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in Italia è sempre tempo di elezioni
La crisi del 2010
post pubblicato in La crisi finanziaria, il 17 novembre 2008


Italia. Novembre 2010. Cominciata nel 2007 con lo scoppio d'una mostruosa bolla speculativa, proseguita con mesi di ristagno e falsi rilanci, l'implosione dell'economia ha assunto dall'ottobre scorso i ritmi di un tracollo. Tutto declina, di giorno in giorno. Scendono i consumi, sia perchè la gente non ha fiducia nel futuro, sia perchè si riducono i guadagni e i salari, sia, infine, perchè scendono anche i prezzi, inducendo a rinviare ogni spesa. Nelle industrie calano i profitti, cala l'utilizzazione degli impianti, calano gli investimenti. Perde colpi pure l'altro motore di crescita, l'export. Cresce il numero dei fallimenti. Rotola la Borsa. Nemmeno soldi offerti gratis riescono a stimolare l'economia, perchè le banche invece di estendere il credito lo restringono, allo scopo di ridurre impegni e rischi. La ragione sono i buchi mostruosi che esse si trascinano nei libri contabili fin dallo scoppio della bolla speculativa, e che hanno continuato a gonfiarsi sia per i fallimenti d'imprese, sia per le perdite sui portafogli azionari e immobiliari. Una seconda bomba, della quale si comincia a discutere, è rappresentata dai deficit di metropoli e enti locali che possono trovarsi presto in fallimento. E poi c'è il debito dello Stato: si aggira intorno al 100 % del prodotto interno, ma se si aggiungono le perdite per operazioni di salvataggio (iniziate con Alitalia nel 2008), i prevedibili costi del salvataggio delle banche e forse di alcuni fondi pensione, si puo' giungere al 200 % . E l'Italia ha invece bisogno di bilanci solidi, perchè fra una decina d'anni avrà la più alta quota mondiale di pensionati: uno per ogni due cittadini al lavoro. Una catastrofe.

Il tracollo è la conseguenza di una crisi più ampia, sistemica, mondiale, ma mentre negli altri paesi la lotta alla recessione sta producendo i primi risultati positivi in Italia la situazione si sta aggravando. Il Paese ha un modello di sviluppo, strutture politiche e abitudini sociali non adatte ai bisogni d'oggi. Non basta riformare l'economia, bisogna cambiare tutto, e una rivoluzione di questa portata può avvenire solo dopo un crash terrificante. Che cosa ha fatto il governo dal 2008 per arrestare la crisi? Nulla. Ha nascosto o minimizzato i problemi, ha garantito anno dopo anno che la ripresa era dietro l'angolo. Ha illuso gli italiani, che ancor oggi non vedono il disastro, provano appena "qualche inquietudine". Ha messo cerotti, distribuito aspirine mentre il cancro s'allargava. Ha finto d'agire con programmi irrisori, ha proceduto a salvataggi - di amici suoi - sprecando denaro dei contribuenti. Un teatrino penoso. Anche i celebri pacchetti di stimolo all'economia, per un totale di 90 miliardi di euro dal 2008, sono uno scherzo. E' stata spesa solo una piccola parte dei fondi, e in opere pubbliche del tutto superflue, per puri scopi elettorali. Quando avranno inizio le riforme, solo dopo che è avvenuto il finimondo?

Fantascienza? No, è storia. Perchè è già avvenuto. A partire dal 1990 in Giappone alle prese con una violenta crisi recessiva e deflazionistica dalla quale il paese del sol levante non si è mai ripreso. L'articolo di cui ho riportato alcuni paragrafi, limitandomi a cambiare solamente le date e qualche nome, è tratto da un reportage sul Giappone pubblicato in un Corriere della Sera del 1998 e potrebbe descrive con allucinante approssimazione quanto sta accadendo in Italia e il baratro nel quale stiamo precipitando. Forse anche prima del 2010.


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