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in Italia è sempre tempo di elezioni
Dopo l'America, l'Europa
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 29 settembre 2008


L'avevamo detto. Dopo aver colpito Lehman Brothers, Washington Mutual, Wachovia Bank (che non è una banca polacca bensì la quarta banca commerciale degli Stati Uniti) l'epidemia di fallimenti si allarga all'Europa: salta la banca belga-olandese Fortis, uno dei maggiori gruppi creditizi europei, messa in grossa difficoltà dall'acquisizione di ABN Amro avvenuta in piena crisi subprime. In queste ore i governi del Benelux stanno febbrilmente discutendo su come farne uno spezzatino e nazionalizzarne alcuni pezzi. Il resto in svendita al miglior offerente.

Il timore delle autorità finanziarie del vecchio continente è che ora si possa verificare un effetto a catena in tutta l'euro-zona. Deutch Bank era a rischio fallimento e, per evitarlo, il governo tedesco gli ha fatto comprare le Poste, così da poter attingere ai conti correnti postali di milioni di tedeschi.  In Gran Bretagna Northernrock l'anno scorso e la Bradford & Bingley in questi giorni sono state nazionalizzate. Non se la passano meglio i colossi Barclays e Royal Bank of Scotland, soprattutto la seconda, a corto di liquidità, dopo il discusso "affare" ABN Amro.

E in Italia? In borsa dà preoccupanti segnali di scricchiolio il primo gruppo bancario italiano, Unicredit, per i timori creati dalla assoluta mancanza di chiarezza sulla sua esposizione ai titoli tossici. Preoccupa anche quella che fino all'anno scorso era una delle più solide istituzioni bancarie del nostro paese, la più antica banca d'Italia, Monte Paschi Siena. L'anno scorso, quando già la crisi finanziaria era scoppiata da mesi, ha comprato dal furbo Botin (presidente della banca spagnola Santander) un pezzo di ABN Amro, Banca Antonveneta, a un prezzo doppio del suo valore. Oggi non riesce a vendere 150 sportelli nemmeno all metà di quanto li ha pagati. Se fossimo in America il presidente di Monte Paschi, Giuseppe Mussari, avrebbe già dovuto fare svalutazioni per almeno 4 miliardi, per un gruppo che capitalizza in borsa poco più di 8 miliardi.

E le nostre autorità che fanno? Tremonti camomillo continua a ripetere che non ci sono rischi di default nel sistema creditizio italiano. Draghi tace. Mentre tutta la stampa nazionale osserva un silenzio omertoso dato che deve obbedire al padrone, cioè le banche creditrici. Per cui, se volete saperne veramente qualcosa, dovete rivolgervi al mondo dei blog. Ne segnalo uno un pò caotico e naive ma ricco di notizie e di analisi interessanti, MERCATO LIBERO.

Aggiornamento
Non so se ci sia o meno il rischio di un crollo del sistema creditizio italiano. Quel che è certo è che le nostre autorità regolatrici continuano a fare le belle addormentate nel bosco, non preoccupandosi affatto di tutelare i risparmiatori. Ancora questa mattina sul sito di PATTI CHIARI sono segnalate tra le obbligazioni A BASSO RISCHIO titoli come MACQUAIRE BANK, DEXIA BANK, FORTIS (!!!), MORGAN STANLEY, LEHMAN (presenti fino al giorno dopo il fallimento), WACHOVIA (!!!), GENERAL ELECTRIC. Credo ci sia abbastanza da preoccuparsi se le nostre banche continuano a proporre titoli tossici.

La tempesta perfetta
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 15 settembre 2008


La Lehman Brothers ha dichiarato fallimento, chiedendo l'ammissione al "Chapter 11" alla "Us Bankruptcy Court", nel distretto Sud di New York. Il sistema finanziario americano e di conseguenza quello mondiale si apprestano quindi a fare i conti con le sconvolgenti ripercussioni che l'ennesima vittima eccellente della crisi del credito inevitabilmente produrrà.

Secondo l'ex presidente della Fed, Alan Greenspan, "l'attuale crisi finanziaria è la più grave da cinquanta anni e forse da un secolo a questa parte" ed è ancora lontana dall'essere terminata. In un'intervista alla Abc, Greenspan prevede che saranno ancora diverse le istituzioni finanziarie a soccombere. 

Le banche centrali vanno in soccorso dei mercati scossi dal fallimento: la BCE stamattina ha annunciato un'operazione di rifinanziamento immediata per immettere nuova liquidità nel sistema bancario. Anche la Fed ha annunciato facilitazioni al credito per allentare le tensioni e i rischi di un'ondata speculativa, accettando anche titoli azionari in cambio dei prestiti erogati. Agli interventi si è aggiunta la banca centrale della Cina, che ha annunciato un taglio dei tassi di interesse.

Palliativi. Perchè come dice Marco Sarli nel suo blog, Diario della crisi finanziaria (analisi quotidiana della piu' grave crisi di liquidità dal secondo dopoguerra), banchieri, regolatori, governanti continuano a fare esattamente quello che hanno fatto in questi lunghissimi tredici mesi: "una somma di errori da manuale, conditi da dichiarazioni rassicuranti talmente ripetute da diventare del tutto inefficaci, per non parlare poi del comportamento del tutto irrazionale delle banche centrali ancora convinte di avere la possibilità di condizionare i mercati e del tutto dimentiche del fatto che, grazie alla miscela veramente esplosiva della globalizzazione e della finanziarizzazione, i volumi su quei mercati sono diventati di dimensioni talmente mostruose che loro, con i loro tempi di reazione e le loro scarse munizioni, sono oramai assolutamente non più in grado di influenzare né il mercato dei cambi, né quello della finanza strutturata, né quello dei micidiali Credit Default Swaps".




Si svuotano gli uffici della Lehman Brothers, sulla 7th Avenue di New York.
All'ingresso dell'istituto viavai, anche notturno, di dipendenti che portano via i loro effetti personali negli scatoloni.
Il fallimento della banca d'affari comporta il licenziamento di circa 25 mila dipendenti, di cui 6 mila in Europa, compreso, per quel che riguarda l'Italia, il personale delle sedi di Milano e Roma. I licenziamenti sono operativi da oggi.

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