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in Italia è sempre tempo di elezioni
Bush esce di scena travestito da Babbo Natale
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 20 dicembre 2008


Quando ho scritto il precedente articolo sul prestito di 17,4 miliardi a General Motors e Chrysler annunciato ieri dal presidente George W. Bush non ero ancora a conoscenza di una delle durissime condizioni imposte alle due case automobilistiche e al Sindacato dei lavoratori, la potente UAW. Questa condizione è talmente indecente che devo tornarci sopra anche se, come vedremo alla fine e come sempre quando si parla di Bush, il fumo c'è ma senza l'arrosto. 

Alle restrizioni già note, tra cui il non pagamento dei dividendi agli azionisti e la riduzione di compensi, premi milionari e altri benefit (jet privati) di cui godono i top manager, Bush ha aggiunto una condizione sulla quale la scorsa settimana avevano insistito molto i senatori repubblicani prima di bocciare il provvedimento perchè il presidente su quel punto non aveva ceduto: l'applicazione ai lavoratori di condizioni salariali e normative a livelli comparabili con quelli che la Nissan applica ai propri dipendenti in alcune fabbriche aperte negli Stati del Sud, nel Tennessee in particolare.

In quelle fabbriche non vige un contratto di lavoro, non esiste il sindacato e le paghe sono a livelli giapponesi. Se ora vi dico che il capo di quei senatori repubblicani, Bob Corker è soprannominato "il Senatore della Nissan" invece di essere indicato come Senatore del Tennessee, avrete capito tutto. Bush, per non scontentare Corker e la sua lobby, questa volta ha ceduto, ponendo una condizione senza nessuna copertura legislativa.

Così Bush, da una parte accontenta GM e Chrysler salvandole, almeno per un mese, cioè giusto il tempo di lasciare la Casa Bianca e passare la palla ad Obama, mentre dall'altra non scontenta i suoi amici repubblicani proprio poco prima di andarsene via. E i lavoratori? Non si preoccupino, non rimarranno senza tutele. Sotto quella condizione indecente c'è una piccola clausola: quanto stabilito può essere "modificato" nelle trattative con l' UAW. Così ognuno ha avuto il suo regalo di Natale e George W. Bush potrà lasciare la Casa Bianca prima che arrivi la bolletta da pagare.


Paradossi della crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 5 dicembre 2008


La tempesta perfetta dopo la crisi finanziaria sembra aver provocato anche la crisi della logica e dell'equilibrio mentale di politici, governi e banchieri centrali che sembrano aver perso ogni orientamento e si agitano come api impazzite.

Negli Stati Uniti nel mese di novembre sono stati persi 533.000 posti di lavoro, molto peggio delle previsioni più pessimistiche che facevano analisti ed economisti, aggravando le prospettive su tempi ed effetti della crisi sulla diminuzione dei consumi e della produzione e facendo sprofondare le borse nell'ennesimo venerdì nero.

Un meccanismo perverso che ha già costretto i tre top manager delle tre maggiori industrie automobilistiche americane a chiedere con il cappello in mano aiuti al Congresso per 34 miliardi di dollari che dovrebbero evitare la bancarotta. Come condizione del salvataggio i tre big promettono di ridurre i costi, tra cui prevedono il taglio di migliaia di posti di lavoro.

Non è paradossale se l'unica ragione per cui il Congresso dovrebbe approvare gli aiuti federali sarebbe quella di preservare i posti di lavoro? Invece democratici e repubblicani nicchiano preoccupati solamente che i tre top manager si riducano lo stipendio ad un dollaro simbolico e che forse 25 miliardi sarebbero meglio di 34.

Ancor meno preoccupati quando hanno speso centinaia di miliardi dei contribuenti per salvare Wall Street, o meglio per salvare manager, creditori ed azionisti delle banche, infischiandosene dei lavoratori e degli strati sociali più in difficoltà sotto i colpi della crisi.

Intanto le banche centrali sembrano possedute dal ballo di san vito e fanno a gara a chi taglia di più i tassi, inondando i mercati di liquidità che nessuno usa perchè nessuno si fida più di nessuno. A questi ritmi ci avvicineremo presto a quella situazione nella quale andranno ad azzerarsi i margini di manovra dei banchieri centrali.

D'altra parte è difficilmente immaginabile che i governi dei paesi maggiormente industrializzati e le istituzioni finanziarie sovranazionali possano fare qualcosa di più di quello che stanno facendo con molta confusione e senza alcun coordinamento.

Tanto per dare un’idea basti considerare che negli Stati Uniti il governo, le agenzie federali e la Fed, hanno impegnato sinora fondi per l’astronomica cifra di 8.500 miliardi di dollari, più o meno il doppio delle risorse impegnate a vario titolo dai ventisette paesi membri dell’Unione Europea, a sua volta all’incirca il doppio di quella stanziata dai paesi dell’Estremo Oriente, il che porta ad un totale che si pone poco al di sotto dei 15.000 miliardi di dollari, una cifra che purtroppo non arriva a coprire neppure il 15 per cento della montagna di titoli tossici in circolazione e che sono la causa della crisi di fiducia dei mercati.

Liquido infine con poche battute la sottovalutazione della crisi nel nostro paese da parte del governo ma anche dell'opposizione che stanno dando luogo ad un ridicolo ed esasperante teatrino. Sembrano discutere della piccola falla che si è aperta per l'esplosione  di un bullone in una cabina e litigano sul fatto se sia sufficiente usare il secchio o sia meglio la pompa aspiratrice per drenare solo qualche litro d'acqua senza accorgersi che tutte le camere stagne sono già allagate e la nave sta affondando nella tempesta perfetta.


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