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in Italia è sempre tempo di elezioni
Braccio di ferro tra Barack Obama e l'anatra zoppa
post pubblicato in Barack Obama, il 10 dicembre 2008


Ci ha pensato la banca Goldman Sachs a gelare Wall Street rendendo noto uno studio secondo il quale siamo a metà del percorso della crisi finanziaria a livello mondiale (Italia inclusa), mentre alle banche resterebbe da mettere in conto ancora un terzo delle perdite complessive stimate in 1.800 miliardi di dollari. In buona sostanza, ci dice Marco Sarli dal suo Diario, dovremo attendere almeno l’estate del 2010 per vedere la fine della crisi creditizia, che, per la prima volta, vede attribuirsi una longevità di tre anni.

Lo studio, coordinato dal capo economista globale di Goldman Sachs, Richard Ramsden, non tiene però conto "del micidiale effetto domino in corso e degli effetti drammatici derivanti dai default aziendali da esso determinati sulla domanda effettiva e, quindi, sui bilanci delle banche e delle altre principali protagoniste del mercato finanziario globale".

Proprio nel giorno in cui la borsa tirava un sospiro di sollievo per il piano di investimenti in infrastrutture presentato da Barak Obama e per il salvataggio (quanto duraturo?) dei tre BIG dell'automobile, l’Herald Tribune è stata costretta a fare ricorso alla procedura fallimentare e lo storico New York Times ha dovuto dare in pegno il proprio grattacielo per ottenere i finanziamenti necessari per non incorrere nella stessa sorte della testata rivale. Chiaro ora cosa vogliano dire tempesta perfetta ed effetto domino?

Intanto Bush, Paulson e Bernspan tentano di barattare il salvataggio di Detroit con la possibilità di spendere quel che resta dei 700 miliardi di dollari del celebre piano di salvataggio. E' solo l'ultimo atto di un braccio di ferro che dura da settimane tra Barak Obama e il presidente uscente, l'anatra zoppa che risponde al nome di George W. Bush e che oppone, senza esclusione di colpi, il team di Obama e lo staff del Tesoro.

Da una parte Obama cerca di preservare questi circa 350 miliardi di dollari dei contribuenti americani per poterli utilizzare nel suo "New Deal" e dall'altra Bush, che anche in questo caso interpreta il ruolo del fantoccio manovrato da altri (il potente Segretario del Tesoro Paulson), li vorrebbe spendere  per completare il piano di salvataggio di Wall Street.

Ma perchè tanta ostinazione che riporta alla memoria la disastrosa transizione tra le amministrazioni di Herbert Hoover e Franklin D. Roosevelt? Il motivo ovviamente non dichiarato ce lo spiega senza molti peli sulla lingua sempre lo stesso Marco Sarli.

Paulson vuole portare a termine ad ogni costo la missione "di cercare di salvare in extremis il sistema finanziario statunitense da quel collasso che aveva in larga misura contribuito a determinare come numero uno incontrastato della potente e molto preveggente Goldman Sachs, forse ancora oggi candidata a fare la fine ingloriosa della rivale Lehman Brothers o di finire accorpata ad uno dei carrozzoni del credito al dettaglio quali Citigroup, Bank of America o Wells Fargo, una prospettiva davvero terrificante per gli strapagati partners di Goldman e che potrebbe essere ancora evitata grazie ad ulteriori e consistenti elargizioni di denaro degli incolpevoli e già abbondantemente massacrati contribuenti americani!
 
...il trio sopra menzionato non avrebbe alcuna vergogna nel portare a termine questa missione di salvataggio dopo avere fallito nelle campagne di guerra in Iraq ed in Afghanistan e dopo aver foraggiato abbondantemente quel Pachistan che, via servizi segreti al di sotto di ogni sospetto, è forse, insieme all’Arabia Saudita, il maggiore responsabile del terrorismo internazionale."

George W. Bush, Hank Paulson e Bernspan stanno facendo il possibile e l’impossibile per poter portare a termine la loro missione ma questa volta sarà difficile che la ciambella gli riesca col buco avendo trovato un Obama e un green-dream team davvero agguerriti e decisi a non lasciar realizzare l'ennesimo e finale disastro dell'amministrazione Bush.


L'insostenibile leggerezza delle borse
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 14 ottobre 2008


Che fosse effimera la risalita delle borse era prevedibile. Non posso trattenermi dal notare che Berlusconi con il suo incauto ottimismo continua a fare la figura di un pagliaccio a dimensione mondiale, oltretutto smentendo la sua vantata grande esperienza da imprenditore che dovrebbe masticare anche un pò di finanza (ma noi sappiamo bene come ha costruito il suo impero). Detto questo, cosa è successo, per cui dopo una giornata di forte rialzo le borse europee sono riandate giù chiudendo con solo qualche decimale in territorio positivo?

La legge di Wall Street. La borsa americana ha aperto timidamente con un segno positivo ma l'indice si è avviato decisamente al rosso dopo gli annunci di Bush e del suo segretario del tesoro Henry Paulson, che hanno cambiato all'ultimo momento il piano salva banche gettando il mercato nell'incertezza, a dimostrazione che nei momenti di panico la decisione è più importante di un piano ben fatto.

Questa mattina (da noi erano circa le 3 del pomeriggio) Paulson ha annunciato il cambiamento di programma. Dei 750 miliardi di dollari stanziati dal governo, 250 mld venivano dirottati all'acquisto di azioni in 9 istituzioni bancarie tra cui Citigroup, Goldman Sachs, Wells Fargo, Jp Morgan Chase, Bank of America, Merrill Lynch, Morgan Stanley, State street e Bank of New York Mellon.

In pratica l'amministrazione Usa sposta l'asse del piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, privilegiando azioni sul modello del piano britannico, piuttosto che acquistare sul mercato titoli tossici come era stato previsto in precedenza. Evidentemente il mercato non ha gradito forse perchè convinto che il nemico pubblico numero Uno restano quei titoli tossici di cui nessuno conosce l'esatto ammontare nè chi li abbia in pancia.

I sospetti di un fallimento che ancora aleggiano su Morgan Stanley, nonostante l'iniezione di capitali giapponesi, e su Goldman Sachs, il disimpegno di alcuni tra i più importanti hedge fund americani che hanno liquidato la maggior parte dei loro investimenti in azioni, e infine le preoccupazioni di una grave recessione corroborate dai dati sulla produzione industriale e le materie prime, hanno fatto il resto.

Ha ragione la cancelliera tedesca Angela Merkel a mettere in guardia contro l'eccessivo ottimismo di chi crede che la crisi sia superata. "La situazione -ha detto stamattina- rimane immutata e seria. Senza un sistema finanziario che funziona, al giorno d'oggi, le imprese non possono andare avanti". Peso e statura fanno la differenza, in tutti i sensi, se pensiamo al nostro premier stregone. La differenza tra una statista e un personaggio del Bagaglino. Domani comunque sarà un altro giorno (di passione).

Ce n’est qu’un début, continuons le combat!
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 14 ottobre 2008


Ieri ho parlato a proposito del summit di Parigi di luci e ombre. E' difficile rendere il proprio pensiero chiaramente e compiutamente in una materia così tecnica, complicata e direi anche aleatoria nei risultati, soprattutto se lo scopo è quello di semplificare i concetti e dare solo degli spunti di riflessione. Abbiate quindi comprensione se a volte posso sembrare contradditorio e sconfinare in giudizi all'apparenza troppo perentori.

Nel post di ieri avevo scritto che "ritorna la fiducia tra le banche perchè i prestiti interbancari saranno garantiti dallo Stato e il denaro tornerà a circolare riaprendo i rubinetti del credito alle imprese". Questa è una semplificazione: non è detto che le cose vadano sicuramente in questa direzione anche se le borse hanno reagito dopo una settimana di passione con una ubriacatura collettiva. Anche chi scrive è un essere umano e si è lasciato prendere dall'euforia, soprattutto se ha qualche piccolo risparmio investitito in Borsa.

Una delle decisioni prese al summit di Parigi riguarda per l'appunto lo scongelamento del mercato del credito e monetario assicurando liquidità al sistema. Le banche, si dice, non si fidano più l'una dell'altra e non si prestano più denaro attraverso il mercato interbancario i cui tassi sono saliti oltre il 5 per cento trascinando all'insù anche l'Euribor che è il parametro a cui vengono indicizzati i prestiti commerciali e i mutui immobiliari.

Non tutti gli economisti e gli addetti ai lavori sono d'accordo sulle analisi e sulle ricette. Qualcuno sostiene che gli sforzi delle banche centrali volti a fornire liquidità al mercato monetario, e ora dei governi europei con il pacchetto salva-crisi, non solo sono fondamentalmente inefficaci ma in realtà controproducenti.

Se i finanziamenti sono disponibili presso la banca centrale ad un tasso onorevole (attualmente è al 3,75%), per quale motivo una banca dovrebbe richiederli alle altre banche? Ergo: non vi è alcuna ragione di esistere per il mercato interbancario in quanto è stato già sostituito dalla presenza costante delle banche centrali.
 
Secondo l'autore di questo report su
NakedCapitalism, troppa liquidità da parte delle banche centrali ha distrutto il mercato interbancario.

Secondo icebergfinanza il ragionamento è da tenere in seria considerazione in quanto Libor ed Euribor stanno distruggendo l'economia reale sulla base di un'ipotesi di tasso al quale le banche sono disponibili a scambiarsi liquidità!

Secondo questo ragionamento l'idea del G7 e dei quattro grandi d'Europa di garantire i prestiti interbancari non servirà a nulla. Se adottata, le banche sarebbero senza un incentivo per utilizzare il mercato interbancario in quanto possono ottenere tutta la liquidità di cui hanno bisogno ad un tasso minore spesso con collaterali a garanzia.

Staremo a vedere. Come staremo a vedere nei prossimi giorni se il rialzo della borsa è un fuoco di paglia o una vera inversione di tendenza. Non sarei così tranquillo come il nostro presidente del consiglio che guarda alla crisi come se fosse già alle spalle e sprizzava ottimismo da tutti i pori nell'incontro con Bush. Qualcuno lo informi che le autorità monetarie ed i governi stanno solo provando a ricapitalizzare le banche e che serve ricapitalizzare l'economia reale e rivitalizzare il tessuto economico contagiato da questa crisi.

"Il numero dei poveri è aumentato dall' inizio dell'anno di 100 milioni di persone ed è destinato a crescere" dice Zoellick, presidente della Banca Mondiale, sottolineando: "Questa catastrofe è stata creata dall'uomo. E quindi le risposte sono nelle nostre mani". Ebbene, che i leaders del mondo invece di fare dichiarazioni strampalate e fuori luogo si diano da fare per trovare le giuste soluzioni, le nuove regole per un nuovo capitalismo etico. Là fuori, in giro, nella pancia di chissà quante istituzioni finanziare, ci sono trilioni di prodotti tossici e non sappiamo di quanto si impenneranno i debiti pubblici degli Stati per bruciare tutta questa carta straccia e quanto questo ci costerà in termini di recessione e povertà.

Chiudo con due flash, due notizie che potrebbero raggelare l'euforia di questi giorni. La settimana che si apre vede all'orizzonte una nuova ondata di bilanci trimestrali con i fari puntati su quello relativo a Morgan Stanley, al centro di alcuni rumors del fine settimana insieme a Goldman Sachs. Se dovessero fallire Morgan Stanley e/o Goldman Sachs, l'onda d'urto sarebbe epocale, con una reazione a catena incontrollabile. L'altra notizia è un segnale che potrebbe essere preoccupante. Ieri, approfittando dell'impennata delle borse, alcuni dei giganti degli hedge fund (SAC Capital Advisors, Millennium Partners fund, Paulson & Co), hanno portato via dal mercato azionario la maggior parte dei loro investimenti. Siamo al si salvi chi può finale?


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