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in Italia è sempre tempo di elezioni
Grandi manovre bancarie anche in Italia
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 19 gennaio 2009


Dopo le americane Citigroup - tecnicamente fallita - e Bank of America è la volta di Royal Bank of Scotland, già nazionalizzata da Gordon Brown, ad annunciare consistenti perdite nel quarto e ultimo trimestre del 2008, ben 11,8 miliardi di dollari per la precisione, aggiungendo che "permangono significative incognite" sulle proprie attività. E' prevedibile dunque un ulteriore intervento statale mentre il pacchetto di azioni privilegiate già in mano del governo di Sua Maestà verrà trasformato in azioni ordinarie. Non sembra passarsela molto meglio Barclays che Venerdì scorso ha perso in una sola seduta di borsa il 25% del suo valore.

Fa discutere ora il piano per salvare il salvabile della fallita Citigroup. Lo schema non è nuovo, quello cioè di creare due entità, una good bank dove rimangono le attività di global banking e una bad bank dove confluiscono gli asset "tossici" e non strategici. Resta da vedere chi e a che prezzo vorrà comprare, in questo contesto di mercato, attività il cui valore potrebbe essere prossimo allo zero. La discussione è aperta soprattutto perchè questa soluzione precorre quella ipotizzata in un'intervista nella quale Sheila Bair, Presidentessa della Federal Deposit Insurance Corp, anticipa un fantomatico progetto del governo federale di creare una bad bank nella quale confluiscano le attività negative di tutte le entità finanziarie in difficoltà.

Il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, inorridisce a questa idea e pone alcune questioni:

"Le istituzioni finanziarie che vogliono liberarsi degli asset tossici - dice Krugman - possono farlo quando vogliono, mettendo questi asset in bilancio a valore zero o vendendoli al prezzo che riescono ad ottenere. Se invece creiamo appositamente un'istituzione nella quale convogliare quegli asset, la domanda da 700 miliardi di dollari è, a quale valore? Non ho ancora visto nessun criterio che possa spiegare come determinarne il prezzo - continua il premio Nobel - e tutta la faccenda assomiglia più che altro ad un riordinare le poltrone sul ponte del Titanic che affonda.

Con una soluzione del genere sembra quasi che ritorniamo all'idea che il valore della spazzatura sia molto superiore a quello che ognuno è disponibile a pagare per essa e che se fosse riscosso il 'giusto' prezzo (quale?) le banche tornerebbero ad essere 'sane', torneremmo cioè a quella ingegneria finanziaria che ha creduto possibile creare valore dal nulla. Paulson potrebbe essersene già andato ma i suoi epigoni continuerebbero a credere nella magia finanziaria. In altre parole - conclude Krugman - ci troveremmo di fronte ad un Hankie Pankie II." (Hankie Pankie è il nomignolo che Krugman affibia all'ancora per poche ore attuale Segretario del Tesoro, Hank Paulson)

A casa nostra invece non è difficile vedere sotto quella che sembra una perfetta calma piatta il ribollire di piani e strategie attraverso cui, approfittando della crisi finanziaria, si tenta di rimettere sotto il controllo statale il settore creditizio e quindi, tramite questo, ricostituire un nuovo blocco del potere economico-finanziario nelle mani del nuovo capo di Piazzetta Cuccia, Silvio Berlusconi. Sta tentando in tutti i modi di sfuggire a questo destino Alessandro Profumo, che non si vergogna di elemosinare prestiti per dare respiro a Unicredit, e se lo Sceicco va a Kakà, perchè non andare direttamente in Arabia a bussare al dorato portone di qualche Sceicco e Fondo sovrano, per trovare le risorse necessarie per sventare la manovra di una fusione tra Unicredit e Mediobanca?

Scrive Marco Sarli

[...] il matrimonio più smentito del secolo rischierebbe anche di mettere in discussione il fragile equilibrio esistente nella variegata compagine azionaria del gruppo editoriale Rizzoli-Corriere della Sera, da tempo oggetto delle brame di quel Partito del Nord che punta a porre sotto il suo controllo quell’intreccio industriale-bancario-assicurativo-editoriale a suo tempo definito Galassia del Nord, eliminando così l’unico elemento di disturbo, a causa della sua indubbia matrice laica, nei confronti del progetto che punta a realizzare un nuovo blocco di potere che potrebbe perpetuarsi per almeno un decennio, se non di più, ove la sua sponda politico parlamentare fosse in grado di portare a termine quel radicale programma di riforme costituzionali enunciate a suo tempo in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera gestito da tal Tassan Din per conto del duo Gelli-Ortolani, programma oggi ripreso e attualizzato dal Premier, Silvio Berlusconi.

Eh sì, è proprio questo il disegno che si sta realizzando nell'indifferenza del popolo italiano e nel silenzio di tutte le opposizioni.


Solida come una valanga
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 21 novembre 2008


"Come sempre nella storia, capacità finanziaria e perspicacia politica sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d'affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l'inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro. Questa è la minaccia per il capitalismo (...) E' ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana!".

Questo passo di John K. Galbraith sembra magnificamente adattarsi alla situazione attuale e all'atteggiamento del nostro premier Silvio Berlusconi che continua a sprizzare ottimismo da tutti i pori e a parlare di economia e banche solide nelle dichiarazioni che concede tra una barzelletta e un nascondino con cucù finale. E' il pelo dell'imprenditore che viene fuori o un problema di demenza senile? Probabilmente c'è un mix tra i due fattori, ma il Cavaliere ha un piano ben preciso. Molto più sincero il suo per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti il quale parla di guerra tra mostri senza la possibilità di poter vedere a breve il "game over".

Mostri alimentati negli ultimi giorni da una serie di dati catastrofici che hanno colpito i mercati finanziari mondiali e che dimostrano a chi li interpreta con il loro vero significato che da questa crisi non c'è alcuna possibilità di uscita sino a quando qualcuno non capirà che "l'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente" (Robert Reich). Da questa crisi si può uscire solo con un grande redistribuzione del reddito  e fino a quando tutti coloro che negli ultimi anni hanno accumulato ricchezze costruite su debiti fondati sul niente non saranno disponibili a fare un passo indietro nulla potrà cambiare.

Questa è la peggiore crisi dalla grande depressione. Negli Stati Uniti sono stati persi 1,2 milioni di posti di lavoro dall'inizio dell'anno ma in realtà, come abbiamo già visto, sono molti di più di quanto non dicano oggi i dati ufficiali. E cosa accadrebbe se lasciassero fallire, come vorrebbero gli oltranzisti del liberismo, i tre big americani dell'automobile? Le stime più ottimistiche parlano di almeno 10 milioni di licenziamenti come effetto immediato ma il fallout di questa esplosione atomica farebbe il deserto nel resto del paese e poi del pianeta.

Altri dati, gli ultimi della serie? Una flessione record dei prezzi al consumo su base mensile (-1 per cento), un dato che fa peraltro seguito ad una maxi flessione del 2,8 per cento, sempre su base mensile, registrata il giorno prima dall’indice che misura i prezzi alla produzione e che si accompagna ad un ulteriore calo delle nuove case e dei cantieri edlizi a livelli che non si verificavano dal 1959, hanno letteralmente zittito la residua pattuglia di ottimisti ad oltranza che continuavano a vedere la ripresa dietro l'angolo.

Citigroup...troppo grande per fallire...ma anche troppo grande per essere salvato. Nell'ultima settimana Citigroup ha dimezzato il suo valore ed è di oggi la notizia che il colosso bancario americano potrebbe essere messo in vendita. Se accadesse quel che è accaduto con Lehman Brothers gli effetti sarebbero devastanti, non tanto negli Usa quanto nel resto del mondo perché ben 773 miliardi dei suoi depositi risiedono all'estero. I risparmiatori americani (100 miliardi di dollari depositati) sarebbero coperti dal loro fondo di garanzia ma chi salverebbe il resto del mondo?

Il messaggio lanciato dal G20 non poteva poi essere peggiore. Attendere Aprile per prendere delle decisioni comuni vuol dire arrivare quando la casa sarà già bruciata e le borse hanno reagito toccando in questi giorni i loro minimi storici. Ma più che per l'andamento delle borse il panico dovrebbe dilagare per due indici Usa del mercato del credito: il tasso di interesse per i Buoni del Tesoro a tre mesi è sceso fino allo 0,02% mentre per i junk bond ha superato il 20%, un chiaro segnale che siamo in piena emergenza.

Il problema è che dietro questa chiara volontà dilatoria dei governi e delle autorità monetarie non vi è inerzia ma un’insopprimibile voglia di fare da padroni in casa propria, non costretti da scelte sopranazionali e da criteri condivisi con gli altri partners: ognuno per sé e tutti per sé. Quale occasione migliore per un regolamento di conti interno tra potere economico e potere politico? E' quanto si configura nei paesi Europei ed anche in Italia dove Berlusconi sparge ottimismo a piene mani sapendo che in questa situazione a guadagnare dai provvedimenti che si profilano saranno solo lui ed i suoi amici.

Gli investimenti nelle infrastrutture significano altri soldi a Impregilo, Benetton, Ligresti e compagnia bella, consolidando il nuovo nucleo del capitalismo italiano sotto il controllo del Cavaliere. Come ai tempi di guerra, qualcuno, pochi, si arricchiranno con il mercato nero degli aiuti di Stato e i più saranno ridotti alla fame, perchè questo governo, a parte qualche elemosina, non ha nessuna intenzione di aiutare le piccole imprese, le famiglie, i lavoratori e i pensionati.

In realtà Berlusconi sa bene di dire una bugia quando dice che il nostro sistema bancario è solido e nello stesso tempo il suo ministro dell'economia predispone un piano che costringerà i maggiori gruppi bancari a perdere la loro autonomia e a fondersi insieme per sopravvivere e lo sa anche il mercato che deprime i valori di quelle banche facendoli arrivare ai propri minimi storici, giustificando così l'incombente intervento statale.

Un esempio per tutti, il Monte dei Paschi Siena, che vede il suo tier 1 (indice che misura la solidità di una banca ed è derminato dal rapporto tra patrimonio netto e impieghi) ridotto al 4,7%. Il gruppo senese necessiterebbe già oggi di una ripatrimonializzazione di almeno 2 miliardi per arrivare al 6%, ma il tre volte ministro dell'economia Tremonti è pronto a sfornare un decreto il 26 novembre con il quale alzerà l'asticella all'8% costringendo una banca che oggi capitalizza a mala pena 5 miliardi ad un aumento di capitale di altri 6 o 7 miliardi. E dove pensate che il Monte Paschi possa trovare quei capitali e a quali condizioni?


Ma non è la recessione il nemico principale?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 17 novembre 2008


Citigroup, il primo gruppo bancario americano, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di oltre 50.000 lavoratori, il 15% della sua forza lavoro. Dal lato clienti ha annunciato invece l'incremento di un punto del tasso d'interesse su milioni di carte di credito per recuperare le ingenti perdite della divisione che gestisce questo business.

La notizia dovrebbe far riflettere sull'efficacia e le finalità del piano anti crisi predisposta dal duo Bush-Paulson sul modello ideato da Gordon Brown e adottato anche dall'Europa. Citigroup ha già incassato 25 miliardi di dollari dal fondo di salvataggio gestito dalla Fed e con i soldi dei contribuenti americani da una parte vengono prese misure che incrementano la disoccupazione, dall'altra si comprime la propensione alla spesa dei consumatori. Bel risultato e un'altra bella gatta da pelare lasciata in eredità a Barack Obama.


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