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in Italia è sempre tempo di elezioni
Trappola della liquidità e deflazione
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 17 dicembre 2008


Bernanke e i suoi colleghi della Fed hanno deciso ieri di abbassare il tasso diretto americano al minimo storico, per attestarlo in un range tra 0 e 0,25% dal precedente 1% e, contemporaneamente, ha annunciato il taglio del tasso di sconto di 75 punti base portandolo allo 0,5% dall'1,25%. Una mossa che praticamente azzera i già ristretti margini di manovra dell’autorità monetaria. Le munizioni sono finite. Siamo arrivati a interesse zero, al Giappone, alla trappola della liquidità, la teoria formulata da Keynes nel 1936 (The General Theory of Employment, Interest and Money), in base alla quale, quando i tassi di interesse raggiungono livelli prossimi allo zero, i risparmiatori si aspettano un aumento del saggio d'interesse e di conseguenza preferiscono detenere moneta in forma liquida piuttosto che investirla. Nel contesto attuale, seguendo Keynes, il mercato sarebbe indotto ad assorbire qualsiasi ammontare di liquidità immesso dalle autorità monetarie, neutralizzando così ogni impulso sui tassi e rendendo dunque vana la manovra.

A dare ali, ieri, ai mercati azionari non è stata tanto la riduzione dei tassi quanto i commenti di Bernanke dai quali si evince che la Fed è ormai disposta a qualsiasi manovra per combattere recessione e deflazione, anche a comperare titoli sul mercato. Gli americani stampano moneta in un disperato tentativo di evitare il peggio. Le Borse, in preda a schizofrenia acuta, hanno reagito positivamente. Gli investitori sembrano concedere a Bernanke delle possibilità di successo. In realtà scommettono su Bernanke perchè non hanno più niente altro su cui scommettere se non la propria disperazione. Oggi vedremo reazioni più meditate anche a seguito dell'annuncio di Morgan Stanley di aver chiuso il trimestre con una perdita netta di 2,29 miliardi di dollari, a fronte del rosso di 3,58 miliardi su base annua, dopo che ieri Goldman Sachs, l'altra unica grande banca d'affari sopravvissuta, ha annunciato a sua volta di aver concluso il trimestre soffrendo la prima perdita dal suo sbarco a Wall Street, per un valore di 2,2 miliardi di dollari.

Scrive Marco Sarli che "il crollo quasi senza precedenti dell’indice che misura i prezzi al consumo nel mese di novembre, -1,7 per cento a livello mensile che porta il tendenziale annuo ad un ben misero +1,1 per cento, l’oltre mezzo milione di buste paga perse nello stesso mese, il drammatico calo a due cifre delle nuove case e dei cantieri aperti per realizzarle, il crollo dei prezzi delle materie prime, chiariscono anche a chi non ha occhi per vedere ed orecchie per intendere che, come giustamente ripete di continuo il presidente eletto Barack Obama, il peggio deve ancora venire, ma che questo non è certo il momento per restare a guardare con le mani in mano in attesa che giunga l’onda di piena."

Quello disegnato sopra - nella lista manca, ma è sottinteso, un calo della produzione industriale pari al 30% - descrive un classico scenario di depressione, recessione e deflazione come ci spiega Robert Reich.

I prezzi crollano perchè produttori e venditori si sono accorti che i consumatori hanno smesso di comprare. L'unica strada per smaltire i propri magazzini e pagare i propri fornitori è abbassare i prezzi a dei livelli che convincano i consumatori a comprare. I produttori di auto con migliaia di automobili invendute concedono forti sconti. I commercianti con pile di articoli natalizi nei negozi offrono il 40 per cento di sconto. Gli operatori delle tv-via cavo tagliano gli abbonamenti mensili.

La buona notizia è che la caduta di prezzi e tariffe aiuta la media della gente in tempi di tagli di retribuzioni, premi e posti di lavoro. La cattiva notizia è che essa taglia ampiamente i profitti dei produttori costringendoli a tagliare ulteriormente posti di lavoro e stipendi. Il grande rischio è che molti consumatori potrebbero rimandare gli acquisti pensando di poter fare affari migliori se i prezzi scenderanno ancora di più. Questa è una profezia auto-avverantesi. Se sempre più consumatori seguono questo ragionamento, i venditori saranno costretti a ridurre ulteriormente i prezzi. Questo potrebbe suonare buono fintantochè non ci si rende conto che significa più riduzioni di manodopera e più tagli di premi e stipendi.

La deflazione è più pericolosa dell'inflazione perchè è molto più difficile rovesciare le aspettative di una deflazione che quelle di un'inflazione. La deflazione in Giappone a seguito della crisi del 1990 e durata 10 anni rappresenta un'evidenza di quanto detto. L'ultima volta che gli Stati Uniti sono stati testimoni di una così ampia caduta dei prezzi fu nel 1947, quando la mobilitazione del tempo di guerra e un'espansione della spesa pubblica, creando una gran quantità di sovraproduzione, li facevano abbassare e produttori e venditori cercavano di allettare i consumatori per riabituarli a comprare. Quello che produttori e venditori non sapevano era che un'intera generazione di reduci di guerra e genitori del baby-boom stavano per cominciare a spendere come matti.

Oggi la situazione è ben differente. I consumatori giudiziosi hanno cominciato a risparmiare quello che possono perchè sono comprensibilmente preoccupati circa il futuro. Quindi prima avremo un pacchetto di incentivi fiscali e meglio sarà. Il rischio è che potrebbe essere insufficiente.

A Detroit non rimane che pregare per l'industria dell'auto

Paradossi della crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 5 dicembre 2008


La tempesta perfetta dopo la crisi finanziaria sembra aver provocato anche la crisi della logica e dell'equilibrio mentale di politici, governi e banchieri centrali che sembrano aver perso ogni orientamento e si agitano come api impazzite.

Negli Stati Uniti nel mese di novembre sono stati persi 533.000 posti di lavoro, molto peggio delle previsioni più pessimistiche che facevano analisti ed economisti, aggravando le prospettive su tempi ed effetti della crisi sulla diminuzione dei consumi e della produzione e facendo sprofondare le borse nell'ennesimo venerdì nero.

Un meccanismo perverso che ha già costretto i tre top manager delle tre maggiori industrie automobilistiche americane a chiedere con il cappello in mano aiuti al Congresso per 34 miliardi di dollari che dovrebbero evitare la bancarotta. Come condizione del salvataggio i tre big promettono di ridurre i costi, tra cui prevedono il taglio di migliaia di posti di lavoro.

Non è paradossale se l'unica ragione per cui il Congresso dovrebbe approvare gli aiuti federali sarebbe quella di preservare i posti di lavoro? Invece democratici e repubblicani nicchiano preoccupati solamente che i tre top manager si riducano lo stipendio ad un dollaro simbolico e che forse 25 miliardi sarebbero meglio di 34.

Ancor meno preoccupati quando hanno speso centinaia di miliardi dei contribuenti per salvare Wall Street, o meglio per salvare manager, creditori ed azionisti delle banche, infischiandosene dei lavoratori e degli strati sociali più in difficoltà sotto i colpi della crisi.

Intanto le banche centrali sembrano possedute dal ballo di san vito e fanno a gara a chi taglia di più i tassi, inondando i mercati di liquidità che nessuno usa perchè nessuno si fida più di nessuno. A questi ritmi ci avvicineremo presto a quella situazione nella quale andranno ad azzerarsi i margini di manovra dei banchieri centrali.

D'altra parte è difficilmente immaginabile che i governi dei paesi maggiormente industrializzati e le istituzioni finanziarie sovranazionali possano fare qualcosa di più di quello che stanno facendo con molta confusione e senza alcun coordinamento.

Tanto per dare un’idea basti considerare che negli Stati Uniti il governo, le agenzie federali e la Fed, hanno impegnato sinora fondi per l’astronomica cifra di 8.500 miliardi di dollari, più o meno il doppio delle risorse impegnate a vario titolo dai ventisette paesi membri dell’Unione Europea, a sua volta all’incirca il doppio di quella stanziata dai paesi dell’Estremo Oriente, il che porta ad un totale che si pone poco al di sotto dei 15.000 miliardi di dollari, una cifra che purtroppo non arriva a coprire neppure il 15 per cento della montagna di titoli tossici in circolazione e che sono la causa della crisi di fiducia dei mercati.

Liquido infine con poche battute la sottovalutazione della crisi nel nostro paese da parte del governo ma anche dell'opposizione che stanno dando luogo ad un ridicolo ed esasperante teatrino. Sembrano discutere della piccola falla che si è aperta per l'esplosione  di un bullone in una cabina e litigano sul fatto se sia sufficiente usare il secchio o sia meglio la pompa aspiratrice per drenare solo qualche litro d'acqua senza accorgersi che tutte le camere stagne sono già allagate e la nave sta affondando nella tempesta perfetta.


Editto albanese contro i catastrofisti
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 3 dicembre 2008


La scorsa settimana, presentando il suo piano anti-crisi, il tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti aveva affermato che "L'Italia oggi è più solida di quanto possiamo immaginare".

Ieri il Giornale di Berlusconi ha accusato la sinistra di essere "catastrofista" perchè dipinge un paese in ginocchio. Ma non era stato proprio Berlusconi a descrivere un'Italia in ginocchio durante la campagna elettorale, quando il paese non era ancora ridotto così male come oggi, dopo sei mesi del suo governo? Qualcuno aveva forse notato che nel frattempo l'Italia si fosse rialzata?

Proprio lo stesso giorno in cui il Giornale attacca la sinistra, escono delle macabre notizie che il quotidiano si guarda bene dal riportare: il consumo di energia elettrica da parte dell'industria italiana è diminuita di un terzo negli ultimi due mesi, un chiaro segno della forza della recessione e "un colpo ai tentativi di questo governo di minimizzare la profondità della crisi" come scrive il Financial Times.

Terna, la compagnia che distribuisce l'energia sulla rete nazionale, ha registrato una caduta del 30 per cento dei consumi nei mesi di Ottobre e Novembre, ha dichiarato ieri il suo amministratore delegato Flavio Cattaneo. Meccanica e auto i settori più colpiti. Lo stesso ministro dei trasporti ha dovuto ammettere che le vendite di auto nel mese di Novembre sono scese del 29 per cento rispetto all'anno precedente.

In un paese normale i giornali farebbero titoli a tutta pagina su queste notizie e sulla previsione di quasi un milione di posti di lavoro in meno nel 2009, senza contare il mezzo milione di precari che verrà mandato a casa. Invece no, bisogna essere ottimisti e non criticare gli inesistenti o controproducenti provvedimenti del governo, altrimenti si viene invitati attraverso editti non più bulgari ma albanesi a cambiare mestiere.

In attesa che venga istituito anche il Minculpop e affidato a qualcuno meno molliccio di Bondi, possiamo continuare a leggere la verità sui giornali stranieri, come l'autorevole Financial Times, che oggi scrive che l'Italia è già in recessione dopo due trimestri di contrazione della produzione economica. Dopo un decennio di ritardo sui tassi di crescita europei - afferma il quotidiano britannico - la terza più grande economia della zona euro sta andando verso una recessione più profonda rispetto a quella dei paesi al suo medesimo livello. Italy is already in recession following two quarters of shrinking economic output. After a decade of lagging behind European growth rates, the eurozone’s third largest economy is heading towards a longer and deeper recession than its peers, according to analysts’ forecasts.

Gli analisti dicono che un sistema creditizio arretrato ha aiutato le banche italiane ad evitare il peggio della tempesta finanziaria ma che l'Italia in quanto secondo paese esportatore al mondo di prodotti industriali non può sfuggire alla tempesta che sta colpendo l'economia reale. Analysts say conservative lending practices have helped shelter Italian banks from the worst of the global financial storm, but Italy – with a large industrial sector as the world’s second largest exporter of capital goods – cannot escape the storm hitting the real economy.

Tito Boeri, professore di economia presso l'Università Bocconi, denuncia il "miserabile terzo di un punto del PIL" di stimolo previsto dal piano Tremonti che accusa per il suo lassismo fiscale nella precedente esperienza di governo di centro-destra nel periodo 2001-06 mentre ora adotta una politica del "goccia a goccia" quando invece i tagli fiscali sarebbero davvero necessari. Tito Boeri, professor of economics at Bocconi university, slammed the “miserable third of a point of GDP” stimulus, accusing Mr Tremonti of being fiscally lax during the previous 2001-06 centre-right administration, but now adopting a “drip drip” policy when tax cuts were really needed.

Conclude così il Financial Times prima che il suo direttore venga accusato di catastrofismo anche lui e invitato da Berlusconi a dimettersi e a cambiare mestiere. Abituato a comandare l'Italia come fosse una sua Azienda dove non ha nemmeno bisogno di discutere le sue decisioni in un consiglio di amministrazione il Cavaliere dovrà comunque farsene una ragione se c'è sempre meno gente disposta a credere che possa fare un secondo miracolo di Lazzaro.


Berlusconi è vivo e gioca a nascondino
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 18 novembre 2008


Il Segretario del Tesoro americano, Henry Paulson e il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, questa mattina, davanti ad un'audizione del Congresso, hanno dichiarato che ci sono solo dei modestissimi segnali di miglioramento nella crisi finanziaria e che non basteranno i 700 miliardi di dollari stanziati per il cosiddetto piano di salvataggio di Wall Street per rimettere in moto l'economia nè è prevedibile quando sarà possibile uscire da questo cupo clima recessivo.

Più tardi ad un convegno organizzato dal WSJ, di nuovo Henry Paulson, si è "accapigliato" con altri due ex Segretari del Tesoro, Robert Rubin e Lawrence Summers, che fanno parte della squadra economica di Barack Obama, sulla efficacia o meno dei tagli fiscali alla classe media - eterno motivo di scontro tra repubblicani e democratici - , ma non ha potuto che convenire sulla necessità di mettere in campo un massiccio piano di stimoli fiscali, non temporanei, ma che coprano almeno l'arco dei prossimi due o tre anni.

Le due notizie confermano, se ce ne fosse bisogno, quanto grave sia la situazione e di come necessiti di interventi straordinari e massicci. Per questo il piano prima tenuto segreto come fosse un asso nella manica e poi strombazzato dal tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti come la Panacea della recessione in cui è entrata ufficialmente l'Italia, non sembra altro che un pannicello caldo messo ad un malato di broncopolmonite. Ha ragione Bersani a parlare di "carri armati di cartone pronti per la parata".

Il piano di Tremonti sembra ispirarsi a quella finanza creativa che ha inventato i derivati: non fa altro che reimpacchettare soldi vecchi, che c'erano già, cambiandone la destinazione. Lo stesso Brunetta è costretto ad ammetterlo quando dice che sono "fondi destinati a mille piccoli interventi che saranno invece rimessi insieme e destinati a pochi grandi investimenti".
 
In realtà degli 80 miliardi previsti dal piano, la metà sono stati stanziati dall'Unione Europea per spese triennali a favore di ambiente, sviluppo e ricerca. Altri 16 miliardi, di cui 12 provengono dall'UE e 4 da progetti di finanziamento, verranno dirottati in spese per infrastrutture, tra cui il ponte sullo Stretto. In un pacchetto a parte di 14 miliardi vengono "impacchettate", tutto compreso, le spese per gli eventuali salvataggi bancari, gli aiuti fiscali per le famiglie e altri tagli fiscali non meglio specificati.

Capisco che, nonostante il momento sociale ed economico sia drammatico, Berlusconi, purtroppo ormai irrimediabilmente affetto da demenza senile, non trovi di meglio che giocare a cucù con la Merkel ma da Tremonti mi aspettavo qualcosa di meglio di un copione per il Bagaglino. Ma evidentemente si è fatto contagiare anche lui.


Da sinistra: Henry Paulson, Robert Rubin e Lawrence Summers

Ma non è la recessione il nemico principale?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 17 novembre 2008


Citigroup, il primo gruppo bancario americano, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di oltre 50.000 lavoratori, il 15% della sua forza lavoro. Dal lato clienti ha annunciato invece l'incremento di un punto del tasso d'interesse su milioni di carte di credito per recuperare le ingenti perdite della divisione che gestisce questo business.

La notizia dovrebbe far riflettere sull'efficacia e le finalità del piano anti crisi predisposta dal duo Bush-Paulson sul modello ideato da Gordon Brown e adottato anche dall'Europa. Citigroup ha già incassato 25 miliardi di dollari dal fondo di salvataggio gestito dalla Fed e con i soldi dei contribuenti americani da una parte vengono prese misure che incrementano la disoccupazione, dall'altra si comprime la propensione alla spesa dei consumatori. Bel risultato e un'altra bella gatta da pelare lasciata in eredità a Barack Obama.


La crisi del 2010
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 17 novembre 2008


Italia. Novembre 2010. Cominciata nel 2007 con lo scoppio d'una mostruosa bolla speculativa, proseguita con mesi di ristagno e falsi rilanci, l'implosione dell'economia ha assunto dall'ottobre scorso i ritmi di un tracollo. Tutto declina, di giorno in giorno. Scendono i consumi, sia perchè la gente non ha fiducia nel futuro, sia perchè si riducono i guadagni e i salari, sia, infine, perchè scendono anche i prezzi, inducendo a rinviare ogni spesa. Nelle industrie calano i profitti, cala l'utilizzazione degli impianti, calano gli investimenti. Perde colpi pure l'altro motore di crescita, l'export. Cresce il numero dei fallimenti. Rotola la Borsa. Nemmeno soldi offerti gratis riescono a stimolare l'economia, perchè le banche invece di estendere il credito lo restringono, allo scopo di ridurre impegni e rischi. La ragione sono i buchi mostruosi che esse si trascinano nei libri contabili fin dallo scoppio della bolla speculativa, e che hanno continuato a gonfiarsi sia per i fallimenti d'imprese, sia per le perdite sui portafogli azionari e immobiliari. Una seconda bomba, della quale si comincia a discutere, è rappresentata dai deficit di metropoli e enti locali che possono trovarsi presto in fallimento. E poi c'è il debito dello Stato: si aggira intorno al 100 % del prodotto interno, ma se si aggiungono le perdite per operazioni di salvataggio (iniziate con Alitalia nel 2008), i prevedibili costi del salvataggio delle banche e forse di alcuni fondi pensione, si puo' giungere al 200 % . E l'Italia ha invece bisogno di bilanci solidi, perchè fra una decina d'anni avrà la più alta quota mondiale di pensionati: uno per ogni due cittadini al lavoro. Una catastrofe.

Il tracollo è la conseguenza di una crisi più ampia, sistemica, mondiale, ma mentre negli altri paesi la lotta alla recessione sta producendo i primi risultati positivi in Italia la situazione si sta aggravando. Il Paese ha un modello di sviluppo, strutture politiche e abitudini sociali non adatte ai bisogni d'oggi. Non basta riformare l'economia, bisogna cambiare tutto, e una rivoluzione di questa portata può avvenire solo dopo un crash terrificante. Che cosa ha fatto il governo dal 2008 per arrestare la crisi? Nulla. Ha nascosto o minimizzato i problemi, ha garantito anno dopo anno che la ripresa era dietro l'angolo. Ha illuso gli italiani, che ancor oggi non vedono il disastro, provano appena "qualche inquietudine". Ha messo cerotti, distribuito aspirine mentre il cancro s'allargava. Ha finto d'agire con programmi irrisori, ha proceduto a salvataggi - di amici suoi - sprecando denaro dei contribuenti. Un teatrino penoso. Anche i celebri pacchetti di stimolo all'economia, per un totale di 90 miliardi di euro dal 2008, sono uno scherzo. E' stata spesa solo una piccola parte dei fondi, e in opere pubbliche del tutto superflue, per puri scopi elettorali. Quando avranno inizio le riforme, solo dopo che è avvenuto il finimondo?

Fantascienza? No, è storia. Perchè è già avvenuto. A partire dal 1990 in Giappone alle prese con una violenta crisi recessiva e deflazionistica dalla quale il paese del sol levante non si è mai ripreso. L'articolo di cui ho riportato alcuni paragrafi, limitandomi a cambiare solamente le date e qualche nome, è tratto da un reportage sul Giappone pubblicato in un Corriere della Sera del 1998 e potrebbe descrive con allucinante approssimazione quanto sta accadendo in Italia e il baratro nel quale stiamo precipitando. Forse anche prima del 2010.


Un giorno di ordinaria follia
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 14 novembre 2008


Arrivano sempre peggiori notizie dal fronte della crisi. In America il dato settimanale dei nuovi iscritti al sussidio di disoccupazione ha superato il mezzo milione, soglia psicologica superata una sola volta dal secondo dopoguerra. Una notizia seguita da quella relativa alle nuove 84 mila case sequestrate e prossimamente messe all’asta e dalla dichiarazione con cui l'Ocse certifica ufficialmente che l'Europa è in recessione e che la crisi durerà almeno altri due anni.

Eppure, come in un giorno di ordinaria follia, ieri le borse sono salite sull'ottovolante, prima crollando, poi riprendendosi con modesti recuperi e infine impennandosi con scambi tornati sui livelli più alti dell'ultima settimana. Una reazione che fa tornare alla mente la frase di un noto banchiere - "finché la musica suona è il caso di continuare a ballare" - e la famosa scena del film in cui l’orchestra continua imperterrita a suonare mentre il Titanic sta inesorabilmente affondando!



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permalink | inviato da meltemi il 14/11/2008 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Niente di nuovo nelle nebbie della crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 11 novembre 2008


- American Express si trasforma in una banca per accedere ai fondi messi a disposizione dal governo. La richiesta è stata approvata con urgenza da parte della Fed ufficialmente a causa delle condizioni di "emergenza" in cui si trovano i mercati finanziari in realtà perchè dopo la bolla dei derivati sta per scoppiare quella delle carte di credito.

- Santander, considerata fino a ieri la banca più solida d'Europa se non del mondo, ha sconvolto i mercati annunciando a sorpresa un aumento di capitale da 7,2 miliardi di euro. Se è solida Santander figuriamoci como sono messe le altre, banche italiane in testa.

- AIG, la più grande compagnia assicurativa del mondo, ha riportato pesanti perdite trimestrali e il Tesoro americano ha deciso di investire altri 40 miliardi. Il costo del salvataggio continua a salire.

- Fannie Mae ha riportato perdite per quasi 30 miliardi di dollari e ha annunciato di aver bisogno di altri fondi pubblici per sopravvivere.

- DHL ha annunciato la chiusura delle sue agenzie negli Stati Uniti e il taglio di 9.500 posti di lavoro.

- La Banca Mondiale varerà un piano d'aiuti finanziari per "i paesi occidentali". Segno dei tempi che cambiano: fino a pochi anni fa si occupava solo dei paesi in via di sviluppo.

- Circuit City, un'importante catena americana che vende prodotti di elettronica, ha richiesto la procedura fallimentare e ha tagliato di 7000 posti la sua forza lavoro (chiudendo 1/5 dei negozi).

- Nortel ha tagliato 1300 posti di lavoro e annunciato pesanti perdite.

- La General Motors, la seconda azienda automobilistica mondiale con 325mila dipendenti in tutto il mondo è a un passo dal fallimento per mancanza di liquidità. Lunedì a Wall Street ha perso il 24% scendendo ai minini dal 1946.

- Il petrolio scende sotto i 60 dollari sposando lo scenario di recessione violenta.

- Gli investimenti mondiali in aziende e in progetti legati all'energia pulita sono crollati drammaticamente nel terzo trimestre dell'anno.

- In Italia netto calo a settembre per la produzione industriale. Lo ha reso noto l'Istat, che rileva un calo annuo del 5,7% dell'indice.

-Dopo quelle asiatiche crollano le borse europee e Wall Street. Piazza Affari ha chiuso a -6,20% (S&P/MIB)

Cosa sta succedendo? E' la crisi, bellezza. Ogni giorno che passa emerge sempre più la sproporzione tra le pur gigantesche risorse pubbliche messe a disposizione in ordine sparso dai governi di tutto il mondo e la dimensione ancor più gigantesca del problema, nè c'è da aspettarsi decisioni taumaturgiche dal prossimo G20 o G21.

Siamo destinati a convivere con questa situazione che evolverà in peggio ancora per molto e molto tempo. L'unica cosa che possono fare i governi è attenuare l'ondata recessiva mettendo in campo politiche di grandi investimenti pubblici per infrastrutture, scuola, salute e previdenza come è intenzionato a fare il nuovo presidente americano, Barak Obama. La situazione non cambierà finchè non faremo qualcosa per cambiare il mondo.

Venendo alle cose italiane, Tremonti resiste sulla linea del Piave e cambia la sua finanziaria tagliatutto solo di qualche virgola. E avverte che se ci saranno aiuti per le famiglie e le imprese questi non saranno a detrimento dei conti pubblici. Stiamo andando incontro al baratro come i topi dietro al pifferaio magico.


La Grande muraglia e il muro del pianto
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 9 novembre 2008


Il governo cinese ha varato un piano biennale di investimenti per quasi 600 miliardi di dollari per contrastare il rallentamento della crescita economica e stimolare i consumi della popolazione. Il pacchetto verrà utilizzato per infrastrutture e aiuti sociali (ospedali, pensioni, istruzione, tagli fiscali, incrementi salariali).

Il varo di questo piano, alla vigilia del vertice del G20, dimostra la profondità della recessione e la preoccupazione dei dirigenti cinesi, che non accettano la supremazia di USA ed Europa e vogliono giocare un ruolo di primo piano. La crisi sta ridisegnando la mappa del potere planetario e qualcuno teme che possa sfociare nella terza guerra mondiale.

Noi intanto, nel nostro piccolo, siamo sempre in attesa di conoscere quali misure concrete, oltre alle chiacchiere, intenda mettere in campo il nostro governo.


Tremonti sbaglia ma anche il PD
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 2 novembre 2008


Il per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti, nonostante i moniti del governatore della Banca d'Italia e insensibile alle esigenze d'immagine di Berlusconi, continua testardamente per la sua strada.

Ha tre volte ragione il ministro ombra dell'opposizione, Bersani, quando rileva che la finanziaria di Tremonti è stata pensata ed approvata dal governo in 9 minuti e mezzo immaginando una economia in crescita ed espansione, quando invece era già chiaro ed ora è lampante e riconosciuto da Tremonti stesso che siamo in piena recessione. L'impostazione della finanziaria è dunque sbagliata e le ricette che prescrive Tremonti, ispirate alla filosofia dei tagli e del protezionismo, non solo sono controproducenti ma rischiano anche di uccidere il paziente, la nostra economia.

D'altra parte non mi convincono neanche le proposte del Partito Democratico che puntano molto sugli sgravi fiscali per le piccole e medie imprese, le famiglie ed i lavoratori. In una fase recessiva le imprese non investirebbero comunque con la domanda in calo e le famiglie non tornerebbero a spendere sapendo che gli sgravi sono temporanei.

Leggete queste considerazioni di Robert Reich, professore dell'Università di Berkeley, e riflettete.

"...L'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente.

... Anche con più sgravi fiscali per le imprese esse non investirebbero nell'acquisto di attrezzature quando la domanda è in calo e un pacchetto di stimolo fiscale temporaneo per le famiglie non otterrà che i consumatori ritornino nei centri commerciali, perchè i consumatori sanno che l'assistenza è temporanea. I problemi per la maggior parte dei consumatori sono di natura permanente.

Un'ulteriore riduzione di tasso potrebbe sbloccare i mercati del credito e dare accesso a prestiti meno onerosi ma non si tornerà più al credito facile di anni fà, creditori e debitori sono rimasti scottati e il valore delle abitazioni e altri beni sono caduti più velocemente delle riduzione dei tassi.

L'unico modo di mantenere l'economia nel lungo termine è quello di aumentare il salario minimo a due terzi degli americani, non di proteggere i posti di lavoro attraverso il protezionismo commerciale..."


La difesa dell'ambiente, una ricetta anti recessione
post pubblicato in Diario, il 18 ottobre 2008


"La posizione del governo italiano rischia di trascinare l'Europa verso l'abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c'è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro". A parlare così è il noto economista Jeremy Rifkin in un'intervista rilasciata a Repubblica. Strano che Berlusconi, ormai di casa nella residenza del suo amico forever George W. Bush, non guardi a quanto sta accadendo negli Stati Uniti.

Nel paese a stelle e strisce la difesa dell'ambiente viene vista oggi, grazie alla crisi finanziaria, come un'opportunità per la ripresa dell'economia. Michael Moynihan, ex consulente economico del governo Clinton e direttore del Green Project for the New Democrat Network (Progetto verde per la Nuova Rete Democratica), ha chiesto l'istituzione di  una banca infrastrutturale nazionale per finanziare i progetti di energia pulita e la settimana scorsa due parlamentari democratici hanno presentato un disegno di legge per l'istituzione di una "Banca d'Investimenti per l'Energia pulita".

L'editorialista del New York Times, Thomas Friedman, ha chiesto al Parlamento di  "Rinverdire il salvataggio" (28 settembre). Friedman cita un promotore dell'occupazione nel settore ecologico che ha detto, "Non si può basare un'economia nazionale sulle carte di credito. Ma si può basare sui pannelli solari, sulle turbine eoliche, sui biocombustibili intelligenti e su di un programma massiccio di coibentazione di ogni edificio e casa d'America".

Il salvataggio di Wall Street potrebbe segnare l'inizio della New Deal "Verde". Anche perchè proprio il Segretario del Tesoro, Hank Paulson, autore e futuro gestore della legge salva-Wall Street, non nasconde la sua anima verde, non solo per il colore dei bigliettoni con cui ha molta dimestichezza, ma anche per le sue idee ambientaliste. Ai tempi in cui lavorava come CEO alla Goldman Sachs era anche a capo dell'associazione ambientalista Nature Conservancy  e recentemente ha dichiarato a Fortune che agire per bloccare il riscaldamento globale è di un'importanza cruciale per gli USA.

Gli anti-ambientalisti sono terrorizzati dalla possibilità che Paulson possa usare i fondi della legge anti-crisi per incentivare non solo le banche e l'industria automobilistica ma anche l'industria delle energie alternative. Dopo la prima bocciatura della legge di salvataggio di Wall Street da parte della Camera alla fine di settembre Paulson ha dato un segnale in tal senso spalancando la porta alla richiesta dell'industria delle energie alternative di rinnovare i crediti d'imposta per i progetti di impianti eolici che stanno per scadere. La legge approvata velocemente due giorni dopo al Senato ha recepito questa richiesta prorogando tali crediti.

La posizione del governo Berlusconi sul pacchetto di misure europee per contenere l'effetto serra è miope e autolesionista. Considerare la difesa dell'ambiente solo come un costo e non comprendere la sua importanza e anche le opportunità di rilancio dell'economia e dell'occupazione rappresentate dal pacchetto è davvero imperdonabile. Le scelte del governo ci allontanano dall'Europa portando l'Italia verso quella deriva che ci fa assomigliare sempre più, come afferma proprio oggi il Financial Times, ad un paese come la Corea del Nord piuttosto che a un paese civile.


E Berlusconi rassicurò anche le "mamme italiane"
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 16 ottobre 2008


Arrivano le cattive notizie e Wall Street che aveva aperto timidamente in territorio positivo si orienta decisamente al rosso trascinando verso un nuovo forte ribasso le borse europee: la produzione industriale in America in settembre è scesa del 2,8% mentre gli analisti avevano previsto una diminuzione solo del 0,8%. Ora non è più solo crisi finanziaria ma si conferma la recessione economica che sta arrivando anche in europa.

Intanto Tremonti e Berlusconi danno spettacolo da Brussels con raffiche di spot che dovrebbero rassicurare gli italiani. Il ministro, in particolare, dice una verità e una bugia nella stessa dichiarazione: "Quel tipo di crisi devastante si può ragionevolmente dire sia stata contenuta. Resta l'impatto sull'economia reale e sulla produzione industriale. E' in atto in tutto il mondo ed è atteso in molti effetti. Noi crediamo che la crisi finanziaria sia stata gestita e contenuta in modo efficace in Europa". Non è possibile che non si renda conto che della crisi finanziaria abbiamo visto solo la punta che emerge dal mare di trilioni di titoli tossici. Non basteranno le centinaia di miliardi annunciati da America ed Europa per salvare gli istituti finanziari che li hanno in carico e impedire una catena di crack.

Ricordo qui quello che ho già detto in altro post sulla barzelletta che il nostro sistema è più solido perché meno evoluto. Le grandi banche italiane, nonché le maggiori compagnie di assicurazioni, negli anni passati non si sono certo fatte legare all'albero maestro per resistere al canto delle seducenti sirene dell’investment banking e dei facili guadagni, vendendo ai propri clienti di tutto e di più, incassando alte commissioni (più il prodotto era a rischio e più alte le commissioni) con l'obbiettivo di raggiungere profitti di breve periodo ma di corto respiro.

Le altre notizie preoccupanti di oggi riguardano due grandi banche americane e le due maggiori banche svizzere e danno la misura della profondità della crisi e di come non saranno sufficienti gli aiuti di stato finora previsti. Merryl Lynch che a Febbraio verrà acquisita da Bank of America ha dichiarato perdite per altri 9,5 miliardi di dollari. Citigroup presenta per il quarto trimestre consecutivo i conti in rosso. Infine il governo Svizzero ha deciso un'iniezione di 5.3 miliardi di dollari nel capitale di UBS all'annuncio della banca di mettere fuori bilancio titoli tossici in carico per 60 miliardi di dollari mentre il Credit Suisse progetta un aumento di capitale per 8,83 miliardi.


La Grande Depressione
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2008


Il presidente del Consiglio in un'intervista al settimanale "Tempi" non nasconde la gravità della situazione economica internazionale, ma rifiuta di parlare di recessione e tanto meno di paragonare il periodo che stiamo vivendo alla crisi del 1929: "Sento parlare da più parti di un 'nuovo '29', ma - afferma il premier - chi dice queste cose si ricorda cos'è stato il 1929, in America? Suicidi a catena di imprenditori ridotti sul lastrico, assalti agli sportelli delle banche, file di disoccupati per le strade, molte persone ridotte letteralmente alla fame".

Bene, ora sappiamo che finchè non vedremo suicidi di massa, assalti agli sportelli delle banche, file di disoccupati per le strade, persone morte per fame, questo governo non ha alcuna intenzione di prendere provvedimenti per combattere la crisi economica. Come appunto fecero le autorità americane che si mossero solo quando ormai era troppo tardi. Ma per Berlusconi la Storia non ci insegna niente, è lui che dà lezioni anche alla Storia.


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