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in Italia è sempre tempo di elezioni
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post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2008


Berlusconi al G20 di Washington era incazzato nero, scuro in volto, invecchiato e irritato quanto mai (vedi foto con Bush). Sono le preoccupazioni per la caduta di consensi in Italia? Per le proteste nella scuola? Per il caso Alitalia? Per la crisi che sta per abbattersi anche sulle sue aziende?

Per carità, niente di tutto questo. E' che per motivi di sicurezza non hanno permesso al suo truccatore personale di accompagnarlo al meeting dei 20 grandi. E poi quei capelli trapiantati, che, bitumati di fresco, dopo qualche ora tendono al rosso, rivelando che il donatore è Aldo Biscardi!! Che sciagura.



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permalink | inviato da meltemi il 17/11/2008 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Verbale di un inutile meeting storico
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 16 novembre 2008


Presenti: i 20 leader dei paesi più industrializzati
Assente: Barack Obama
Non invitato: Hugo Chávez
Collegato in teleconferenza: Fidel Castro

Apre i lavori George W. Bush che ringrazia tutti i partecipanti per la loro presenza e per i doni che hanno portato ad Obama, in particolare ringrazia Berlusconi per un cucciolo di bastardino color caffèlatte.

Bush insiste sul fatto che il mondo sta attraversando una traumatica crisi finanziaria e che è dovere di tutti i paesi presenti fare in modo che non possa più ripetersi di nuovo.

Sarkozy aggiunge che, in qualità di Presidente UE, intende dire a nome di tutti i paesi europei che tale crisi non deve ripetersi di nuovo.

Gordon Brown aggiunge che, inoltre, non bisogna più permettere che questa crisi avvenga di nuovo nè ci deve essere una sua ripetizione.

Sarkozy a questo punto insiste sul fatto che non è tempo di recriminazioni perchè è già risaputo che la crisi è tutta colpa dell'America.

Gordon Brown si alza per parlare e Sarkozy si scusa perchè deve abbandonare la sala per una telefonata urgente.

Gordon Brown legge un documento nel quale si dice che il suo piano di salvataggio delle banche deve essere preso a modello di stabilizzazione di tutto il sistema bancario mondiale e che ora gli altri leader lo devono seguire nel suo pionieristico piano di stimoli fiscali. Segue dibattito se il comunicato finale deve aprirsi o meno con la frase...."seguendo il coraggioso esempio di Gordon Brown".

Bush fa girare le foto della sua nuova biblioteca presidenziale

Gordon Brown insiste sull'adozione del suo piano di lungo termine per la realizzazione di un sistema di allarme per avvisare rapidamente le autorità nazionali nel caso di una prossima crisi finanziaria.

Angela Merkel interviene per puntualizzare che questa, di fatto, è un'idea della Germania e che la crisi del sistema economico mondiale è stato causato dagli hedge fund americani e dal segreto bancario in Svizzera e Liechtenstein.

Rientra Sarkozy e inizia a parlare. Gordon Brown si scusa perchè deve abbandonare la sala per una telefonata urgente.

Sarkozy afferma che la crisi è una dimostrazione del fallimento del modello economico Anglo-Sassone. Quindi si assenta un momento per una breve dichiarazione alla stampa francese sulla sicura adozione del suo piano anti-crisi da parte del G20.

Interviene Silvio Berlusconi per dire che la crisi è grave ma bisogna essere ottimisti e che le banche devono fare le banche. Secondo il premier italiano il modello migliore da adottare è quello italo-russo ideato con il suo amico Putin.

Segue lungo dibattito se il nuovo quadro di regole internazionali deve essere costruito sulla base dei modelli Anglo-Sassone, Franco-Tedesco, Italo-Russo o Indo-Brasiliano e anche su come salvaguardare nel contempo anche l'integrità delle regole nazionali. A dimostrazione della loro unità d'intenti i 20 decidono di demandare l'approfondimento del tema ad una commissione di alto livello che prepari una relazione entro il 31 marzo del prossimo anno.

Silvio Berlusconi, guardando fuori dalla finestra, avvisa i presenti che nel giardino c'è un uomo che sta giocando con un cucciolo e che gli sembra sia Obama. Brown, Sarkozy e la Merkel si scusano perchè devono assentarsi un attimo.

Zapatero interviene per dire che la Spagna è il paese con il più solido sistema bancario del mondo ma si interrompe perchè tutti i presenti si affacciano alle finestre per guardare Brown, Sarkozy e la Merkel che corrono nel giardino.

Berlusconi smentisce di aver detto che l'uomo visto in giardino fosse Obama ma che deve essere qualche altro tizio abbronzato. Brown, Sarkozy e la Merkel rientrano in sala.

Riprende la discussione sulle nuove istituzioni di cui ha bisogno l'economia mondiale.

Sarkozy afferma che è vitale abbiano sede in Parigi. Angela Merkel controbatte che Francoforte è una sede più appropriata. Hu Jintao suggerisce un riconoscimento del cambiamento degli equilibri economici scegliendo una sede asiatica. Berlusconi propone Pratica di Mare. Bush conclude che non ci sarebbe posto migliore della sua nuova biblioteca.

Dmitry Medvedev dice che se il nuovo sistema di difesa economica viene posizionato nell'Est Europeo, la Russia sarà costretta a piazzare un proprio sistema di difesa rivolto contro l'Europa Occidentale.

Fidel Castro, collegato da La Havana, chiede se può accendersi un sigaro cubano.

Comunque, dopo lungo dibattito, tutti i presenti concordano sul fatto che, vista la profondità ed ampiezza della crisi, ci sarà bisogno di parecchie nuove istituzioni internazionali e, in segno della loro unità di intenti, concordano sul fatto che tutti gli uffici dovranno essere molto belli.

Bush afferma che il Fondo Monetario Internazionale avrà bisogno di molte risorse e che ogni Paese dovrà contribuire alla raccolta dei fondi necessari. Bush chiede impegni precisi. Tutti i presenti si scusano ma devono assentarsi per delle telefonate urgenti.

Prima del termine dei lavori viene letto il documento finale che viene approvato all'unanimità. Bocciati due emendamenti proposti da Berlusconi il quale chiedeva venisse inserito il punto "le banche devono fare le banche" e la proposta che il prossimo summit si tenga a Pratica di mare. I 20 hanno optato per Londra.

I punti fondamentali approvati sono:
1) Questa è la crisi più grave dopo la seconda guerra mondiale
2) E' necessaria la cooperazione di tutti i paesi del G20 per far fronte alla crisi finanziaria e alla recessione
3) Entro il 31 marzo verrà stilato una lista delle istituzioni finanziarie che mettono a rischio l'economia globale.
4) Sempre entro il 31 marzo 2009 i paesi del G20 dovranno mettere sul tavolo proposte concrete per la regolamentazione globale, la supervisione e la trasparenza dei mercati finanziari.


In 20 per uscire dalla crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 14 novembre 2008


Cresce l'attesa per il summit di Washington del G20 che raccoglie i paesi più sviluppati e cosiddetti emergenti del mondo. Riusciranno i leader venuti dai quattro angoli della terra a superare le divisioni, i protagonismi, gli interessi divergenti di paesi in perenne competizione tra loro per il controllo economico e politico di immense aree geografiche, se non dell'intero pianeta, e a far fronte comune contro la crisi?

Probabilmente troveranno un minimo comun denominatore nel ribadire la gravità della crisi e la necessità di politiche coordinate contro la recessione, ma chi si aspetta l'indicazione precisa di soluzioni concrete e di nuove regole potrebbe rimanere profondamente deluso. Il summit inoltre nasce già sotto cattivi auspici per il protagonismo di alcuni leader ansiosi di mettere il proprio cappello sulle decisioni che eventualmente verrebbero adottate in questo tranquillo week end di paura.

Apro un inciso: non mi riferisco a quel premier da barzelletta che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Gli altri leader non lo stanno nemmeno ad ascoltare e poi, qualunque fosse il risultato del meeting, lui si approprierebbe comunque di ogni merito grazie alla stampa e alle televisioni nazionali che ormai gli fanno solo da cassa di risonanza non osando avanzare nemmeno la più velata delle critiche per non finire nella lista presidenziale dei coglioni (l'altro giorno li ha già avvisati, rimproverandoli di non mettere nella dovuta luce il suo ruolo internazionale).

Mi riferisco invece a chi conta: a Gordon Brown che sta telefonando da inizio settimana ai colleghi di mezzo mondo raccomandando la sua ricetta di tagli fiscali, spesa pubblica e ricapitalizzazioni e a Sarkozy, sempre imprevedibile e pronto ai colpi di mano, esaltato dal suo ruolo di Presidente UE, e che sembra avere un accordo sotterraneo con il russo Medved (altro che l'appoggio di Berlusconi alla Russia!) per fare lo sgambetto a Bush. Tant'è vero che Medved stesso oggi s'è sbilanciato dicendo che la Russia è pronta a parlare con un'unica voce insieme all'Europa.

Uno scherzo da bambini fare lo sgambetto a Bush soprattutto ora che è un'anatra zoppa e nonostante i suoi orgogliosi ma inutili tentativi di riprendersi il banco. Oggi è ruzzolato in una strenua e patetica difesa della sua amministrazione, insistendo, nella conferenza di presentazione del meeting alla stampa, sul fatto che la crisi è arrivata solo da pochi mesi e non è colpa sua nè del libero mercato, come se tutti non sapessero che la bolla finanziaria è nata dalle politiche di deregolamentazione selvaggia del mercato realizzate dalla destra repubblicana sin dai tempi di Regan.

Il fatto è che c'è un convitato di pietra in questo meeting, il neo eletto Barak Obama, e la sua assenza potrebbe rimettere in discussione, tra due mesi, qualsiasi decisione, benchè sia presente la sua "inviata speciale", Madeleine Albright, già potente segretario di Stato di Bill Clinton ed attualmente consigliera di Obama, esperta di politica estera e negoziatrice inflessibile. Ma il dato che non sia presente nessuno dei suoi autorevoli consiglieri economici è significativo.

L'auspicio è che comunque domani qualcosa cominci a muoversi, sperando che il meeting non si trasformi in uno sterile esercizio muscolare da parte di qualcuno che voglia ridisegnare già da subito la mappa geopolitica del pianeta. Non c'è più tempo per i vecchi giochi di potere o per nuovi venti freddi di guerra. La posta in gioco, non è retorica, è il destino dell'umanità.

In una lettera aperta pubblicata ieri, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha esortato i paesi del G20 ad evitare che il rallentamento economico provochi una "tragedia umanitaria" tra i poveri, in particolare nei paesi in via di sviluppo. "Se centinaia di milioni di persone perdono la loro vita e le loro speranze per il futuro sono deluse a causa di una crisi di cui non hanno assolutamente alcuna responsabilità, la crisi non rimarrà solo economica ma diverrà una crisi umanitaria", ha ammonito. Non dimentichiamolo mai.


Niente di nuovo nelle nebbie della crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 11 novembre 2008


- American Express si trasforma in una banca per accedere ai fondi messi a disposizione dal governo. La richiesta è stata approvata con urgenza da parte della Fed ufficialmente a causa delle condizioni di "emergenza" in cui si trovano i mercati finanziari in realtà perchè dopo la bolla dei derivati sta per scoppiare quella delle carte di credito.

- Santander, considerata fino a ieri la banca più solida d'Europa se non del mondo, ha sconvolto i mercati annunciando a sorpresa un aumento di capitale da 7,2 miliardi di euro. Se è solida Santander figuriamoci como sono messe le altre, banche italiane in testa.

- AIG, la più grande compagnia assicurativa del mondo, ha riportato pesanti perdite trimestrali e il Tesoro americano ha deciso di investire altri 40 miliardi. Il costo del salvataggio continua a salire.

- Fannie Mae ha riportato perdite per quasi 30 miliardi di dollari e ha annunciato di aver bisogno di altri fondi pubblici per sopravvivere.

- DHL ha annunciato la chiusura delle sue agenzie negli Stati Uniti e il taglio di 9.500 posti di lavoro.

- La Banca Mondiale varerà un piano d'aiuti finanziari per "i paesi occidentali". Segno dei tempi che cambiano: fino a pochi anni fa si occupava solo dei paesi in via di sviluppo.

- Circuit City, un'importante catena americana che vende prodotti di elettronica, ha richiesto la procedura fallimentare e ha tagliato di 7000 posti la sua forza lavoro (chiudendo 1/5 dei negozi).

- Nortel ha tagliato 1300 posti di lavoro e annunciato pesanti perdite.

- La General Motors, la seconda azienda automobilistica mondiale con 325mila dipendenti in tutto il mondo è a un passo dal fallimento per mancanza di liquidità. Lunedì a Wall Street ha perso il 24% scendendo ai minini dal 1946.

- Il petrolio scende sotto i 60 dollari sposando lo scenario di recessione violenta.

- Gli investimenti mondiali in aziende e in progetti legati all'energia pulita sono crollati drammaticamente nel terzo trimestre dell'anno.

- In Italia netto calo a settembre per la produzione industriale. Lo ha reso noto l'Istat, che rileva un calo annuo del 5,7% dell'indice.

-Dopo quelle asiatiche crollano le borse europee e Wall Street. Piazza Affari ha chiuso a -6,20% (S&P/MIB)

Cosa sta succedendo? E' la crisi, bellezza. Ogni giorno che passa emerge sempre più la sproporzione tra le pur gigantesche risorse pubbliche messe a disposizione in ordine sparso dai governi di tutto il mondo e la dimensione ancor più gigantesca del problema, nè c'è da aspettarsi decisioni taumaturgiche dal prossimo G20 o G21.

Siamo destinati a convivere con questa situazione che evolverà in peggio ancora per molto e molto tempo. L'unica cosa che possono fare i governi è attenuare l'ondata recessiva mettendo in campo politiche di grandi investimenti pubblici per infrastrutture, scuola, salute e previdenza come è intenzionato a fare il nuovo presidente americano, Barak Obama. La situazione non cambierà finchè non faremo qualcosa per cambiare il mondo.

Venendo alle cose italiane, Tremonti resiste sulla linea del Piave e cambia la sua finanziaria tagliatutto solo di qualche virgola. E avverte che se ci saranno aiuti per le famiglie e le imprese questi non saranno a detrimento dei conti pubblici. Stiamo andando incontro al baratro come i topi dietro al pifferaio magico.


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