.
Annunci online

in Italia è sempre tempo di elezioni
Solida come una valanga
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 21 novembre 2008


"Come sempre nella storia, capacità finanziaria e perspicacia politica sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d'affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l'inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro. Questa è la minaccia per il capitalismo (...) E' ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana!".

Questo passo di John K. Galbraith sembra magnificamente adattarsi alla situazione attuale e all'atteggiamento del nostro premier Silvio Berlusconi che continua a sprizzare ottimismo da tutti i pori e a parlare di economia e banche solide nelle dichiarazioni che concede tra una barzelletta e un nascondino con cucù finale. E' il pelo dell'imprenditore che viene fuori o un problema di demenza senile? Probabilmente c'è un mix tra i due fattori, ma il Cavaliere ha un piano ben preciso. Molto più sincero il suo per la terza volta ministro dell'economia Giulio Tremonti il quale parla di guerra tra mostri senza la possibilità di poter vedere a breve il "game over".

Mostri alimentati negli ultimi giorni da una serie di dati catastrofici che hanno colpito i mercati finanziari mondiali e che dimostrano a chi li interpreta con il loro vero significato che da questa crisi non c'è alcuna possibilità di uscita sino a quando qualcuno non capirà che "l'unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un'economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente" (Robert Reich). Da questa crisi si può uscire solo con un grande redistribuzione del reddito  e fino a quando tutti coloro che negli ultimi anni hanno accumulato ricchezze costruite su debiti fondati sul niente non saranno disponibili a fare un passo indietro nulla potrà cambiare.

Questa è la peggiore crisi dalla grande depressione. Negli Stati Uniti sono stati persi 1,2 milioni di posti di lavoro dall'inizio dell'anno ma in realtà, come abbiamo già visto, sono molti di più di quanto non dicano oggi i dati ufficiali. E cosa accadrebbe se lasciassero fallire, come vorrebbero gli oltranzisti del liberismo, i tre big americani dell'automobile? Le stime più ottimistiche parlano di almeno 10 milioni di licenziamenti come effetto immediato ma il fallout di questa esplosione atomica farebbe il deserto nel resto del paese e poi del pianeta.

Altri dati, gli ultimi della serie? Una flessione record dei prezzi al consumo su base mensile (-1 per cento), un dato che fa peraltro seguito ad una maxi flessione del 2,8 per cento, sempre su base mensile, registrata il giorno prima dall’indice che misura i prezzi alla produzione e che si accompagna ad un ulteriore calo delle nuove case e dei cantieri edlizi a livelli che non si verificavano dal 1959, hanno letteralmente zittito la residua pattuglia di ottimisti ad oltranza che continuavano a vedere la ripresa dietro l'angolo.

Citigroup...troppo grande per fallire...ma anche troppo grande per essere salvato. Nell'ultima settimana Citigroup ha dimezzato il suo valore ed è di oggi la notizia che il colosso bancario americano potrebbe essere messo in vendita. Se accadesse quel che è accaduto con Lehman Brothers gli effetti sarebbero devastanti, non tanto negli Usa quanto nel resto del mondo perché ben 773 miliardi dei suoi depositi risiedono all'estero. I risparmiatori americani (100 miliardi di dollari depositati) sarebbero coperti dal loro fondo di garanzia ma chi salverebbe il resto del mondo?

Il messaggio lanciato dal G20 non poteva poi essere peggiore. Attendere Aprile per prendere delle decisioni comuni vuol dire arrivare quando la casa sarà già bruciata e le borse hanno reagito toccando in questi giorni i loro minimi storici. Ma più che per l'andamento delle borse il panico dovrebbe dilagare per due indici Usa del mercato del credito: il tasso di interesse per i Buoni del Tesoro a tre mesi è sceso fino allo 0,02% mentre per i junk bond ha superato il 20%, un chiaro segnale che siamo in piena emergenza.

Il problema è che dietro questa chiara volontà dilatoria dei governi e delle autorità monetarie non vi è inerzia ma un’insopprimibile voglia di fare da padroni in casa propria, non costretti da scelte sopranazionali e da criteri condivisi con gli altri partners: ognuno per sé e tutti per sé. Quale occasione migliore per un regolamento di conti interno tra potere economico e potere politico? E' quanto si configura nei paesi Europei ed anche in Italia dove Berlusconi sparge ottimismo a piene mani sapendo che in questa situazione a guadagnare dai provvedimenti che si profilano saranno solo lui ed i suoi amici.

Gli investimenti nelle infrastrutture significano altri soldi a Impregilo, Benetton, Ligresti e compagnia bella, consolidando il nuovo nucleo del capitalismo italiano sotto il controllo del Cavaliere. Come ai tempi di guerra, qualcuno, pochi, si arricchiranno con il mercato nero degli aiuti di Stato e i più saranno ridotti alla fame, perchè questo governo, a parte qualche elemosina, non ha nessuna intenzione di aiutare le piccole imprese, le famiglie, i lavoratori e i pensionati.

In realtà Berlusconi sa bene di dire una bugia quando dice che il nostro sistema bancario è solido e nello stesso tempo il suo ministro dell'economia predispone un piano che costringerà i maggiori gruppi bancari a perdere la loro autonomia e a fondersi insieme per sopravvivere e lo sa anche il mercato che deprime i valori di quelle banche facendoli arrivare ai propri minimi storici, giustificando così l'incombente intervento statale.

Un esempio per tutti, il Monte dei Paschi Siena, che vede il suo tier 1 (indice che misura la solidità di una banca ed è derminato dal rapporto tra patrimonio netto e impieghi) ridotto al 4,7%. Il gruppo senese necessiterebbe già oggi di una ripatrimonializzazione di almeno 2 miliardi per arrivare al 6%, ma il tre volte ministro dell'economia Tremonti è pronto a sfornare un decreto il 26 novembre con il quale alzerà l'asticella all'8% costringendo una banca che oggi capitalizza a mala pena 5 miliardi ad un aumento di capitale di altri 6 o 7 miliardi. E dove pensate che il Monte Paschi possa trovare quei capitali e a quali condizioni?


Come il gatto con i topi
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 12 novembre 2008


Delle due l'una: o la contabilità delle banche è falsata o Tremonti imbroglia gli italiani. Bella gara: tra i due ...c'è l'imbarazzo della scelta, all'apparenza.

Per esempio Unicredit di Profumo ha dichiarato ieri 551 milioni di profitto netto nel terzo trimestre 2008. Vedrete Monte Paschi, la più malandata, ormai alla canna del gas: scommettiamo che presenterà dei risultati alla Paperon de'Paperoni o alla Rockerduck, se preferite? E Tremonti vorrebbe salvare, con i nostri soldi, banche che ancora producono fior di utili?

La realtà è però un'altra. I proventi che arrivavano alle banche dal risparmio gestito sono letteralmente crollati (segno che le vecchiette si sono fatte più furbe e hanno capito che è meglio investire in Bot piuttosto che in prodotti che ingrassano solo i banchieri) anche se poi le banche compensano la perdita con i proventi da interessi (segno che fanno pesare sui mutui e sulle aziende debitrici un maggior spread sui tassi....della serie: come guadagnare dalla crisi...continuando a parlare di etica).

La cancellazione del mark to market voluta da Tremonti, permette inoltre di non segnalare delle ingentissime perdite e svalutazioni patrimoniali. Significa che ad esempio filiali che oggi valgono teoricamente 3 milioni di euro sono state contabilizzate al loro valore di acquisto, 9 milioni, (vedi 1000 sportelli Antonveneta acquisiti da Monte Paschi) per non parlare delle centinaia di sportelli acquisiti nel caso Unicredit nei paesi dell'Est e che oggi valgono meno di niente. A gonfiare i risultati anche ingentissime perdite in alcuni settori (come l'investment banking) e che ora possono essere spalmate sui bilanci dei prossimi anni.

Non parliamo poi dell'aumento dei crediti incagliati ma ormai avviati sulla strada delle sofferenze, cioè crediti che non verranno mai più riscossi. Un nome su tutti: il finanziere  Romain Zalesky, polacco di origine, francese di passaporto e bresciano d'adozione, indebitato per miliardi, grazie all'appoggio di sponsor potenti, con le principali banche italiane, in alcune delle quali siede anche come consigliere d'amministrazione. Miliardi che non rientreranno mai più in cassa ma che ancora non figurano nei passivi delle banche coinvolte.

Bilanci truccati dunque. Le nostre banche tutto sono fuorchè solide e Tremonti lo sa. Ha dunque ragione Tremonti a volerle salvare con il denaro pubblico? La partita è un pò più complessa e Tremonti tace o meglio non spiega, perchè è impegnato a puntare la preda come un gatto a caccia di topi.
 
Ci sono in ballo i miliardi delle fondazioni di origine bancaria che sono le vere azioniste di riferimento dei tre principali gruppi bancari e che potrebbero ricapitalizzare quelle banche senza intaccare il denaro pubblico. Tremonti vede finalmente giunta la sua ora per regolare una volta per tutte i conti con quei banchieri e quei finanzieri, sino ad ieri salvati in extremis dalle manovre di Gianni Letta e dai tentennamenti di Berlusconi che sembra non voler assecondare i piani del suo ministro, forse perché il suo progetto è quello di tenere sotto ricatto gli attuali vertici delle banche e di quelle fondazioni per sferrare il suo attacco finale per il controllo del potere economico e finanziario italiano attraverso Mediobanca e i servigi di Geronzi.

La crisi e le perdite di borsa dei titoli dei tre principali gruppi bancari stanno creando invece  l’occasione favorevole che Tremonti aspettava da tempo per vincere le resistenze in seno al Governo e scombussolare i piani di Berlusconi. Chi mi legge penserà che è fantapolitica e si chiederà se mi sia convertito al tremontismo. Niente di tutto questo. Mi scuserete certo se dovendo scegliere tra un pagliaccio pericoloso e il ministro Tremonti non avrei dubbi nel buttare giù dalla torre il primo. Ma la mia visione prescinde da una simile scelta. Ragionate. Il premier è vecchio e sul viale del tramonto. C'è il rischio che venga ricoverato in qualche clinica svizzera per disturbi mentali prima ancora della scadenza del suo mandato. Come si comporterebbe chi si vuole candidare alla sua successione?


Tremonti, Profumo (Unicredit), Mussari (MPS), Passera (Intesa)

Chi salverà le banche italiane?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 10 novembre 2008


Sorpresa!! La banca spagnola Santander considerata la banca più solida d'Europa e la più grande per capitalizzazione dell'eurozona ha sconvolto oggi i mercati annunciando a sorpresa un aumento di capitale da 7,2 miliardi di euro per rafforzare i suoi ratios, finiti sotto i minimi. E pensare che solo fino alla settimana scorsa i suoi dirigenti si vantavano ancora della solidità della banca spagnola non toccata, a sentir loro, dalla crisi finanziaria e della propria abilità di acquisire altre banche invece in difficoltà. Chi salverà ora Santander, ma sopratutto chi salverà le maggiori banche italiane che, pur essendo sottopatrimonializzate, si ostinano a non chiedere aiuti statali per evitare intromissioni nella loro governance e continuare a gestire i nostri risparmi senza regole nè controlli?


Parental control
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 3 ottobre 2008


Profumo ha deciso di censurare il sito di Dagospia. Nessun dipendente potrà più leggere Dagospia dalle filiali di Unicredito. La motivazione: "la visione di Dagospia non rientra nelle policy aziendali". Secondo Dagospia la decisione del vertice di Unicredit è davvero sorprendente e va collegata forse con un pezzo nel quale venivano ripresi i rumors di Piazza Affari e si denunciava l'assurdità di qualsiasi complotto internazionale nei confronti della banca di Piazza Cordusio.

Un altro blog, Mercato Libero, ha subito lo stesso trattamento da parte del Monte Paschi Siena dopo che i suoi autori hanno messo nel mirino il Presidente, Giuseppe Mussari, perchè avrebbe acquistato in piena crisi dei mercati la malandata Banca Antonveneta, pagandola il doppio del suo valore e mettendo così a rischio la solidità della banca senese.


Dopo l'America, l'Europa
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 29 settembre 2008


L'avevamo detto. Dopo aver colpito Lehman Brothers, Washington Mutual, Wachovia Bank (che non è una banca polacca bensì la quarta banca commerciale degli Stati Uniti) l'epidemia di fallimenti si allarga all'Europa: salta la banca belga-olandese Fortis, uno dei maggiori gruppi creditizi europei, messa in grossa difficoltà dall'acquisizione di ABN Amro avvenuta in piena crisi subprime. In queste ore i governi del Benelux stanno febbrilmente discutendo su come farne uno spezzatino e nazionalizzarne alcuni pezzi. Il resto in svendita al miglior offerente.

Il timore delle autorità finanziarie del vecchio continente è che ora si possa verificare un effetto a catena in tutta l'euro-zona. Deutch Bank era a rischio fallimento e, per evitarlo, il governo tedesco gli ha fatto comprare le Poste, così da poter attingere ai conti correnti postali di milioni di tedeschi.  In Gran Bretagna Northernrock l'anno scorso e la Bradford & Bingley in questi giorni sono state nazionalizzate. Non se la passano meglio i colossi Barclays e Royal Bank of Scotland, soprattutto la seconda, a corto di liquidità, dopo il discusso "affare" ABN Amro.

E in Italia? In borsa dà preoccupanti segnali di scricchiolio il primo gruppo bancario italiano, Unicredit, per i timori creati dalla assoluta mancanza di chiarezza sulla sua esposizione ai titoli tossici. Preoccupa anche quella che fino all'anno scorso era una delle più solide istituzioni bancarie del nostro paese, la più antica banca d'Italia, Monte Paschi Siena. L'anno scorso, quando già la crisi finanziaria era scoppiata da mesi, ha comprato dal furbo Botin (presidente della banca spagnola Santander) un pezzo di ABN Amro, Banca Antonveneta, a un prezzo doppio del suo valore. Oggi non riesce a vendere 150 sportelli nemmeno all metà di quanto li ha pagati. Se fossimo in America il presidente di Monte Paschi, Giuseppe Mussari, avrebbe già dovuto fare svalutazioni per almeno 4 miliardi, per un gruppo che capitalizza in borsa poco più di 8 miliardi.

E le nostre autorità che fanno? Tremonti camomillo continua a ripetere che non ci sono rischi di default nel sistema creditizio italiano. Draghi tace. Mentre tutta la stampa nazionale osserva un silenzio omertoso dato che deve obbedire al padrone, cioè le banche creditrici. Per cui, se volete saperne veramente qualcosa, dovete rivolgervi al mondo dei blog. Ne segnalo uno un pò caotico e naive ma ricco di notizie e di analisi interessanti, MERCATO LIBERO.

Aggiornamento
Non so se ci sia o meno il rischio di un crollo del sistema creditizio italiano. Quel che è certo è che le nostre autorità regolatrici continuano a fare le belle addormentate nel bosco, non preoccupandosi affatto di tutelare i risparmiatori. Ancora questa mattina sul sito di PATTI CHIARI sono segnalate tra le obbligazioni A BASSO RISCHIO titoli come MACQUAIRE BANK, DEXIA BANK, FORTIS (!!!), MORGAN STANLEY, LEHMAN (presenti fino al giorno dopo il fallimento), WACHOVIA (!!!), GENERAL ELECTRIC. Credo ci sia abbastanza da preoccuparsi se le nostre banche continuano a proporre titoli tossici.

Sfoglia ottobre        dicembre
calendario
adv