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in Italia è sempre tempo di elezioni
Nuove ondate della crisi finanziaria
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 16 gennaio 2009


Lo sparuto ed esclusivo Club degli inguaribili ottimisti, a cui il nostro premier è probabilmente iscritto, hanno visto dei segnali positivi nei risultati trimestrali presentati da Jp Morgan: la banca statunitense ha infatti  registrato utili migliori delle attese sebbene in calo del 76% rispetto a un anno prima. Insomma si arriva a gioire perchè il paziente è morto di polmonite invece che di infarto fulminante. Ma ci pensa lo stesso Chairman e Chief executive della banca, Jamie Dimon, a definire i risultati "molto deludenti" e a spiegare che è solo grazie a profitti rivenienti dall'acquisizione di Washington Mutual che Jp Morgan riporta questo piccolo profitto nel quarto trimestre.

Non meno preoccupanti sono altre notizie, che non provengono solo dall'America, e che ci fanno capire che la crisi finanziaria è lungi dall'essere stata superata nonostante le ingenti iniezioni di denaro pubblico già immesso nel capitale di molte banche in difficoltà. A quanto pare Bank of America ha bussato alla porta del governo federale per avere altri miliardi di aiuti dimostrando di non aver affatto digerito le acquisizioni di Merryl Lynch e dell'altro gigante dei mutui, Countrywide Financial, mentre Citigroup sta tentando di salvarsi attraverso una drastica cura di dimagrimento che comporterà la cessione di un terzo dei suoi asset.

Nel vecchio continente, dopo Santander, altre due big che sembravano essere uscite indenni dalla crisi finanziaria sono in grande difficoltà: il colosso bancario HSBC, ha necessità di una nuova infusione di capitali per 30 miliardi di dollari, mentre Deutsche Bank ha reso noto di attendersi per gli ultimi tre mesi del 2008 una perdita di 4,8 miliardi di euro, che porterebbe il rosso del 2008 a circa 3,9 miliardi di euro. Si aggrava invece l'esposizione di Unicredit nella truffa Madoff attraverso il suo Fondo Pioneer, ad oggi arrivata alla cifra di 880 milioni di euro, mentre resta da verificare se a questa cifra debba essere aggiunta parte dell’esposizione da 2,1 miliardi euro della banca austriaca Bank Medici, di cui l'istituto guidato da Alessandro Profumo detiene il 25% attraverso la partecipazione della controllata Bank Austria.

Secondo il governatore della Banca d'Italia, Draghi, la recessione è destinata ad approfondirsi e prolungarsi, il Pil italiano crollerà del 3,5% nei primi due trimestri del 2009, del 2% nel terzo trimestre e del 1% nel quarto (la media si aggira dunque intorno al 2% nel 2009) prima di risalire di appena lo 0,5% nel 2010 ma avverte anche che "la dinamica del prodotto potrebbe essere ancora più negativa se prendessero corpo i rischi di un ulteriore indebolimento dell'economia mondiale". "Congetture"  e poi "non torniamo al medioevo", commenta Tremonti. "I dati della Banca d'Italia mi sembrano un po' esagerati" gli fa eco Berlusconi. Soli contro tutti continuano a fare orecchie da mercante a Bankitalia, Confindustria, Bce, Ocse, Commissione Europea e Fondo Monetario internazionale che non sono certamente centrali del comunismo internazionale e ci ammoniscono all'unisono. Il fatto è che Tremonti, nonostante le arie da erudito di filosofia e i complimenti di Blair per la sua cultura, rimane quello che è: un mediocre commercialista esperto in 740 creativi.

Un'ultima osservazione. Il debito pubblico, a ottobre pari a 1.670 miliardi, fermo l' attuale trend di crescita, potrebbe arrivare a 1750 miliardi a fine 2009. Questo significa che il costo per interessi non scenderà nel corso del 2009, anche in presenza di tassi prossimi allo zero. Tra l'altro, tassi prossimi allo zero non saranno sostenibili per molto, in presenza di una concorrenza agguerritissima da parte di altri Stati che come l'Italia hanno bisogno di fare cassa attraverso l'emissione di titoli di debito pubblico. E questa volta non è ipotizzabile un intervento del Fondo Monetario Internazionale che ci eviti la bancarotta come negli anni '70.

Se non sono stato molto chiaro e in caso non riusciste a prendere sonno potete sempre consultare le quote del mercato dei credit default swap su debito sovrano (contratti di assicurazione che scommettono sulla bancarotta di un Paese): probabilità del 18 per cento di un default della Grecia entro i prossimi cinque anni, per l’Irlanda del 15 per cento, per l’Italia del 14, mentre la Germania è data al 4 per cento e il Regno Unito al 10 per cento. E la Spagna?


Depressione endogena
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 30 dicembre 2008


Il Fondo Monetario sollecita, ancora una volta, i governi del mondo a impedire che la recessione si trasformi in una depressione di portata globale, sviluppando con urgenza ampie, comuni e coordinate  iniziative di stimolo economico attraverso un aumento della spesa pubblica e politiche fiscali consistenti e mirate, evitando la trappola degli aiuti settoriali e del protezionismo (vedi anche Luca Iezzi su Repubblica, ma il titolo è inesatto).

Vista l'azione di governo, probabilmente per Tremonti quelli del Fondo Monetario saranno anche loro degli incompetenti come Draghi e quelli del Financial Stability Forum o magari gli economisti che fanno parte del Gruppo dei Trenta o comunque che non la pensano come lui (per la verità Tremonti è rimasto il solo a livello mondiale a pensarla come Tremonti), mentre per Berlusconi anche il Fondo Monetario sarà diventato un pericoloso covo di comunisti da combattere. Italiani, siate ottimisti, la Seconda Grande Depressione nemmeno vi sfiorerà, con questi due alla guida arriverete alla bancarotta direttamente.


Tremonti sbaglia ma anche il PD
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 2 novembre 2008


Il per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti, nonostante i moniti del governatore della Banca d'Italia e insensibile alle esigenze d'immagine di Berlusconi, continua testardamente per la sua strada.

Ha tre volte ragione il ministro ombra dell'opposizione, Bersani, quando rileva che la finanziaria di Tremonti è stata pensata ed approvata dal governo in 9 minuti e mezzo immaginando una economia in crescita ed espansione, quando invece era già chiaro ed ora è lampante e riconosciuto da Tremonti stesso che siamo in piena recessione. L'impostazione della finanziaria è dunque sbagliata e le ricette che prescrive Tremonti, ispirate alla filosofia dei tagli e del protezionismo, non solo sono controproducenti ma rischiano anche di uccidere il paziente, la nostra economia.

D'altra parte non mi convincono neanche le proposte del Partito Democratico che puntano molto sugli sgravi fiscali per le piccole e medie imprese, le famiglie ed i lavoratori. In una fase recessiva le imprese non investirebbero comunque con la domanda in calo e le famiglie non tornerebbero a spendere sapendo che gli sgravi sono temporanei.

Leggete queste considerazioni di Robert Reich, professore dell'Università di Berkeley, e riflettete.

"...L'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente.

... Anche con più sgravi fiscali per le imprese esse non investirebbero nell'acquisto di attrezzature quando la domanda è in calo e un pacchetto di stimolo fiscale temporaneo per le famiglie non otterrà che i consumatori ritornino nei centri commerciali, perchè i consumatori sanno che l'assistenza è temporanea. I problemi per la maggior parte dei consumatori sono di natura permanente.

Un'ulteriore riduzione di tasso potrebbe sbloccare i mercati del credito e dare accesso a prestiti meno onerosi ma non si tornerà più al credito facile di anni fà, creditori e debitori sono rimasti scottati e il valore delle abitazioni e altri beni sono caduti più velocemente delle riduzione dei tassi.

L'unico modo di mantenere l'economia nel lungo termine è quello di aumentare il salario minimo a due terzi degli americani, non di proteggere i posti di lavoro attraverso il protezionismo commerciale..."


Dopo l'America, l'Europa
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 29 settembre 2008


L'avevamo detto. Dopo aver colpito Lehman Brothers, Washington Mutual, Wachovia Bank (che non è una banca polacca bensì la quarta banca commerciale degli Stati Uniti) l'epidemia di fallimenti si allarga all'Europa: salta la banca belga-olandese Fortis, uno dei maggiori gruppi creditizi europei, messa in grossa difficoltà dall'acquisizione di ABN Amro avvenuta in piena crisi subprime. In queste ore i governi del Benelux stanno febbrilmente discutendo su come farne uno spezzatino e nazionalizzarne alcuni pezzi. Il resto in svendita al miglior offerente.

Il timore delle autorità finanziarie del vecchio continente è che ora si possa verificare un effetto a catena in tutta l'euro-zona. Deutch Bank era a rischio fallimento e, per evitarlo, il governo tedesco gli ha fatto comprare le Poste, così da poter attingere ai conti correnti postali di milioni di tedeschi.  In Gran Bretagna Northernrock l'anno scorso e la Bradford & Bingley in questi giorni sono state nazionalizzate. Non se la passano meglio i colossi Barclays e Royal Bank of Scotland, soprattutto la seconda, a corto di liquidità, dopo il discusso "affare" ABN Amro.

E in Italia? In borsa dà preoccupanti segnali di scricchiolio il primo gruppo bancario italiano, Unicredit, per i timori creati dalla assoluta mancanza di chiarezza sulla sua esposizione ai titoli tossici. Preoccupa anche quella che fino all'anno scorso era una delle più solide istituzioni bancarie del nostro paese, la più antica banca d'Italia, Monte Paschi Siena. L'anno scorso, quando già la crisi finanziaria era scoppiata da mesi, ha comprato dal furbo Botin (presidente della banca spagnola Santander) un pezzo di ABN Amro, Banca Antonveneta, a un prezzo doppio del suo valore. Oggi non riesce a vendere 150 sportelli nemmeno all metà di quanto li ha pagati. Se fossimo in America il presidente di Monte Paschi, Giuseppe Mussari, avrebbe già dovuto fare svalutazioni per almeno 4 miliardi, per un gruppo che capitalizza in borsa poco più di 8 miliardi.

E le nostre autorità che fanno? Tremonti camomillo continua a ripetere che non ci sono rischi di default nel sistema creditizio italiano. Draghi tace. Mentre tutta la stampa nazionale osserva un silenzio omertoso dato che deve obbedire al padrone, cioè le banche creditrici. Per cui, se volete saperne veramente qualcosa, dovete rivolgervi al mondo dei blog. Ne segnalo uno un pò caotico e naive ma ricco di notizie e di analisi interessanti, MERCATO LIBERO.

Aggiornamento
Non so se ci sia o meno il rischio di un crollo del sistema creditizio italiano. Quel che è certo è che le nostre autorità regolatrici continuano a fare le belle addormentate nel bosco, non preoccupandosi affatto di tutelare i risparmiatori. Ancora questa mattina sul sito di PATTI CHIARI sono segnalate tra le obbligazioni A BASSO RISCHIO titoli come MACQUAIRE BANK, DEXIA BANK, FORTIS (!!!), MORGAN STANLEY, LEHMAN (presenti fino al giorno dopo il fallimento), WACHOVIA (!!!), GENERAL ELECTRIC. Credo ci sia abbastanza da preoccuparsi se le nostre banche continuano a proporre titoli tossici.

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