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in Italia è sempre tempo di elezioni
Armi di disinformazione di massa
post pubblicato in Barack Obama, il 26 gennaio 2009


Scriveva Paul Krugman il 25 dicembra nel suo editoriale per il NYT che "il team di Obama dovrà fronteggiare l'opposizione politica che si appiglierà ad ogni segnale di corruzione od abuso - o li inventerà, se necessario - nel tentativo di screditare il programma dell'amministrazione".

Un assaggio di quel che aspetta il nuovo presidente e il suo team è la montatura che Fox News ha costruito in questi giorni distorcendo sfacciatamente ed estrapolandole dal loro contesto alcune dichiarazioni di Robert Reich, consigliere economico di Obama, a proposito del pacchetto di stimoli economici preparato dal governo.

Per diversi giorni, nelle rispettive trasmissioni di Fox News di cui sono ospiti o conduttori, i famosi mezzibusti americani Michelle Malkin, Sean Hannity e Rush Limbaugh hanno affermato o suggerito che Robert Reich, parlando ad un Forum, avrebbe proposto che dai posti di lavoro creati dal pacchetto di stimoli economici dovessero essere esclusi i maschi bianchi.

In realtà Reich ha ripetutamente dichiarato di sostenere un piano di stimoli che "includa le donne e le minoranze, e i disoccupati di lungo termine" in aggiunta ai lavoratori bianchi professionalmente preparati, non che fosse ad esclusione di questi.

Non sono servite le documentate repliche di Reich a fermare Fox News e la sua tesi propagandistica e ridicola che accusa Obama di razzismo nei confronti dei lavoratori di pelle bianca. Il metodo usato è quello in voga presso le destre ad ogni latitudine: spargi la quotidiana dose di veleni, inventati qualcosa che colpisca gli elettori nella pancia, che provochi reazioni di egoismo, rabbia e paura. Per le smentite c'è sempre tempo.


Cattiva digestione
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 16 gennaio 2009


Bank of America riceverà nuovi aiuti statali per 138 miliardi di dollari diretti a consentire, questa è la motivazione ufficiale, l'integrazione di Merrill Lynch e a coprire potenziali nuove perdite nel bilancio della ex investment bank. Il provvedimento del Tesoro americano prevede uno stanziamento da 20 miliardi di dollari oltre alla costituzione di garanzie per quasi 118 miliardi a copertura di prestiti, titoli garantiti da immobili e altri asset. In ottobre la banca aveva già ricevuto dalle casse statali 25 miliardi. La spesa rientrerà nel piano di acquisto di asset tossici noto come Troubled Asset Relief Program (TARP).

Mi ritorna subito in mente Andrea Mazzalai e la sua "profezia" che si sta avverando:

" In America le banche e finanziarie fallite sono state spesso inglobate dalle tre gigantesche banche come la Jp Morgan Chase, la Citigroup e la Bank of America. E’ stato un goffo tentativo di coprire le responsabilità delle tre grandi, che vantano ben 150.000 miliardi di dollari in derivati finanziari. Attenzione a questi nomi nelle prossime fasi di crisi. "

Con la scusa della cattiva digestione dell'operazione Merrill Lynch si continua così a sperperare il denaro dei contribuenti per coprire le voragini che si aprono nei bilanci di una banca "troppo grande per fallire". Dico sperperare perchè ufficialmente non si sa che fine abbiano fatto i primi 350 miliardi di dollari del TARP. Nessuno dice dove siano finiti, nemmeno il Tesoro, ma di sicuro non sono serviti a finanziare prestiti alle piccole imprese, ai proprietari di case in difficoltà con il pagamento del mutuo, agli studenti, a chi, in ogni caso, ha necessità di un credito e cioè non sono sicuramente stati usati per lo scopo per cui era nato quel Fondo di salvataggio.

In realtà è più che lecito il sospetto che quei miliardi siano finiti in tasca agli azionisti sotto forma di dividendi, ai top manager e ai dirigenti delle banche con premi e compensi, a qualche creditore privilegiato e a plotoni di avvocati, amministratori e consulenti che, nel frattempo hanno consigliato le banche dove nascondere il resto del malloppo. Altro che crisi della liquidità.

Ora il Congresso deve autorizzare l'ulteriore stanziamento per altri 350 miliardi di dollari. Spero che Obama e il nuovo ministro del Tesoro ne facciano un uso migliore di quello che ne hanno fatto Bush e Paulson ma che soprattutto dettino delle precise condizioni alle banche. Robert Reich propone, tra l'altro, di vincolare la destinazione di parte di quel denaro alla rinegoziazione dei mutui sulla prima casa. Non sarebbe una cattiva idea anche perchè, conclude così il suo ragionamento Reich,

"Una casa occupata da una famiglia che paga parte del proprio mutuo è sempre meglio di una casa vuota, per la quale nessuno paga niente."

Aggiornamento ore 13:00
Arrivano in questo momento i risultati del quarto trimestre di Bank of America e Citicorp. La prima dichiara una perdita di 1,79 miliardi di dollari e di 15,31 miliardi per la controllata Merrill Lynch. Citicorp chiude in rosso per  8,29 miliardi portando le perdite su base annua a 18,72 miliardi.

Da sinistra: John Thain (CEO Merrill Lynch) e Ken Lewis (CEO BofA)
Bush lascia il cerino acceso ad Obama
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 19 dicembre 2008


Il presidente Bush è comparso in televisione in orario di apertura di Wall Street per annunciare il lieto evento e cioè la concessione di un prestito a General Motors e Chrysler di 17,4 miliardi di dollari per evitare la loro bancarotta. Bush ha motivato il prestito con la necessità non solo di salvare le due case automobilistiche ma anche di evitare un collasso che potrebbe avere conseguenze devastanti e inimmaginabili anche per i mercati e tutta l'economia americana.

Bush su questo è stato chiarissimo, come lo è stato sui tempi di erogazione e sulla nomina di Paulson, il suo ministro del Tesoro, a "Zar dell'auto" - una specie di plenipotenziario sovrintendente delle due industrie automobilistiche - almeno fino all'insediamento di Barak Obama, poi si vedrà. Più reticente invece, anzi muto, sul dove verranno presi i soldi per questo prestito, perchè su questo punto le cose si sono un pò ingarbugliate negli ultimi giorni, dopo la bocciatura da parte dei repubblicani al Senato della prima proposta di salvataggio e la sua decisione di aggirare queste resistenze attingendo direttamente al TARP, il fondo deliberato dal Congresso per il salvataggio di Wall Street.

Ci ha pensato Paulson a chiarirlo ma nello stesso tempo a sottolineare implicitamente lo scontro istituzionale che si prefigura nel prossimo futuro tra l'esecutivo e il potere legislativo. Infatti Paulson ha affermato che "con questo prestito il Tesoro ha totalmente speso la prima trance di 350 miliardi di dollari del TARP" ed ha aggiunto che "è necessario che il Congresso autorizzi la rimanenza - altri 350 miliardi - ma la Casa Bianca potrebbe anche attendere che prima della richiesta formale il presidente Bush lasci l'incarico". Ovvero il cerino acceso verrebbe passato nelle mani di Obama. Perchè parlo di cerino acceso?

Quei 700 miliardi di dollari stanziati dopo un lungo e sofferto braccio di ferro con il Congresso e di cui finora deputati e senatori avevano deliberato l'erogazione per la metà della cifra erano stati approvati per salvare Wall Street non l'industria automobilistica. Dopo il voto contrario del Senato il potere legislativo aveva addirittura bocciato il salvataggio del settore dell'auto e Bush, ovvero il potere esecutivo, ha deciso bellamente di infischiarsene delle regole democratiche e di andare avanti comunque, attingendo addirittura a fondi destinati e votati per un diverso utilizzo. E' vero che Paulson ha disposto a suo piacimento della prima tranche, utilizzando i fondi senza criteri trasparenti nè controlli, ma per questo è aperto già un contenzioso col Congresso. Ora il vulnus è anche più grave.

In America la Democrazia, nella forma e nella sostanza, è una cosa seria, non come da noi dove il Parlamento è ridotto ad anticamera dello studio della villa di Arcore e i cittadini sono trattati come dei coglioni. Il ragionamento che fanno gli Americani è il seguente. Possiamo anche essere contrari al salvataggio dei banchieri e preferire che venga salvata l'industria dell'auto ma quando i nostri rappresentanti hanno votato per la costituzione del TARP non hanno detto al presidente Bush qui ci sono 700 miliardi di fondi neri, usali come meglio ti pare. Gli hanno detto: ecco qua 700 miliardi dei contribuenti americani per Wall Street.

Se il TARP invece è costituito da fondi neri, allora tutto diventa arbitrario. Non siamo più una nazione fondata sulle leggi, pensano oggi molti Americani, siamo la nazione del Tesoro e della Casa Bianca che usano centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti a proprio piacimento. E allora perchè salvare le auto e non i giornali o meglio ancora i governi locali, che sono sotto di 100 miliardi e che per questo ci stanno tagliando i servizi, persino le scuole pubbliche?

Quello già in atto dunque non è solo uno scontro istituzionale ma uno strappo tra governo e paese reale che Obama e il suo team dovranno ricucire non solo con pacchetti di stimoli per l'economia da 800 miliardi di dollari ma rimettendo al primo posto il rispetto per la democrazia che Bush dopo i suoi otto disastrosi anni di governo non ha ancora finito di calpestare.

"Il nostro sistema di governo si basa sulla luce del sole, la trasparenza e la partecipazione. Esso si basa anche su un Congresso che esercita il suo dovere costituzionale di fare le leggi e su un Presidente che le mette in atto. Una crisi economica non deve essere un pretesto per far tornare indietro la nostra democrazia." (Robert Reich)


Trappola della liquidità e deflazione
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 17 dicembre 2008


Bernanke e i suoi colleghi della Fed hanno deciso ieri di abbassare il tasso diretto americano al minimo storico, per attestarlo in un range tra 0 e 0,25% dal precedente 1% e, contemporaneamente, ha annunciato il taglio del tasso di sconto di 75 punti base portandolo allo 0,5% dall'1,25%. Una mossa che praticamente azzera i già ristretti margini di manovra dell’autorità monetaria. Le munizioni sono finite. Siamo arrivati a interesse zero, al Giappone, alla trappola della liquidità, la teoria formulata da Keynes nel 1936 (The General Theory of Employment, Interest and Money), in base alla quale, quando i tassi di interesse raggiungono livelli prossimi allo zero, i risparmiatori si aspettano un aumento del saggio d'interesse e di conseguenza preferiscono detenere moneta in forma liquida piuttosto che investirla. Nel contesto attuale, seguendo Keynes, il mercato sarebbe indotto ad assorbire qualsiasi ammontare di liquidità immesso dalle autorità monetarie, neutralizzando così ogni impulso sui tassi e rendendo dunque vana la manovra.

A dare ali, ieri, ai mercati azionari non è stata tanto la riduzione dei tassi quanto i commenti di Bernanke dai quali si evince che la Fed è ormai disposta a qualsiasi manovra per combattere recessione e deflazione, anche a comperare titoli sul mercato. Gli americani stampano moneta in un disperato tentativo di evitare il peggio. Le Borse, in preda a schizofrenia acuta, hanno reagito positivamente. Gli investitori sembrano concedere a Bernanke delle possibilità di successo. In realtà scommettono su Bernanke perchè non hanno più niente altro su cui scommettere se non la propria disperazione. Oggi vedremo reazioni più meditate anche a seguito dell'annuncio di Morgan Stanley di aver chiuso il trimestre con una perdita netta di 2,29 miliardi di dollari, a fronte del rosso di 3,58 miliardi su base annua, dopo che ieri Goldman Sachs, l'altra unica grande banca d'affari sopravvissuta, ha annunciato a sua volta di aver concluso il trimestre soffrendo la prima perdita dal suo sbarco a Wall Street, per un valore di 2,2 miliardi di dollari.

Scrive Marco Sarli che "il crollo quasi senza precedenti dell’indice che misura i prezzi al consumo nel mese di novembre, -1,7 per cento a livello mensile che porta il tendenziale annuo ad un ben misero +1,1 per cento, l’oltre mezzo milione di buste paga perse nello stesso mese, il drammatico calo a due cifre delle nuove case e dei cantieri aperti per realizzarle, il crollo dei prezzi delle materie prime, chiariscono anche a chi non ha occhi per vedere ed orecchie per intendere che, come giustamente ripete di continuo il presidente eletto Barack Obama, il peggio deve ancora venire, ma che questo non è certo il momento per restare a guardare con le mani in mano in attesa che giunga l’onda di piena."

Quello disegnato sopra - nella lista manca, ma è sottinteso, un calo della produzione industriale pari al 30% - descrive un classico scenario di depressione, recessione e deflazione come ci spiega Robert Reich.

I prezzi crollano perchè produttori e venditori si sono accorti che i consumatori hanno smesso di comprare. L'unica strada per smaltire i propri magazzini e pagare i propri fornitori è abbassare i prezzi a dei livelli che convincano i consumatori a comprare. I produttori di auto con migliaia di automobili invendute concedono forti sconti. I commercianti con pile di articoli natalizi nei negozi offrono il 40 per cento di sconto. Gli operatori delle tv-via cavo tagliano gli abbonamenti mensili.

La buona notizia è che la caduta di prezzi e tariffe aiuta la media della gente in tempi di tagli di retribuzioni, premi e posti di lavoro. La cattiva notizia è che essa taglia ampiamente i profitti dei produttori costringendoli a tagliare ulteriormente posti di lavoro e stipendi. Il grande rischio è che molti consumatori potrebbero rimandare gli acquisti pensando di poter fare affari migliori se i prezzi scenderanno ancora di più. Questa è una profezia auto-avverantesi. Se sempre più consumatori seguono questo ragionamento, i venditori saranno costretti a ridurre ulteriormente i prezzi. Questo potrebbe suonare buono fintantochè non ci si rende conto che significa più riduzioni di manodopera e più tagli di premi e stipendi.

La deflazione è più pericolosa dell'inflazione perchè è molto più difficile rovesciare le aspettative di una deflazione che quelle di un'inflazione. La deflazione in Giappone a seguito della crisi del 1990 e durata 10 anni rappresenta un'evidenza di quanto detto. L'ultima volta che gli Stati Uniti sono stati testimoni di una così ampia caduta dei prezzi fu nel 1947, quando la mobilitazione del tempo di guerra e un'espansione della spesa pubblica, creando una gran quantità di sovraproduzione, li facevano abbassare e produttori e venditori cercavano di allettare i consumatori per riabituarli a comprare. Quello che produttori e venditori non sapevano era che un'intera generazione di reduci di guerra e genitori del baby-boom stavano per cominciare a spendere come matti.

Oggi la situazione è ben differente. I consumatori giudiziosi hanno cominciato a risparmiare quello che possono perchè sono comprensibilmente preoccupati circa il futuro. Quindi prima avremo un pacchetto di incentivi fiscali e meglio sarà. Il rischio è che potrebbe essere insufficiente.

A Detroit non rimane che pregare per l'industria dell'auto

Oche sacre e salvataggi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 11 dicembre 2008


Boccata d'ossigeno per Big Three (General Motors, Ford, Chrysler). Avevano chiesto 35 miliardi e ne avranno 14 se le oche repubblicane del Campidoglio, poste a estrema difesa dei sacri e inviolabili principi liberisti, daranno il via libera.

Strana razza di oche sacre che starnazzano per 14 miliardi dati per salvare milioni di posti di lavoro e rimangono mute per i 700 miliardi dei contribuenti, di cui 350 già spesi a fondo perduto,  tutti regalati, senza alcun controllo e senza condizioni, ad azionisti, banchieri e creditori delle banche nel salvataggio di Wall Street.

Intanto dal popolo dei blog, che con la sua sollevazione ha avuto un forte peso nel porre dei freni e delle condizioni all'assalto alla diligenza, stanno prendendo forma delle idee e delle proposte che non piaceranno sicuramente alla destra liberista e contro le quali già tuonano, dalle colonne del Wall Street Journal attraverso i propri commentatori, le lobby affaristiche e finanziarie che non si aspettavano la rivolta di questo fiume in piena di milioni di taxpayer americani ma che d'ora in poi dovranno sempre farci i conti.

Si fa carico di avanzare una proposta di compromesso il nostro più volte citato professor Robert Reich il quale propone per quanto riguarda Detroit la creazione di un veicolo ibrido, costruito per un terzo come un salvataggio e per gli altri due terzi utilizzando il famoso Capitolo 11 della legge fallimentare: per ogni dollaro messo dal contribuente, gli azionisti, i manager e i dipendenti di Big Three dovranno fare la loro equa parte di sacrifici tirandone fuori due.

Per quanto riguarda Wall Street invece, secondo Reich non dovrebbe essere erogata la seconda tranche di 350 miliardi e bisognerebbe applicare il Capitolo 11 che permetterebbe ad un'azienda di pagare i suoi creditori, diciamo 30 cent per ogni dollaro, e poi di ripartire con i conti azzerati.

Chissà cosa ne penseranno anche Bush e il suo segretario del Tesoro Paulson, stretti tra Obama da una parte, che non vuole neanche lui che quei 350 miliardi vengano spesi, e dall'altra ora anche le autorità di controllo federali che hanno messo nel mirino i 350 già erogati senza alcuna condizione e senza controlli sulla loro destinazione ed utilizzo.

Da sinistra: Richard Wagoner (GM), Robert Nardelli (Chrysler) e Alan Mulally (Ford)

Miliardi, triliardi... fantastiliardi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 7 dicembre 2008


Per chi considera questa crisi come una delle tante crisi del capitalismo e pensa che ne usciremo indenni e, come accaduto altre volte in passato, nel giro solo di un paio d'anni, Barry Ritholtz ha messo a confronto questa crisi e quello che è fin qui costata, con altri eventi di cui abbiamo già potuto misurare ordini di grandezza ed effetti nella storia. Questa la sua tabella, in dollari e valori attuali.

• Piano Marshall: 115 miliardi
• Acquisto della Louisiana da parte di Napoleone: 217 miliardi
• La corsa alla Luna: 237 miliardi
• La crisi delle casse di risparmio in USA (anni '80): 256 miliardi
• Guerra di Corea: 454 miliardi
• New Deal: 500 miliardi
• Invasione dell'Iraq: 597 miliardi
• Guerra del Vietnam: 698 miliardi
• La NASA, dalla sua fondazione: 851 miliardi

Tutto questo per un totale di 3.920 miliardi di dollari ovvero 686 miliardi meno del costo della crisi attuale per il governo Usa, 4.616 miliardi di dollari, compreso il bailout di Citicorp, fino a questo momento. Se poi pensate che il costo della Seconda Guerra Mondiale potrebbe superare questo valore allora sappiate che i suoi 288 miliardi di costo complessivo, se corretti per l'inflazione, equivalgono a solo 3.600 miliardi di dollari, 1.016 miliardi in meno.

Se addirittura aggiungiamo i dollari stanziati e ancora non spesi arriviamo all'astronomica cifra di 8.500 miliardi di dollari, più o meno il doppio delle risorse impegnate a vario titolo dai ventisette paesi membri dell’Unione Europea, a sua volta all’incirca il doppio di quella stanziata dai paesi dell’Estremo Oriente, il che porta ad un totale complessivo che si pone poco al di sotto dei 15.000 miliardi di dollari, o 15 trilioni se preferite, FINO A QUESTO MOMENTO. E siamo solo all'inizio.

Capite ora perchè questa crisi non è la solita crisi ma è una crisi di sistema che cambierà il mondo e rivoluzionerà le nostre vite? e perchè non basteranno le solite ricette, l'ottimismo di Berlusconi nè tanto meno velleitarie manovre economiche come quella di Tremonti? Non è pensabile che questa massa di fantastiliardi immessi nel mercato non provochi altre ondate di terremoti che sconvolgeranno la geografia economica e politica di tutto il pianeta.

Lascio le conclusioni, ancora una volta, a Robert Reich, con l'avvertenza di non dare retta a chi continua a dirvi che gli italiani sono risparmiatori e non sono vissuti sopra i loro mezzi come gli Americani, perchè il vero problema è che in tutto l'Occidente, Italia compresa, per trent'anni abbiamo consumato più di quanto abbiamo prodotto. Il banchetto è finito ed è arrivato il momento in cui il resto del mondo ci presenterà il conto. 

"Il problema è più profondo, è il culmine di tre decenni durante i quali il consumatore americano ha vissuto al di là dei suoi mezzi ed ora tutto ciò stà terminando. I consumatori hanno esaurito la possibilità di mantere un alto livello di consumi.

...L'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente."

Credo sia chiaro che in una crisi globale questo vorrà dire anche una redistribuzione globale del reddito.


Tremonti sbaglia ma anche il PD
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 2 novembre 2008


Il per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti, nonostante i moniti del governatore della Banca d'Italia e insensibile alle esigenze d'immagine di Berlusconi, continua testardamente per la sua strada.

Ha tre volte ragione il ministro ombra dell'opposizione, Bersani, quando rileva che la finanziaria di Tremonti è stata pensata ed approvata dal governo in 9 minuti e mezzo immaginando una economia in crescita ed espansione, quando invece era già chiaro ed ora è lampante e riconosciuto da Tremonti stesso che siamo in piena recessione. L'impostazione della finanziaria è dunque sbagliata e le ricette che prescrive Tremonti, ispirate alla filosofia dei tagli e del protezionismo, non solo sono controproducenti ma rischiano anche di uccidere il paziente, la nostra economia.

D'altra parte non mi convincono neanche le proposte del Partito Democratico che puntano molto sugli sgravi fiscali per le piccole e medie imprese, le famiglie ed i lavoratori. In una fase recessiva le imprese non investirebbero comunque con la domanda in calo e le famiglie non tornerebbero a spendere sapendo che gli sgravi sono temporanei.

Leggete queste considerazioni di Robert Reich, professore dell'Università di Berkeley, e riflettete.

"...L'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente.

... Anche con più sgravi fiscali per le imprese esse non investirebbero nell'acquisto di attrezzature quando la domanda è in calo e un pacchetto di stimolo fiscale temporaneo per le famiglie non otterrà che i consumatori ritornino nei centri commerciali, perchè i consumatori sanno che l'assistenza è temporanea. I problemi per la maggior parte dei consumatori sono di natura permanente.

Un'ulteriore riduzione di tasso potrebbe sbloccare i mercati del credito e dare accesso a prestiti meno onerosi ma non si tornerà più al credito facile di anni fà, creditori e debitori sono rimasti scottati e il valore delle abitazioni e altri beni sono caduti più velocemente delle riduzione dei tassi.

L'unico modo di mantenere l'economia nel lungo termine è quello di aumentare il salario minimo a due terzi degli americani, non di proteggere i posti di lavoro attraverso il protezionismo commerciale..."


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