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in Italia è sempre tempo di elezioni
Scaramucce di governo
post pubblicato in Diario, il 8 settembre 2008


Bossi, intervenendo a un comizio a Torino, prima esprime, tra gli applausi, la sua idea sul maestro unico: è facile, se è un cattivo insegnante, che rovini il bambino. Poi accusa di incompetenza la ministra Gelmini: "Per capire che cosa serve alla scuola - dice il Senatùr - devi averci vissuto dentro, essere stato insegnante, aver sentito l'odore della polvere". Conclude tra gli applausi: "La scuola la prossima volta, magari, la chiederà la Lega" perchè oggi "se comincio a mandare un ministro a casa è facile che si ingrippi il governo".

Durissima e stizzita la replica della Gelmini: "Sono stupefatta - afferma la ministra - della confusione mentale di Bossi, che a metà agosto ha detto che tre maestri erano troppi e ne bastava uno perché serviva un riferimento unico. Il 7 settembre dice esattamente l'opposto. Si metta d'accordo con sè stesso prima di parlare di scuola". Una forma elegante, consona ad un ministro dell'istruzione, per dire ad un altro ministro della repubblica "Stai zitto, rimbambito".

Nell'attesa di conoscere gli sviluppi di questo scambio di gentilezze a distanza, ci piacerebbe sapere, anche se non muoriamo dalla curiosità, cosa ne pensa Bossi della proposta del ministro Alfano di introdurre il braccialetto elettronico per svuotare le carceri, provvedimento che ha già provocato una levata di scudi all'interno della stessa maggioranza e sulla cui efficacia e utilità vi rimandiamo a questo esauriente articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica.

Incapace di affrontare i reali problemi che affliggono il nostro paese e gli italiani, il governo continua a proporci ogni giorno qualche spot pubblicitario sui temi più sorprendenti e disparati. Come in ogni compagnia di avanspettacolo che si rispetti gli attori si accapigliano per avere il proprio nome in cima alla locandina e ne inventano una al giorno: una volta è la reintroduzione della tassa sulla prima casa, un'altra sono i fannulloni e i militari nelle strade, poi il sette in condotta, il maestro unico, il braccialetto elettronico, il rimpatrio degli stranieri carcerati. Cosa abbia a che fare tutto questo con sicurezza, rilancio della scuola, recessione, crescita zero, inflazione, salari e pensioni da fame, non è dato sapere.

Così, mentre l'Italia affonda, il premier e il fido Gianni Letta se ne vanno a Cagliari a farsi benedire dal Papa che, con ironia niente affatto tedesca, li sbeffeggia auspicando una "nuova generazione" di politici cattolici, che abbiano "rigore morale" e "competenza". Quello di cui sicuramente mancano Berlusconi e tutta la sua compagnia di dilettanti allo sbaraglio che stanno facendo capire agli italiani che con gli slogan si possono forse vincere le campagne elettorali, ma difficilmente si governa un Paese.


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