.
Annunci online

in Italia è sempre tempo di elezioni
L'Epifania tutte le feste si porta via
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 5 gennaio 2009


Sempre al lavoro gli ottimisti di professione, siano essi politici, banchieri, consulenti finanziari, trader o giornalisti, per convincere la gente ad aver fiducia sulla tenuta del sistema e a scommettere sulla ripresa delle borse e dell'economia.

Per ottenere questo risultato ricorrono anche a trucchetti da illusionisti, manipolando dati macroeconomici e spingendo al rialzo le borse nel periodo delle feste natalizie quando il giochetto è facile ed economico visti i bassissimi volumi di scambio.

Io rimango della mia opinione: quella che abbiamo visto finora è solo la punta dell'iceberg e dopo l'Epifania - tuttalpiù tra qualche settimana se riusciranno a dar a bere al mercato qualche dato taroccato - le cose purtroppo andranno a peggiorare, rivelando che ancora dobbiamo toccare il fondo e che questa non è una crisi come le altre del passato ma è una crisi sistemica globale e per uscirne fuori necessiteranno interventi strutturali e profondamente riformatori.

Altre bolle devono ancora scoppiare: dopo quella dei subrime, quella dei derivati non ha ancora esaurito i suoi effetti, mentre arriveranno presto quella del debito pubblico di quei paesi che saranno costretti ad emettere grandi quantità di titoli di stato e quella dei fondi di private equity, che meritano un discorso a parte.

Carlyle, Fortress, K.K.R., Cerberus, Apollo, lo stesso colosso Blackstone già toccato dalla crisi immobiliare, sono i nomi dei maggiori fondi che potrebbero saltare, trascinando con sè, in un effetto domino, altre centinaia di fondi, soprattutto fondi pensione, che hanno investito nei loro asset.

Questi fondi, come spiega Mercato Libero, hanno continuato ad acquisire aziende negli ultimi anni a ritmo esponenziale, facendo utili enormi ma acquistando a prezzi sempre più elevati e con un ricorso sconsiderato alla leva finanziaria, cioè indebitandosi con le banche per 3 o 4 volte più di quanto essi abbiano investito (parliamo di almeno 700 miliardi di dollari negli USA).

I finanziamenti sono stati concessi dalle Banche a condizione che queste aziende generassero determinati flussi di cassa e redditività che se non rispettati (caso estremamente realistico in una fase di prolungata recessione) determinerebbero la restituzione dei finanziamenti, cosa che potrebbe costringere i fondi, per ripagare il debito, a vendere le aziende o pezzi di esse a prezzi da saldi natalizi.

Inoltre anche gli investitori cercherebbero di uscire dai fondi che, trovandosi in posizione di scarsa liquidità sarebbero costretti ancora una volta a svendere altri asset.

Ma c'è di peggio: se le banche non riuscissero a farsi ripagare, avendo a loro volta cartolarizzato quei crediti e trasformati in obbligazioni piazzate ad istituzioni finanziarie (magari fondi pensione o fondi obbligazionari) si creerebbero i presupposti per un altro caso "subprime" con ripercussioni inimmaginabili.

La conferma di quello che bolle in pentola viene dai dati USA che riguardano le aziende partecipate da fondi di private equity. Questo articolo sul Wall Street Journal ci dice che "non si tratta di recessione ma di devastazione" e che i fallimenti di queste aziende sono in accelerazione: 15 in settembre, 23 in ottobre, 27 in novembre e 28 in dicembre e secondo una ricerca del Boston Consulting Group almeno il 50% delle aziende sostenute da fondi di private equity sono destinate a default per i debiti, con perdite complessive per i fondi di 1 trilione di dollari.

Se ora pensate che abbia lavorato troppo di fantasia e sia un catastrofista, allora sappiate che sono in buona compagnia e ricordate che anche un anno e mezzo fa nessuno credeva ai primi annunci della crisi finanziaria. La Verità è sempre figlia del Tempo.


Sfoglia dicembre        febbraio
calendario
adv