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in Italia è sempre tempo di elezioni
B factor
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2009


Otto milioni di italiani in stato vegetativo permanente hanno assistito l'altro ieri al Grande Fratello, qualche altro milione a X Factor e allo speciale di Emilio Fede sulla povera Eluana. Altro che eutanasia, siamo ormai allo sterminio di massa.


La democrazia è in bilico: salviamola
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2009


Amici e patrioti
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2009


Mettete in correlazione, come lo sono, queste quattro notizie.
  1. Il Senato ha dato il via libero definitivo alla ratifica del Trattato di amicizia, collaborazione e partenariato Italia-Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal leader libico Muhammar Gheddafi. Con il trattato l'Italia si è impegnata a pagare cinque miliardi di dollari alla Libia nei prossimi 25 anni da destinare a progetti infrastrutturali nel paese, oltre che fornire le scuse per il passato coloniale nel paese nordafricano. L'accordo prevede in particolare la realizzazione di un'autostrada costiera che attraverserà la Libia dal confine con l'Egitto a quello con la Tunisia.


  2. Impregilo (Benetton, Ligresti e Gavio), già in affari con la Libia di Gheddafi, farà l'autostrada promessa da Berlusconi. Per chi l'avesse dimenticato i magnifici 3 sono tra i patrioti, amici di Berlusconi, che hanno "salvato" Alitalia con un modico esborso e facendo un affare d'oro.


  3. Il governo tassa l'Eni per trovare i fondi necessari per pagare Gheddafi: secondo quanto si legge su MF, per finanziare l'autostrada che l'Italia regalera' a Gheddafi e gli altri oneri dell'intesa raggiunta tra Roma e Tripoli, il terzo dei cinque articoli che compongono il provvedimento prevede l'introduzione di un'addizionale del 4% sugli utili ante imposta e dalla lettura dei requisiti che devono avere le società per essere sottoposte a questa addizionale, del resto, emerge che saranno colpiti tutti gli operatori con sede in Italia (Eni in primis).


  4. Il prossimo ingresso della Libia nell'Eni con una quota di capitale rilevante è stato concordato con il Governo italiano e avverrà quando le condizioni della Borsa lo consentiranno. Come ha dichiarato al «Sole-24 Ore» l'ambasciatore di Tripoli a Roma, Hafed Gaddur, l'obiettivo del Libyan Energy Fund, il fondo sovrano che acquisirà la partecipazione sul mercato, è di arrivare fino al 10% del gruppo.

Riepilogando. Berlusconi per fare la pace con Gheddafi spende 5 miliardi (dei contribuenti) e dirotta parte di questi soldi ai suoi amici facendogli costruire l'autostrada libica. Parte del costo verrà finanziato tassando i profitti dell'Eni e permettendo a Gheddafi di comprarsi il 10% dell'ente petrolifero italiano quando i prezzi di borsa saranno "congrui" (cioè a prezzi stracciati, se la tassazione avrà anche il prevedibile effetto di deprimere il titolo e se Scaroni in aprile, come è probabile, visto il calo del petrolio e i consumi in diminuzione, sfornerà un cattivo bilancio).

Morale della favola: Berlusconi procura affari d'oro agli amici (a buon rendere) e spalanca a Gheddafi le porte del capitalismo italiano, alla faccia del patriottismo e soprattutto dei contribuenti italiani che pagheranno il conto, nel silenzio assordante dell'opposizione.



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permalink | inviato da meltemi il 4/2/2009 alle 11:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Grandi manovre bancarie anche in Italia
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 19 gennaio 2009


Dopo le americane Citigroup - tecnicamente fallita - e Bank of America è la volta di Royal Bank of Scotland, già nazionalizzata da Gordon Brown, ad annunciare consistenti perdite nel quarto e ultimo trimestre del 2008, ben 11,8 miliardi di dollari per la precisione, aggiungendo che "permangono significative incognite" sulle proprie attività. E' prevedibile dunque un ulteriore intervento statale mentre il pacchetto di azioni privilegiate già in mano del governo di Sua Maestà verrà trasformato in azioni ordinarie. Non sembra passarsela molto meglio Barclays che Venerdì scorso ha perso in una sola seduta di borsa il 25% del suo valore.

Fa discutere ora il piano per salvare il salvabile della fallita Citigroup. Lo schema non è nuovo, quello cioè di creare due entità, una good bank dove rimangono le attività di global banking e una bad bank dove confluiscono gli asset "tossici" e non strategici. Resta da vedere chi e a che prezzo vorrà comprare, in questo contesto di mercato, attività il cui valore potrebbe essere prossimo allo zero. La discussione è aperta soprattutto perchè questa soluzione precorre quella ipotizzata in un'intervista nella quale Sheila Bair, Presidentessa della Federal Deposit Insurance Corp, anticipa un fantomatico progetto del governo federale di creare una bad bank nella quale confluiscano le attività negative di tutte le entità finanziarie in difficoltà.

Il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, inorridisce a questa idea e pone alcune questioni:

"Le istituzioni finanziarie che vogliono liberarsi degli asset tossici - dice Krugman - possono farlo quando vogliono, mettendo questi asset in bilancio a valore zero o vendendoli al prezzo che riescono ad ottenere. Se invece creiamo appositamente un'istituzione nella quale convogliare quegli asset, la domanda da 700 miliardi di dollari è, a quale valore? Non ho ancora visto nessun criterio che possa spiegare come determinarne il prezzo - continua il premio Nobel - e tutta la faccenda assomiglia più che altro ad un riordinare le poltrone sul ponte del Titanic che affonda.

Con una soluzione del genere sembra quasi che ritorniamo all'idea che il valore della spazzatura sia molto superiore a quello che ognuno è disponibile a pagare per essa e che se fosse riscosso il 'giusto' prezzo (quale?) le banche tornerebbero ad essere 'sane', torneremmo cioè a quella ingegneria finanziaria che ha creduto possibile creare valore dal nulla. Paulson potrebbe essersene già andato ma i suoi epigoni continuerebbero a credere nella magia finanziaria. In altre parole - conclude Krugman - ci troveremmo di fronte ad un Hankie Pankie II." (Hankie Pankie è il nomignolo che Krugman affibia all'ancora per poche ore attuale Segretario del Tesoro, Hank Paulson)

A casa nostra invece non è difficile vedere sotto quella che sembra una perfetta calma piatta il ribollire di piani e strategie attraverso cui, approfittando della crisi finanziaria, si tenta di rimettere sotto il controllo statale il settore creditizio e quindi, tramite questo, ricostituire un nuovo blocco del potere economico-finanziario nelle mani del nuovo capo di Piazzetta Cuccia, Silvio Berlusconi. Sta tentando in tutti i modi di sfuggire a questo destino Alessandro Profumo, che non si vergogna di elemosinare prestiti per dare respiro a Unicredit, e se lo Sceicco va a Kakà, perchè non andare direttamente in Arabia a bussare al dorato portone di qualche Sceicco e Fondo sovrano, per trovare le risorse necessarie per sventare la manovra di una fusione tra Unicredit e Mediobanca?

Scrive Marco Sarli

[...] il matrimonio più smentito del secolo rischierebbe anche di mettere in discussione il fragile equilibrio esistente nella variegata compagine azionaria del gruppo editoriale Rizzoli-Corriere della Sera, da tempo oggetto delle brame di quel Partito del Nord che punta a porre sotto il suo controllo quell’intreccio industriale-bancario-assicurativo-editoriale a suo tempo definito Galassia del Nord, eliminando così l’unico elemento di disturbo, a causa della sua indubbia matrice laica, nei confronti del progetto che punta a realizzare un nuovo blocco di potere che potrebbe perpetuarsi per almeno un decennio, se non di più, ove la sua sponda politico parlamentare fosse in grado di portare a termine quel radicale programma di riforme costituzionali enunciate a suo tempo in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera gestito da tal Tassan Din per conto del duo Gelli-Ortolani, programma oggi ripreso e attualizzato dal Premier, Silvio Berlusconi.

Eh sì, è proprio questo il disegno che si sta realizzando nell'indifferenza del popolo italiano e nel silenzio di tutte le opposizioni.


Nuove ondate della crisi finanziaria
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 16 gennaio 2009


Lo sparuto ed esclusivo Club degli inguaribili ottimisti, a cui il nostro premier è probabilmente iscritto, hanno visto dei segnali positivi nei risultati trimestrali presentati da Jp Morgan: la banca statunitense ha infatti  registrato utili migliori delle attese sebbene in calo del 76% rispetto a un anno prima. Insomma si arriva a gioire perchè il paziente è morto di polmonite invece che di infarto fulminante. Ma ci pensa lo stesso Chairman e Chief executive della banca, Jamie Dimon, a definire i risultati "molto deludenti" e a spiegare che è solo grazie a profitti rivenienti dall'acquisizione di Washington Mutual che Jp Morgan riporta questo piccolo profitto nel quarto trimestre.

Non meno preoccupanti sono altre notizie, che non provengono solo dall'America, e che ci fanno capire che la crisi finanziaria è lungi dall'essere stata superata nonostante le ingenti iniezioni di denaro pubblico già immesso nel capitale di molte banche in difficoltà. A quanto pare Bank of America ha bussato alla porta del governo federale per avere altri miliardi di aiuti dimostrando di non aver affatto digerito le acquisizioni di Merryl Lynch e dell'altro gigante dei mutui, Countrywide Financial, mentre Citigroup sta tentando di salvarsi attraverso una drastica cura di dimagrimento che comporterà la cessione di un terzo dei suoi asset.

Nel vecchio continente, dopo Santander, altre due big che sembravano essere uscite indenni dalla crisi finanziaria sono in grande difficoltà: il colosso bancario HSBC, ha necessità di una nuova infusione di capitali per 30 miliardi di dollari, mentre Deutsche Bank ha reso noto di attendersi per gli ultimi tre mesi del 2008 una perdita di 4,8 miliardi di euro, che porterebbe il rosso del 2008 a circa 3,9 miliardi di euro. Si aggrava invece l'esposizione di Unicredit nella truffa Madoff attraverso il suo Fondo Pioneer, ad oggi arrivata alla cifra di 880 milioni di euro, mentre resta da verificare se a questa cifra debba essere aggiunta parte dell’esposizione da 2,1 miliardi euro della banca austriaca Bank Medici, di cui l'istituto guidato da Alessandro Profumo detiene il 25% attraverso la partecipazione della controllata Bank Austria.

Secondo il governatore della Banca d'Italia, Draghi, la recessione è destinata ad approfondirsi e prolungarsi, il Pil italiano crollerà del 3,5% nei primi due trimestri del 2009, del 2% nel terzo trimestre e del 1% nel quarto (la media si aggira dunque intorno al 2% nel 2009) prima di risalire di appena lo 0,5% nel 2010 ma avverte anche che "la dinamica del prodotto potrebbe essere ancora più negativa se prendessero corpo i rischi di un ulteriore indebolimento dell'economia mondiale". "Congetture"  e poi "non torniamo al medioevo", commenta Tremonti. "I dati della Banca d'Italia mi sembrano un po' esagerati" gli fa eco Berlusconi. Soli contro tutti continuano a fare orecchie da mercante a Bankitalia, Confindustria, Bce, Ocse, Commissione Europea e Fondo Monetario internazionale che non sono certamente centrali del comunismo internazionale e ci ammoniscono all'unisono. Il fatto è che Tremonti, nonostante le arie da erudito di filosofia e i complimenti di Blair per la sua cultura, rimane quello che è: un mediocre commercialista esperto in 740 creativi.

Un'ultima osservazione. Il debito pubblico, a ottobre pari a 1.670 miliardi, fermo l' attuale trend di crescita, potrebbe arrivare a 1750 miliardi a fine 2009. Questo significa che il costo per interessi non scenderà nel corso del 2009, anche in presenza di tassi prossimi allo zero. Tra l'altro, tassi prossimi allo zero non saranno sostenibili per molto, in presenza di una concorrenza agguerritissima da parte di altri Stati che come l'Italia hanno bisogno di fare cassa attraverso l'emissione di titoli di debito pubblico. E questa volta non è ipotizzabile un intervento del Fondo Monetario Internazionale che ci eviti la bancarotta come negli anni '70.

Se non sono stato molto chiaro e in caso non riusciste a prendere sonno potete sempre consultare le quote del mercato dei credit default swap su debito sovrano (contratti di assicurazione che scommettono sulla bancarotta di un Paese): probabilità del 18 per cento di un default della Grecia entro i prossimi cinque anni, per l’Irlanda del 15 per cento, per l’Italia del 14, mentre la Germania è data al 4 per cento e il Regno Unito al 10 per cento. E la Spagna?


Merci Silvio
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2009


«Merci Silvio»,  grazie Silvio, titola ironicamente Les Echos: i francesi ringraziano il premier Silvio Berlusconi per avere impedito in aprile un'acquisizione di Alitalia ben più onerosa per Air France-Klm.

Ora – sottolinea il quotidiano economico e finanziario d'Oltralpe - la compagnia franco-olandese fa un affare migliore, spende meno e ottiene «l'essenziale»: «con questa partecipazione del 25%, la compagnia franco-olandese si assicura posizioni di rilievo sul quinto mercato aereo europeo, uno dei più redditizi».

«Non male per un'operazione il cui prezzo, 300 milioni, resta tutto sommato ragionevole», scrive Les Echos. «Ci si può persino chiedere se Silvio Berlusconi non ha reso un insigne servizio ad Air France-Klm nell'aprile 2008, quando ha fatto fallire il progetto di acquisto di Alitalia per 1,5 miliardi di euro in nome dell' "italianità".»

Anche noi italiani ringraziamo Silvio perchè è vero che a nostro carico restano 3 miliardi e rotti di debiti, ma vuoi mettere la soddisfazione di farci ridere dietro da tutta la stampa d'oltralpe?


Pescecane non morde pescecane
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2009


MF-Dow Jones News del 5 gennaio: da Dl Anticrisi sparisce aumento Iva Sky,

Con un emendamento ammesso nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze
della Camera si propone di "sopprimere i commi 1 e 2" dell'articolo 31 del
Dl Anticrisi che andavano a modificare il regime Iva dei servizi
televisivi.

Ora si attende il via libero definitivo del testo da parte delle
Commissioni, che torneranno a riunirsi dopo l'Epifania. L'obiettivo e'
farlo approdare in Aula entro il 12 gennaio.

Tanto rumore per nulla? Chi non ricorda infatti lo scontro al calor bianco tra governo e Sky sull'innalzamento dal 10 al 20% dell'Iva per la televisione di Rupert Murdoch, con tanto di spot anti-governativi, i proclami del premier dall'Albania contro la sinistra e il niet di Tremonti ad ogni ripensamento?

Cosa è successo in questi ultimi giorni da far cambiare idea a Berlusconi e Tremonti? Un segnale di distensione nei confronti del PD, un segno tangibile di attenzione nei confronti degli abbonati Sky? Suvvia non scherziamo, il Cavaliere non muove foglia se non c'è un suo interesse personale.

Ed infatti, guarda il caso, dopo la visita lampo di Rupert Murdoch a Milano di due giorni fa, si è risolta la contesa tra i due pescecani per il controllo della pay-tv tedesca Premiere di proprietà di Murdoch. Indovinate un pò chi entra come socio con il 25% del capitale? Ma la Fininvest di Berlusconi, è ovvio.

La Befana di Berlusconi porterà mille euro agli italiani
post pubblicato in Diario, il 31 dicembre 2008


Come suol dirsi... se le suona e se le canta... e Berlusconi concede un'intervista di fine anno a sè stesso, cioè al suo Giornale, dove ribadisce che le sue priorità per il 2009 sono il federalismo, le intercettazioni telefoniche e la giustizia.

Per l'economia invece non c'è da preoccuparsi: l'anno nuovo porterà agli italiani un risparmio medio di "oltre mille euro" a testa, parola di Berlusconi. Saremo dunque tutti più ricchi e oltretutto, aggiunge il Cavaliere, "la profondità e l'estensione della crisi sono nelle mani dei cittadini consumatori".

Dunque se le fabbriche chiudono e le fila dei disoccupati crescono la colpa è tutta vostra cari Italiani, non certo sua. Anche quella di esservi scelti un siffatto premier. Ve lo meritate. Buon 2009.



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permalink | inviato da meltemi il 31/12/2008 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Depressione endogena
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 30 dicembre 2008


Il Fondo Monetario sollecita, ancora una volta, i governi del mondo a impedire che la recessione si trasformi in una depressione di portata globale, sviluppando con urgenza ampie, comuni e coordinate  iniziative di stimolo economico attraverso un aumento della spesa pubblica e politiche fiscali consistenti e mirate, evitando la trappola degli aiuti settoriali e del protezionismo (vedi anche Luca Iezzi su Repubblica, ma il titolo è inesatto).

Vista l'azione di governo, probabilmente per Tremonti quelli del Fondo Monetario saranno anche loro degli incompetenti come Draghi e quelli del Financial Stability Forum o magari gli economisti che fanno parte del Gruppo dei Trenta o comunque che non la pensano come lui (per la verità Tremonti è rimasto il solo a livello mondiale a pensarla come Tremonti), mentre per Berlusconi anche il Fondo Monetario sarà diventato un pericoloso covo di comunisti da combattere. Italiani, siate ottimisti, la Seconda Grande Depressione nemmeno vi sfiorerà, con questi due alla guida arriverete alla bancarotta direttamente.


L' Agenda 2009 di Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2008


Dunque il Presidente del Consiglio ha tracciato l'Agenda 2009 del governo e della maggioranza. Priorità alle riforme delle intercettazioni e della giustizia e subito dopo le elezioni amministrative ed europee del prossimo giugno. Poi ha corretto il tiro e per tranquillizzare Bossi ha aggiunto anche il federalismo al primo posto.

E l'economia? Forse il premier si è dimenticato che siamo di fronte alla peggiore crisi economica globale dopo la Grande Depressione, ovvero da ottant'anni a questa parte? Forse crede davvero che per qualche misteriosa ragione il nostro paese possa evitarla senza un piano di salvataggio per le imprese, i futuri disoccupati, i precari e le famiglie in discesa libera sotto la soglia di povertà?

No, non è una dimenticanza, se le sue reti televisive, durante queste feste, ci bombardano di interviste preconfezionate e di annunci che parlano di "boom degli acquisti" che dovrebbero tranquillizzare gli italiani e se il Cavaliere continua a ripetere che la soluzione della crisi "è dentro di noi" come se la crisi fosse una malattia psicosomatica.

Come quell' ubriaco della barzelletta che, entrato in autostrada nel senso di marcia inverso, pensava che tutti i guidatori che incontrava fossero dei pazzi, il nostro premier sta andando con il suo folle ottimismo verso uno scontro frontale.

Se c'è qualcuno che ancora si fida di un tal pilota, così tanto per rovinargli le feste, gli ricordiamo uno dei tanti scogli sui quali il suo governo andrà ad incagliarsi, mentre ai sani di mente non resta che sperare che Berlusconi mantenga fede almeno alla sua promessa di cambiare Paese se uscirà l'intercettazione di una qualche sua telefonata.



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permalink | inviato da meltemi il 28/12/2008 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Brindisi natalizi
post pubblicato in Diario, il 22 dicembre 2008


"Nel 2009 mi occuperò soprattutto di politica estera. Farò il turista in Brasile, India e Cina. Tanto a Roma rimane il vero presidente del Consiglio... Gianni Letta" (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

"L'intervento di Sacconi è stato preso 'inaudita altera parte' (senza che sia stata ascoltata l'altra parte, ndr)'". E poi aggiunge: "E, in questi casi, io ho sempre pensato che non debba essere l'esecutivo che se ne fa carico".  (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

"Quella del ministro Sacconi è la posizione del governo. Ho fiducia piena in Sacconi che aveva discusso della vicenda con Letta. Io non me ne sono occupato ma Sacconi è bravissimo, ha parlato a nome del governo ed apprezzo ciò che ha fatto. Io ho espresso una mia posizione personale ma non ho assoltuamente sconfessato Sacconi che aveva discusso di questo argomento con altri, a cominciare da Gianni Letta". (Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2008)

Ricordo che qualche tempo fa un politico (Giovanardi?) propose il test anti-droga per i parlamentari. Forse sarebbe necessario anche il test con l'etilometro.


Sarkozy regala un "pacco" verde a Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 12 dicembre 2008


Da oggi non saranno più chiamate vittorie di Pirro, ma vittorie alla berlusca, e gli studenti leggeranno presto sui libri di storia che questo modo di dire si diffuse dopo l'accordo sul pacchetto clima ed energia dell'Unione Europea del 12 dicembre 2008.

Che roba. Tutta la sceneggiata del governo italiano ha ottenuto, per rimanere in tema, solamente un'emissione di fumo. Ovviamente Berlusconi per esigenze di prostata deve esultare in conferenza stampa: "E' una grande vittoria italiana. Abbiamo avuto tutto quello che chiedevamo" dice ora, ma la nuova bozza accoglie soprattutto le richieste avanzate dalla Germania per tutelare le sue imprese manifatturiere e la produzione di cemento, acciaio e alluminio. Le rivendicazioni italiane a tutela di ceramica, vetro e carta saranno soggette invece a un complicato calcolo in base alla percentuale di extra costi che l'acquisto di certificati di emissione comporterebbero per i diversi settori e sottosettori.

Sbandierato inoltre come un grande successo italiano anche l'inserimento di "una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto di competitività". Ossia rivediamo il pacchetto se Cina e Usa non aderiranno agli impegni ambientali che verranno presi a Copenaghen. Quando tutti sanno che Barack Obama ha fatto proprio dell'ambiente una sua priorità. Sicuramente più corpose le concessioni fatte in sede di trattativa alla Polonia e agli ex paesi del blocco comunista che hanno ottenuto sostanziosi aiuti economici e agevolazioni per riconvertire il loro sistema energetico al momento prevalentemente a carbone.

E che figuraccia. "Senza timore di apparire in controtendenza rispetto a quanto stanno facendo Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna e persino Cina promuovendo con forza politiche di sostenibilità ambientale per rilanciare l'economia, Berlusconi non aveva esitato a definire le iniziative contro il riscaldamento globale in tempi di crisi 'un malato di polmonite che pensa alla messa in piega'." Ma i suoi figli non ci stanno pensando a farlo interdire?


Anno zero il giorno dopo
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 12 dicembre 2008


Deprimente vedere sempre gli stessi economisti, portati di teatrino in teatrino e di canale in canale come madonne pellegrine, aggrapparsi allo loro vecchie fallimentari e fallite teorie e dispensare insipide e stantie ricette per una crisi di cui ancora stentano a comprendere ragioni, effetti e dimensioni. D'altra parte che altra offerta  pretendere da una televisione indietro anni luce rispetto ad Internet e al mondo reale? Niente altro che conformismo e ossequio dell'ovvio, dell'establishment liberista e del padrone.

Si, lo so, bisogna sbarcare il lunario, ma fa comunque sempre senso sentir parlare ancora di "più mercato e meno Stato" e di teorie liberiste come se fossero l'unico universo esistente. Poveracci, assomigliano a quei giapponesi che hanno continuato la guerra per decenni, nascosti nella jungla di qualche atollo del Pacifico, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con la non piccola scusante, come dice Marco Sarli, che "quelli - almeno - non avevano una radio che consentisse loro di ascoltare in diretta il drammatico discorso di resa del loro imperatore".

E' la tempesta perfetta, bellezze: il liberismo è stato spazzato via, il capitalismo, almeno per come l'abbiamo fin qui conosciuto, è arrivato al capolinea. Prendetene atto e girate pagina. Avete fallito. Guardatevi intorno: non lo vedete il fallimento del mercato, il fallimento del sistema finanziario, il fallimento della finanza creativa, il fallimento del sistema automobilistico, il fallimento del sistema immobiliare, 'sospesi nel vuoto del precipizio ma con le reti della protezione statale'?

E questo è solo e ancora l'inizio, l'effetto domino è appena partito. Arriveranno ancora altre tempeste che vanno al di là di qualsiasi immaginazione e di qualsiasi possibile intervento statale: la prossima guerra dei titoli pubblici, il terremoto dei mutui versione ARMS, il ciclone delle carte di credito, il buco nero di AIG che metterà a dura prova i bilanci della Federal Reserve non appena incomincerà l'ondata dei fallimenti, la caduta del dollaro (già in atto), le migliaia di miliardi di dollari di prodotti più o meno strutturati e di Credit Default Swaps (CDS) che affioreranno l'anno prossimo, il salvataggio in vista di altri colossi bancari in America e anche in Europa, la crescita esponenziale della disoccupazione e della rabbia sociale e chi più ne ha e più ne metta.

Gli ultimi dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti sono devastanti: nella prima settimana di dicembre c'è stato un incremento di 58mila unità rispetto alle previsioni su base mensile, 573mila. A questo punto è difficile fare proiezioni.  Nel mese di dicembre potrebbero arrivare a 600mila - 700mila, portando il totale dei disoccupati dai 4.429.000 di novembre a oltre 5 milioni (e avvertiamo come sempre che questi dati sono sempre calcolati per difetto).

Intanto gli ultimi strenui difensori del liberismo hanno affossato al Senato il piano di aiuti ai tre big dell'automobile, spalancando a GM e Chrysler le porte del tribunale fallimentare e a 6 milioni di lavoratori il baratro della disoccupazione e della perdita dell'assicurazione sanitaria anche per le loro famiglie con la prospettiva per molti di essi di perdere anche l'auto e la casa. In reazione oggi crollano anche le borse di tutto il mondo.

Tutto questo in nome della lotta contro il Socialismo che Barak Obama vorrebbe introdurre, secondo loro,  nello Stato a stelle e strisce. Berlusconi, che di marxisti-leninisti se ne intende, ma anche qualche economista di casa nostra farebbero la loro bella figura in mezzo a questi irriducibili che fingono di ignorare che larga parte del sistema finanziario statunitense è da mesi controllata da quello stesso Stato federale che loro vorrebbero ridotto ai minimi termini.

Sistema finanziario che torna a far parlare di sè, dopo aver incassato la prima tranche di aiuti per la bellezza di 350 miliardi di dollari e scalpita per gli altri 350 congelati da Obama. E' la Bank of America a rompere gli indugi e ad annunciare un piano di licenziamenti in tre anni per 35mila lavoratori, mentre intanto il top manager John Thain chiede un modesto bonus di 10 milioni di euro per aver salvato Merrill Lynch evitandole di condividere il destino di Lehman Brothers ma dimentica che le perdite di Merrill Lynch sono state socializzate (cioè pagate con i soldi dei contribuenti) e che senza la garanzia statale, Bank of America non avrebbe mai rilevato quel cadavere.

Dopo questa panoramica americana è ancora più deprimente guardare alle cose di casa nostra, dove il governo si muove secondo nessuna logica, ai limiti dell'immobilismo, e dove arrivano i dati sulla produzione industriale e vengono scoperti gli altarini. Il crollo della produzione, infatti, è stato fortissimo nei primi mesi dell'anno (quando non si parlava ancora di crisi finanziaria) e paradossalmente si è affievolito verso gli ultimi mesi. Che vuol dire? Che i nostri imprenditori e i nostri manager ben pagati erano già falliti e che ora approfittano della crisi per dare la colpa a una catastrofe planetaria ed evitare di dover fare le valige.
 
Così come è deprimente vedere il nostro premier, ridottosi a caricatura di un qualche ducetto vero del passato, straparlare di marxisti-leninisti, di costituzione e di questione morale e azzuffarsi con gli altri leader europei sulla questione del rispetto degli impegni su clima ed energia perdendo così una grande opportunità che invece negli Stati Uniti Obama ha colto: quella di gettare le basi della cosiddetta terza rivoluzione industriale basata sulla produzione di energia alternativa, una scelta che consentirebbe non solo la creazione di milioni di posti di lavoro, ma anche la realizzazione di un modello di sviluppo molto più sostenibile sia sul piano ecologico che sociale di quello attuale.



Links:
Sospesi nel vuoto
Il dollaro riprende a scendere
Unenployment Claims
The Politics and Economics of the Auto Bailout
Saldi di Natale
post pubblicato in Diario, il 9 dicembre 2008


Ricordate quando un mese fa il Cavaliere tuonava contro il rischio che i ricchi paesi petroliferi, approfittando della crisi della borsa, potessero scalare le società italiane? Oggi la Libia di Gheddafi acquista a prezzi stracciati, quelli di mercato,  il 10% di Eni e stasera fonti ufficiali della Farnesina fanno sapere che l'investimento fa parte dell'accordo concluso in Agosto tra Berlusconi e Gheddafi per chiudere la vecchia e spinosa questione dei danni per il periodo del dominio coloniale. Per quel che se ne sapeva l'Italia avrebbe dovuto pagare 5 miliardi di euro spalmati su 25 anni. Ma a quanto pare c'era dell'altro. Già ad Ottobre la Libia aveva rilevato il 4,3 per cento di Unicredit. Ora questa quota in un'azienda strategica per l'Italia nel settore energetico. Sarebbe troppo sapere cos'altro s'è svenduto il nostro premier?



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permalink | inviato da meltemi il 9/12/2008 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Marcia trionfale?
post pubblicato in Diario, il 7 dicembre 2008


Dal predellino di Milano alla scala di Pescara. A quando il balcone di Piazza Venezia?





Ma intanto si allena anche per quando gli italiani gli correranno dietro.



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permalink | inviato da meltemi il 7/12/2008 alle 19:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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