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in Italia è sempre tempo di elezioni
Brunetta e le donne
post pubblicato in Diario, il 14 dicembre 2008


Secondo il ministro Brunetta "occorre innalzare l'età pensionabile delle donne". Il ministro della semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, che di scherzi se ne intende, ha semplificato il pensiero del nanoministro con una battuta: "Brunetto-scherzetto". La verità è che a Brunetta non piacciono le casalinghe....



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L'ultima di Brunetta
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 2 ottobre 2008


Ieri sera l'ineffabile ministro Brunetta, a Porta a Porta, ci ha spiegato che se fosse stato approvato dal Senato americano il piano di salvataggio di Bush, oggi le borse sarebbero salite. Il piano è stato approvato e tutte le borse sono andate giù. Che farà ora il ministro? Ritratta? Si dimette? Ci fa un bel grafico alla lavagna? Viviamo proprio in una repubblica delle banane.

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L'ultimo spot del professore
post pubblicato in Diario, il 28 luglio 2008


Il Ministro "manine di fata", parliamo ovviamente di Renato Brunetta, continua la sua campagna pubblicitaria contro i fannulloni con un nuovo spot: "Effetto Brunetta, gli assenteisti mi danno retta" con cui sciorinando una serie di dati fasulli il professore vorrebbe dimostrare che, grazie alla sua sola presenza in cattedra, le assenze per malattia nella pubblica amministrazione in giugno sono calate del 18%.

Dati falsi e parziali. Parziali perchè prendono in considerazione solo alcune amministrazioni. Falsi perchè i dati di partenza sono gonfiati e quindi il risultato è sovrastimato. Manine di fata dice di voler portare le assenze nel settore pubblico al livello del privato e che il differenziale, quando ha preso in mano lui il ministero, era oltre il 5%. Falso anche questo. Era al 5% sei anni fa, mentre si è poi ridotto progressivamente negli anni successivi fino ad arrivare al 1,3 per cento dell'ultimo anno.

Il professor Brunetta trucca il registro delle presenze quando fa l'appello ma a lui non importa di rendere realmente efficiente e più produttiva la pubblica amministrazione. Usa il bastone e gli spot contro i lavoratori per riscuotere un facile consenso nell'opinione pubblica e poi calare indisturbato la scure dei tagli quando sarà il momento. Questa non è una "Pubblicità Progresso".


Brunetta e la rivoluzione che non c'è
post pubblicato in Diario, il 18 luglio 2008


Tutti sanno che Brunetta soffre di un comprensibile complesso di inferiorità. Ha così affinato tutte le tecniche di gesticolazione più sofisticate, ma dove non arrivano le sue manine, per recuperare la sua scarsa visibilità, interviene con gli annunci roboanti. Dopo essersi inventato la guerra ai fannulloni, rimessa prontamente nel cassetto, apre ora la campagna contro gli assenteisti, una categoria un pò più concreta e individuabile di quella astratta dei fannulloni. E annuncia novità che invece esistevano già. D’ora in poi, dovrà essere inoltrata obbligatoriamente la richiesta di visita fiscale anche nel caso di assenza per un solo giorno. Brunetta la spara come una rivoluzione, in realtà è una facoltà sempre esistita, a discrezione del datore di lavoro, ma che deve fare i conti con la scarsità di medici abilitati alle visite fiscali.

Nella circolare depositata in pompa magna in Corte dei Conti il nostro nanoministro stabilisce poi che la terza volta che un dipendente pubblico si ammala in un anno e ogni volta che sta assente per più di dieci giorni deve giustificare la malattia «con la presentazione all'amministrazione di un certificato medico rilasciato dalle strutture sanitarie pubbliche o dai medici convenzionati» e sottolinea, neanche fosse la rivoluzione del secolo, che «il medico deve essere convenzionato con il sistema sanitario nazionale». Anche questo era previsto dai contratti nazionali pubblici che su questo punto sono uguali a quelli privati. Idem la disposizione che dopo 10 giorni di assenza, il dipendente non percepirà il salario cosiddetto accessorio che viene calcolato sui giorni effettivi di presenza ed è pari a circa il 25-30% della retribuzione. Era già tutto scritto e previsto, sanzioni comprese.

Ma non basta: ci saranno «conseguenze per i pubblici dipendenti che svolgono un secondo lavoro in nero, conseguenze che potranno arrivare anche al licenziamento». Come se prima venissero premiati. Mobilitata a tale scopo la Guardia di Finanza che con i tagli alla sicurezza certamente avrà ancora meno risorse di prima per dedicarsi a stanare i dipendenti per i quali Brunetta conia il nuovo appellativo di "furbacchioni". Nè il nanoministro rivela dove troverà le risorse per incrementare le visite fiscali che le amministrazioni ora dovranno richiedere «obbligatoriamente» al primo giorno. Insomma solo chiacchiere e propaganda e il nanoministro meriterebbe di comparire al primo posto nella lista dei "furbacchioni" che metterà in rete.


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permalink | inviato da meltemi il 18/7/2008 alle 11:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Alto gradimento
post pubblicato in Diario, il 9 giugno 2008


Cresce la fiducia nel governo Berlusconi. Quella che viene fotografata dal sondaggio realizzato da Ipr Marketing per Repubblica.it è una situazione in cui il governo può contare su una fiducia che si attesta al 55%, in crescita di sei punti rispetto alla rilevazione fatta un mese fa. Un consenso che travalica i voti presi da Pdl, Lega ed Mpa. E che trova conferma nel 59% raggiunto dal premier. Tra i ministri, invece, al primo posto Giulio Tremonti che arriva al 62%. In seconda posizione Brunetta con il 61%.

Sarei tentato di dire che essendosi finora il governo espresso solo con annunci propagandistici e ad effetto e che gli unici fatti prodotti in due mesi, tra tutta una serie di dati negativi (aumento tariffe, prezzi, aggravamento crisi Alitalia e rifiuti) e gite turistiche a Napoli, sono stati la marginale misura della detassazione degli straordinari e l'abolizione dell'ICI, peraltro in parte già realizzata dal precedente governo, non c'è che da aspettare l'effetto boomerang, quando gli italiani si renderanno conto che anche questo ennesimo Berlusconi IV naviga nella confusione e nel velleitarismo di grandi riforme solamente evocate e che ancora una volta il premier si interessa soprattutto dei suoi affari (vedi emendamento salva Rete 4 e legge sulle intercettazioni telefoniche).

Forse tra qualche mese, come tante altre volte, potrebbe accadere proprio questo, ma stavolta nella fiducia e nella delega quasi incondizionate riposte nelle mani di Supersilvio leggo qualcosa che fa rabbrividire. E' la consonanza tra i desiderata e i piani del pifferaio e i sogni e le illusioni della maggioranza dei cittadini, la loro omologazione alla cultura delle sue televisioni commerciali, la sensazione che gli italiani credano ormai solo ad una realtà virtuale, così come un tempo gli albanesi guardando le nostre televisioni si imbarcavano su improbabili carrette del mare per raggiungere un sogno che non esisteva.

Una realtà virtuale senza più sporchi immigrati, senza campi nomadi, non più infastiditi da gente che chiede l'elemosina. Una realtà virtuale della quale accettiamo la grande corruzione purchè noi possiamo restarcene tranquilli nei nostri appartamenti, nelle nostre villette con giardino, tuttalpiù imprecando contro il malaffare o guardandoci in tv l'ennesimo sceneggiato sulla camorra o, per chi vuole dimenticare completamente, il grande fratello, l'isola dei famosi o i pacchi a sorpresa. Non avete notato che dai giornali e dalle televisioni sono spariti anche i morti ammazzati sul lavoro? Una realtà virtuale alimentata da ponti sullo stretto, treni ad alta velocità, nuove autostrade, il nucleare, che d'incanto ci proietteranno in cima alla classifiche delle potenze mondiali, fragandocene dei poveracci che muoiono di fame anche sotto casa nostra, dell'inquinamento, dei mutamenti climatici, delle fonti di energia rinnovabili e dello sviluppo eco-sostenibile, tutte balle inventate da quelli della sinistra. Tolleranza zero, pugno di ferro, galera, sono queste le chiare e limpide parole d'ordine di questa realtà virtuale. E per carità non diciamo che siamo razzisti.

Una realtà virtuale che sembra contagiare come un'epidemia l'Europa e il mondo. "Un giorno forse ci risveglieremo quando il sogno si trasformerà in incubo. Ma quel giorno potrebbe essere troppo tardi. Ci accorgeremmo allora di vagare come morti viventi tra le rovine di un'umanità senza più amore, nè pace, nè futuro".


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