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in Italia è sempre tempo di elezioni
Bush lascia il cerino acceso ad Obama
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 19 dicembre 2008


Il presidente Bush è comparso in televisione in orario di apertura di Wall Street per annunciare il lieto evento e cioè la concessione di un prestito a General Motors e Chrysler di 17,4 miliardi di dollari per evitare la loro bancarotta. Bush ha motivato il prestito con la necessità non solo di salvare le due case automobilistiche ma anche di evitare un collasso che potrebbe avere conseguenze devastanti e inimmaginabili anche per i mercati e tutta l'economia americana.

Bush su questo è stato chiarissimo, come lo è stato sui tempi di erogazione e sulla nomina di Paulson, il suo ministro del Tesoro, a "Zar dell'auto" - una specie di plenipotenziario sovrintendente delle due industrie automobilistiche - almeno fino all'insediamento di Barak Obama, poi si vedrà. Più reticente invece, anzi muto, sul dove verranno presi i soldi per questo prestito, perchè su questo punto le cose si sono un pò ingarbugliate negli ultimi giorni, dopo la bocciatura da parte dei repubblicani al Senato della prima proposta di salvataggio e la sua decisione di aggirare queste resistenze attingendo direttamente al TARP, il fondo deliberato dal Congresso per il salvataggio di Wall Street.

Ci ha pensato Paulson a chiarirlo ma nello stesso tempo a sottolineare implicitamente lo scontro istituzionale che si prefigura nel prossimo futuro tra l'esecutivo e il potere legislativo. Infatti Paulson ha affermato che "con questo prestito il Tesoro ha totalmente speso la prima trance di 350 miliardi di dollari del TARP" ed ha aggiunto che "è necessario che il Congresso autorizzi la rimanenza - altri 350 miliardi - ma la Casa Bianca potrebbe anche attendere che prima della richiesta formale il presidente Bush lasci l'incarico". Ovvero il cerino acceso verrebbe passato nelle mani di Obama. Perchè parlo di cerino acceso?

Quei 700 miliardi di dollari stanziati dopo un lungo e sofferto braccio di ferro con il Congresso e di cui finora deputati e senatori avevano deliberato l'erogazione per la metà della cifra erano stati approvati per salvare Wall Street non l'industria automobilistica. Dopo il voto contrario del Senato il potere legislativo aveva addirittura bocciato il salvataggio del settore dell'auto e Bush, ovvero il potere esecutivo, ha deciso bellamente di infischiarsene delle regole democratiche e di andare avanti comunque, attingendo addirittura a fondi destinati e votati per un diverso utilizzo. E' vero che Paulson ha disposto a suo piacimento della prima tranche, utilizzando i fondi senza criteri trasparenti nè controlli, ma per questo è aperto già un contenzioso col Congresso. Ora il vulnus è anche più grave.

In America la Democrazia, nella forma e nella sostanza, è una cosa seria, non come da noi dove il Parlamento è ridotto ad anticamera dello studio della villa di Arcore e i cittadini sono trattati come dei coglioni. Il ragionamento che fanno gli Americani è il seguente. Possiamo anche essere contrari al salvataggio dei banchieri e preferire che venga salvata l'industria dell'auto ma quando i nostri rappresentanti hanno votato per la costituzione del TARP non hanno detto al presidente Bush qui ci sono 700 miliardi di fondi neri, usali come meglio ti pare. Gli hanno detto: ecco qua 700 miliardi dei contribuenti americani per Wall Street.

Se il TARP invece è costituito da fondi neri, allora tutto diventa arbitrario. Non siamo più una nazione fondata sulle leggi, pensano oggi molti Americani, siamo la nazione del Tesoro e della Casa Bianca che usano centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti a proprio piacimento. E allora perchè salvare le auto e non i giornali o meglio ancora i governi locali, che sono sotto di 100 miliardi e che per questo ci stanno tagliando i servizi, persino le scuole pubbliche?

Quello già in atto dunque non è solo uno scontro istituzionale ma uno strappo tra governo e paese reale che Obama e il suo team dovranno ricucire non solo con pacchetti di stimoli per l'economia da 800 miliardi di dollari ma rimettendo al primo posto il rispetto per la democrazia che Bush dopo i suoi otto disastrosi anni di governo non ha ancora finito di calpestare.

"Il nostro sistema di governo si basa sulla luce del sole, la trasparenza e la partecipazione. Esso si basa anche su un Congresso che esercita il suo dovere costituzionale di fare le leggi e su un Presidente che le mette in atto. Una crisi economica non deve essere un pretesto per far tornare indietro la nostra democrazia." (Robert Reich)


Oche sacre e salvataggi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 11 dicembre 2008


Boccata d'ossigeno per Big Three (General Motors, Ford, Chrysler). Avevano chiesto 35 miliardi e ne avranno 14 se le oche repubblicane del Campidoglio, poste a estrema difesa dei sacri e inviolabili principi liberisti, daranno il via libera.

Strana razza di oche sacre che starnazzano per 14 miliardi dati per salvare milioni di posti di lavoro e rimangono mute per i 700 miliardi dei contribuenti, di cui 350 già spesi a fondo perduto,  tutti regalati, senza alcun controllo e senza condizioni, ad azionisti, banchieri e creditori delle banche nel salvataggio di Wall Street.

Intanto dal popolo dei blog, che con la sua sollevazione ha avuto un forte peso nel porre dei freni e delle condizioni all'assalto alla diligenza, stanno prendendo forma delle idee e delle proposte che non piaceranno sicuramente alla destra liberista e contro le quali già tuonano, dalle colonne del Wall Street Journal attraverso i propri commentatori, le lobby affaristiche e finanziarie che non si aspettavano la rivolta di questo fiume in piena di milioni di taxpayer americani ma che d'ora in poi dovranno sempre farci i conti.

Si fa carico di avanzare una proposta di compromesso il nostro più volte citato professor Robert Reich il quale propone per quanto riguarda Detroit la creazione di un veicolo ibrido, costruito per un terzo come un salvataggio e per gli altri due terzi utilizzando il famoso Capitolo 11 della legge fallimentare: per ogni dollaro messo dal contribuente, gli azionisti, i manager e i dipendenti di Big Three dovranno fare la loro equa parte di sacrifici tirandone fuori due.

Per quanto riguarda Wall Street invece, secondo Reich non dovrebbe essere erogata la seconda tranche di 350 miliardi e bisognerebbe applicare il Capitolo 11 che permetterebbe ad un'azienda di pagare i suoi creditori, diciamo 30 cent per ogni dollaro, e poi di ripartire con i conti azzerati.

Chissà cosa ne penseranno anche Bush e il suo segretario del Tesoro Paulson, stretti tra Obama da una parte, che non vuole neanche lui che quei 350 miliardi vengano spesi, e dall'altra ora anche le autorità di controllo federali che hanno messo nel mirino i 350 già erogati senza alcuna condizione e senza controlli sulla loro destinazione ed utilizzo.

Da sinistra: Richard Wagoner (GM), Robert Nardelli (Chrysler) e Alan Mulally (Ford)

Paradossi della crisi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 5 dicembre 2008


La tempesta perfetta dopo la crisi finanziaria sembra aver provocato anche la crisi della logica e dell'equilibrio mentale di politici, governi e banchieri centrali che sembrano aver perso ogni orientamento e si agitano come api impazzite.

Negli Stati Uniti nel mese di novembre sono stati persi 533.000 posti di lavoro, molto peggio delle previsioni più pessimistiche che facevano analisti ed economisti, aggravando le prospettive su tempi ed effetti della crisi sulla diminuzione dei consumi e della produzione e facendo sprofondare le borse nell'ennesimo venerdì nero.

Un meccanismo perverso che ha già costretto i tre top manager delle tre maggiori industrie automobilistiche americane a chiedere con il cappello in mano aiuti al Congresso per 34 miliardi di dollari che dovrebbero evitare la bancarotta. Come condizione del salvataggio i tre big promettono di ridurre i costi, tra cui prevedono il taglio di migliaia di posti di lavoro.

Non è paradossale se l'unica ragione per cui il Congresso dovrebbe approvare gli aiuti federali sarebbe quella di preservare i posti di lavoro? Invece democratici e repubblicani nicchiano preoccupati solamente che i tre top manager si riducano lo stipendio ad un dollaro simbolico e che forse 25 miliardi sarebbero meglio di 34.

Ancor meno preoccupati quando hanno speso centinaia di miliardi dei contribuenti per salvare Wall Street, o meglio per salvare manager, creditori ed azionisti delle banche, infischiandosene dei lavoratori e degli strati sociali più in difficoltà sotto i colpi della crisi.

Intanto le banche centrali sembrano possedute dal ballo di san vito e fanno a gara a chi taglia di più i tassi, inondando i mercati di liquidità che nessuno usa perchè nessuno si fida più di nessuno. A questi ritmi ci avvicineremo presto a quella situazione nella quale andranno ad azzerarsi i margini di manovra dei banchieri centrali.

D'altra parte è difficilmente immaginabile che i governi dei paesi maggiormente industrializzati e le istituzioni finanziarie sovranazionali possano fare qualcosa di più di quello che stanno facendo con molta confusione e senza alcun coordinamento.

Tanto per dare un’idea basti considerare che negli Stati Uniti il governo, le agenzie federali e la Fed, hanno impegnato sinora fondi per l’astronomica cifra di 8.500 miliardi di dollari, più o meno il doppio delle risorse impegnate a vario titolo dai ventisette paesi membri dell’Unione Europea, a sua volta all’incirca il doppio di quella stanziata dai paesi dell’Estremo Oriente, il che porta ad un totale che si pone poco al di sotto dei 15.000 miliardi di dollari, una cifra che purtroppo non arriva a coprire neppure il 15 per cento della montagna di titoli tossici in circolazione e che sono la causa della crisi di fiducia dei mercati.

Liquido infine con poche battute la sottovalutazione della crisi nel nostro paese da parte del governo ma anche dell'opposizione che stanno dando luogo ad un ridicolo ed esasperante teatrino. Sembrano discutere della piccola falla che si è aperta per l'esplosione  di un bullone in una cabina e litigano sul fatto se sia sufficiente usare il secchio o sia meglio la pompa aspiratrice per drenare solo qualche litro d'acqua senza accorgersi che tutte le camere stagne sono già allagate e la nave sta affondando nella tempesta perfetta.


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