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in Italia è sempre tempo di elezioni
Trote o delfini?
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2009


La vecchia astuzia di Bertoldo, sia pure in salsa padana? Il Carroccio annuncia a gola spiegata una novità, gli alleati (o il Tar, o la Corte costituzionale) lo bocciano, e il provvedimento sfuma ma intanto la credibilità cresce. E il consenso, almeno quello misurato dai sondaggi, aumenta. Si riassume in questi concetti un brillante articolo sul Corriere.it di Marco Cremonesi che scrive:

Secondo Nando Pagnoncelli di Ipsos, oggi la Lega sfiorerebbe l'11 per cento a livello nazionale: «Fortissima nei suoi territori tradizionali — spiega il sondaggista — ha ormai sfondato anche in Toscana e in Emilia».

Renato Mannheimer sottolinea l'efficacia semplice di questo metodo: «La gente si sente difesa, vede che la Lega è quella che non perde mai l'iniziativa, quella che comunque propone qualcosa. E resta distante da una politica romana vista come statica, bizantina, immobilista».

Mettiamoci il cuore in pace. L'Italia non è più la Patria di Santi, poeti, pittori, musicisti e navigatori ma è sempre più il paese dell'ignoranza, del razzismo, dell'egoismo e della furbizia, di chi non vorrebbe più pagare le tasse e vuole arrivare al successo come fanno le trote padane di Bossi. Tanto che, a quanto pare, abbiamo cominciato ad esportare questa cultura persino oltralpe: anche Sarkozy vorrebbe infatti il figlio come suo successore nel partito.

Ma forse Sarkozy junior non è una trota se e vero che ha rifiutato l'investitura paterna. Purtroppo quest'esito non ci rincuora su migliori destini italiani: in Francia almeno a scuola si impara ancora qualche sano principio. Qui la Gelmini invece sta distruggendo anche questa ultima speranza.



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Parola d'ordine: un flop
post pubblicato in Diario, il 15 novembre 2008


Berlusconi da Washington invece di occuparsi della crisi finanziaria, forse per confortare la povera Gelmini, esorcizza la grande manifestazione degli studenti universitari e dà i numeri: "poche migliaia, un flop". Subito le agenzie rimbalzano oltre oceano e parte il coro dei replicanti ubbidienti del popolo delle libertà: un flop. Anche i giornali di proprietà o simpatizzanti si adeguano. Libero, il Tempo, il Giornale, titolano all'unisono: un flop. Ma questa volta è talmente evidente la bugia che nessun altro grande giornale nazionale e nemmeno le sue televisioni riescono a nascondere la verità: è Berlusconi che ha fatto "flop".






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L'imbonitore ('o pazzariello)
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2008


Napoli è sempre stata fonte di ispirazione per il nostro premier. Non è un caso che componga canzoni in napoletano e che a Napoli si sia esibito anche come spazzino.

Questa volta, in visita nella città partenopea, ha dichiarato che "è inaccettabile" quello che è capitato durante le proteste di piazza contro la riforma Gelmini sulla scuola. Così come "è inaccettabile la strumentalizzazione che è stata fatta dei bambini".

Secondo il Cavaliere dunque gli scolari delle elementari non sarebbero in grado di capire cosa sta combinando la Gelmini mentre possono tranquillamente subire il lavaggio del cervello dalle sue televisioni.

Per nostra fortuna il premier ha smesso subito i panni dell'educatore per volare in Cina dove spiegherà ai governi orientali come fare fronte alla crisi finanziaria e alla recessione. Sarà una buona occasione per farsi conoscere anche in Estremo Oriente perchè a Napoli e in tutta Italia questo personaggio lo conosciamo già.



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La protesta della scuola sul Wall Street Journal
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2008


Pubblicata sulla bibbia della stampa economica tra le foto del giorno questa emblematica immagine con una sintetica didascalia che recita: "Accompagnati dai propri genitori, bambini stringono striscioni e marciano a Milano per protestare contro la proposta del nuovo primo ministro Silvio Berlusconi di tagliare 10,8 miliardi di dollari dal budget 2009-2011 della scuola per ridurre la spesa complessiva. Studenti, insegnanti, lavoratori dei trasporti ed altri impiegati del settore pubblico protestano contro i programmati tagli retributivi ed occupazionali". Chissà se la Gelmini si sentirà "incompresa" anche dal Wall Street Journal.



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Scaramucce di governo
post pubblicato in Diario, il 8 settembre 2008


Bossi, intervenendo a un comizio a Torino, prima esprime, tra gli applausi, la sua idea sul maestro unico: è facile, se è un cattivo insegnante, che rovini il bambino. Poi accusa di incompetenza la ministra Gelmini: "Per capire che cosa serve alla scuola - dice il Senatùr - devi averci vissuto dentro, essere stato insegnante, aver sentito l'odore della polvere". Conclude tra gli applausi: "La scuola la prossima volta, magari, la chiederà la Lega" perchè oggi "se comincio a mandare un ministro a casa è facile che si ingrippi il governo".

Durissima e stizzita la replica della Gelmini: "Sono stupefatta - afferma la ministra - della confusione mentale di Bossi, che a metà agosto ha detto che tre maestri erano troppi e ne bastava uno perché serviva un riferimento unico. Il 7 settembre dice esattamente l'opposto. Si metta d'accordo con sè stesso prima di parlare di scuola". Una forma elegante, consona ad un ministro dell'istruzione, per dire ad un altro ministro della repubblica "Stai zitto, rimbambito".

Nell'attesa di conoscere gli sviluppi di questo scambio di gentilezze a distanza, ci piacerebbe sapere, anche se non muoriamo dalla curiosità, cosa ne pensa Bossi della proposta del ministro Alfano di introdurre il braccialetto elettronico per svuotare le carceri, provvedimento che ha già provocato una levata di scudi all'interno della stessa maggioranza e sulla cui efficacia e utilità vi rimandiamo a questo esauriente articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica.

Incapace di affrontare i reali problemi che affliggono il nostro paese e gli italiani, il governo continua a proporci ogni giorno qualche spot pubblicitario sui temi più sorprendenti e disparati. Come in ogni compagnia di avanspettacolo che si rispetti gli attori si accapigliano per avere il proprio nome in cima alla locandina e ne inventano una al giorno: una volta è la reintroduzione della tassa sulla prima casa, un'altra sono i fannulloni e i militari nelle strade, poi il sette in condotta, il maestro unico, il braccialetto elettronico, il rimpatrio degli stranieri carcerati. Cosa abbia a che fare tutto questo con sicurezza, rilancio della scuola, recessione, crescita zero, inflazione, salari e pensioni da fame, non è dato sapere.

Così, mentre l'Italia affonda, il premier e il fido Gianni Letta se ne vanno a Cagliari a farsi benedire dal Papa che, con ironia niente affatto tedesca, li sbeffeggia auspicando una "nuova generazione" di politici cattolici, che abbiano "rigore morale" e "competenza". Quello di cui sicuramente mancano Berlusconi e tutta la sua compagnia di dilettanti allo sbaraglio che stanno facendo capire agli italiani che con gli slogan si possono forse vincere le campagne elettorali, ma difficilmente si governa un Paese.


Grembiuli griffati
post pubblicato in Diario, il 2 agosto 2008


8 miliardi di tagli all’istruzione. 150 mila posti in meno tra docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Nei prossimi tre anni scuole a rischio nei piccoli comuni, soprattutto collinari e montuosi e istituti accorpati. È l’effetto della scure della Finanziaria (art. 64 della manovra). Nessuna protesta contro Tremonti da parte del ministro Maria Stella Gelmini. Che anzi annuncia, con enfasi, il suo primo disegno di legge: voto in condotta e una «divisa» per tutti gli studenti, visto che «ci sono case di moda interessate». Ampiamente scritto e previsto giusto un mese fa.


Sotto il grembiule niente
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2008


La ministra Gelmini ha appena finito di occuparsi degli esami taroccati che già pensa al prossimo anno scolastico. Sembra abbia già individuato il principale problema della scuola pubblica: la competizione sugli abiti indossati.  Ed ha già pronta la soluzione: a settembre allora tutti a scuola con il grembiule, per evitare gli abiti griffati, e magari anche i bermuda e gli ombelichi nudi. Ma non è che poi avremo grembiuli firmati Ferrè o Dolce & Gabbana? E ancora, visti l'atmosfera che si respira in molte scuole e alcuni recenti episodi di cronaca, non è che qualcuno sotto il grembiule potrebbe non indossare niente? Ecco allora una schiera di consulenti, stilisti, psicologi, giornalisti e maître à penser pronti per le consultazioni. Bisognerà cambiare il regolamento scolastico. Chessò magari introdurre una norma come è stato recentemente fatto per l'ippodromo reale di Ascot dove non sono più ammesse signore prive della biancheria intima. Sarò un ingenuo ma io ancora mi chiedo quale accorgimento i compassati britannici usino per una tal verifica. Non ho invece dubbi che la Gelmini troverà la soluzione giusta per l'Italia, in sintonia con il Viminale e il suo collega Maroni, che in fatto di rilevamenti e schedature se ne intende.



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permalink | inviato da meltemi il 1/7/2008 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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