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in Italia è sempre tempo di elezioni
Thyssen Krupp, un anno dopo
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2008


Dimenticati da tutti, in un anno altri più di mille se ne sono andati. Oggi ricordiamo la strage della Thyssen Krupp per non dimenticare. Ma non dimenticare non basta. Fermare gli assassini stà solo nelle nostre mani e nella nostra lotta contro gli assenti di oggi e di sempre: governo e confindustria. Gli assassini non tornano mai sul luogo del delitto.


Soldati contro le morti bianche
post pubblicato in Diario, il 6 agosto 2008


"Soldati per le strade? Meglio nei cantieri edili. E' sul lavoro che si combatte la battaglia per la sicurezza". PeaceReporter scrive al ministro della Difesa: "Fermiamo la strage bianca. I numeri degli infortuni sul lavoro sono quelli di una guerra. E per combattere una guerra servono i militari: impegniamoli in una vera missione di pace".

L'Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Oggi il Censis ha lanciato l'allarme sulle morti bianche: "Si muore di più sul lavoro o sulle strade - ha scritto il Centro studi investimenti sociali - che non ammazzati da un colpo di pistola. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. "Tuttavia - spiegano al Censis - gran parte dell'attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità".

PeaceReporter lancia una proposta: indirizzare nei cantieri i militari impegnati per garantire la sicurezza nelle città. "A fronte di decine di migliaia di cantieri aperti - scrive l'editorialista del sito - in Italia ci sono solo 3.750 ispettori del lavoro". La soluzione avanzata da PeaceReporter è contenuta nello slogan che apre l'intervento: "Militari per la sicurezza sì, ma sul lavoro". La lettera indirizzata al ministro Ignazio La Russa è chiara: "Affiancare i militari agli ispettori del lavoro. Anche questa è un'idea da sessantottini?"

LA LETTERA A LA RUSSA


Danni collaterali
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2008


In occasione dell'inaugurazione della centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia, il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ha salutato l'apertura dell'impianto, considerato un modello di sicurezza, con queste parole: "Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro".

Quel "qualche vita umana" fa il paio con un'altra gaffe di Scajola che gli costò la carica di ministro dell'Interno nel precedente governo Berlusconi, quando definì un "rompicoglioni" Marco Biagi, dopo la sua uccisione ad opera delle Brigate Rosse. Questa volta, a parte qualche protesta, non gli succederà niente, ché, tanto, le morti bianche sono solo effetti collaterali del luminoso progresso che ci promette questo governo. Come l'abolizione delle pensioni sociali, i licenziamenti in Alitalia, i provvedimenti contro i precari, le leggi ad personam, i tagli della manovra, l'inflazione, gli stipendi e le pensioni da fame. Bisognerà pur pagare un prezzo per sognare di vivere come in uno spot.



Tempi moderni 2
post pubblicato in Diario, il 12 giugno 2008


Torno sul recente accordo dei Governi europei sulle deroghe alla settimana di 48 ore di cui avevo già parlato in un precedente post. Come noto questa deroga, che verrà sottoposta all'approvazione del Parlamento europeo, configura la possibilità che un lavoratore, attraverso accordi di carattere individuale, arrivi a prestare la sua opera fino a 60 ore settimanali.

Ora a livello europeo si tornerà a una situazione analoga a quella prevista nel nostro Paese dalla legge del 1923: una legge che fissava in 48 ore alla settimana l'orario di lavoro normale e prevedeva 12 ore di straordinario come massimale settimanale. Si tratta di un attacco diretto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori: la possibilità di lavorare fino a 60 ore settimanali, e in alcuni casi fino a 65, con semplici deroghe individuali ai contratti, mette in discussione l'intero sistema di regole e di leggi in vigore nel nostro Paese.

Applicare questa direttiva vorrebbe dire mettere nelle mani di chi pensa solo ai profitti un'arma puntata alla tempia dei lavoratori e incrementare le morti sul lavoro dovute anche alla stanchezza per i lunghi orari e alla fretta. È bene ricordare che i lavoratori morti alla ThyssenKrupp di Torino operavano da 12 ore. Oggi, se fosse applicata questa direttiva, si potrebbe lavorare regolarmente fino a 13.

Questa direttiva è un attentato alla vita dei lavoratori  ed è inaccettabile. E' necessaria, oltre l'opposizione dei riformisti e dei democratici nel Parlamento europeo, una grande mobilitazione sindacale per fermare, anche con uno sciopero generale europeo, questo tentativo di rimettere in discussione una delle più grandi conquiste dei lavoratori.


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