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in Italia è sempre tempo di elezioni
Nota sulla disoccupazione USA
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 9 gennaio 2009


Ieri ho scritto qui di circa 693mila disoccupati in più in America nel mese di dicembre e qualcuno avrà pensato che ho dato i numeri quando oggi il Dipartimento del Lavoro USA nel rendere noti i dati relativi all'occupazione ha comunicato che i posti di lavoro persi, appunto in dicembre, sono 524mila.

Confermo di non aver bevuto nè di avere l'abitudine di falsificare dati e statistiche come fanno i nostri governanti. Il fatto è, come ho spiegato già altre volte, che il discutibile metodo utilizzato per il rilevamento non fornisce mai dati completi e questi devono sempre essere rivisti al rialzo nei mesi successivi.

Infatti nella stessa comunicazione il Dipartimento del Lavoro ha rivisto in peggio il dato del mese di Novembre con 584.000 posti di lavoro in meno, circa 50.000 in più rispetto ai 533.000 comunicati nella precedente rilevazione. Rivista in peggio anche la statistica di ottobre con 423.000 posti cancellati, vale a dire 183.000 in più di quanto comunicato nella prima lettura (che a sua volta era già stata rettificata al rialzo di 80.000 unità a quota 320.000), portando a 2,5 milioni i posti di lavoro persi nello scorso anno.

Quando avremo i dati definitivi di dicembre vedrete che saranno vicini alle 700mila unità se non addirittura superiori, e i posti di lavoro persi complessivamente nel 2008 si avvicineranno ai 2,7 milioni. Non è che tiro ad azzeccare, mi baso sulle previsioni, che negli ultimi mesi si sono dimostrate sempre più attendibili, dell'ADP Employment Report fornito da ECONODAY.

Chiarito questo aspetto, affatto secondario, trovo allucinanti e criminali le argomentazioni ottimistiche di chi ci governa, che fanno il paio con quelle di coloro che pochi mesi fa vedevano ancora la ripresa dietro l'angolo. Ne è un esempio il dibattito di ieri sera tra Letta e Sacconi a Porta a Porta, con il ministro del welfare lui sì pronto a dare i numeri e a comparare i dati assoluti della cassa integrazione tra anni non comparabili con il metodo del conto della serva: venti anni fa il settore metalmeccanico, che fa la parte del leone nel ricorso alla C.I., segnava quasi il triplo di occupati rispetto ad oggi. Pensate che Enrico Letta glielo abbia fatto notare? Indovinate.

La disoccupazione negli USA

E perché no anche il Sabato fascista?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 22 dicembre 2008


All'insegna della formula cartesiana riadattata ai tempi moderni - "Appaio sui media, quindi esisto" - anche il ministro Sacconi si è definitivamente convertito alla moda degli spot governativi. Dopo l'inapplicabile e quindi inutile editto sul caso Englaro, il ministro rilascia un' intervista a Repubblica dove illustra la sua estemporanea ricetta anticrisi: "meno ore di lavoro e riduzione dei salari."

Il dado è tratto, sono sicuro che i tanti Bonanni e volontari della croce rossa che affollano i salotti televisi accorreranno in soccorso del ministro propinandoci insipidi dibattiti ma Tito Boeri spiega qui che non solo è improvvisata ma è anche, in fondo, una proposta inutile, visto che i contratti di solidarietà esistono già da più di un decennio.

Brindisi natalizi
post pubblicato in Diario, il 22 dicembre 2008


"Nel 2009 mi occuperò soprattutto di politica estera. Farò il turista in Brasile, India e Cina. Tanto a Roma rimane il vero presidente del Consiglio... Gianni Letta" (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

"L'intervento di Sacconi è stato preso 'inaudita altera parte' (senza che sia stata ascoltata l'altra parte, ndr)'". E poi aggiunge: "E, in questi casi, io ho sempre pensato che non debba essere l'esecutivo che se ne fa carico".  (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

"Quella del ministro Sacconi è la posizione del governo. Ho fiducia piena in Sacconi che aveva discusso della vicenda con Letta. Io non me ne sono occupato ma Sacconi è bravissimo, ha parlato a nome del governo ed apprezzo ciò che ha fatto. Io ho espresso una mia posizione personale ma non ho assoltuamente sconfessato Sacconi che aveva discusso di questo argomento con altri, a cominciare da Gianni Letta". (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

Ricordo che qualche tempo fa un politico (Giovanardi?) propose il test anti-droga per i parlamentari. Forse sarebbe necessario anche il test con l'etilometro.


Rischio Argentina o terrorismo di Stato?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 3 dicembre 2008


Il sospetto che ci fosse una ragione non detta dietro la dimessa manovra anti-crisi di Tremonti l'avevo avanzata e spiegata già nei miei pensieri proibiti ed ora con il contagocce il tre volte ministro dell'economia comincia a fare le prime ammissioni.

Non sarebbe tanto il patto di stabilità a preoccupare Tremonti quanto i titoli di Stato: secondo il ministro la politica italiana deve essere dettata dalla "prudenza" perché "il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatte da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie".

Il ministro Sacconi a sua volta va allo scoperto parlando di un rischio bancarotta per il Paese, certo "non probabile, ma non impossibile". Dice Sacconi: "non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensioni e stipendi e faremmo la fine dell'Argentina".

Uno lancia il sasso e l'altro alza il tiro: la sceneggiata continua. Per vincere le elezioni hanno montato ad arte il problema sicurezza ora cominciano a terrorizzare la gente con il rischio bancarotta per poter approvare provvedimenti che altrimenti sarebbero impopolari e scatenerebbero una rivoluzione.

Mercato Libero fa addirittura una lista di queste indicibili idee che frullano nella testa del tre volte ministro dell'economia per salvare l'Italia dalla evocata bancarotta:
1) Taglio spesa sociale (no a spese ospedaliere, no a spese per educazione)
2) Taglio spesa pensioni
3) Aumento tasse
4) Patrimoniale
5) Moratoria sul debito
6) Uscita dall'euro
7) Svendita del patrimonio

Se invece fosse vero che siamo alla frutta, allora il governo avrebbe il dovere di dire fino in fondo a tutti gli italiani come stanno veramente le cose e dovrebbe chiedere seriamente la collaborazione e il coinvolgimento dell'opposizione per varare insieme un piano per salvare l'Italia dalla bancarotta. Altrimenti sarebbe ancora una volta vero che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Scrive Luigi Guiso su Lavoce.info: "La strategia anti crisi dell'Italia è ispirata alla massima cautela: misure dell'ordine dello 0,3 per cento del Pil contro il 7 per cento di altri grandi paesi. Si dice per tener conto del debito pubblico. Ma altrettanto rigore non è stato dimostrato in altre vicende. E' una situazione paradossale in cui il governo non ha né una politica fiscale proporzionata alla recessione che stiamo attraversando né una di stabilizzazione strutturale del debito. Ci guadagna solo il ministro dell'Economia, che dall'ambiguità vede aumentare il suo potere."


Lezioni di bon ton
post pubblicato in Diario, il 29 giugno 2008


Lo scandalo è chiamare magnaccia un magnaccia, non il contenuto delle intercettazioni; non la compra-vendita di favori, veline, senatori; non l'uso privato e a fini politici di un ente pubblico finanziato con i contributi di tutti cittadini; non la corruzione e l'immoralità del loro leader che può rivolgersi alla magistratura definendola impunemente "un cancro" o dare del coglione a chi non lo vota. Se poi il ministro Sacconi pronuncia un chiaro e netto vaffanculo, lo scandalo dov'è? Che altro si può dire se non che hanno la faccia come il culo?

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permalink | inviato da meltemi il 29/6/2008 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tempi moderni 2
post pubblicato in Diario, il 12 giugno 2008


Torno sul recente accordo dei Governi europei sulle deroghe alla settimana di 48 ore di cui avevo già parlato in un precedente post. Come noto questa deroga, che verrà sottoposta all'approvazione del Parlamento europeo, configura la possibilità che un lavoratore, attraverso accordi di carattere individuale, arrivi a prestare la sua opera fino a 60 ore settimanali.

Ora a livello europeo si tornerà a una situazione analoga a quella prevista nel nostro Paese dalla legge del 1923: una legge che fissava in 48 ore alla settimana l'orario di lavoro normale e prevedeva 12 ore di straordinario come massimale settimanale. Si tratta di un attacco diretto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori: la possibilità di lavorare fino a 60 ore settimanali, e in alcuni casi fino a 65, con semplici deroghe individuali ai contratti, mette in discussione l'intero sistema di regole e di leggi in vigore nel nostro Paese.

Applicare questa direttiva vorrebbe dire mettere nelle mani di chi pensa solo ai profitti un'arma puntata alla tempia dei lavoratori e incrementare le morti sul lavoro dovute anche alla stanchezza per i lunghi orari e alla fretta. È bene ricordare che i lavoratori morti alla ThyssenKrupp di Torino operavano da 12 ore. Oggi, se fosse applicata questa direttiva, si potrebbe lavorare regolarmente fino a 13.

Questa direttiva è un attentato alla vita dei lavoratori  ed è inaccettabile. E' necessaria, oltre l'opposizione dei riformisti e dei democratici nel Parlamento europeo, una grande mobilitazione sindacale per fermare, anche con uno sciopero generale europeo, questo tentativo di rimettere in discussione una delle più grandi conquiste dei lavoratori.


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