'assessore Mancuso, Berlusconi in persona precetta Rotondi perchè sia presente sul palco della stazione di Bologna. Ma non hanno proprio senso del ridicolo nè vergogna!


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