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in Italia è sempre tempo di elezioni
Chi salverà chi salva Wall Street e le Big Three?
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 13 dicembre 2008


Wall Street sempre sotto le luci dei riflettori. Uno dei suoi broker più conosciuti e celebrati, nonchè anche ex direttore del Nasdaq, è stato arrestato per una truffa di fronte alla quale quella da 5 miliardi di euro del "trader infedele" di Societè Generale in Francia impallidisce. Bernard Madoff, questo il suo nome, avrebbe messo in piedi una frode da 50 miliardi di dollari, utilizzando il celebre schema Ponzi, uno sconosciuto immigrato italiano che negli anni venti a Boston divenne famoso per aver messo in piedi una catena di Sant'Antonio postale truffando 40.000 americani per un valore di 162 milioni di dollari di oggi.

Bernard Madoff, secondo le prime ricostruzioni, ha truffato solo poche decine di clienti istituzionali, una trentina dei quali gli avrebbero affidato almeno un miliardo di dollari. Tra i truffati la finanziaria della General Motors, il gigante bancario francese BNP Paribas e la banca giapponese Nomura. Purtroppo storie come queste, se da una parte dimostrano ancora una volta l'attenzione e l'efficienza con le quali le autorità americane affrontano i comportamenti fraudolenti, dall'altra contribuiscono a demolire completamente quel poco di fiducia che investitori e risparmiatori ancora concedono a società, broker e banche che operano sui mercati finanziari. (Non perdetevi questo post sul Forum di Wall Street Italia)


Bernard Madoff

Wall Street ha reagito con l'ennesimo ribasso ma si è ripresa chiudendo con segno positivo (+0,75%) a seguito della diffusione dei dati sulle vendite al dettaglio nel mese di novembre, sempre in diminuzione su base annua ma meno negative che nel mese di Ottobre, anche se bisogna dire che il risultato beneficia delle massicce campagne di saldi effettuate a fine novembre dalla grande distribuzione e rivela comunque (vedi il grafico) il terribile dato del crollo in picchiata dei prezzi, segno che stiamo entrando in piena deflazione-recessione.

Se Wall Street si asciuga le lacrime a Detroit non hanno più occhi per piangere. Infatti se Bush non tira fuori dal cilindro di Paulson 14 miliardi di dollari entro poche ore, ai tre big dell'automobile (i Big Three), in prima battuta a GM e Chrysler e quindi a Ford si spalancheranno le porte del tribunale fallimentare e a 6 milioni di lavoratori il baratro della disoccupazione e della perdita dell'assicurazione sanitaria anche per le loro famiglie, con la prospettiva, per molti di essi, di vedersi portare via anche l'auto e la casa.

A quanto pare, dopo la bocciatura da parte dei repubblicani degli aiuti a Detroit, Bush e Paulson sembrano orientati, nonostante le resistenze di Bernanke, presidente della Fed, ad usare il TARP, il fondo di 700 miliardi istituito per il salvataggio di Wall Street. Questa volta Bush sarà costretto a fare carte false perchè nessuno pensa che voglia essere ricordato anche come il Presidente che non impedì il più grande fallimento industriale di tutta la storia americana e mise sul lastrico milioni di lavoratori. In fondo Paulson ha usato finora quei fondi in modo così distorto ed arbitrario che sarà facile per lui trovare il modo per sottrarre altri 14 miliardi dai fondi destinati a Wall Street.

Ma altre nubi si addensano sull'amministrazione americana e sul povero Barack Obama che erediterà una situazione più che disastrosa. Già oggi la vera emergenza è rappresentata dagli Stati e dai governi locali - la California ad esempio è sull'orlo della bancarotta ma altri Stati e amministrazioni di grandi città la seguono a ruota - i quali mostrano per l'anno in corso deficit dell'ordine di grandezza tra i 70 e i 100 miliardi di dollari.  Ciò significa che stanno cominciando a tagliare i servizi pubblici, tagliano sul numero degli insegnanti, di polizia, pompieri, operatori sociali, degli ammessi alle università statali, sulla raccolta dei rifiuti.

La maggior parte degli americani non ha idea di ciò che accade a Wall Street, non ha mai sentito parlare del TARP e una grossa fetta non crede che se le Big Three falliscono ne subirà delle conseguenze. Ma quando vengono toccati i servizi locali, allora cambia la musica. Per gli Americani  queste sono le cose che contano veramente. E i tagli a questi servizi, dell'ampiezza che stanno cominciando a partire, potrebbero creare un malcontento di una dimensione e diffusione tali che la protesta sarebbe ingovernabile.

Se il governo salverà Wall Street e le industrie automobilistiche di Detroit, la gente insisterà che vengano ripristinati i servizi pubblici e se non sarà attraverso il TARP chiederà che avvenga attraverso il grande piano di stimoli che Obama varerà il prossimo 21 gennaio. Ma se il governo salverà l'America chi salverà il governo dagli Americani? Quella che attende Barack Obama sembra davvero un'impresa impossibile.

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